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Qualche zelante scherano del vero "Asse del Male" [Bush, Blair, Aznar e quell'altro, com'è che si chiama?] cerca ancora di negare l'evidenza, di sottostimare, pesare col bilancino, fare distinguo ai quali nessuno più porge orecchio, ma - per dirla con trivialità - "non ci sono cazzi": sabato abbiamo *davvero* fatto la Storia.
Quel che è avvenuto non ha precedenti, l'infinitamente rievocato carattere "internazionale" del Sessantotto diventa poca cosa rispetto alla prima manifestazione planetaria in simultanea della storia dell'umanità.Manifestazione lanciata dal Forum Sociale Europeo e rilanciata dal Forum Sociale Mondiale: c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di definirli [o di definirsi, ahimè!] "no global"?! Se le cose andranno nel verso giusto [e bisogna lottare perché ciò avvenga], gli storici del futuro vedranno l'intero ciclo di lotte sociali che noi chiamiamo "Sessantotto" come pròdromo, preludio, *promessa* delle ben più significative lotte del XXI°secolo. Altro che "ultimo rigurgito delle ideologie ottocentesche", o idiozie del genere: *anticipazione degli odierni movimenti globali*, scheggia di futuro conficcata nell'epoca degli stati-nazione.
Noi che eravamo a Roma abbiamo fatto la Storia due volte, perché Lorsignori possono dire quel che vogliono, ma quella di sabato è stata la manifestazione più grande di tutti i tempi a livello mondiale. Può darsiche il Partito Comunista Cinese abbia qualche volta radunato folle più numerose, ma si trattava di eventi ben poco spontanei, a rigida coreografia governativa, quindi non contano.
Dopo la giornata di sabato, acquista un nuovo, abbacinante significato loslogan dei mediattivisti di tutto il mondo, da Seattle in avanti: "Don't hate the media, become the media". Sì, perché da oggi è ufficiale che i media siamo noi, e intendo *noi tutti*: cosa può fare la meschina, petulante disinformazja di un regime contro il passaparola di chi ha partecipato a uno dei più grandi eventi di sempre? Il passaparola gioioso di tre milioni e mezzo di persone a Roma e decine di milioni nel resto del mondo?
Negli ultimi tre anni di lotte si è fatto sempre più evidente, ma oggi salta agli occhi e alle orecchie: la nostra comunicazione può fare tranquillamente a meno dell'informazione ufficiale, televisiva, piramidale. Nel corso dei decenni, a volte lavorando nell'invisibilità, i movimenti si sono dotati di reti e strumenti e linguaggi che permettono loro di comunicare *sotto, intorno e al di sopra* dei media ufficiali, costeggiando i bordi di quel buco nero del senso in cui affogano le "maggioranze silenziose", che maggioranze non sono più. Sopratutto, i movimenti si sono dotati di un immaginario che non paga più debiti allo sconfittismo, che costruisce comunità e sa di rappresentare il punto di vista del pianeta.
I famosi "cento fiori" di cui ci si auspicava lo sbocciare sono già qui, sul prato del mondo: la Rete, le radio, le tv di strada, i canali satellitari, le fanzines, la stampa indipendente ma soprattutto *i racconti*, la mitopoiesi, il passaparola. La grande narrazione che ci consegnano è questa: i movimenti di movimenti sono la vera globalizzazione.
Questo messaggio spiazza completamente chi, anche a sinistra, pensa ancora in termini di "piccole patrie" [letterali e/o metaforiche], o pensa che i movimenti siano alleanze copia-e-incolla tra ceti politici.
Il nuovo significato dello slogan "Non odiare i media, diventa i media" è anche: non dedichiamoci troppo alle geremiadi sull'informazione ufficiale, il conflitto di interessi, l'onnipervasività del b********ismo etc.
Smettiamola di stracciarci le vesti. Ce ne siamo accorti o no che i movimenti europei e mondiali guardano all'Italia come alla postazione più avanzata dello scontro tra le nuove comunità operose e un potere che si dibatte in una camera imbottita in attesa della thorazina?
Da quando questo governo si è insediato abbiamo proiettato all'estero un'immagine schizofrenica, riassunta nella domanda che mi è stata fatta molte volte durante viaggi all'estero: "Com'è possibile che in Italia ci siano i movimenti più forti, creativi e influenti se ho sentito dire che tutta l'informazione è in mano a B*********?". Io ho sempre cercato di spiegare che B******** ha soltanto piantato una bandierina sulla punta dell'iceberg dell'informazione, non ha alcun controllo su ciò che sta sotto l'acqua, ciò che sta per speronare il suo dominio [non vedete che i topi abbandonano la nave prima ancora dell'urto?].
È il governo B********* a essere circondato, isolato, disorientato, non certo noi. Questa situazione è evidente da almeno un anno, ma i movimenti stessi hanno faticato ad accorgersene, perché spesso - pur essendo più avanzati nelle pratiche della comunicazione, e maggiormente in grado di *intuire* come stavano le cose - hanno introiettato la visione sconfittista e arretrata dei loro ceti politici [Ds, Prc, Disobbedienti, non fa nessuna differenza).
Dopo il dibattito all'Onu di venerdì scorso e la manifestazione mondiale del giorno dopo, lo stesso isolamento lo scontano George W. Bush, la sua psicopatica amministrazione e i suoi servi sparsi per il mondo, anche se i loro progetti di guerra sono lungi dall'essere bloccati. Tre anni e più di rinascita dei movimenti hanno influenzato le pubbliche opinioni d'Europa, hanno decretato che il liberismo e la guerra sono fuori moda, hanno iniziato a costruire un nuovo *spazio pubblico europeo* che non è più l'Europa liberista e vassalla di Maastricht e delle guerre umanitarie.
Ecco, questo è ciò che ho visto sabato, testimone e protagonista di una vera e propria festosa invasione: la costruzione di un nuovo spazio pubblico, di una sfera pubblica non-statale, da parte della moltitudine.
Occorre continuare a muoversi, comunicare, alimentare il passaparola, perché sempre più persone se ne accorgano.
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