HAMAS: CHI SIAMO E PER COSA COMBATTIAMO
intervista a Moshir Al Masri, portavoce di Hamas a Gaza rilasciata qualche giorno prima delle elezioni.
data: 30 Gennaio 2006
autore: Silvia Cattori
fonte: *voltairenet.org

Tradotto dall'arabo in francese da Marcel Charbonnier e Ahmed Manai, e
dal francese da Miguel Martinez, tutti membri di Tlaxcala, la rete dei
traduttori per la diversità linguistica (transtlaxcala@yahoo.com).
Traduzione in Copyleft.

Moshir Al Masri risponde in maniera quanto mai limpida ad una serie di domande che oltre a mettere in luce la drammatica situazione del popolo palestinese, le malefatte e le ancherie dell'ANP e dell'Autorita' palestinese, espone la linea politica e la strategica di Hamas.
Indispensabile dunque per capire il vero significato delle decisive elezioni svoltesi il 25 gennaio. Ci pare particolarmente importante diffonderlo, anche in previsione dell'intensificazione della campagna di satanizzazione di questo movimento e di un intero popolo. Ci auguriamo che tutti quanti hanno a cuore la causa palestinese lo facciano circolare nella rete.


Silvia Cattori : Dopo l'assassinio di Sheikh Yassin, il leader spirituale di Hamas,nel 2004, le autorità israeliane hanno giustificato la sua liquidazione sostenendo che si trattava del Bin Laden palestinese. Hanno diffuso l'idea che il movimento islamico Hamas fosse collegato ad Al Quaida. All'estero, quando i giornalisti parlano di Hamas, è in genere per presentare i suoi membri come «terroristi», e non come resistenti.
Vi si rimprovera di aver rifiutato il processo di Oslo, e qui i fatti vi hanno
dato ragione. E' largamente diffusa l'idea che « Hamas non accetta l'esistenza d'Israele, che nessun ebreo potrà restare in Palestina e che ogni ebreo è un bersaglio che deve essere eliminato ». Cosa rispondete a chi vi accusa di voler « gettare gli ebrei al mare » e di rifiutare «il diritto di esistere di Israele » ? Potete precisare la vostra posizione politica su questi punti ?

Moshir Al Masri : Innanzitutto, permettetemi di ringraziare tutti i giornalisti stranieri che condividono le sofferenze e la tristezza del popolo palestinese, che hanno una coscienza umana, che comprendono l'ingiustizia che pesa sul nostro popolo e lo difendono. Grazie a tutti i giornalisti, uomini e donne, che compiono la loro missione professionale in maniera obiettiva e fedele, senza pregiudizi filoisraeliani.

Per quanto riguarda il rifiuto dell'esistenza d'Israele e il rifiuto della permanenza degli ebrei in Palestina, permetteteci di distinguere tra gli ebrei in quanto tali, cioè in quanto seguaci di una religione, che noi rispettiamo e con cui abbiamo condiviso una storia onorevole attraverso la storia islamica, e l'attuale occupazione sul nostro territorio. Il problema infatti non è un problema con gli ebrei. Noi porgiamo il benvenuto agli ebrei che vogliono vivere con noi; questo è un atteggiamento permanente che constatiamo lungo tutta la storia dell'Islam, già compresa l'epoca del nostro Profeta, Muhammad. No, il problema è che c'è un'occupazione che grava sul nostro territorio. Di conseguenza, la nostra resistenza è legale, in virtù di tutte le leggi e i regolamenti internazionali. D'altronde, la quasi totalità delle rivoluzioni nel mondo hanno avuto il fine di cacciare un occupante dal loro territorio. Questo fu il caso nel cuore dell'Europa e in America e di conseguenza, noi abbiamo il diritto di difenderci e di cacciare l'occupante dal nostro suolo. Ci sono accuse contro il movimento di Hamas, secondo cui questo movimento cercherebbe di «gettare gli ebrei al mare».
Queste sono affermazioni false e infondate. Noi rispettiamo il giudaismo come religione e gli ebrei come esseri umani. Invece, noi non rispettiamo un'occupazione che ci caccia dalle nostre terre e che pratica contro di noi ogni forma di aggressione, adoperando le armi più atroci, utilizzate contro il nostro popolo palestinese. Ne deriva che non si può accettare la presenza di questa occupazione. Permettetemi di darvene un esempio: se un uomo possiede una casa e qualcuno viene a occupare quella casa, e se poi il ladro accetta di al massimo di concedere una piccola parte di quella casa al suo legittimo proprietario, nel corso di quelli che lui stesso chiama «negoziati», dicendogli : «tutto il resto mi appartiene», qualcuno potrebbe accettare una simile situazione? E' accettabile essere cacciati dalla propria casa e poi riconoscere che la casa appartiene a colui che gliel'ha rubata? E poi andare sul mercato e negoziare con il ladro per tentare di recuperare una piccola stanza e sopportare i suoi tentennamenti? E quanto più, se il ladro uccide i vostri figli, spezza le vostre culture e distrugge le basi stesse con cui ti guadagni da vivere? No. Nessuna religione accetta questo. Nessuna persona dotata di ragione.

Silvia Cattori - Alla fine del 2002, quando ho incontrato il dott. Rantissi voi
non eravate ancora costretti a vivere nascosti. Dopo il 2003, le cose si sono fatte molto più dure: Hamas è stato messo sulla lista nera delle organizzazioni «terroristiche» ; c'è stato l'assassinio del dott. Dr Rantissi e di centinaia di altri quadri importanti. Come prendete il fatto che nessuna istanza, nessuno stato occidentale, prenda in considerazione la gravità delle violazioni di legalità compiute da Israele, e vi tratti come un nemico? Che nel caso d'Israele, che si fa beffe dei principi della giustizia e della vita umana, che ha violato oltre 65 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, il diritto internazionale non viene applicato ?

