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Dal momento che la tv proprio non vuole accendere le sue telecamere sul World Social Forum, abbiamo raggiunto Giulietto Chiesa, europarlamentare, giornalista e presidente dell'associazione Megachip, per conoscere quanto sta accadendo da quelle parti.
data: 24 Gennaio 2007
autore: Giulietto Chiesa
fonte: www.megachip.info

Giulietto Chiesa: "E' l'ora dei movimenti" - 24-1-07

intervista di Francesco De Carlo - Megachip-Off

Dal momento che la tv proprio non vuole accendere le sue telecamere sul World Social Forum, abbiamo raggiunto Giulietto Chiesa, europarlamentare, giornalista e presidente dell'associazione Megachip, per conoscere quanto sta accadendo da quelle parti.

Insomma, Giulietto, che aria tira?
Abbastanza diversa da quella degli anni scorsi. È evidente che nel Continente Nero gli organizzatori hanno incontrato diverse difficoltà. Ma la scelta di tenere il Forum in Africa è stata sicuramente vincente. Ci sono rappresentanti da tutto il continente. Le condizioni di disagio di queste popolazioni diventano per la prima volta protagoniste, perché le baraccopoli di Nairobi, dove due milioni e mezzo di esseri umani vivono con meno di un dollaro al giorno, sono qui, a poche centinaia di metri. Elementi di importante novità di cui bisognerà tenere conto in futuro.

Sui giornali leggiamo che c'è una certa soddisfazione per l'esito delle prime giornate.

La partecipazione è molto buona: ci sono delegazioni da tutto il mondo, dalla Bulgaria al Brasile, e soprattutto da paesi che in precedenza non si erano presentati. Va detto che l'Italia fa un'ottima figura, perché, oltre ad essere tra le delegazioni più nutrite, è uno dei governi più impegnati nella promozione della manifestazione.

Come si svolgono le vostre giornate?

Dalla proprietà della terra alle politiche alimentari, fino allo sfruttamento di donne e bambini, ci sono circa 500 tavole rotonde per ragionare su un futuro diverso e alternativo alle politiche liberiste praticate dai governi occidentali, di cui da queste parti si sentono le conseguenze. Sul tema del diritto all'acqua ieri sono intervenuti Riccardo Petrella, Alex Zanotelli, Danielle Mitterand e Patrizia Sentinelli, sottosegretario agli Esteri, che ha chiuso l'incontro a nome del Governo italiano.

Qui in Italia è ancora viva la polemica sulla base Usa di Vicenza. Sappiamo che è rimbalzata anche da quelle parti. La presenza di un sottosegretario non ha creato qualche imbarazzo?

Bisogna dare atto alla Sentinelli di aver espresso una posizione molto autonoma e dunque coraggiosa. Si è detta pronta a criticare il governo ogni qualvolta la politica di Palazzo Chigi si discosta dalla linea dei movimenti.

Dall'insediamento in avanti abbiamo assistito più volte a un certo scollamento tra la base elettorale e il governo eletto. Solo problemi di comunicazione?

In Italia il centrosinistra al governo spesso sceglie una politica diversa da quella dei movimenti. Basta citare, solo per fare un esempio, il caso del Contratto per l'acqua: la Regione Puglia ha una giunta di centrosinistra e un Presidente di Rifondazione Comunista, eppure crea una società per azioni per la gestione dell'acquedotto.

È anche il caso del rifinanziamento della missione in Afghanistan?

La bellissima lettera con cui Flavio Lotti ha chiesto a Romano Prodi una nuova politica di pace è la prova provata che su alcuni temi le posizioni intermedie non sono praticabili, a meno di non trovarsi davanti a contraddizioni insanabili. La Tavola della Pace che l'anno scorso si era mostrata molto timida sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, posizione che ha inciso fortemente sul fallimento della Perugia-Assisi, adesso non può che prendere atto quanto dichiarato dal governo sulla base di Vicenza è in evidente contrasto con la posizione del movimento pacifista. Come dicono a Genova: “Non si può sorbire e sputare nello stesso tempo”. È il paradigma delle contraddizioni che si possono verificare quando il popolo di Porto Alegre arriva al governo.

Ma come sta questo popolo? Nairobi 2007 riuscirà a risvegliarlo dal lungo letargo?

Negli ultimi anni sono cambiate le condizioni sociopolitiche in molte aree del mondo. Per esempio in Sudamerica molti protagonisti dei movimenti d'opposizione sono finiti nel governo. È il caso del Brasile, del Venezuela, dell'Uruguay. Sono cambiati i compiti dei movimenti, che ora devono responsabilizzarsi e passare dall'opposizione al governo per far prevalere le loro istanze, senza perdere la loro identità. Devono prendere delle decisioni non proprio facili. Ci vuole coraggio.