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Sara ha 23 anni e da tre mesi è sposata con Ala'a un ragazzo palestinese di 25 anni che vive a Halhul.
Il destino di Sara si incrocia con la Palestina circa tre anni fa, quando partecipa ad un campo di lavoro vicino a Betlemme. Da allora Sara collabora con ong italiane e locali a Hebron e a Gerusalemme e in Italia torna ormai solo per brevi periodi.
Alla vigilia delle feste era a Milano, dopo un lungo periodo di lavoro e il prolungato coprifuoco imposto a Hebron alla fine di ottobre, che aveva paralizzato la vita anche dei villaggi limitrofi, compreso Halhul, dove abita Sara.
Ma il viaggio voleva essere anche l'occasione di incontro tra la famiglia di Sara e Ala'a.
Ma Ala'a non è ancora riuscito ad arrivare in Italia.
Il giorno che doveva partire Ala'a viene rimandato indietro dalle autorità del confine giordano, nonostante avesse con lui il passaporto palestinese appena rinnovato, il visto in corso di validità rilasciato dal Consolato italiano di Gerusalemme per ricongiungimento familiare e del biglietto aereo Amman/Milano-Milano/Amman.
I funzionari giordani in frontiera dicono che non è autorizzato a mettere piede in Giordania perchè sprovvisto di uno speciale permesso rilasciato dal Ministero degli Interni giordano e ottenuto tramite un parente residente in
Giordania.
Sara, dall'Italia, cerca di aiutare il marito e si mette a fare telefonate all'impazzata: chiama l'Ambasciata giordana di Milano dove, molto sgarbatamente, le rispondono che loro non hanno nessun potere a riguardo; chiama il Ministero degli Esteri italiano dove le dicono che sono faccende tra Palestinesi e Giordani e non sono argomenti di loro competenza; chiama l'Ambasciata giordana a Tel Aviv dove già dalle 13.00, ora locale, gli uffici risultano chiusi e l'ultimo impiegato rimasto in servizio le dice in arabo [perché l'inglese non lo parla!] che lui non può esserle d'aiuto.
Nelle stesse ore in cui Ala'a è in viaggio verso casa, Sara cerco ancora di fare chiarezza e trova su internet qualche articolo sulle nuove misure restrittive per impedire un nuovo afflusso di rifugiati palestinesi in Giordania. Effettivamente c'è un riferimento a questo permesso del Ministero, ma vengono elencati anche alcuni casi speciali per cui tale permesso non è necessario, come ad esempio funerali, ricoveri ospedalieri... ed anche transiti!
Appena Ala'a arriva a casa, stanco e arrabbiato, Sara lo chiama per dirgli quello che ha scoperto. Sono confusi e non capiscono cosa devono fare. Si sentono vittime della sfortuna, di uno sbaglio enorme. Non avevano mai sentito parlare di queste limitazioni e di questa nuova legge.
Apprese queste notizie, Ala'a due giorni dopo ci riprova. Anche perché avevano saputo che uomini d'affari palestinesi, diretti in Italia, avevano passato il confine senza permesso. Ma dopo 11 ore di viaggio e snervanti attese in frontiera, Ala'a è rimandato indietro ancora una volta, senza possibilità alcuna.
È tarda notte sul ponte King Hussein [Allemby]. Un suggestivo tramonto saluta le luci del giorno, il freddo si fa pungente e con Ala'a restano solo i funzionari del ponte. Ala'a, che mai si è scoraggiato, tenta ancora una volta di far valere i suoi diritti: andare in Italia e ricongiungersi a sua moglie che ha sposato da appena due mesi.
Un uomo il cui appellativo è "Pascià", in rispetto alla nobile famiglia giordana a cui appartiene, e a cui tutti gli altri funzionari fanno capo, dopo aver ascoltato le ragioni di Ala'a, gli dice che chi ha inventato questa legge doveva essere ubriaco. Forse mosso da un certo senso di colpa
dice anche che è dispiaciuto, ma che non può fare niente.
