COMUNICATI STAMPA
COMUNICATI STAMPA
UN PONTE PER...
Guerre&Pace
Luisa MORGANTINI
Emergency
CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA' (ICS)
TERRE DES HOMMES ITALIA
Beati i costruttori di pace
Pax Christi
Lettera di PeaceLink all'Arma dei Carabinieri
CGIL
CISL
COBAS
CUB
TORINO CONTRO LA GUERRA
UN PONTE PER...
CORDOGLIO PER LE VITTIME, IMMEDIATO RITIRO DEL CONTINGENTE
Il grave attentato che ha colpito il contingente italiano
in Iraq era prevedibile, lo temevamo e purtroppo è accaduto.
Il nostro primo pensiero va ai famigliari delle vittime
italiane ed irachene di questa grande e assurda tragedia a cui facciamo giungere
il nostro cordoglio e la nostra solidarietà.
Ma la solidarietà non può esimerci dal richiamare quello
che abbiamo affermato da sempre: l'invio del contingente militare ha di fatto
trasformato il nostro paese in una "potenza occupante".
La missione italiana non è una missione di pace, i nostri
soldati sono in guerra. Riteniamo irresponsabile e immorale mettere in gioco la
vita dei giovani del nostro paese, mandati in Iraq contro la volontà del popolo
italiano, a sostegno della guerra di Bush e per permettere al nostro governo di
partecipare ai lucrosi contratti della ricostruzione.
Oggi più che mai è necessario ritirare immediatamente il
contingente italiano prima che altri tragici episodi luttuosi si ripetano.
L'Italia deve unirsi ai paesi europei come Francia e
Germania che non hanno mandato soldati e stanno adoperandosi per la restituzione
del paese agli iracheni dando pieno mandato all'Onu per gestire la difficile
situazione e avviare un reale processo di democratizzazione.
Oggi più che mai è necessario che il popolo della pace
si mobiliti perché cessi l'occupazione dell'Iraq e venga restituito il paese
agli iracheni.
Roma, 12 novembre 2003
UN PONTE PER...
Lello Rienzi ufficio stampa e comunicazione
tel. +39 066780808 - 3389110373 - fax 066793968
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Guerre&Pace
CORDOGLIO PER LE VITTIME
NESSUNA SOLIDARIETÀ CON IL GOVERNO ITALIANO
RESPONSABILE PRIMO DELLA TRAGEDIA
Un numero ancora imprecisato di carabinieri e militari
della forza d'occupazione italiana in Iraq sono stati uccisi o feriti, insieme a
civili iracheni, a seguito di un attentato kamikaze contro la base militare di
Nassirya a sud-est di Bagdad. Questa gravissima tragedia suscita profonda
emozione, cordoglio e sentimenti di solidarietà verso tutte le vittime,
italiane e irachene, e verso i loro famigliari. Ma suscita anche profondo sdegno
per il rivoltante cinismo di un governo che non esita a usare la vita di nostri
concittadini e quella dei cittadini iracheni (vittime 'collaterali' dei
quotidiani attentati contro gli occupanti) come merce di scambio per acquistare
benemerenze presso Bush. Altrettanto sdegno suscita lo sciacallesco tentativo
del governo Berlusconi di far leva sul sentimento di 'amor patrio' per lucrare
anche sui morti e trasformare il loro sangue in voti.
I soldati italiani non sono caduti oggi, ma il 14 maggio,
quando governo e maggioranza del parlamento hanno deciso di mandarli a morire
non per combattere il terrorismo internazionale, come va dicendo falsamente
Ciampi, ma per sostenere l'aggressione e l'occupazione volute dagli Stati uniti.
Il cordoglio e la solidarietà con le vittime non può
trasformarsi, neppure nel momento della tragedia, in solidarietà con il governo
italiano, corresponsabile insieme agli Usa e alla Gran Bretagna di quei morti e
delle sofferenze inflitte da oltre dodici anni al popolo iracheno. L'odierna
tragedia rende più urgente pretendere la fine dell'occupazione, la restituzione
dell'Iraq agli iracheni, il ritiro immediato di tutte le truppe italiane.
Walter Peruzzi - Guerre&Pace
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Luisa MORGANTINI
DOLORE PER LE VITTIME.
BASTA CON LE TRAGEDIE ANNUNCIATE.