Moshir Al Masri : Per quanto riguarda la classificazione di Hamas tra i movimenti «terroristi», risponderò che certamente tale qualifica non è né fondata né ammissibile: Hamas pratica una resistenza onorevole ed equilibrata. Dire di Hamas che si tratterebbe di un movimento «terrorista» è inaccettabile. Noi non siamo «terroristi», noi non predichiamo l'omicidio, non rubiamo la roba d'altri e noi non siamo gli occupanti, che io sappia, per venire qualificati così ? ! ? Noi ci difendiamo contro le incursioni, contro gli arresti, contro gli omicidi mirati, contro l'utilizzo da parte di Israele delle armi più crudeli per colpire senza pietà e arbitrariamente i civili. Noi abbiamo il diritto di difenderci. Ma è evidente che gli Stati Uniti prendono apertamente la parte d'Israele. E poi c'è anche questa debolezza dell'Europa rispetto alla posizione americana. Noi non possiamo fare a meno di constatare che ne deriva una connivenza europea con Israele, fondata sull'allineamento filoisraeliano dell'amministrazione americana. Noi facciamo appello ai cittadini di tutto il mondo affinché riesaminino la natura del conflitto palestino-sionista e a comprendere, davanti alla tregua che noi abbiamo osservato e che gli israeliani hanno violato, che il problema non è dalla parte del popolo palestinese, non è dalla parte della sua legittima Resistenza, ma piuttosto dalla parte dell'aggressione di cui il nostro popolo è vittima.

Silvia Cattori - Al minimo atto di resistenza non violenta o violenta, Israele vi manda i suoi bombardieri. Voi non potete ignorare che vi provocano per farvi passare dalla parte del torto e quindi giustificare l'uso della forza agli occhi del mondo. Contro il dominio d'Israele, cui gli stati internazionali danno carta bianca per massacrarvi, non è un suicidio voler rispondere con le armi?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda ciò che è costume chiamare «l'equilibrio delle forze», permettetemi di insistere sul fatto che ogni paese occupato, da quando lotta contro un'occupazione militare, non gode certamente di un rapporto di forze favorevole. Altrimenti, se le forze fossero equilibrate, l'esercito occupante non potrebbe mantenere la propria occupazione del paese in questione e del suo popolo per un minuto in più. Chiaramente, le forze sono totalmente squilibrate, e noi siamo deboli.
Ma siamo deboli nella misura in cui ci mancano le armi, e non certamente nella nostra determinazione e volontà di tenere testa alle armi ultramoderne e sofisticate israeliane. Noi abbiamo la volontà delle montagne. Abbiamo il diritto dalla parte nostra, e noi siamo pronti a sacrificare tutto, dico tutto, per recuperare il nostro diritto usurpato e violato. Di conseguenza, è verosimile che riusciremo a creare questo equilibrio di forze a poco a poco. Tra l'inizio e la fine, l'Intifada ha cambiato tattica militare, passando da un tipo di azione a un altro, per essere in grado di portare colpi al nemico e di fermare la sua permanente aggressione contro il nostro popolo.

Silvia Cattori - Quale è stata la politica di Yasser Arafat verso Hamas? E qualè è oggi quella di Abu Mazen?

Moshir Al Masri: La politica verso il movimento Hamas dello scomparso presidente Abu Ammar [Yasser Arafat] - che Dio lo accolga nella Sua misericordia ! - è stata una politica fluttuante, che cambiava da un momento all'altro. Una cosa è certa: nel 1996, l'Autorità palestinese ha condotto una politica di arroganza e arbitrarietà verso Hamas ; ha gettato in carcere i suoi militanti e dirigenti, fino a imporre gli arresti domiciliari a Shaykh Ahmad Yassin. Siamo stati pazienti, abbiamo superato le nostre
ferite. Non per debolezza, ma per rispetto per il sangue palestinese e
per conservare l'unità nazionale. Al contrario, ci sono stati periodi in cui
il rapporto tra Hamas e il presidente Abu Ammar era un rapporto solido: c'è
stata un'interazione. Questo rapporto, si vede, non era monocolore: al
contrario, ha assunto numerosi colori diversi, dei più vari. Per quanto
riguarda, stavolta, i nostri rapporti con il presidente Abu Mazen
[Mahmud Abbas]: fino a oggi, il presidente Abu Mazen si è dimostrato un uomo
debole. Noi ci siamo trovati d'accordo con lui su molti punti, ma le decisioni
prese non sono state tradotte concretamente sul campo, e fino ad ora, è
impossibile fare una vera valutazione della sua politica. Da una parte
perché l'esperienza non è abbastanza lunga da permettere tale
valutazione, ma soprattutto, d'altra parte, perché Abu Mazen non ha mai realmente applicato alcun progetto sull'arena politica palestinese, per quanto
possiamo giudicare.

