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Nel giorno in cui il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si prende le bacchettate sulle mani per avere osato parlare di «Nakba», il leader di Al-Qaeda Osama Bin Laden riappare sulla scena per tentare di deviare nella direzione del jihad la causa palestinese che ha ignorato per anni sul terreno delle battaglie planetarie tra popoli e civiltà, lo ha seguito a ruota il capo dell'intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, che ieri in un'intervista pubblicata dal quotidiano Haaretz ha descritto gli «scenari apocalittici» che attenderebbero Israele, lasciando intendere che senza nuove guerre non si riuscirà a trasformare il Medio oriente ora dominato dall'Iran e dai suoi alleati. George Bush invece, riaffermata due giorni fa l'alleanza di ferro con Tel Aviv, ieri era a Riyadh a ribadire lo storico patto petro-militare con l'Arabia saudita, paese che pure è un produttore incessante di estremismo religioso e respinge seccamente la «democrazia» alla quale fa continuo riferimento il presidente americano.
«Il jihad è un dovere per tutelare la Palestina» ha tuonato Bin Laden nel messaggio audio diffuso ieri sul web. E confermando la svolta «politica» che pare avere avuto, si è rivolto ai leader occidentali per sottolineare che definiscono le organizzazioni palestinesi come terroriste «mentre dall'altra parte quando gli israeliani compiono stragi di civili li sostenete». Parole apparse insolitamente concilianti verso Hamas, organizzazione che il suo braccio destro Ayman Zawahry ha più volte accusato di tradimento della «causa islamica» per avere accettato il sistema politico parlamentare. Cercando di sedurre i palestinesi, il capo di Al Qaeda ha invitato «i governanti egiziani ad interrompere il loro blocco per aiutare i diseredati» che vivono a Gaza e ha definito la Palestina «la più importante causa per la nostra nazione islamica». Infine ha condannato i leader occidentali per «la loro partecipazione ai festeggiamenti per i 60 anni di Israele».
Mentre Bin Laden torna all'attacco con il jihad globale, stavolta in nome della Palestina, dall'altra parte i rappresentanti d'Israele sembrano preparare il mondo ad una nuova devastante guerra in Medio oriente. Amos Yadlin ieri ha dettato un elenco di «calamità»: l'Iran diventerà una potenza nucleare forte già all'inizio del prossimo decennio, con missili a testata nucleare capaci di colpire l'Europa e anche oltre l'Oceano Atlantico. La Siria produce missili antiaerei, razzi anticarro e missili di lunga gittata. Hezbollah da esercito «terroristico» sta diventando un esercito convenzionale. Hamas sta organizzando a Gaza un esercito vero e proprio, capace di colpire in profondità le retrovie israeliane. E nell'elenco delle sciagure c'è pure l'Anp di Abu Mazen: il fallimento dei negoziati porterà alla terza Intifada. La soluzione per tutto ciò l'hanno data ieri i funzionari governativi israeliani: gli Stati uniti - hanno avvertito - potrebbero già quest'anno attaccare l'Iran.
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