BISOGNA RITIRARE GLI ESERCITI DALL'IRAQ
L'orrore continua. Luisa MORGANTINI esprime cordoglio per
i familiari e dolore per le vittime, sempre più numerose, che si contano tra le
forze d'occupazione ed i civili iracheni, che continuano a pagare il prezzo di
questa guerra ingiusta, fatta in nome della libertà e della democrazia, ma che
nasconde solo interessi economici e volontà di dominio. Una guerra che
l'opinione pubblica in Italia e nel mondo ha condannato da principio.
Oggi ci troviamo davanti ai frutti di una tragedia
annunciata, "i rischi cui si sapeva di andare incontro" come affermato
dal generale Cabigiosu, consigliere militare italiano per l'Iraq. E'
inaccettabile che il Governo pensi di andare avanti nella missione. Dovrebbe
piuttosto richiamare in patria i nostri soldati e rispondere dell'accaduto di
fronte al Parlamento ed al popolo italiano. Così come dovrebbero fare gli altri
capi di Stato e di governo che hanno deciso di inviare le loro truppe. L'Unione
Europea, da parte sua, deve essere unita in una politica estera comune che
preveda il ripudio della guerra e si opponga alle scelte militari di Bush, che
con il suo fondamentalismo sta facendo di questo mondo un arsenale militare ed
un cimitero, dove insieme ai corpi straziati delle vittime si sotterra il
diritto internazionale.
Luisa MORGANTINI - mentre fa appello a tutte le donne ed
in particolare alle madri per impedire ai nostri soldati di partire - ribadisce
la necessità del ritiro di tutti gli eserciti d'occupazione e di un contestuale
invio di forze di pace delle Nazioni Unite, che non comprenda però quegli
eserciti che hanno fatto parte della coalizione per la guerra e di quei governi
che l'hanno appoggiata.
Bruxelles, 12 novembre 2003
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Militari italiani uccisi in Iraq Il dolore e la
riflessione di Emergency
In Iraq sono stati assassinati militari italiani. Per la
condivisa appartenenza a uno stesso paese, il fatto ci colpisce molto più da
vicino di altri fatti identici. Ma ogni volta che un essere umano muore per
volontà, per decisione e ad opera di un altro essere umano ci assale lo
sgomento che si prova di fronte all'assurdo.
"La guerra è questo", si dirà. Ed è vero. Ma
questa constatazione non può essere un motivo di rassegnazione. "La guerra
è questo" significa che quando si decide di fare una guerra o parteciparvi
si preparano il crimine e la morte. Non una morte inevitabile, che è offesa e
sfida per ogni essere umano, ma una morte che per alcuni ha il sapore di un
successo, di un obiettivo perseguito e raggiunto. Non ci sarebbe rispetto né
umanità nel ridurre l'esistenza stroncata di persone, il dolore dei loro
congiunti, il dolore di tutti, ad argomento di una parte in una
contrapposizione. Lo stretto contatto con il limite estremo che la morte, la
sofferenza e la disperazione costituiscono può e deve provocare la riflessione
di tutti, non la polemica di alcuni.
Nessuno può ridurre questo avvenimento a dimostrazione di
una tesi. Sarebbe insensato sentirlo come la prova di avere o avere avuto
ragione. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione,
quando i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con
l'uccisione. La guerra è questo: è morte e dolore evitabili e voluti,
un'assurda disumanità non commisurabile con nessuna difficoltà, con nessun
problema.
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COMITATO TORINO CONTRO LA GUERRA
BANDIERE DELLA PACE IN LUTTO
Un grande Movimento di donne e uomini attraversò il paese
e l'Europa: il Movimento contro la guerra in Iraq. Milioni di famiglie in Italia
esposero alla propria finestra la bandiera della pace. Quel Movimento chiedeva
che non vi fosse la guerra e, quando questa cominciò, che l'Italia non ne fosse
coinvolta (molte altre nazioni europee non lo furono). Quando il parlamento
italiano votò la missione Nuova Babilonia questo Movimento scese a Roma e fece
una imponente manifestazione nazionale contro questa nefanda politica.
Nonostante la maggioranza del paese fosse contraria, a giugno il contingente
italiano partì per l'Iraq.