Silvia Cattori - Oltre 650 000 palestinesi sono passati per le carceri israeliane, e molti di loro hanno subito torture traumatizzanti. In Israele, ci sono al momento 9 200 prigionieri palestinesi. Come sapete, gli agenti dello
Shabak adoperano tecniche sofisticate per degradarli, umiliarli, trasformarli
in collaborazionisti. Ci si può meravigliare del fatto che l'Autorità
palestinese non ha chiesto con maggiore insistenza la liberazione dei
prigionieri, come premessa a ogni negoziato! Centinaia di militanti di
Hamas e del Jihad sono stati arrestati nel corso degli ultimi mesi in
Cisgiordania. Questi arresti e questi assassini avrebbero potuto avere
un successo così massiccio, senza la collaborazione dei servizi di
sicurezza palestinesi con lo Shin Beth?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda gli arresti e gli omicidi
«mirati», bisogna sapere che non avrebbero mai potuto aver luogo senza la
collaborazione dei servizi di sicurezza palestinesi con lo Shin Bet. Noi
affermiamo che vi è stato un patto, per cui l'Autorità palestinese si è
legata le mani davanti al nemico palestinese e che secondo i termini di
questo patto, vi è stato un coordinamento nel campo della sicurezza che
ha posto il campo palestinese in un impasse terribile e con dissensi
interni. Gli assassinii, la caccia all'uomo, gli arresti domiciliari ai militanti ai danni dei dirigenti di Hamas sono stati possibili solo in virtu' di questa collaborazione tra i responsabili della sicurezza israeliani e quelli
palestinesi. Per quanto riguarda gli omicidi mirati e gli arresti, è
evidente che esiste tutta una rete di traditori, che vanno e vengono
liberamente in Palestina. Sono loro che giocano un ruolo essenziale e
diretto nelle operazioni israeliane di eliminazione. Lo stesso vale per
le incursioni e le perquisizioni. Purtroppo, l'Autorità palestinese non è
stata all'altezza delle sue responsabilità, in questo campo, e noi non abbiamo
voluto assumerci i compiti di ordine pubblico, per non creare dissensi
nel campo palestinese, e anche perché non si potesse dire che noi avremmo
uno stato nello stato. Noi non dirigiamo le nostre armi che contro quelli
che ci aggrediscono, e spetta alla giustizia palestinese prendere le proprie
responsabilità e risolvere ogni problema interno. E' evidente che
l'Autorità palestinese si è legata le mani da sola firmando accordi che ci
proibiscono di perseguire i traditori che praticano l'omicidio dei nostri
concittadini e indicando alle forze di occupazione i luoghi in cui si nascondono i [resistenti] palestinesi ricercati, che essi cercano per arrestare o ancora più spesso, per assassinarli.

Silvia Cattori - Sembra che l'Autorità palestinese, dopo aver messo il proprio
popolo in una situazione impossibile -invitandolo a cessare la lotta armata
prima ancora della liberazione nazionale- e dopo aver firmato con Israele dei
trattati «tra due parti», abbia fatto sparire il termine «nemico
israeliano» dal proprio vocabolario. Recentemente, anche il «Diritto di
ritorno» è stato rimosso dal vocabolario dei dirigenti palestinesi, che
adesso parlano di una «soluzione al problemi dei profughi» ma non di un
diritto. Durante questo periodo, il denaro si è riversato a fiumi nelle
casse di Abu Mazen. E' un caso? Questo denaro non è forse destinato a
comprare tutta una élite politica e una classe media suscettibile di
rinunciare alla lotta nazionale di liberazione? Qual è oggi la posizione
di Hamas nei confronti dell'Autorità palestinese?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda la modifica della terminologia e
dell'uso, o del divieto, dell'espressione «nemico israeliano»,
l'Autorità palestinese ha operato di concerto con il nemico israeliano, in virtù di un accordo di sicurezza concluso tra di loro, per fare sparire molti
concetti e cercare di cancellarli dallo spirito di diverse generazioni di
palestinesi. Ma la benedetta Intifada di al-Aqsà ha riportato queste definizioni e questi concetti all'ordine del giorno, in una maniera ancora più forte di prima, e questo grazie soprattutto alle azioni dell'occupante, fatte dei più orribili crimini e massacri perpetrati contro i figli del nostro popolo. Sì, esiste una notevole debolezza nell'azione dell'Autorità palestinese, e sotto molti punti di vista. E come se fosse per caso, sono questi responsabili che vogliono cambiare il vocabolario. Ma le definizioni del popolo non sono
quelle dei rappresentanti dell'autorità.Lo stesso vale per il Diritto al
ritorno dei profughi palestinesi. Quando un responsabile palestinese
parla di «risolvere il problema dei profughi», ci si può vedere una
concessione esorbitante, proveniente da quella parte. Noi parliamo qui dei milioni dei figli del nostro popolo che sono esiliati, scacciati, sparpagliati nella quasi totalità dei paesi del mondo e che hanno il diritto di ritornare a
casa loro, alle loro terre, alla loro patria da cui sono stati cacciati
con la forza. Questi sono i termini che usano il popolo e i combattenti.
Quello che dicono certi rappresentanti palestinesi non è rappresentativo
dell'insieme dei palestinesi.

