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Del tutto casualmente, il dibattito sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero, in primis l'Afghanistan, cade in prossimità del quarto anniversario dell'attacco americano all'Iraq. Come ogni anno, manifestazioni di protesta sono state indette in diverse città del mondo, anche se l'intensità e la partecipazione non sono le stesse del primo anno di conflitto, fatta eccezione per i movimenti no war statunitensi e inglesi, più direttamente impegnati nella «guerra al terrorismo». La mobilitazione mondiale è stata lanciata ancora una volta dal Forum sociale mondiale, quest'anno svoltosi a Nairobi. In Italia, ormai per il terzo anno di fila, a prendere in pugno l'organizzazione è il «comitato no war», composto da Cobas, Forum Palestina, dal Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando e da altri gruppi antimperialisti e antagonisti. Ma le adesioni potrebbero allargarsi nei prossimi giorni anche ad altre aree di movimento (un invito esplicito è stato rivolto agli ex disobbedienti). Staranno a guardare non solo i partiti politici della sinistra radicale (fatta eccezione per la «sinistra critica» del Prc) ma anche numerose reti e associazioni pacifiste, dalla Tavola della pace all'Arci. La manifestazione, che si svolgerà a Roma sabato 17 marzo (ore 15 piazza Esedra) sarà ovviamente centrata sul ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan (avendo già ottenuto quello dall'Iraq) e sull'opposizione alle basi militari nel nostro paese, a partire da quella che dovrebbe essere costruita a Vicenza.
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