Ora un terribile atto di guerra ha colpito direttamente il
contingente italiano in Iraq. Una strage di militari Italiani e civili Iracheni,
perpetrata per mezzo di un attentato dinamitardo. Noi, uomini e donne
che abbiamo lottato senza riserve contro questa guerra, condanniamo con fermezza
la pratica della violenza, ormai giornaliera, che nell'Iraq occupato continua a
mietere vittime oltre che tra i soldati e i sostenitori del passato regime,
anche
tra i civili. Siamo solidali con le famiglie italiane che piangono i figli
caduti. Siamo solidali con tutte le famiglie che temono per la vita dei loro
figli in Iraq. Occorre che tutti i soldati italiani tornino a casa; che
l'appoggio incondizionato del nostro governo all'alleato anglo-americano venga
rimosso; che l'O.N.U. sviluppi una politica "amica" al popolo
iracheno, rispettosa della sua autodeterminazione; che gli eserciti occupanti
lascino il campo a forze diverse; che il sostegno alle Organizzazioni
"veramente" non governative (ONG) che operano senza bisogno di protezione
alcuna, non cessi mai: esse rappresentano parte del "progetto di
pace" poiché sono indipendenti dagli interessi finanziari degli occupanti
il territorio iracheno.
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A RIESPORRE AI PROPRI BALCONI
LA BANDIERA DELLA PACE, LISTATA A LUTTO.
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE AD UN PRESIDIO
GIOVEDI 13 NOVEMBRE, ALLE 17.30 IN PIAZZA CASTELLO, DAVANTI LA PREFETTURA
Torino, 12 novembre 2003
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COMUNICATO STAMPA ICS
Il CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA' (ICS) dichiara:
SOLIDARIETA' ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME
RITIRARE LA MISSIONE MILITARE IN IRAQ
"Il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) esprime
il suo profondo cordoglio alle famiglie dei carabinieri e dei militari italiani
morti per il vile attentato terroristico di questa mattina a Nassirya. E' un
evento tragico che colpisce degli italiani impegnati nella loro funzione e che -
chi è presente con umanitari in Iraq - abbiamo più volte incontrato e da cui
abbiamo conosciuto la difficoltà e i pericoli della missione militare in
corso" dichiara Giulio Marcon, Presidente di ICS. "La nostra
solidarietà umana, la nostra commossa partecipazione al dolore è piena"
continua Marcon. "Consegneremo oggi stesso all'Ambasciata italiana in Iraq
un messaggior di solidarietà" commenta Ernesto Bafine, Coordinatore in
IRaq dei progetti di ICS.
"In questo momento così drammatico - ha ancora
dichiarato Marcon - abbiamo però il dovere di interrompere la presenza militare
italiana, che può essere ulteriormente colpita da altri attentati. Non vogliamo
piangere altre vittime per una missione militare sbagliata e inutile, che non
porta pace, non ha compiti umanitari ed è vista dalla popolazione irachena come
"una forza d'occupazione" e come "nemica". A maggior ragione
- dopo questo drammatico attentato e per il rispetto delle vittime - dobbiamo
evitare altri inutili sacrifici".
La richiesta di interruzione della missione militare
italiana, si accompagna all'appello per moltiplicare gli aiuti umanitari alla
popolazione irachena e di rimettere - veramente - la questione della gestione
della transizione irachena nelle mani della Nazioni Unite, escludendo la
presenza in Iraq di tute quelle forze militari che hanno fatto o sostenuto la
guerra e che - come "forze di occupazione" - si ritrovano
inevitabilmente bersaglio della violenza e del terrorismo.
ICS conferma la continuazione del lavoro dei propri
operatori e dei progetti a Baghdad e Bassora e ribadisce il proprio impegno a
continuare la propria azione umanitaria a favore della popolazione irachena.
Per informazioni o interviste dal campo:
Catherine Dickehage Ufficio Stampa ICS
Tel 06 85355081 - Fax 06 85355083 - Cell 348 5814954
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Milano, 12 novembre 2003
TERRE DES HOMMES ITALIA ESPRIME CORDOGLIO ALLE FAMIGLIE
DEI MILITARI UCCISI E CHIEDE IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DA NASSIRIYA
Terre des hommes Italia esprime profondo dolore per la
morte dei carabinieri e dei soldati italiani uccisi nell'attentato alla base di
Nassiriya e condivide la sofferenza delle famiglie.
Terre des hommes Italia ribadisce la necessità di un
ritiro immediato delle truppe di occupazione, compreso quelle italiane,
impegnate in una vera e propria operazione militare nell'ambito di una guerra
illegittima.
Tdh denuncia i rischi che stanno correndo le
organizzazioni non governative impegnate nelle missioni umanitarie in favore
della popolazione civile irachena, a causa della presenza militare spacciata per
umanitaria.
Terre des Hommes Italia chiede il dispiegamento di una
forza multinazionale di caschi blu sotto comando ONU, legittimata da una
Risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
Nonostante i pericoli, Terre des hommes Italia rimarrà
nel Paese e continuerà ad aiutare i bambini iracheni, dimostrando che un
processo di pace vero è ancora possibile.
