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Il titolo è un po' una provocazione, versione aggiornata del «dì qualcosa di sinistra» morettiano con lo stesso destinatario, lì (Aprile) D'Alema in tv, qui la nostra opposizione, la «sinistra» politica e culturale delle istituzioni nell'era Berlusconi. Viva Zapatero, a ricordare che il leader spagnolo eletto ha fatto ciò che aveva promesso, la cosa più semplice e normale che in Italia suona come un'enormità. «I politici dovrebbero fare ciò per cui li abbiamo eletti, come appunto ha dimostrato Zapatero, altrimenti sono le oligarchie che decidono. La classe politica al governo che vediamo nel film non sa neppure parlare. Oggi la sola via d'uscita al disastro del nostro paese è la funzione della libertà, e non c'è altra forza se non l'opinione pubblica a garantirla. Chi si domanda quale può essere il leader vincente sbaglia. Non è questione di aspettare il tipo strafico che ti risolve i problemi, non è democrazia. La democrazia infatti si fonda sull'opinione». Viva Zapatero è arrivato al Lido a sorpresa nel giorno di furiosa tempesta (metereologica) che ha spazzato via tendoni e strutture, ospite delle Giornate degli autori e scelto dall'Anac. Un trionfo. Sala stracolma, applausi a «scena aperta», e quello lunghissimo finale come finora non si era mai visto - Polanski uscendo dalla sala accende una sigaretta con sospiro. Qualcuno piange a dirotto (dirà in conferenza stampa un giornalista: «ho pianto per il mio paese»). Si parla infatti dell'Italia di oggi, il punto di partenza è la chiusura di Raiot, il programma che Guzzanti aveva realizzato per Raitre dopo una puntata, che diventa «pretesto» per denunciare censura, informazione controllata, «epurazioni» (l'editto di Sofia contro Santoro, Luttazzi, Biagi), legame tra politica e media - in Rai dicono alcuni giornalisti c'è sempre stato ma oggi è divenuto diktat - l'arroganza di una classe politica che non accetta di rispondere alle domande di Guzzanti. Ma anche la debolezza che sfiora l'opportunismo del centro sinistra, un'opposizione piatta, che rischia di finre anch'essa nella macina di questo meccanismo. Insieme a Guzzanti, ci sono Michele Santori, Marco Travaglio, Bruno Guacca autore di Le Grand Guignol, programma quotidiano di satira francese. È arrivato Sandro Curzi che promette: «proporrò al consiglio di amministrazione Rai di trasmettere il film».
Per ora Viva Zapatero arriva in sala (il 16), ce lo porta la Lucky Red (Occhipinti si è subito innamorato del lavoro), davanti ai cinema ci saranno dei tavolini per firmare un appello che chiede al prossimo governo di abolire la legge Gasparri, di sottarre le nomine Rai e l'informazione al controllo politico, e un'immediata legge sul conflitto di interessi. «Metteremo anche delle postazioni con videocamere, un po' tipo il vecchio audiobox di Raitre dove la gente può dire cosa ne pensa. La prima volta mi sono fatta trovare impreparata ma ora l'ho pensata bene».
Non solo. Il 12 Viva Zapatero viene proiettato al parlamento europeo - il 13 c'è la conferenza di Venezia che spiegherà perché la Gasparri e la Frattini sono liberticide - che purtroppo non può fare molto ma che la libertà d'informazione in Italia sia traballante all'estero se ne sono accorti da tempo. Commentatori, giornalisti - come spiegare in Francia Porta a porta? è impossibile commenta Marcelle Padovani - osservatori che mettono il nostro paese dopo il 2002 al 77° posto nella classifica per libertà dei paesi. Guacca dice: «Porta a porta? Una satira dell'intelligenza».
Torniamo a Sabina. «Non volevo fare politica, il mio lavoro è la satira. Non credo che Berlusconi sia il genio del male, anzi non credo proprio che sia un genio. Il problema è altrove. Siamo in un sistema marcio che permette oggi a lui, domani a un altro, di fare ciò che vuole. La mia critica è alla degenerazione del potere».
Interviene Santoro: «la censura c'è sempre stata e sempre ci saranno tentativi in questo senso. È un conflitto eterno ma ciò a cui stiamo assistendo in Italia è altro, mostra una malattia della politica, della cultura, della morale. Il film di Sabina più che su Berlusconi è su quel `dopo' che in qualche modo è già cominciato. E parla a noi, alla sinistra, ai nostri politici per fargli capire che dovrebbero mettersi al servizio dei cittadini più che in passato».
La storia di Viva Zapatero comincia quando i giudici danno ragione a Guzzanti smontando la querela miliardaria di Mediaset usata da servizio pubblico come giustificazione alla chiusura del programma. A questo punto Raiot dovrebbe tornare in onda e invece no. Perché? Lo chiede a tutti Sabina (con tecnica alla Michael Moore), commissione di vigilanza, Petruccioli allora responsabile, che è esilarante nel suo arrampicarsi sugli specchi, e dice la regista negli extra del dvd sarà ancora meglio, Gasparri, Cattaneo, esponenti del governo, del cda Rai Alberoni o Veneziani che rifiutano di rispondere.
L'inchiesta sul senso e la natura della satira arriva in Olanda, Francia, Inghilterra per scoprire la nostra «unicità». «Ci è voluto un anno per girarlo, e se il punto di partenza è stata la sentenza su Raiot che ci dava ragione, il discorso si è subito allargato. La Rai non ci ha voluto dare i materiali, dicevano che erano sotto sequestro. Mi sono pure spacciata per una regista che stava preparando un film sul rapporto tra media e cristianitrà ma non mi hanno creduto». E gli intervistati, c'è anche chi oltre a non rispondere si è rifiutato di incontrarla? «Tutta la commissione di vigilanza non ha accettato di farsi intervistare, sono dovuta andarli a cercare con un stile un po' 'd'assalto'. L'unico che si è preso la sua responsabilità è stato Cattaneo, anche se pure lui all'inizio scappava da tutte le parti. Poi c'è il caso di Paolo Ruffini, che in quanto direttore Raitre ha voluto il programma e lo ha anche chiuso. Ma lui non ho neppure cercato di incontrarlo `d'assalto'. È stato così vile che sono felice non sia nel film. Mi ha chiesto per tre volte di fare qualcosaa per Raitre e io rifiutavo, tanto, gli dicevo, me lo censureranno. Per Raiot mi aveva dato assicurazioni di ogni tipo e quando lo ha bloccato non ha avuto neppure il coraggio di dirmelo. E pensare che è in quota a sinistra».
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