A Porto Alegre il movimento cambia pelle
Chiude la quinta edizione del Forum sociale mondiale. 155 mila partecipanti, con una grande partecipazione di asiatici, statunitensi e africani. Ma le tante diversità producono una moltiplicazione delle iniziative.....
data: 02 Febbraio 2005
autore: BENEDETTO VECCHI
fonte: il manifesto

Chiude la quinta edizione del Forum sociale mondiale. 155 mila partecipanti, con una grande partecipazione di asiatici, statunitensi e africani. Ma le tante diversità producono una moltiplicazione delle iniziative: contro la guerra in Iraq il 19 marzo, il G8 in Scozia a luglio e il Wto a Hong Kong a dicembre. Il 10 settembre giornata di mobilitazione internazionale
Proposte e polemiche 19 intellettuali (con un documento pubblicato sul manifesto di domenica) proponevano un «programma» di azione. Che però molti non hanno apprezzato.

E'stato il carismatico leader dei Sem Terra Joao Pedro Stedile ad aprire l'assemblea finale dei movimenti sociali a Porto Alegre. «Ci sono tre qualità fondamentali per un attivista rivoluzionario: la pazienza, la generosità e la disciplina. Sotto questo tendone ci sono persone che vengono da tutto il mondo. Improvviseremo un servizio di traduzione che ha bisogno della vostra pazienza, generosità e disciplina». Ma pazienza serve anche per comprendere cosa è accaduto in queste ultime quarantott'ore. Sabato, a sorpresa, 19 intellettuali, studiosi e giornalisti avevano stilato un «manifesto di Porto Alegre» che invitava la quinta edizione del forum sociale mondiale a discutere, ma anche a passare all'azione. Dal canto loro, i firmatari del manifesto avanzavano alcune proposte, che non sono state molto apprezzate da queste parti, compresi alcuni membri del comitato direttivo del Forum sociale mondiale. Per il guru di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet, invece il manifesto ha spronato il forum sociale a darsi una direzione di marcia. «Poteva essere scritto quattro anni fa e quanto alle proposte i movimenti sociali si sono spinti molto più avanti che chiedere solo una tassa sul commercio delle armi», afferma ad alta voce un concitato attivista coreano. Impassibile sul tavolo della presidenza c'è Walden Bello, che quel manifesto ha firmato. Preferisce, se stimolato, soffermarsi sul fatto che forse, per la prima volta dal 2001, il forum sociale è davvero mondiale, perché sono giunti nella capitale del Rio Grande do Sul tantissimi asiatici, statunitensi, africani. «E' cambiata la sua geografia, perché il movimento globale è cresciuto, specialmente nel sud del mondo. Se l'obiettivo era di discutere per poi passare all'azione, possiamo dire che l'obiettivo è stato raggiunto».

Sul cambiamento del forum, Bello ha sicuramente ragione, ma la sensazione è che quello che esce sicuramente mutato è il movimento. Plurale lo è sempre stato, ma qui a Porto Alegre le diversità si sono concretizzate nella moltiplicazione delle iniziative che fanno storcere il naso a quanti, tanti, chiedono maggiore efficacia delle mobilitazioni e delle campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Le prossime mobilitazioni

L'unica cosa che le accomuna è tuttavia la loro «pratica reticolare». Il «manifesto di Porto Alegre», ad esempio, nasce all'interno di una rete intellettuale, così come le aree tematiche hanno dimostrato la capacità dei gruppi di base di saper tessere la loro tela. Ciò che però rimane oscuro sono i rapporti di potere tanto all'interno del movimento quanto tra il movimento e la realtà ad esso esterna.

Ma se le polemiche possono essere messe tra parentesi perché bisogna pur stilare il documento finale, esse riemergeranno una volta che i partecipanti ritorneranno a casa, anche perché quel manifesto è stato visto come un tentativo paternalista di forzare la discussione all'interno del Forum sociale mondiale.

La seconda cosa accaduta che ha modificato in corso d'opera il programma dei lavori riguarda l'assemblea finale, dove i gruppi tematici dovevano presentare lo stato dell'arte della discussione e le proposte di campagne e mobilitazioni da fare. Di quell'assemblea non c'è più traccia, perché è di fatto confluita nell'incontro finale dei movimenti sociali. Così ieri a Porto Alegre, in un tendone strapieno, è stato presentato il documento conclusivo del Forum sociale mondiale. Quattro fitte pagine piene di date che non concedono molto spazio alla retorica, così il movimento globale ha stilato il suo programma di lotta per quest'anno. Dalla pace al diritto alla salute, ci sono tutti gli undici temi che hanno visto discutere oltre 155 mila persone in oltre duemila seminari. In primo luogo si chiede la cancellazione del debito dei paesi del sud del mondo, a partire da quelli colpiti dallo tsunami.

Inoltre, il 19 marzo (in occasione del secondo anniversario dell'attacco angloamericano all'Iraq) ci sarà una giornata di azione contro la guerra le cui modalità (manifestazioni nazionali o happening o qualsiasi altra cosa) sarà decisa in ogni paese in piena autonomia. Allo stesso modo, è stata annunciata la contestazione alla riunione del Wto prevista il prossimo dicembre a Hong Kong. L'otto marzo partirà da San Paolo nel Brasile la marcia internazionale delle donne che si concluderà il 17 ottobre nel Burkina Faso. E l'elenco potrebbe continuare a lungo con le iniziative contro l'esclusione, sulle mobilitazioni contro il G8 nel luglio prossimo in Scozia o la campagna per la riforma dell'Onu che dovrebbe culminare in una giornata di mobilitazione il 10 settembre prossimo, alla vigilia della riunione dei capi di stato a New York (il testo integrale è scaricabile dal sito www.forumsocialmundial.org.br). Alla fine della cerimonia di lettura, Stedile ha detto che «è arrivato il momento di tornare a casa, sapendo che nel mondo ci sono centinaia di milioni di donne e uomini che si stanno mobilitando sulle cose che ci stanno a cuore».

Un movimento geneticamente modificato

«La scommessa di Porto Alegre - dice il presidente dell'Arci Paolo Beni - è stata vinta. Abbiamo discusso per passare all'azione. E lo faremo, una volta tornati a casa». Un ottimismo contagioso che fa sorridere chi esce dal tendone per dirigersi alla manifestazione di chiusura. Più distaccato è invece l'ex Attac Christophe Aguitton, che in un capannello esprime la sua soddisfazione ma non nasconde le difficoltà del movimento. «Appena cominciamo ad approfondire un tema, emergono diversità che alcune volte hanno paralizzato la nostra azione». L'attivista francese forse si riferiva alla difficoltà del movimento nel suo paese, ma anche alcuni italiani non nascondono le loro perplessità su questo caotico avvicendarsi di posizioni che si rincorrono o sovrappongono l'una sull'altra.

C'è chi nota inoltre che di lavoro nel documento non si parla, mentre di precarietà e di cambiamenti del mercato del lavoro se n'è discusso molto in questi giorni. Mentre un mediattivista si imbestialisce perché non c'è nessun riferimento alla comunicazione. Sta di fatto che questo movimento, da sempre ostile agli organismi geneticamente modificati, esce da Porto Alegre con un vistoso mutamento nella sua genetica operato dagli stessi attivisti.

In primo luogo è un movimento plurale che non ama le sintesi «superiori», anzi spesso indulge su una mistica del fare che lo porta a rappresentarsi come autosufficiente. Ma è anche un catalizzatore di passione che porta persone normalmente caute a lasciar perdere la cautela. E ieri, forse perché tutto era finito e tutti si potevano rilassare, il corteo di chiusura era un unico sorriso.