Verso lo sciopero generale, per la sua generalizzazione.

Per i diritti globali, contro la guerra.

VENERDÌ 18 OTTOBRE
SCIOPERO GENERALE MANIFESTAZIONE REGIONALE A TORINO
PIAZZA SAN CARLO
Il Torino Social Forum Parte
ALLE ORE 9.00
DA PIAZZA STATUTO


Come annunciato, lo scontro sociale si ripresenta in autunno. Le grandi manifestazioni di questo ultimo anno, da Genova alle manifestazioni contro la guerra, dalla "resistenza" dei metalmeccanici alle lotte contro il TAV e le grandi opere inutili, dalle manifestazioni di Joannesburg per i diritti dei popoli e dell'ambiente alle lotte dei migranti fino alla grande manifestazione di Roma dei "girotondini" dimostra, al di là delle intenzioni dei suoi organizzatori, la diffusa volontà di partecipazione e di opposizione crescente nel mondo contro il potere e l'arroganza dei "potenti" e nel nostro paese al governo Berlusconi e alle sue politiche tardo neo-liberiste. Lo sciopero generale che si annuncia sarà un altro importante appuntamento dell'opposizione a questo governo. Un appuntamento che non potrà non trascendere i contenuti condivisi di difesa dell'articolo 18 e di tutela del lavoro dipendente.

Crediamo che quei contenuti di difesa e tutela vadano estesi a tutte e tutti, a quei lavoratori dipendenti che ancora non ne godono (lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti), alle figure del lavoro atipico, interinale e precario, ai lavoratori migranti, agli studenti in qualità di "nomadi" del sapere e del lavoro precario e stagionale. L'attacco ripetuto e concentrico alla quantità e qualità dei diritti perpetrata da questo governo (in continuità e discontinuità con i precedenti) va ricacciato indietro, facendo dell'appuntamento dello sciopero generale un appuntamento di tutte e tutti. Pensiamo solo alle figure del mondo precario in vertiginosa crescita: tutti i nuovi avviamenti (e le nuove assunzioni) nel mercato del lavoro sono ormai declinate in tempo determinato, in affitto, in co.co.co., in partita iva, se non ancora in nero, comunque precario. Un mondo del lavoro che rischia di non avere tutele, sindacati, diritti di sciopero e nemmeno qualche articolo di legge di favore.

Pensiamo ai migranti, offesi dalla legge Bossi-Fini nella loro dignità di esseri umani, spogliati di qualsiasi diritto, per essere ridotti a silenziosa merce lavoro da sfruttare e gettare via (in qualche Centro di Permanenza Temporanea) da parte di padroni e padroncini.

Pensiamo, ancora, agli studenti, espropriati della gratuità del "libero" sapere, costretti ,dalle manovre dell'attuale ministero dell'istruzione, a un futuro mercantile di acquisti di brandelli di conoscenza sempre più cari spacciati con nome suadente per "crediti formativi".

Pensiamo allo scempio che si sta facendo delle risorse naturali che stanno diventando merce e non più diritto naturale di ogni persona, l'acqua, l'energia, le colture; pensiamo ai disastri sul territorio che si stanno consumando con le grandi opere e le mega infrastrutture che non tengono in nessuna considerazione le esigenze vere di chi su quei territori vive e di chi per motivi diversi li attraversa.

A nostro parere lo sciopero dell'11/18 deve vedere una forte ricomposizione di queste componenti, entro l'ampia cornice di quella società civile che si è mobilitata in questi anni contro gli effetti della globalizzazione, contro le distruzioni ambientali, contro la guerra.

Invitiamo, inoltre, a una forte partecipazione in piazza contro la guerra annunciata, contro questo ennesimo tentativo di definire i nascenti rapporti giuridici internazionali sulla base delle bombe intelligenti e delle pallottole all'uranio impoverito. L'eterne vittime rimangono le popolazioni civili inermi, le cui sofferenze sono tradotte dal cinismo delle diplomazie ufficiali in "effetti collaterali".