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Un gruppo di docenti universitari e di ricercatori italiani, sensibili alla situazione universitaria e scolastica delle nuove generazioni palestinesi, hanno lanciato una originale iniziativa che sta sollevando notevole interesse. L’iniziativa viene presentata questa settimana da docenti delle Università di Firenze, Pisa e Milano: Angelo Baracca, Giorgio Gallo, Martina Pignatti e Giorgio Forti ne sono i principali promotori.
L’occasione è offerta dall’Israeli Apartheid Week, che è una campagna di denuncia delle discriminazioni alle quali è soggetto il popolo palestinese. Sia nei territori occupati, sia in Galilea, la situazione è molto grave, come dichiarano centri di ricerca non solo palestinesi, ma anche israeliani, come B’Tselem, il Centro israeliano che documenta le violazioni dei diritti umani nei territori occupati. Il livello culturale e scientifico nelle 11 università palestinesi è stato fortemente condizionato dalla situazione politica, economica e istituzionale dei territori occupati e dalle violenze dell’esercito israeliano. In termini di perdita di vite umane, dall’ottobre 2000 al giugno 2008, circa 650 studenti sono stati uccisi, 4800 feriti e oltre 700 imprigionati. Tra i docenti, 37 sono stati uccisi, 55 feriti e 190 reclusi. Altrettanto gravi sono stati i danni bellici provocati alle strutture scolastiche e universitarie palestinesi, con la conseguenza di una bassa percentuale di studenti iscritti e di una scarsa presenza di docenti. A Gaza, in particolare, la situazione è drammatica: il 50% degli studenti è assente e lo è anche il 40% dei docenti. Durante l’operazione militare Piombo Fuso l’aviazione israeliana ha distrutto 280 scuole/ asili e 16 edifici universitari. In pochi giorni sono stati uccisi 164 studenti e 12 docenti. E si devono segnalare inoltre i casi di discriminazione degli studenti non ebrei da parte di università israeliane.
Il fenomeno riguarda anche università israeliane aventi sede nei territori palestinesi occupati, come è il caso dell’Ariel University College affiliato all’Università Bar Ilan. In questo quadro si fa sempre più probabile un vero e proprio etnocidio del popolo palestinese ed arabo-israeliano, sia nei territori occupati, sia in Galilea, dove vivono in condizioni di soggezione non menodi un milione e trecentomila “cittadini” arabi. Le nuove generazioni sono esposte ad una radicale perdita della consapevolezza della propria storia, delle proprie radici etniche e della propria identità culturale e linguistica. Che cosa intendono fare e stanno proponendo i docenti universitari italiani che si sono impegnati nel tentativo di salvare le nuove generazioni palestinesi? Intendono diffondere nei nostri atenei consapevolezza sulle violazioni del diritto allo studio e della libertà accademica del popolo palestinese. L’operazione va in controtendenza rispetto alla decisione del Governo italiano, che pochi mesi dopo la strage di Gaza ha firmato un accordo con il Governo israeliano per l’avvio da un Biennio scientifico e tecnologico italo-israeliano. Con una “Lettera aperta sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese”, che sta avendo un inaspettato successo, il gruppo di docenti italiani invita i colleghi universitari ad aderire ad un progetto di intervento a favore delle università palestinesi, cercando il dialogo anche con gli accademici israeliani.
L’obiettivo è l’intervento concreto a favore di studenti e studiosi palestinesi e araboisraeliani, promuovendo convenzioni di cooperazione culturale, scientifica e didattica fra atenei italiani e atenei palestinesi. Un ulteriore passo avanti sarà l’organizzazione di un primo convegno nazionale su questi temi, con la collaborazione di istituzioni nazionali e internazionali, non solo accademiche, disposte a sostenere il progetto degli accademici italiani: aiutare le nuove generazioni palestinesi a raggiungere in assoluta autonomia un livello “normale” di scolarizzazione e acculturazione universitaria, nonostante l’occupazione, l’assedio e la repressione in corso. PS. Per ricevere il testo della “Lettera aperta” e inviare adesioni, i docenti e i ricercatori italiani possono scrivere a: diritto.studio.palestina@ gmail.com
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