Silvia Cattori - La Conferenza per il «Diritto al ritorno» che si è riunita a
Nazareth nel dicembre del 2005, ha messo in guardia coloro che vogliono imporre c'e' il riconoscimento dello Stato d'Israele in quanto stato ebraico e rimuovere
il Diritto al ritorno. Questo diritto resta per voi «un diritto inalienabile»
che niente potrà rimettere in discussione?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda l'imposizione di un riconoscimento
arabo e palestinese dello stato d'Israele in quanto stato ebraico e il
riconoscimento del fatto compiuto, io penso che tale riconoscimento
dello stato d'Israele sia estremamente pericoloso, perché significa
l'abbandono del diritto palestinese, e questo significa che la politica del fatto compiuto si è imposto definitivamente al mondo arabo-musulmano. Noi
accogliamo a braccia aperte gli ebrei in quanto tali, ma non accogliamo
a braccia aperte un'occupazione che schiaccia la nostra terra e il nostro
popolo. Come ho già detto, noi non possiamo accettare di essere cacciati
da casa nostra, dalle nostre case, dalle nostre terre, dopo di che torniamo
a prendere possesso di una parte di quelle terre e riconosciamo al ladro
la proprietà di tutto il resto, dicendo che questo gli spetta di diritto e
consacrando questo diritto davanti al mondo intero. Ecco perché noi, di
Hamas, mettiamo in guardia tutte le parti contro le conseguenze
terribili che avrebbe il fatto di cadere nella trappola israeliana che consiste
nel consacrare la politica israeliana dei fatti compiuti.

Silvia Cattori - L'Autorità palestinese ha puntato tutto sulla creazione di uno
Stato palestinese indipendente. Ma i palestinesi sono pronti ad accettare uno
stato sull'8 % dei territori storici per regolare così tutti i torti
causati da Israele dopo il 1948? Uno stato unico in cui gli ebrei e i non ebrei
vivano con diritti uguali non sarebbe una soluzione più equa ?

Moshir Al Masri: Ci tengo a dire che il movimento Hamas crede alle soluzioni
per tappe, ma non alle soluzioni basate sulle concessioni. E' questo
che aveva affermato lo Shaykh Yassin, fondatore e dirigente di Hamas, più di
quindici anni fa. Egli aveva detto : «Noi possiamo accettare la creazione
di uno stato in Cisgiordania, nella striscia di Gaza e a Gerusalemme Est,
con il ritorno dei profughi e la liberazione di tutti i prigionieri. Allora
potremo firmare una tregua di lunga durata, per dieci anni se occorre, o
anche di più». Ma è chiaro che il nemico sionista vuole perpetuare la
sua occupazione. Prova ne è che Sharon, dopo aver venduto il ritiro da Gaza
come una «dolorosa concessione», ritorna a Gaza uccidendo e bombardando, e
ritorna al nord della striscia di Gaza per crearvi una terra di nessuno.
E' chiaro: non conosce altra lingua che quella dell'occupazione. Non sa
cosa voglia dire una tregua, come mostra la sua violazione della tregua
attuale, e non conosce la lingua della pace. Non conosce altro che la lingua del crimine e del terrore contro il nostro popolo. Di conseguenza,
confermiamo la nostra adesione a soluzioni per tappe, ma in cambio, non
riconosceremo l'occupazione del nostro territorio. Ecco perché il resto del mondo dovrà riunirsi per mettersi al fianco del nostro popolo dolente e martoriato, il cui territorio è occupato, i cui luoghi sacri sono violati e i cui figli sono le vittime della peggiore aggressione. Quanto alla creazione di uno stato che riunisca ebrei e palestinesi, noi abbiamo sempre affermato -ma
io lo voglio riaffermare ancora una volta- che noi abbiamo convissuto
durante tutta la storia islamica con gli ebrei che in quanto dhimmi, nello stato musulmano, godevano degli stessi vantaggi ed erano soggetti agli stessi
obblighi nostri; facevano parte della nostra patria. Di nuovo: il problema
non è con gli ebrei. L'unico problema che noi abbiamo è con l'occupazione
israeliana.

Silvia Cattori - Dopo il ritiro dei coloni da Gaza, la comunità internazionale ha considerato questo ritiro come un passo verso la pace. Ora, dove è la
pace? Il vostro movimento afferma che Gaza è stata liberata. Ora, quelli che
l'hanno visitata recentemente hanno riferito che il milione e mezzo di
palestinesi che vi abitano si trovano sotto il controllo assoluto
d'Israele; una sorveglianza e una coercizione che cresceranno ancora a
causa della costruzione da parte di Israele della triplice barriera munita di
mitragliatrici telecomandate, di monitor elettronici ed ottici.
Piuttosto che parlare di liberazione, perché non denunciare il fatto che gli
abitanti di Gaza sono murati dietro barriere, in un campo di concentramento?

Moshir Al Masri: Sì. È chiaro che ciò che Sharon ha voluto vendere è una
menzogna. In effetti, il ritiro da Gaza non è un vero ritiro, né un
ritiro totale. Israele continua ad occupare lo spazio aereo di Gaza: i suoi
aerei non smettono di sorvolare Gaza, i bombardamenti continuano e gli
attacchi simulati, così come gli omicidi mirati dall'aria, per mezzo di velivoli senza pilota e di missili. Lo stesso vale per l'accerchiamento terrestre e marittimo, compreso il punto di passaggio di Rafah, che è l'unica uscita rimasta al popolo palestinese che vive nella striscia di Gaza: è piena
di telecamere, ci sono commissioni di sicurezza miste che interrogano tutti
coloro che entrano dentro la striscia di Gaza o ne escono, anche se non
c'è più una presenza militare israeliana effettiva. Ne consegue che viviamo
in un'immensa prigione, e che il nemico israeliano non ha fatto alcuna
concessione. Si è ritirato da Gaza solo sotto i colpi della Resistenza:
lui stesso ha riconosciuto che non si può più sopportare il peso in termini
di sicurezza che ricadeva sulle sue spalle a causa dell'occupazione della
striscia di Gaza, in particolare nelle colonie, grazie ai colpi della
Resistenza palestinese, nonostante i mezzi rudimentali di cui disponeva
quest'ultima, che pure è riuscita a colpire il nemico israeliano
infliggendogli una dura lezione e insegnandogli che la terra palestinese
non sopporta più di essere occupata da Israele.

