antifascismo e solidarietà
Dopo l'assalto al Barocchio e la carica della polizia al corteo antifascista
data: 22 Giugno 2005
autore: Roberto Colarullo
fonte: esperienza personale
I fatti:
Alle 5,30 della notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno, mentre al Barocchio dormono solo cinque persone, (gli altri sono al presidio permanente contro la TAV) una dozzina di fascisti arrivati su quattro auto sfonda la porta. La prima ad accorrere è una ragazza, quando li vede armati di spranghe e coltelli scappa sulle scale, altri due occupanti si frappongono tra lei e gli aggressori e si prendono calci, sputi, mazzate e coltellate “**** ha tre ferite, di cui una all'avambraccio che ha reciso un'arteria, **** ne ha tre di cui una profonda a pochi millimetri dall'occhio, una al torace e infine la perforazione del diaframma ha sfiorato l'intestino, operato d'urgenza e' ancora all'ospedale”. Le grida qualificano la provenienza degli aggressori: “zecche, comunisti di merda, anarchici di merda”. E’ il seguito di una serie di azioni squadriste e attentati a centri sociali e a chi li frequenta.
Sabato 18 si organizza una manifestazione “antifascista” in solidarietà con gli accoltellati. Parte da San Salvario. Siamo tanti, credo più di un migliaio, ma sono soprattutto ragazzi dei centri sociali. Le forze dell’ordine ce la mettono tutta per creare un clima teso. Stanno costantemente a contatto con la prima fila: hanno i caschi in testa e i manganelli impugnati, di tanto in tanto si bloccano di scatto e spingono con gli scudi, fanno addirittura un tratto camminando all’indietro. I negozianti si comportano in modo buffo: chiudono le saracinesche quando passa la polizia e le aprono tra gli applausi quando passa il corteo. Il volantinaggio è efficientissimo, la lentezza del procedere favorisce i colloqui con i residenti. C’è persino chi vuol offrire gratis bottigliette d’acqua fresca. Quando si arriva in via Po il clima cambia, la gente del passeggio non ha più l’aria affettuosa, guarda stupita o spaventata. Il corteo è di nuovo bloccato, tutti fermi come in San Salvario a gridar “corteo, corteo, corteo”, ma va diversamente. Spari di lacrimogeni, manganellate, urla, gente che corre. In mezzo a via Po ci sono i ciclisti di “massa critica”, han seguito il corteo in solidarietà entrando e sgusciando, ma ora son con le bici a mano, non fanno in tempo a voltarle, vengon travolti, cadono. Cadono in tanti, c’è chi si inciampa negli striscioni, chi, sotto i portici, nei tavolini, chi i tavolini e le sedie li lancia alle spalle. Arriva: il gas, all’inizio sembra fumo innocuo, ma quando entra nei polmoni vien da vomitare. Non ce la faccio più a correre, mi fermo, mi volto, vedo un poliziotto con il lancialacrimogeni che cerca un bersaglio, segue con la canna un ragazzo, mira, spara, non lo prende. Le urla di chi ha paura, di chi è indignato: “merde” e quelle di chi insegue “zecche” “porci comunisti”. Ora c’è anche qualcuno che lancia oggetti e qualcuno fermo in mezzo alla strada con aria di sfida, qualcuno addirittura torna verso gli inseguitori. Riprendo a correre, qualcuno grida “fermi”. Buttan tavolini travi e sedie in mezzo alla strada. Chi è scappato dalle vie laterali ritorna, c’è chi ha trovato bastoni. Riconosco un ragazzo, è una tra le persone più dolci che conosca, sul volto ha un fazzoletto che non lo maschera, sembra una furia. Come sia possibile trasformarsi così è difficile da capire se non si è subita una carica come questa. La barricata è incendiata, un piccolo e inutile fuoco, la polizia non carica più: lo scontro c’è stato, non c’è bisogno d’altro.
La stampa e la polizia:
La campagna di stampa è terribile, “antifascista” e “squatter” sono usati come sinonimo di criminale anche, forse soprattutto, da “Repubblica”. Nessuna notizia sul motivo del corteo. L’ordine cronologico degli eventi è cambiato. I fatti sono falsificati. L’unica fotografia pubblicata mostra il fuoco della piccola barricata e l’effetto teleobiettivo fa sembrare in fiamme pure un pullman che in realtà è molto dietro.
I fermati sono quattro: una ragazza che pesa 40 chili e si è inciampata cadendo su uno striscione, un ragazzo che si era fermato per aiutarla a risollevarsi, un ragazzo con evidenti difficoltà motorie, un ragazzo che cercava di richiamare il proprio cane. La motivazione è per tutti resistenza e lesioni, poi si accorgono che in due casi è ridicolo e solo gli altri due vengono mandati alle Vallette, dove sono tuttora detenuti.
Si preparano denunce, il messaggio ai centri sociali è chiaro: chiunque si muova, in qualunque modo, sarà colpito. Per l’accoltellamento al Barocchio: nulla.
L’analisi:
Ho sentito dire che il “centro sinistra”, più ancora del “centro destra”, non vuole “casini” su: Centri di Permanenza Temporanea, Treno ad Alta Velocità e Olimpiadi. Giusto i temi di cui si occupano i centri sociali. Ci sarebbe quindi una serie di eventi orchestrati per chiuderli: questa notte la prima vittima, il “Laboratorio Sociale Occupato” di via Elba è stato sgomberato. Non sono bravo a capire queste cose, non saprei.
Solidarietà:
Chi si forma le opinioni guardando la televisione e leggendo i quotidiani, se non ha senso critico, si è convinto che “squatter” sia sinonimo di drogato, violento, ecc… e si sta preparando a pensare la stessa cosa di “antifascista”. Si sta pure convincendo che accoltellare qualcuno sia una ragazzata, mentre lanciare un tavolino durante una carica sia un atto altamente criminale. Mi addolora profondamente, ma non mi stupisce. Mi stupisce invece chi, democratico e con grandi strumenti critici, non vuole esporsi con atti di solidarietà. Le ragioni che ho sentito sono molte: “gli squatter non agiscono con la testa”, “essere coinvolti nelle loro azioni danneggia la nostra immagine” “se la son voluta” e altre ancora, forse più nobili. Preferirei in questo momento non giudicarli, non far questioni di opportunità, non scegliere la giusta linea di lungo periodo, ma fare quel che si chiama antifascismo: difenderli, indipendentemente da quanto si è d’accordo con loro.
Diceva Brecht (cito a memoria) “Quando han portato via gli zingari ho pensato che non ero zingaro, quando han portato via gli omosessuali ho pensato che non ero omosessuale, quando han portato via gli anarchici ho pensato che non ero anarchico, quando han portato via i comunisti ho pensato che non ero comunista, quando han portato via gli ebrei ho pensato che non ero ebreo, ora portano via i cattolici, sono cattolico, ho paura, ma non c’è nessuno che mi aiuta.”
Roberto Colarullo

Notizie di questa sera. Confermato l’arresto (pericolo di reiterazione del reato) per i due rimasti in carcere (potrebbero restarci sino al processo). E’ in preparazione una corposa serie di denunce.


Postato da DanielaRob