Superato l'ultimo check point sul ponte, Ala'a non trova taxi per raggiungere Gerico. Ormai non ci sono più viaggiatori a quell'ora. Tutti sono a casa, a mangiare e a festeggiare con la propria famiglia il primo giorno di Aid Al Fitr, dopo la fine del Ramadan. Ala'a è invece solo, in mezzo alla strada... con il cellulare quasi scarico... e il suo pacchetto di sigarette ormai finito. È dalla sera precedente che non tocca cibo o acqua: è affamato, stanco, triste e scoraggiato. La notte gli sembra più nera del solito, sebbene la luna in cielo sia grande e luminosa. Non sa cosa fare, dove andare e decide di passare la notte all'aperto.
Sara, dall'Italia, dal calduccio della sua casa, con la pancia piena, si sente in colpa. È preoccupata, non può fare nulla per aiutarlo, si sente impotente. Ripete a se stessa che non è giusto. Vorrebbe tanto parlargli, rassicurarlo, ma ha paura di chiamarlo ... e se poi il cellulare si scarica definitivamente e lui ne ha ancora bisogno per emergenze?
Ala'a solo il giorno dopo alle 13 arriva finalmente a casa, a Halhul. E sebbene questi primi due tentativi siano andati male, Ala'a e Sara non si perdiono d'animo, si fanno forza a vicenda e decidono di seguire le procedure alla lettera e di richiedere al Ministero il permesso d'ingresso.
Con l'aiuto di uno zio di Ala'a, residente ad Amman che garantisce per lui, ottiene finalmente un permesso, ma di durata troppo breve: il giorno in cui lo riceve via fax dallo zio è già scaduto! Lo zio allora lo fa rinnovare e così passa altro tempo e altri soldi se ne vanno dalle tasche di Ala'a, che è ancora uno studente.
Tutte le feste ormai sono finite, Sara e Ala'a non sono riusciti a stare insieme. La famiglia di Sara a Milano decide di lasciare l'albero di Natale e gli addobbi fino all'arrivo di Ala'a. Avevano comprato anche del salmone, pandoro, torrone... che aspettano di mangiare con lui.
I primi di gennaio Ala'a è di nuovo pronto a partire: le valigie sono chiuse, il biglietto aereo e il permesso li ha nella tasca della giacca. Sara lo chiama per augurargli buona fortuna, per dirgli di stare attento e per fargli sapere che comunque andranno le cose la sua famiglia gli vuole bene, anche a distanza, di non perdere mai la speranza.
Ma il giorno prima, a Halhul, c'era stato il coprifuoco. Dopo l'ultimo attentato a Tel Aviv nuovi posti di blocco in tutta la Cisgiordania e Striscia di Gaza. Tutte le strade intorno a Hebron chiuse. Raggiungere Betlemme e il pulmino per Gerico è un'impresa impossibile.
Sulla strada verso un villaggio a nord di Hebron, Ala'a incontra anche degli uomini di ritorno da Wadi Al-Nar [La Valle del Fuoco], sulla via per Gerico. Gli dicono che le forze di sicurezza israeliane hanno istituito un nuovo check point e che cento metri prima di quello i soldati fermano tutti quelli che si avvicinano, li fanno spogliare completamente e poi, con il fucile puntato addosso, chiedono quale parte del loro corpo preferiscono che gli venga rotta: una gamba, un braccio, la testa...
Ala'a si spaventa e ritorna a casa, é impossibile spiegare come si sente. Si sforza di trovare una soluzione, come se tutto dipendesse da lui, dalle sue abilità. Accende il televisore e le notizie che aggiornano la situazione nei
Territori si susseguono drammaticamente: missili su Gaza, Nablus rioccupata, posti di blocco ovunque, e una nuova restrizione decisa ad altissimo livello dal Governo Sharon, appena dopo l'attentato a Tel Aviv:"Nessun palestinese tra i 16 e 35 anni può lasciare la Cisgiordania e la striscia di Gaza, fino a data da definirsi".
Ala'a chiama Sara e l'avvisa. I familiari mettono in cantina l'albero di Natale e forse prima o poi a cena mangeranno salmone: Ala'a non arriva più.
Sara e Ala'a sono comunque felici. Continuano a ridere insieme al telefono. Sara gli racconta che, dopo tutto quello che ha vissuto, il padre è preoccupato che sia lui il prossimo kamikaze. Ala'a ha risposto che ora più che mai vuole venire in Italia e ha tante ragioni per amare la vita.
Ala'a non si arrende. E Sara lo aspetto in Italia.
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