Silvia Cattori - Al contrario dell'ANC in Sudafrica, né Arafat né Abu Mazen hanno mai fatto appello al boicottaggio internazionale, o alla lotta civile, o a
sanzioni punitive contro Israele. Lo stesso presidente dell'università
palestinese Al Quds ha protestato contro il boicottaggio delle
università israeliana lanciato da alcuni inglesi. Come spiegate una tale
sottomissione a Israele, quando i palestinesi si aspettano che le proprie autorità difendano la loro causa?

Moshir Al Masri: E' chiaro che l'Autorità palestinese imbocca una deriva
pericolosa e che certi suoi dirigenti si accasciano nelle proprie
poltrone. Sono pronti a far ogni concessione possibile e immaginabile. E' di
questo che ci siamo resi conto, con il genere di accordo che hanno firmato: non
c'era una posizione solida dell'Autorità palestinese che fosse in grado
di mettere fine all'aggressione sionista contro il popolo palestinese. Il
discorso dominante era quello delle concessioni: è questo linguaggio
delle concessioni che si è imposto per la maggior parte del tempo, a un punto
tale che il presidente di un'università palestinese ha osato protestare, e in
questo avete pienamente ragione, contro il boicottaggio delle università
israeliane, come se vivessimo alla pari Israele, dimenticando totalmente
il nostro sangue versato, la confisca delle nostre terre e la messa sotto
occupazione di tutte le possibilità popolo palestinese! Sì, purtroppo,
esiste la sottomissione dell'Autorità all'amministrazione israeliana, in
cambio di non-concessioni israeliane verso l'Autorità. E questo, perché
l'Autorità si è lasciata legare mani e piedi da accordi da cui non può
uscire, nel momento stesso in cui Sharon e i suoi compari negano gli
stessi accordi, dichiarando che gli accordi di Oslo non hanno più esistenza
pratica, sul terreno.

Silvia Cattori - I parlamentari europei -di sinistra e di destra- hanno votato nel 2004, a grande maggioranza, una risoluzione chiamata "Pace e Dignità in
Medio Oriente" che esige che l'Autorità palestinese conduca una lotta
contro gli atti di terrorismo. Questa risoluzione: «.ribadisce la sua ferma
condanna così come il rifiuto di ogni atto di terrorismo commesso da
organizzazioni terroristiche palestinesi contro il popolo israeliano ed
esige che l'Autorità nazionale palestinese conduca una lotta senza
quartiere contro tali atti di terrorismo fino allo smantellamento totale
di tali organizzazioni»; «.dichiara espressamente che il terrorismo
palestinese, siano le sue vittime civili o militari, non solo è
responsabile di numerose vittime innocenti, cosa che lo rende ancora più
condannabile, ma in più nuoce gravemente al processo di pace che si cerca di
riprendere ». Cosa dite all'Europa?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda i «terroristi», e l'affermazione
secondo cui la Resistenza non solo ucciderebbe degli innocenti, ma
sarebbe un ostacolo al processo di pace, noi diciamo: «osserviamo in maniera
attenta e precisa lo scenario palestinese e gli avvenimenti che vi hanno avuto
luogo dopo la firma dell'accordo di pace tra palestinesi e israeliani. Chi ha
cominciato a uccidere? Chi è stato il primo a perpetrare dei massacri?
Come è cominciata l'Intifada di Al-Aqçâ, che noi continuiamo a vivere ancora
oggi? Non fu per caso con la visita provocatoria di Sharon alla Moschea
di Al-Aqçâ, benedetta e santa per i musulmani e per il popolo palestinese?
I fedeli [musulmani] avevano protestato e le forze di occupazione hanno
ucciso decine di loro, in pochi istanti. Fu allora che insorsero le folle,
ovunque, per difendere i propri luoghi santi, come era loro diritto e loro
dovere. E la prima Intifada non è scoppiata forse dopo che un colono aveva
deliberatamente ucciso sette operai palestinesi a Jabalya? Di
conseguenza, noi difendiamo il nostro popolo, e quelli che ci qualificano come
«terroristi» si ingannano; devono rivedere il loro apprezzamento. Noi
non siamo «terroristi». Noi promoviamo la vita, promoviamo un progetto di
liberazione, difendiamo la dignità e la legittima fierezza. Il mondo
europeo deve cessare di essere complice dell'America, col suo allineamento
evidente con il nemico israeliano. Se studiate e investigate in maniera
meticolosa i problemi in gioco nell'arena palestinese, capirete che in quasi tutti i casi, è l'occupazione che provoca i problemi.

Silvia Cattori - Il recente successo elettorale (alle elezioni amministrative) di Hamas ha gettao nel panico l'Autorità palestinese. Pensate che dopo aver
regnato per dodici anni come padrone assoluto, dopo essersi lasciata
impantanare nei negoziati «di pace» che hanno solo portato ulteriori
sofferenze ai palestinesi, sarà capace di rinunciare ai privilegi
acquisiti a spese del proprio popolo e di accettare il messaggio che il popolo le manda?

