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Dal sito di TORINO2006, con data novembre 2005: "Con uno spiegamento di unità e consenso internazionale mai raggiunto prima d'ora, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York ha approvato la risoluzione sulla Tregua Olimpica per Torino 2006. La risoluzione, presentata dall'Italia, paese ospitante dei Giochi, chiedeva la "costruzione di un mondo migliore e di pace attraverso lo sport e gli ideali Olimpici.". A due settimane dall'inizio delle olimpiadi a Torino si vive una condizione che della tregua non ha proprio nulla. Tutti in città si sono accorti dell'enorme spiegamento di forze dell'ordine e di mezzi dell'esercito a pattugliare siti e percorsi olimpici. Ogni giorno e su tutte le strade è possibile incrociare una volante impegnata in controlli che, guarda caso, sono sempre rivolti a persone con la pelle un po' più scura o vestite con abiti non degni di una vetrina olimpica. I giornali pubblicano ogni giorno, come in un bollettino non certo "di tregua", il numero dei controlli e dei fermati. Si vuole far credere che tutto questo sia fatto per garantire la sicurezza dei giochi, ma la verità è che si usano le olimpiadi per coprire un'estesa operazione di "pulizia" della città ai danni delle fasce definite deboli, in realtà che si vorrebbero rendere deboli: gli immigrati, i senza casa, chiunque possa essere definito antagonista.
Le olimpiadi impongono alla città ed ai suoi abitanti un grande sacrificio con un lungo elenco di divieti: corsie riservate, accessi negati e zone sequestrate e la presenza delle forze dell'ordine e dell'esercito non fa che alimentare le tensioni. La paranoia degli amministratori, degli organizzatori e del ministro dell'interno, più per il rischio di manifestazioni, interruzioni del percorso della torcia olimpica, scioperi in uno qualunque di tutti i settori in crisi che non per improbabili attentati terroristici, rappresentano soltanto la misura della distanza tra il grande evento mediatico e i problemi della città e del paese che sono negati, rimandati, esorcizzati, perché non devono "rovinare la festa".
Ma se deve esserci una tregua pretendiamo che non sia un ulteriore slogan della carovana olimpica, ma sia applicata realmente in primo luogo nel nostro territorio. Chiediamoche: - siano bloccate la detenzione amministrativa dei migranti dal Centro di Permanenza Temporanea e le espulsioni dal territorio nazionale attraverso i viaggi di deportazione; - sia fermata la pressione sulle comunità migranti specialmente nei quartieri di San Salvario e di Porta Palazzo; - si ponga fine agli sgomberi e alle incursioni nei campi nomadi da parte di vigili e forze dell'ordine; - nessuna persona senza fissa dimora venga allontanata con l'uso della forza o con intimidazioni più o meno esplicite dalle zone di frequentazione abituale; - si ponga fine alla pesante repressione verso le numerose forme di dissenso che sono emerse negli ultimi mesi, dai gruppi che si sono opposti all'evento olimpico denunciandone i disastri economico-ambientali, a chi si oppone ai progetti di devastazione del territorio da parte del TAV, a chi lotta per l'autodeterminazione di tutte le soggettività contro le ingerenze del potere vaticano. Pretendiamo che questa invisibile tregua olimpica, dopo essere stata citata da tutti, sia anche realizzata da qualche parte! Da parte nostra, consapevoli di non aver avuto la forza di bloccare, negli anni passati, lo scempio, vigileremo e denunceremo all'ONU, firmatario della tregua olimpica, ogni violazione.
Gruppo Migranti Torino Social Forum TSF-migranti@yahoogroups.com
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