Genocidio, processo per Sharon
SABRA E CHATILA L'alta corte belga delibera: l'attuale premier israeliano sarà processato, alla fine del suo mandato, per le sue responsabilità nella strage del 1982 nel campo profughi palestinese
data: 13 Febbraio 2003
autore: STEFANO CHIARINI
fonte: il manifesto
Ariel Sharon e i suoi generali responsabili del massacro di oltre 3000 palestinesi nel campo di Sabra e Chatila durante l'invasione del 1982 potranno essere giudicati per crimini di guerra e genocidio davanti ad una corte penale belga. L'Alta corte di Bruxelles, rovesciando una precedente delibera della Corte di appello, ha deciso che il procedimento penale a carico dell'allora ministro della difesa e dei suoi complici potrà continuare il suo iter giudiziario anche se Ariel Sharon potrà essere incriminato ed eventualmente arrestato solamente al termine del suo mandato di Primo ministro. Invece nessuna immunità per tutti i responsabili a cominciare da Amos Yaron, allora comandante della piazza di Beirut ed oggi Direttore generale del Ministero della difesa israeliano incaricato di tenere i collegamenti con il Pentagono in vista di una possibile guerra all'Iraq.

Durissima la reazione del Ministro degli esteri israeliano Netanyahu che ha definito «scandalosa» la decisione del Tribunale belga, ha richiamato il proprio ambasciatore a Bruxelles e convocato per oggi il rappresentante diplomatico belga a Tel Aviv. Il ministro degli esteri israeliano ha inoltre sostenuto che tale decisione «indebolisce la lotta contro il terrorismo» e ha minacciato «una risposta molto severa». Entusiaste invece le reazioni delle 23 famiglie di vittime e dei sopravvissuti al massacro e del Comitato internazionale «Per non dimenticare Chatila». «La via verso un processo per i responsabili di quel massacro per il quale ancora nessuno ha pagato - ci dice l'avvocato Chibli Mallat che ha redatto la denuncia per crimini di guerra e contro l'umanità - è finalmente aperta. Se, come spero, si arriverà al processo i documenti e le testimonianze in nostro possesso non potranno che portare ad una condanna di Sharon e dei suoi complici». Nell'estate del 2001, ai legali delle famiglie delle vittime sono infatti giunti da una fonte misteriosa, probabilmente israeliana o statunitense, numerosi documenti con le trascrizioni degli incontri tra i comandanti dell'esercito di Tel Aviv ed i leader delle falangi libanesi, autori materiali dell'eccidio, dai quali emergono con chiarezza le responsabilità del governo israeliano.

La denuncia contro l'attuale Primo ministro israeliano è stata possibile in quanto il Parlamento belga ha approvato nel 1993 (e successivamente modificato nel 1999) una legge sulla «Giurisdizione universale» nel caso di crimini di guerra o crimini contro l'umanità. In altri termini chiunque può essere giudicato per tali reati anche se essi sono stati commessi all'estero da cittadini stranieri. La denuncia delle famiglie delle vittime del massacro di Sabra e Chatila - avvenuto tra il 16 e il 18 settembre 1982 a Beirut ovest occupata dall'esercito israeliano ad opera delle milizie falangiste coordinate dall'esercito di Tel Aviv - è inoltre il frutto di un lungo lavoro da parte di giuristi, ricercatori ed Ong palestinesi che sono riuscite a raccogliere le testimonianze di 23 familiari di vittime e sopravvissuti. Prezioso a tale riguardo anche il lavoro di alcuni storici come la signora Bayan elHout che con oltre vent'anni è riuscita ad individuare l'identità di circa 1400 vittime del massacro (delle altre, essendo stati spazzati via interi nuclei familiari, ancora non se ne conosce l'identità). Il corso del procedimento a carico di Sharon è stato molto accidentato e ha visto anche la morte, all'indomani della sua decisione di andare in Belgio a testimoniare contro l'attuale premier israeliano, di Elie Hobeika, allora comandante delle forze libanesi esecutori del massacro, in un clamoroso attentato avvenuto nel gennaio dello scorso anno a Beirut.

In un primo momento la Procura Generale belga ha accettato la legittimità della denuncia ma successivamente, nel giugno scorso, le fortissime pressioni del governo israeliano portarono ad una discussa delibera della Corte di appello secondo la quale Sharon non poteva essere giudicato in quanto non presente sul suolo belga. Una decisione che secondo gli avvocati delle famiglie avrebbe minato il principio della «Giurisdizione universale» della legge del 1993 che ribadisce la non esistenza di alcune immunità nel caso di crimini di guerra e contro l'umanità. Questa decisione sembra essere una risposta anche alle enormi pressioni e minacce rivolte da Israele al governo di Bruxelles e più in generale all'Unione europea di fronte alle richieste di un congelamento del Trattato di associazione di Israele all'Ue per la violazione dei diritti umani della popolazione palestinese nei territori occupati. In molti, e non solo in Palestina o in Libano, si è accesa ieri la speranza che le vittime di quell'orrendo massacro potranno finalmente avere giustizia.