Moshir Al Masri: Noi pensiamo che uno dei principi della democrazia
consiste nell'accettazione dei risultati delle elezioni. La nazione non è il
monopolio di nessuno, essa appartiene a tutti. Il movimento Hamas ci
tiene a rassicurare tutto il mondo, l'Europa, l'America e il mondo intero, così
come l'Autorità palestinese: noi non abbiamo alcuna intenzione di prendere il
posto di nessuno in queste elezioni, né di contestare nessuno. Noi
vogliamo consacrare una nuova tappa, quella della partecipazione politica, per
farla finita con l'esclusiva riguardo alla presa delle decisioni in Palestina.
Questa tappa sarà anche quella dell'unione nazionale di fronte alle
sfide proprie di questa tappa: questo popolo che ha fatto i più grandi
sacrifici per costringere l'occupante a ritirarsi da una parte del suo territorio oggi deve poter vivere una vita tranquilla e decente, lontana dalle
manifestazioni di anarchia e di insicurezza provocate nella maggior
parte dei casi dai servizi detti «di sicurezza», ponendo fine al sistema delle
raccomandazioni e delle tangenti, lontani dalla perdite di risorse, dal
vuoto davanti all'ignoto, che attualmente domina la scena palestinese.
Ecco perché Hamas ha voluto partecipare senza aspettare oltre alle elezioni
legislative, nel tentativo di salvare la scena palestinese da questa
situazione deleteria.

Silvia Cattori - Per il popolo palestinese è una situazione che non potrebbe
essere più deprimente. Nulla di ciò che l'Autorità palestinese aveva promesso è
stato realizzato. Ma se i palestinesi le hanno girato le spalle, questo non
vuol dire che essi aderiscono al vostro programma?

Moshir Al Masri: E' chiaro che a causa della monopolizzazione del potere
da parte dell'Autorità palestinese, che da dieci anni prende da sola tutte
le decisioni che riguardano l'avvenire del popolo palestinese, e d'altra
parte a causa del successo del movimento Hamas e del suo programma in materia
di Resistenza legittimante riconosciuta da parte del diritto internazionale,
e del fatto che questo movimento si è reso portatore delle preoccupazioni
del popolo palestinese e della bandiera del cambiamento e della riforma, si
è assistito a un raggruppamento popolare attorno a Hamas. Inoltre, il
popolo palestinese è a maggioranza un popolo musulmano. Ora, Hamas è un
movimento musulmano, che vuole che il nostro popolo viva l'Islam come una realtà concreta per quanto ci è possibile. E' chiaro che l'Autorità
palestinese non ha tratto la lezione dai suoi errori, e la sua situazione è
deplorevole. E' addirittura incapace di tenere testa ai propri membri che praticano il sequestro degli stranieri, che nuocciono all'immagine onorevole del nostro popolo, o che praticano l'occupazione di diverse istituzioni, il racket e l'intimidazione. Tutto ciò fa sì che l'Autorità palestinese attraversi
un periodo di grande debolezza e di decomposizione. Ecco perché noi ci
tenevamo a partecipare alle elezioni, affinché l'Autorità recuperasse il proprio prestigio e il diritto ritrovasse il proprio primato. Noi vogliamo
creare un'Autorità palestinese rispettabile, affinché il popolo palestinese la
possa rispettare.

Silvia Cattori - Salvo che Ramallah, durante l'anno passato, in occasione delle
elezioni locali, Hamas ha raccolto più del 50 % dei voti. Il FPLP,
partito di sinistra, si è alleato a voi in certi comuni. Questo tende a
dimostrare che non si tratta di votare per una religione, ma per uomini e donne
integri che, al contrario dei quadri di Fatah, non hanno mai abbandonato la
lotta di liberazione?

Moshir Al Masri: Il fatto che Hamas abbia concluso alleanze con il
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina o con altre organizzazioni
conferma che non si tratta di un movimento settario, né sclerotico, né
ripiegato su se stesso. Hamas è un movimento che si afferma come un
pagina aperta a tutti, come un movimento pronto ad allearsi con tutti i figli
del nostro popolo palestinese, per difendere gli interessi superiori del
nostro popolo, nel quadro di un cambiamento e di una riforma reali nell'arena
palestinese. Da qui deriva il sostegno dato da Hamas a un candidato di
sinistra ( e cristiano-Nota del Campo) per il posto di sindaco di
Ramallah, un sostegno che non costituisce affatto un caso isolato (anche a
Bethlem-Nota del Campo), tutt'altro. Noi diciamo a tutti che non
vogliamo prendere il posto di nessuno, non vogliamo cacciare nessuno. Vogliamo
vivere un'esistenza degna e tranquilla, al riparo da tutti fenomeni che la
scena palestinese conosce da dieci anni. Noi vogliamo accordarci su una
strategia ben definita che protegga i diritti del popolo palestinese e conservi le sue conquiste, senza fare considerazioni sulle appartenenze di questi
alleati:è sufficiente che siano palestinesi e che vogliano servire la causa del popolo palestinese.

Silvia Cattori - Perché avete deciso di partecipare a queste elezioni quando
invece la Jihad islamica si è astenuta? Le elezioni sotto occupazione non
distraggono i palestinesi dall'essenziale? La priorità non è quella di non nuocere al dialogo inter-palestinese per rilanciare la lotta nazionale?

Moshir Al Masri: Quali sono le priorità di Hamas, al momento attuale?
Mettiamo i puntini sulle «i» : Hamas ha tre priorità, nessuna delle quali
è caduca o meno importante delle altre. La prima priorità è il rafforzamento
dell'unità interna perché è chiaro che è questa unità che protegge il campo
palestinese da ogni sviluppo pericoloso. La seconda è il rafforzamento della
partecipazione politica, che rappresenta un'opzione in grado di salvare
la scena palestinese dall'attuale marasma. Il terzo punto è il rafforzamento
del programma della Resistenza come scelta strategica del nostro popolo,
finché un'occupazione continuerà a pesare sulla nostra terra e finché
dura l'aggressione continua contro il nostro popolo. Questa è stata la scelta
di tutte le rivoluzioni del mondo, compreso in Europa e in America. Si
tratta di una scelta riconosciuta dal diritto internazionale.

