Allarme nero
...un gruppo dall'inquietante nome «Sangue e onore» che grida ai funerali dell'ucciso: «Difendi il tuo simile, distruggi tutto il resto».
data: 21 Giugno 2005
autore: LUCIANA CASTELLINA
fonte: il manifesto
Mentre la sinistra è impegnata nella riflessione
(talvolta sopra le righe) sulla non violenza, la
violenza dilaga e riprende anche quella etichettata
fascista - le squadracce di picchiatori di nostra
antica memoria. L'elenco delle ultime settimane è
impressionante: dal 3 giugno, quando a Bernardo fu
squarciata la gola (rischia di perdere una corda
vocale) da un branco di assalitori penetrati dentro
Forte Prenestino, di aggressioni con spranghe o
coltelli ce n'è stata quasi una al giorno, vittime non
solo i Centri sociali ma un Comitato per il Sì, una
sede Ds a Torre Maura, isolati cittadini. E non solo a
Roma ma a Torino, a Forlì, a Lucca, a Palermo. E poi,
in questi giorni, la tragica vicenda di Varese, cui i
ministri leghisti fanno da altoparlante, protagonisti
odii e controodii razziali e un gruppo
dall'inquietante nome «Sangue e onore» che grida ai
funerali dell'ucciso: «Difendi il tuo simile,
distruggi tutto il resto». Stile, provenienza e
bersaglio sono quelli degli anni `70. Ma sono le sole
similitudini con un'epoca che non potrebbe essere più
diversa da quella attuale. Allora era la politica che
generava la violenza, ora si potrebbe dire che è la
sua assenza: sono lo squallore, il vuoto della vita di
nuove generazioni senza prospettive, che inducono una
violenza generica e generale che si manifesta per le
strade, nelle scuole, naturalmente negli stadi. Le
periferie urbane non sono più quelle di un tempo,
riempite da una presenza capillare dei partiti, da un
controllo del territorio garantito da un tessuto ricco
di rapporti sociali. Oggi, in quartieri dove ogni
comunicazione è cessata, il controllo è esercitato da
bande che si disputano la miseria, spesso il
collocamento del precariato, un nuovo caporalato
urbano.


Le violenze di natura diversa in questo scenario si
mischiano, si intrecciano. Paradigmatico il funerale
di Zappavigna, leader degli ultrà romanisti, dove il
«boia chi molla» e il braccio teso si sono confusi con
la passione di chi pure, nella curva sud, fascista non
è.


Tutto ciò è quel che viene chiamato «disagio sociale».


E però stiamo attenti: questo è lo sfondo. Ma su
questo terreno stanno sviluppandosi fenomeni politici
allarmanti: la crescita, ovunque, di gruppi
nazifascisti organizzati, Forza Nuova in particolare
ma non solo, che diventano ogni giorno più sfrontati
perché sanno di aver acquisito omertà e
legittimazione: dalla riabilitazione del ventennio e
dei «ragazzi di Salò»; dall'affossamento della
Costituzione e dunque della radice antifascista delle
nostre istituzioni; dalla «normalità» ormai
conquistata da ministri che sono stati picchiatori e
se ne vantano, fino a non disdegnare di apparire alle
loro manifestazioni. Un terreno reso fertile dal
razzismo latente, che la spoliticizzazione fa emergere
operando da esca, così come dalla disgregazione dei
partiti tradizionali, ivi compresa An.


Prima che si reinneschi la tragica spirale degli anni
`70, quando la violenza fu alimentata dalla necessità
di autodifesa di compagni che venivano aggrediti fuori
dalle scuole e dalle fabbriche (ricordate S. Babila?)
sarebbe bene prendere sul serio quanto sta accadendo.
Si tratta di un nuovo fatto politico che aggiunge
un'ulteriore buia pennellata alla stagione che stiamo
vivendo. I movimenti non possono ignorarlo e credo
anzi che questa sia per loro l'occasione, certo
difficile, per verificare sul terreno la validità
della scelta non violenta come strumento per far
arretrare l'aggressione. Per dimostrare che è con
l'iniziativa politica che si batte la violenza, e non
con la sua escalation.


Ma tocca a tutti, e naturalmente in primo luogo alle
forze politiche e alle istituzioni, scendere
dall'empireo della loro quotidianità politica per
misurarsi con la politica delle periferie delle nostre
città. Per non lasciare isolati ed esposti
all'accoltellamento quelli che negli ultimi anni
sembravano essersi riappassionati alla voglia di
cambiare il mondo, e che oggi rischiano di
disperdersi, perché ulteriormente disillusi.