L'amministrazione Bush sposta a Baghdad l'ex ambasciatore a Kabul
Nuovo ambasciatore USA in Iraq, in sostituzione di J. Negroponte (diventato capo di tutti gli spioni) ecco l'ex ambasciatore in Afghanistan, protetto di Cheney
data: 07 Aprile 2005
autore: Mi. Co.
fonte: il manifesto
Arriva Khalilzad, neocon amico dei talebani ||

L'amministrazione Bush sposta a Baghdad l'ex ambasciatore a Kabul, protetto di Cheney.||
Dopo Negroponte... Lobbista della guerra, neoconservatore convinto, legato all'estremismo islamico che utilizzò in funzione anti-sovietica, ex uomo del gigante petrolifero Unocal. «King Zal» è il volto nuovo della diplomazia Usa in Iraq ||
«È uno dei nostri migliori diplomatici, con una grande esperienza nella costruzione di consenso e nel raggiungimento di risultati in situazioni molto difficili», ha dichiarato l'altroieri il segretario di stato, Condoleezza Rice, annunciando la scelta di Zalmay Khalilzad come prossimo ambasciatore statunitense in Iraq. Come dire, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Se per sedersi sulla poltrona lasciata libera da John Negroponte, diventato capo della nuova agenzia che coordinerà l'intelligence americana, il 54enne Khalilzad dovrà aspettare l'approvazione del senato Usa, «king Zal» - come lo chiamano a Washington - conosce molto bene Baghdad, essendo già stato, prima dell'invasione angloamericana della Mesopotamia nel marzo 2003, inviato statunitense per «liberare gli iracheni». Dopodiché re Zal, afghano di nascitae americano d'adozione, fu spedito a Kabul, dove per sedici mesi ha rappresentato l'amministrazione Bush. Ora verrà mandato in fretta e furia in Iraq, dove dovrà tentare di mettere d'accordo sciiti, kurdi e sunniti prima che il pasticciccio del nuovo governo che due mesi dopo le elezioni non riesce ancora a nascere si faccia ingestibile per l'amministrazione che ha voluto a tutti i costi il voto del 30 gennaio, per mostrare al mondo le meraviglie della democrazia esportata con le armi.

Lui intanto ha dichiarato il suo obiettivo: «per successo intendo un Iraq che possa reggersi sulle proprie gambe per quanto riguarda la capacità di garantire la sicurezza dei propri cittadini, il controllo delle frontiere, la fornitura di servizi essenziali e la creazione delle infrastrutture per lo sviluppo del settore privato». Tutto ciò che al momento è solo un miraggio. «Ci vorrà tempo, non sarà facile - ha concluso - ma quando gli iracheni ce la faranno, allora diventeranno un esempio di democrazia per tutta la regione». Khalilzad viene descritto come una delle personalità più influenti sul governo repubblicano, un diplomatico con legami strettissimi con i neoconservatori e con il vice presidente Dick Cheney. Ha lavorato con il presidente della Banca mondiale, il superfalco Paul Wolfowitz, nell'amministrazione di Ronald Reagan e in quella di Bush senior. È stato uno dei principali sostenitori della cosiddetta «guerra al terrorismo», attraverso un'intensa attività di lobbying esercitata tramite il «Project for a new american century», un pensatoio ultrà fondato nel 1997 per «promuovere la leadership globale americana» di cui fa parte il gotha dei neoconservatori americani: da Norman Podhoretz a Donald Kagan, da Elliott Abrams a I. Lewis Libby.

Ma soprattutto è stato accusato di legami con quegli stessi estremisti islamici che ora si trova a combattere e criticato per aver lavorato per la Unocal, il gigante dell'estrazione petrolifera che ha fatto a lungo affari con i governi più repressivi del pianeta, non ultimo quello dei taleban. Nella metà degli anni `90 il prossimo ambasciatore Usa a Baghdad era consulente della Unocal e proprio in questa veste, nel dicembre del 1997, ricevette in Texas una delegazione di taleban per discutere del progetto di un oleodotto che avrebbe dovuto estendersi dal Turkmenistan al Pakistan. Nonostante i suoi legami con gli studenti coranici afghani risalissero ai tempi dell'amministrazione Reagan - quando aveva dato una mano ai fondamentalisti per scacciare i sovietici dal paese - nel momento in cui emersero i legami tra al Qaeda e i taleban, Khalilzad voltò le spalle agli amici di un tempo.

Sponsorizzato soprattutto da Cheney, Khalilzad s'avvia ora ad affrontare l'avventura irachena. In Afghanistan, dopo aver sostenuto gli estremisti islamici e fatto affari con i taleban, si è lasciato alle spalle un presidente, Karzai, che controlla poco più della capitale Kabul, le zone meridionali del paese ostaggio della guerriglia antiamericana e un sitema economico che le Nazioni unite hanno recentemente definito «narcoeconomia», dove la coltivazione del papavero da oppio costituisce il 60% del prodotto interno lordo. Avanti con l'Iraq, prossimo esperimento di democrazia alla Khalilzad.


Postato da Natale