Silvia Cattori - La partecipazione di Hamas alle elezioni legislative palestinesi nei territori sotto il controllo dell'Autorità palestinese, è stata messa in discussione da Javier Solana. Costui, riprendendo le minacce degli Stati Uniti, ha fatto pressione sui palestinesi affermando che se Hamas avesse
vinto le elezioni, gli aiuti finanziari europei sarebbero stati sospesi.
Ciò indica che l'Europa non riconosce ai palestinesi il diritto di
scegliere i propri rappresentanti né quello di resistere. Questo ricatto, che
minaccia i palestinesi con uno strangolamento finanziario, e quindi di renderli
ancora più deboli di fronte all'occupante, impedirà ai palestinesi di votare
per i candidati di Hamas o del FPLP?

Moshir Al Masri: Per quanto riguarda la questione di sapere se le minacce
europee e quelle americane di tagliare gli aiuti sono in grado di dissuadere
il nostro popolo dal sostenere Hamas, risponderò che penso che le dichiarazioni tanto europee quanto americane a tale effetto hanno coinciso con la quarta tappa delle elezioni comunali palestinesi, in particolare nelle città più grandi. Ora, che effetto hanno avuto? Hamas ha vinto le elezioni nelle più grandi città palestinesi, come Nablus, El-Bireh, Ramallah o Jenin. Di conseguenza, il nostro popolo palestinese è un popolo che confida essenzialmente in Dio - che sia esaltato! - e che conosce il versetto coranico « E' nel cielo che si trova la vera vita che vi è stata promessa ». Il popolo sa benissimo che esiste un complotto internazionale ordito contro di lui. Di conseguenza, vuole scegliere coloro che saranno in grado di rappresentare la sua preoccupazione e coloro di cui sa, con fiducia, che saranno degni della missione che egli conferirà loro, per la grazia di Dio! Noi, Hamas, ci siamo messi alla prova, nel corso degli anni, in numerose istituzioni, sindacati, cooperative o altro, e abbiamo dato un esempio da seguire. E' con conoscenza di causa che il popolo palestinese ci ha eletti, è a causa della sua fiducia. Ecco la spiegazione della
provocazione dell'amministrazione americana di non concede al popolo
palestinese le briciole (che non rappresentano praticamente nulla nel
bilancio palestinese), e la posizione europea -vedete le dichiarazioni
di Javier Solana che non penso tuttavia riflettano tutti gli stati membri
dell'Unione Europea. Diciamo che io non considero che l'ultima posizione
assunta dal Quartetto sia una posizione di grande fermezza. Si tratta
piuttosto dell'espressione di una ritirata: dopo aver rifiutato la
partecipazione di Hamas alle elezioni, certi partner internazionali
hanno superato questo blocco, dopo aver constatato la determinazione e la
volontà dei palestinesi, come anche l'unanimità sulla necessità della
partecipazione di tutti a queste elezioni. Le potenze straniere che si
oppongono alla nostra partecipazione hanno cominciato a brandire la
minaccia di sospendere gli aiuti economici, poi hanno smesso di farlo dopo aver
constatato che ciò non avrebbe dissuaso per nulla i palestinesi dal
votare per Hamas. Allora si sono accontentati di formulare delle messe in
guardia contro la partecipazione di Hamas a qualunque futuro governo
palestinese. Io sono convinto che i partner internazionali si vedranno costretti a scendere a compromessi con una realtà nuova per loro: il movimento Hamas è una componente autentica del popolo palestinese, fa parte di coloro che
determinano la decisione politica palestinese.

Silvia Cattori - La posizione del Quai d'Orsay [ministero degli esteri della
Francia, ndt] è stata più sfumata di quella di Solana : «Noi pensiamo che sia
importante che il processo elettorale che sta avendo luogo nei territori
palestinesi si possa svolgere normalmente. Hamas resta iscritta alla
lista «delle organizzazioni terroriste dell'Unione Europea, finché non avrà
rinunciato alla violenza e riconosciuto lo stato d'Israele. Da parte
nostra, seguiamo con interesse lo sviluppo di Hamas sul piano politico». Vi
sembra possibile rinunciare alla lotta armata e riconoscere lo stato ebraico
d'Israele ?

Moshir Al Masri : Per quanto riguarda il riconoscimento dello stato
d'Israele e la rinuncia alla lotta armata, io rispondo: come si è
liberato il Libano; come si sono liberati molti paesi europei, e come si è
liberata l'America del Nord? Non è stato con la cacciata delle potenze che li
occupavano? Sono dieci anni che cerchiamo di negoziare, con quale
risultato? Il risultato, non è forse l'ignoto? Il risultato non è forse il vuoto? Cos'ha raccolto l'Autorità palestinese? Cos'ha raccolto il popolo
palestinese? Nulla, se non sofferenza, distruzione, la sconfitta della
causa palestinese per dei lustri. Non si può continuare a fare questo genere
di esperienza, votato alla sconfitta, né accettare un'occupazione che si
incrosta, che continua a uccidere, a massacrare, a perpetrare il terrore
contro il popolo palestinese. Noi diciamo che Hamas è un movimento
aperto, pronto al dialogo con chi lo cerca alla luce degli interessi superiori
del popolo palestinese. Ma un dialogo con l'occupazione sionista, questo è
un dialogo che è già fallito, anche se è stato tentato sulla base delle più
grandi concessioni da parte nostra, in cambio di assolutamente nulla da
parte israeliana.

