«Bloccheremo George Bush»
In piazza il 4 giugno I pacifisti si preparano a contestare la visita del presidente Usa: non accetteremo zone rosse. Nel mirino anche la parata militare del 2 giugno
data: 12 Maggio 2004
autore: ANGELO MASTRANDREA
fonte: http://www.ilmanifesto.it
Opporsi a qualsiasi proposito di creare una zona rossa nel centro di Roma per consentire a George W. Bush di spostarsi a suo piacimento nella capitale, chiedere la disponibilità di una o più piazze centrali per rendere visibile la contestazione, rilanciare in maniera massiccia la campagna delle bandiere arcobaleno dei balconi, costruire una mobilitazione simile a quella che a Londra il 20 novembre scorso ha accolto il presidente Usa.
In quel caso, vista l'imponenza della manifestazione, con centinaia di migliaia di persone in piazza, i pacifisti decisero di contravvenire alle imposizioni della polizia e partirono indisturbati in corteo verso Trafalgar square, dove fu simbolicamente abbattuta una statua fantoccio del presidente americano.
E' così che il movimento pacifista si prepara ad accogliere Bush, che sarà a Roma il prossimo 4 giugno per l'anniversario della liberazione della città dal nazifascismo e contemporaneamente per dare una mano all'amico Silvio Berlusconi ad appena dieci giorni dalle elezioni europee.

Ma il presidente Usa potrebbe trovarsi di fronte una città per lui «inospitale», tappezzata di bandiere arcobaleno e con manifestazioni che fonti della stessa questura romana, con qualche preoccupazione anche per via della necessità di dover garantire gli spostamenti in città di George Bush, si attendono massicce. Una larga fetta del movimento pacifista, da Rifondazione comunista al Pdci passando per Cobas, disobbedienti e Attac, si prepara infatti a convocare un corteo che cercherà di avvicinarsi il più possibile al presidente Usa per rinfacciargli il fallimento della guerra in Iraq e soprattutto lo scandalo delle torture sui prigionieri iracheni.
«Il sistematico uso della tortura come arma di guerra dimostra che quelli che sono andati in Iraq dichiarandosi portatori dei diritti umani si sono purtroppo rivelati non dissimili dal loro vecchio amico Saddam Hussein», afferma il segretario del Pdci Oliviero Diliberto annunciando la sua adesione alla manifestazione, così come il verde Paolo Cento, contrario alla partecipazione alle manifestazioni ufficiali e favorevole invece a «far sentire a Bush la pressione pacifista dell'opinione pubblica, anche attraverso la mobilitazione della piazza».

Al contrario di Massimo D'Alema, che ritiene sia «un errore» e «un favore a Berlusconi» scendere in piazza contro Bush. A dargli manforte Dario Franceschini della Margherita, per il quale «non dobbiamo commettere l'errore di mescolare la nostra gratitudine per il ruolo degli Usa nella liberazione dell'Italia dal nazifascismo con il giudizio durissimo sui tragici errori dell'amministrazione Bush».
E per questo «non faremmo bene a sottrarci a eventuali appuntamenti istituzionali», vale a dire partecipare alle iniziative di accoglienza a Bush previste dal governo.
Cosa che fa storcere il naso al comitato Fermiamo la guerra, che ieri si è riunito per la prima volta per discutere il «che fare» in vista del 4 giugno. Tante le proposte portate dalle diverse componenti organizzate e decisione finale rimandata alla prossima settimana, anche perché non c'è unanimità di vedute in particolare sull'opportunità di organizzare un corteo. Contrari Cgil, che auspica «il vuoto attorno a Bush», e Tavola della pace (ieri assente), mentre altre componenti, come la Rete Lilliput, vedono di malocchio una manifestazione nella quale si riproduca la logica «genovese» dell'assedio alla zona rossa, e per questo «difficilmente gestibile», ma si dicono invece favorevoli ad altre iniziative che rendano visibile l'opposizione alla guerra e al presidente americano, a partire dalle piazze tematiche, una delle quali potrebbe essere dedicata alle violazioni dei diritti umani.

Su una cosa sono però tutti d'accordo: non bisogna accettare la blindatura della città, un'idea che considerano «folle anche dal punto di vista dell'ordine pubblico», perché come nei giorni del G8 innescherebbe il meccanismo dell'assedio.
Alla prefettura verrà chiesto di poter manifestare a piazza Venezia o comunque nel centro cittadino e non in periferia, mentre è condivisa la necessità dell'avvio immediato di una campagna sui misfatti dell'amministrazione statunitense.
Le mobilitazioni potrebbero addirittura cominciare il 2 giugno, con la contestazione della parata militare in piazza Venezia in occasione della festa della repubblica. Una parata che da qualche anno è stata restaurata, per iniziativa del presidente della repubblica Ciampi, e che quest'anno i pacifisti ritengono più offensiva del solito perché suonerebbe come uno spot della partecipazione italiana alla guerra in Iraq.
Verranno anche presi contatti con il movimento pacifista francese che si sta organizzando in vista dell'arrivo di Bush per celebrare l'anniversario dello sbarco in Normandia, il 6 giugno.
In questi giorni si stanno riunendo un po' tutte le componenti organizzate del movimento.
Le più radicali stanno al di fuori del comitato Fermiamo la guerra e con esse, dice Piero Bernocchi dei Cobas, «dovremmo cercare un dialogo» per evitare che la piazza del 4 giugno risulti ingestibile.
Mentre il coordinamento per la pace romano ha già previsto delle iniziative per il 2 marzo, quando i ponti sul Tevere saranno imbandierati d'arcobaleno e su quelli pedonali si svolgeranno spettacoli e altre iniziative.



Postato da Fausto