G8, i pm portano i filmati della vergogna Diaz di red
I pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno ribadito e formalizzato nell'udienza preliminare in corso a Genova, la richiesta di rinvio a giudizio per i 28 poliziotti, dirigenti, funzionari, capisquadra e agenti, indagati per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, avvenuta nella notte del 21 luglio del 2001 durante il G8.
data: 29 Settembre 2004
fonte: http://www.unita.it
Toccherà al gip Daniela Faraggi decidere se archiviare o disporre il processo, anche se è prevedibile che i lavori dell’udienza preliminare si protrarranno ancora per parecchie settimane.
L’accusa ha depositato anche nuovo materiale probatorio, soprattutto numerosi filmati fatti durante il G8 da operatori televisivi e provenienti da fonti amatoriali.
Nell’udienza precedente i pubblici ministeri avevano depositato una memoria di 261 pagine con le motivazioni dei vari capi d' accusa: falso, calunnia, lesioni gravi, falso ideologico, furto, e irruzione arbitraria.
Queste le accuse di cui a vario titolo sono chiamati a rispondere personaggi che ancora oggi sono ai vertici della polizia.
Secco il giudizio della procura genovese: il blitz alla Diaz si è¨ basato su una colossale montatura e per giustificarne la regia i poliziotti hanno mentito.
«Non si è¨ chiesto - hanno scritto i magistrati nella loro memoria - il rinvio a giudizio degli imputati per veder loro applicato una sorta di contrappasso, ma si è cercato al contrario di distinguere ed analizzare le responsabilità in un modo che non è¨ stato certamente usato nei
confronti delle vittime della operazione Diaz».
Tra i personaggi per cui si chiede il processo, lo ricordiamo, ci sono l’ex vice dirigente dell’Ucigos Giovanni Luperi, l’ex capo dello Sco Francesco Gratteri (ieri presente all’udienza) Vincenzo Canterini capo del primo reparto mobile di Roma che con un’iniziativa autonoma sferrò l’attacco alla Diaz.
Per citare solo alcuni dei nomi più noti.
Nella prossima udienza cominceranno, a porte chiuse, gli interrogatori di alcuni imputati su richiesta dei difensori tra cui l' ex vice questore della Digos di Genova Carlo Di Sarro e quattro
capisquadra.
L'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vice questore romano Pietro Troiani, il poliziotto che portò le due bottiglie molotov all' interno della scuola, simulando il ritrovamento di armi che avrebbero dovuto giustificare la violenza del blitz, al termine dell' udienza ha contestato i metodi dell' accusa.
L’obiezione riguardava l’utilizzo dei filmati per l’interrogatorio di Di Sarro.
Obiezione accolta dal gip che ha deciso di limitarne l’utilizzo alle riprese di stretta attinenza alla posizione processuale dell' imputato.
I pm, nella loro memoria al gip, hanno inoltre spiegato: «L'indagine conclusa ha permesso di verificare la sussistenza di obiettivi elementi che consentono di ritenere adeguata ed esaustiva
la risposta agli interrogativi principali che sembravano destinati a rimanere insoluti, proprio per la prevedibile reazione tesa a confondere nella massa indistinta le responsabilità».
«A prescindere dai riscontri che sono rappresentati dai numerosi documenti filmati - hanno scritto - di cui è stato possibile avere la disponibilità , le dichiarazioni delle persone offese costituiscono ancora un dato processuale suscettibile di evoluzione perchè soltanto dal pieno dispiegarsi della prova orale nel dibattimento potrà apprezzarsi con quale livello di dettaglio è possibile ricostruire gli avvenimenti occorsi all'interno della scuola Diaz e così valutare pienamente la incongruenza e la assoluta inverosimiglianza di ogni dichiarazione offerta dagli imputati».