Silvia Cattori - Vi sconvolge sapere che i dirigenti dei paesi democratici si sono sistematicamente rifiutati di sanzionare Israele che viola le Convenzioni
di Ginevra -demolizioni di case, esecuzioni sommarie, arresti arbitrari,
omicidi di bambini- e anche sapere che le associazioni a favore della
Palestina hanno collaborato con l'Autorità palestinese che è stato un
sistema corrotto e repressivo? Non pensate che la vostra arma migliore
consista nello spiegare meglio all'opinione internazionale che tipo di
sostegno i palestinesi sotto occupazione militare si aspettano?

Moshir Al Masri: Sì, mi sconvolge. In effetti, noi abbiamo bisogno di
una vasta campagna mediatica. Ma è chiaro che i sionisti e i loro amici
possiedono mezzi di informazione estremamente potenti che schiacciano i
nostri. Israele ha violato la quasi totalità delle risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza dell'Onu, come tutte le Convenzioni di Ginevra,
commettendo i peggiori crimini terroristici contro il nostro popolo:
distruzione di case, di terre agricole, omicidio deliberato di bambini
innocenti e tutto ciò senza giudicare il più piccolo soldato responsabile
di questi omicidi, in particolare di bambini come quello del giovane
Muhammad Al-Durra, a cui tutto il mondo ha assistito: l'hanno visto gridare,
supplicare. Invano. Il risultato? Il soldato responsabile di aver ucciso
deliberatamente è stato in carcere per appena un mese. Questo equivaleva
puramente e semplicemente a farsi beffe del sangue palestinese versato.
Sì, dobbiamo denunciare tutte le violazioni israeliane delle risoluzioni
del Consiglio di Sicurezza e anche di quelle delle Convenzioni di Ginevra.
Noi abbiamo bisogno degli sforzi delle giornaliste e dei giornalisti
europei, dei giuristi, di tutte le persone e istanze portatrici del senso della
parola «umanità», che capiscono cosa significhi l'occupazione e che
conoscono l'orrore del crimine e del terrorismo sionisti contro il
nostro popolo, affinché facciano capire al mondo, finché è loro possibile, qual
è la vera situazione. Noi sappiamo che esiste una connivenza tra i regimi
politici europei e il nemico israeliano, ma sappiamo anche che esiste
presso di voi, in Europa, gente che difende i valori umani, e noi stringiamo
loro fraternamente la mano, mentre li preghiamo di moltiplicare i contatti
con noi.

Silvia Cattori - Detto altrimenti, Israele avrà il ruolo del buono finché
l'opinione pubblica non capirà che la radice di questo conflitto non è la
religione, ma la lotta di un popolo per difendere la propria terra, e anche
l'espulsione di tre quarti dei palestinesi nel 1948 per installare al loro posto della gente di confessione ebraica proveniente da ogni parte del mondo. Finché durerà tale negazione della storia, sarà facile per Israele ribaltare le
responsabilità e accusare di terrorismo coloro che alzano la testa. Se
voi otterrete la maggioranza alle elezioni legislative, sarete pronti a
incontrare i responsabili politici europei per ricordare loro che il
punto centrale del conflitto è l'esproprio e la pulizia etnica dei palestinesi
da parte di Israele? E più in generale, cosa pensate di fare?

Moshir Al Masri: Se otterremo la maggioranza nelle elezioni legislative,
ci penseremo. Ma, sul piano del dialogo con l'Europa e gli Stati Uniti,
Hamas non è ostile verso nessuno, e noi siamo pronti a dialogare con chi vorrà
dialogare con noi. Noi abbiamo dialogato con l'Europa, in particolare
con dei parlamentari europei, e abbiamo instaurato un dialogo con degli
universitari americani a Beirut (ma non si tratta di persone in possesso
di qualunque potere esecutivo negli Stati Uniti). Hamas è un movimento
aperto a tutto, e certamente non un movimento rigorista né un movimento
complessato. E' chiaro, Hamas è un movimento portatore di un progetto islamico, che vuole che tutti vivano nella libertà e nella dignità, e quindi che il nostro
popolo viva nella libertà e nella dignità. Quello che chiediamo al mondo
è di non allinearsi, di non continuare con questo allineamento palese,
omicida e provocatore con il nemico sionista, al prezzo degli interessi
nazionali del popolo palestinese. Noi siamo pronti a dialogare con
qualunque partner, con l'eccezione di Israele che perpetua l'occupazione e
l'aggressione contro il nostro popolo palestinese, al fine di rendere
esplicito ciò che deve e può essere, e di mettere tutti al corrente di
ciò che succede sulla scena palestinese, e anche al fine di ricordare ai
nostri partner che il problema è l'occupazione e l'aggressione, e niente
affatto il nostro popolo e la sua legittima resistenza. Il problema è da parte
di coloro che sono venuti per cacciare il nostro popolo da casa sua e
occuparne le terre. Di conseguenza, siamo convinti che il mondo libero deve fare uno sforzo perché il popolo palestinese possa vivere libero e con dignità, come vive lo stesso mondo libero.



"In verità, nella creazione dei cieli e della terra e nell'alternarsi
della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno
intelletto" Corano III, 190