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Quasi fatta: ieri a Bruxelles, il ministro degli esteri italiano Gianfranco Fini si è detto favorevole (nessuno nutriva dubbi) alla nomina dello statunitense Paul Wolfowitz alla direzione della Banca mondiale proposta dal presidente George W.Bush. Anche il cancelliere Gerard Schroeder ha confermato che non ci dovrebbe essere nessuno ostacolo da parte dell'Unione europea. «La Germania - ha ripetuto il leader tedesco - non s'opporrà nonostante non ci sia molto entusiasmo rispetto a questo candidato». Quello che si era annunciato, come un nuovo possibile episodio di belligeranza tra Unione europea (Ue) e Stati uniti, in realtà sembra essersi risolto in una bolla di sapone. L'unica richiesta che hanno avanzato gli esponenti dei governi europei è stata quella che il candidato si «presenti» per esporre il suo programma (bisognerà vedere se ne ha uno). La data è già stata fissata per la fine di marzo. La «diplomazia» insomma ha fatto il suo corso in barba agli interessi prioritari che dovrebbero essere tutelati nella Banca mondiale e, forse, la spinta che ha fatto decidere - cosi in fretta la Ue - è stata data alla comunità europea dall'ipotesi che potrebbe avere in cambio un altra importante carica: quella, si ventila, del Wto (World trade organization), l'organizzazione mondiale al commercio. La Unione europea ha sia l'uomo giusto da presentare, ed è il commissario al commercio Pascal Lamy, sia l'interesse che, in questa organizzazione che raccoglie 140 paesi, venga rappresentata ad alto livello. Considerato i problemi correnti e futuri del commercio internazionale, meglio delle «guerre» commerciali. L'Unione europea, in particolare Francia e Germania, sarebbero pure disposte a posticipare la loro decisione di togliere l'embargo alla Cina sulla vendita delle armi (che darebbe un indiretto sostegno alla richiesta di Taiwan di non volere rinunciare alla domanda di autodeterminazione) qualora si presentasse l'opportunità di questa candidatura europea. Le nuove elezioni a direttore generale del Wto sono prossime, si dovrebbero tenere a fine 2005, quando dovrà essere eletto il sostituto del malese Supachai Panitchpakdi; che, nel 2002, prese la guida dell'organizzazione dopo i due anni di gestione del neozelandese Nick Moore.
Lo statunitense Paul Wolfowitz alla Banca Mondiale, il belga Pascal Lamy al Wto, lo spagnolo Rodrigo Rato già alla direzione del Fmi, l'organigramma della spartizione dei posti che contano sarebbe così completa ed la «ferita» aperta con la Germania - quando gli Stati uniti bocciarono l'allora candidato tedesco per il Fmi, Caio Koch Weser - potrebbe dirsi sanata. L'asse Usa, Ue - Francia, Germania e Regno Unito, continuerebbe ad avere il controllo delle maggiori organizzazioni neoliberiste mondiali e, come nel caso della Banca mondiale, continuerebbero a contare i paesi che hanno il 48% dei voti ma un decimo della popolazione mondiale. Alla fine «peserebbero» di più (anche per il veto che possono mettere ad ogni decisione) di nazioni quali la Cina e l'India, che hanno viceversa più della metà della popolazione globale). E per il governo italiano, l'alleato più fedele degli Usa? Per Berlusconi e company poco contano i trascorsi-demeriti di Paul Wolfowitz che è stato uno degli artefici della guerra contro l'Iraq. Il candidato neocons è portatore di una certa ideologia dello sviluppo ed è l'alfiere giusto nel momento in cui si debbono vincere le prossime battaglie in tema di relazioni bilaterali (commercio, dumping ed ecc.).
Postato da Natale
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