http://www.corriere.it
I pm: menzogne sulla Diaz «Processate 28 poliziotti»
Sulla copertina c’è la foto di Lena Zuhlke, con la faccia imbrattata di sangue. E’ una ragazza di vent’anni, tedesca di Amburgo.
Una degli «ospiti» della scuola Diaz a cui è andata peggio, fratture varie, lesioni gravi e permanenti.
I magistrati di Genova hanno scelto quell’immagine forte come illustrazione della memoria presentata al giudice che dovrà decidere sul rinvio a giudizio dei 28 poliziotti indagati per la
sciagurata irruzione avvenuta alla fine del G8, la notte del 21 luglio 2001, nella scuola dove dormivano 93 no global.
Un modo per rievocare nella sua brutalità un fatto di cronaca che sembra lontano nel tempo.
Ma le cui sorti processuali rimangono fonte di preoccupazione al Viminale.
Ieri i magistrati hanno reso ufficiale la loro richiesta di processo per funzionari, capisquadra e agenti, accusati a vario titolo di lesioni gravi, falso ideologico, falso e lesioni gravi.
In realtà ieri era prevista l’illustrazione dei filmati usati dalla Procura per la ricostruzione dei fatti, uno snodo fondamentale di questa storia.
Il pm Francesco Cardona Albini ha rinunciato, chiedendo subito il rinvio a giudizio.
Una mossa a sorpresa, per «velocizzare» un procedimento che si preannuncia lungo e tortuoso.
Il conto presentato dalla Procura da Genova agli indagati è i quelli pesanti.
Nelle 278 pagine della loro memoria i magistrati colpiscono dove fa più male. «Alla base dell’eccezionale debacle sul piano giudiziario di un’operazione avvenuta sotto la luce dei riflettori c’è un’inquietante eppure semplice risposta: "I poliziotti dovevano aver mentito"».
Per rendere più esplicito il concetto, viene fatto un parallelo con la vicenda dei «quattro di Guilford», i nordirlandesi condannati all’ergastolo per una bomba in un pub e liberati dopo 15 anni di carcere e la scoperta che la polizia inglese aveva fabbricato prove false per incastrarli.
I pm si riservano per il procedimento le singole attribuzioni di responsabilità .
Ma disegnano un quadro generale a tinte forti su un’operazione definita «illegale dall’inizio alla fine».
Riflettono sulla figura del «buon poliziotto» che alla ricerca di un obiettivo che ritiene
«giusto» si permette di «aggiustare i dettagli». Pongono un problema serio: «Il rovinoso precipitare verso l’illegalità - si legge nella memoria - di comportamenti di rappresentanti
delle forze dell’ordine verificatosi nelle giornate del G8 a Genova può indurre a considerare il
reale limite di tenuta e di crisi del sistema vigente».
Viene specificato che non è un atto di accusa verso tutta la polizia italiana, ma soltanto nei confronti degli indagati.
Tra essi ci sono alcuni degli investigatori più stimati, oggi ai vertici dell’Antiterrorismo,
e per ciò che questa vicenda che sembra ormai remota è così delicata.
La decisione del giudice per le indagini preliminari sulla richiesta di rinvio a giudizio è prevista
per la fine di ottobre.
Marco Imarisio











http://www.gazzettadelsud.it:
Sono imputati di falso, calunnia e lesioni gravi per l'irruzione tre anni fa nella scuola Diaz a Genova
G8, i pm chiedono il giudizio per ventotto poliziotti Paolo Mattarana
I pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno ribadito e formalizzato ieri nell'udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio per ventotto poliziotti, tra
dirigenti, funzionari, capisquadra e agenti, per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8.
La richiesta è stata fatta ieri davanti al gip Daniela Faraggi al termine della requisitoria del pm Cardona Albini, che ha anche depositato numerosi filmati provenienti da varie fonti, anche
amatoriali.
I poliziotti sono imputati a vario titolo di falso, calunnia, lesioni gravi, falso ideologico, furto, e irruzione arbitraria nella scuola Pascoli.
Secondo l'accusa, «alla base dell'eccezionale "debacle" sul piano giudiziario di un'operazione avvenuta sotto le luce dei riflettori» vi era «una inquietante eppure semplice risposta: "i
poliziotti dovevano aver mentito"».
«Non si è chiesto “ hanno scritto i magistrati nella memoria dell'accusa depositata venerdì scorso “ il rinvio a giudizio degli imputati per veder loro applicato una sorta di contrappasso, ma si è cercato al contrario di distinguere ed analizzare le responsabilità in un modo che non è stato certamente usato nei confronti delle vittime della operazione Diaz».
Intanto, nella prossima udienza del 2 ottobre cominceranno gli interrogatori di alcuni imputati
su richiesta dei difensori tra cui l'ex vice questore della Digos di Genova Carlo Di Sarro, difeso dagli avvocati Giuseppe Giacomini e Pier Giovanni Junca, e quattro capisquadra, assistiti questi ultimi dall'avv. Piero Porziani.
L'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore romano Pietro Troiani, il poliziotto che portò le due bottiglie molotov all'interno della scuola, al termine dell'udienza ha contestato i metodi dell'accusa.
I pm, infatti, si erano opposti alla richiesta dell'avvocato Pier Giovanni Junca di poter utilizzare per l'interrogatorio del suo assistito, il vicequestore Carlo Di Sarro, alcuni filmati depositati ieri dall'accusa.
A quel punto, il giudice Daniela Faraggi ha deciso un uso limitato dei filmati, di stretta attinenza alla posizione processuale dell'imputato.
«I pubblici ministeri in questo modo hanno cercato di condizionare la difesa», ha commentato
Biondi che ha poi sottolineato: «Non so se accettare questa liturgia puramente formale, come se la difesa fosse ospite dell' accusa e non parte del processo».
«Con questo criterio ,ha concluso, penso proprio che non farò interrogare i miei assistiti».
Il pm Enrico Zucca, in merito alle dichiarazioni dell'avv. Biondi, ha ribattuto che «l'eccezione sollevata dall'accusa, riguardo l'utilizzo dei filmati da parte delle difese, era puramente tecnica».
I pm, nella loro memoria al Gip, hanno inoltre spiegato: «L'indagine conclusa ha permesso di
verificare la sussistenza di obiettivi elementi che consentono di ritenere adeguata ed esaustiva la
risposta agli interrogativi principali che sembravano destinati a rimanere insoluti, proprio per la prevedibile reazione tesa a confondere nella massa indistinta le responsabilità».
(martedì 28 settembre 2004)



Postato da Fausto