Terre des hommes Italia è presente a Baghdad dall'inizio
della guerra. Attualmente sta lavorando alla ristrutturazione di un centro di
accoglienza e di ricreazione in favore dei bambini lavoratori di strada a
Baghdad, e in un progetto di rafforzamento del sistema di ambulatori nel
governatorato di Kerbala.
<Siamo preoccupati per la morte dei soldati italiani.
Quella dell'Italia si è rivelata una falsa missione umanitaria che mette in
pericolo tutta la Comunità dell'Aiuto Umanitario presente in Iraq e la
possibilità di implementare un processo democratico e di ricostruzione nel
Paese - ha dichiarato Raffaele K. Salinari, presidente Tdh Italia - Terre des
hommes Italia continuerà ad aiutare i bambini iracheni e la popolazione civile
come ha sempre fatto: mantenendo la sua posizione di indipendenza, come garanzia
essenziale della nostra credibilità e qualità della nostra opera>.
Per informazioni: ufficio stampa tel. 02 28970418
Raffaele Salinari, presidente Terre des hommes Italia -
tel. 329 22 53 773
Per ulteriori informazioni sui progetti in Iraq: www.tdhitaly.org
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Comunicato "Beati i costruttori di pace"
Associazione Nazionale di Volontariato - Onlus Iscritta al
Registro Regionale delle OO.VV. (L. Reg. Veneto n° 40/93) con D.P.G.R. n° 46
del 12/2/98 (N° Classificazione PD0331) Associata al Dipartimento di Pubblica
Informazione delle Nazioni Unite
Padova, 12 novembre 2003 - Comunicato stampa
"Così non si combatte il terrorismo"
L'Associazione Beati i Costruttori di Pace esprime
cordoglio, solidarietà e grande riconoscenza a tutti i giovani del contingente
italiano e agli iracheni uccisi con loro a Nassiriya, in Iraq.
Sappiamo con quali idealità, dedizione e coraggio molti
di loro affrontano queste missioni difficili. Siamo profondamente addolorati e
vorremmo comunicare la nostra sincera partecipazione a tutte e singole le loro
famiglie.
Ma non possiamo esprimere la nostra solidarietà politica
alla scelta fatta dal Governo italiano. Quanto accaduto speravamo non si
verificasse, perché gli italiani sono amati in Iraq per tutto quello che hanno
fatto per la pace prima, durante e dopo la guerra voluta dal governo di Bush. Ma
il servilismo delle scelte di Governo ha portato i nostri carabinieri e soldati
alle dipendenze della forza occupante statunitense e ha posto un limite
invalicabile. Come forza di occupazione la loro è rimasta una missione di
guerra. L'abbiamo denunciato con chiarezza e continuiamo a farlo. Per questo
richiamiamo tutte le forze politiche italiane a costruire con gli altri Paesi
europei un'altra modalità di presenza internazionale ONU, con il rientro delle
forze di occupazione e governando la transizione con un chiaro riconoscimento
della sovranità del popolo iracheno.
Non è vero che Bush vuole sconfiggere il terrorismo; sono
altri gli scopi reali. I fatti dicono che questo metodo unicamente militare
concentra e incentiva il terrorismo internazionale e ottiene l'effetto
contrario.
Tutti gli appelli all'unità nazionale contro il
terrorismo in questo momento rischiano di risultare ipocriti e ingannare i
cittadini. Noi in Italia sappiamo che il terrorismo può essere superato solo
all'interno della legalità con il consenso e lo sforzo congiunto delle
istituzioni e dei cittadini.
Per questo con dolore affermiamo che la responsabilità
politica delle vittime uccise nell'attentato di Nassiryia ricade sulla scelta
fatta dal Governo italiano. Esprimere solidarietà sincera in questo momento per
noi significa invertire immediatamente la rotta.
Beati i costruttori di pace via Antonio da Tempo 2 - 35131
Padova
Tel. 049/8070522 - Tel./fax 049/8070699
e_mail: beati@libero.it -
www.beati.org
C. F. 92110300289 - ccp 13752357 - c/c 369123L Cassa Risp. PD/RO -
Abi 6225 - Cab 12183
Mariagrazia Bonollo - addetta
stampa Via Bassano del Gr. 54b Sarcedo (VI)
0445 344264 - 348 2202662
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Comunicato stampa Pax Christi - 12 novembre 2003/ 16.15
La violenza produce una violenza più efferata
In questo momento di dolore e di angoscia più che per le
parole c'è spazio per le lacrime. La sezione italiana di Pax Christi -
movimento cattolico internazionale per la pace - esprime vicinanza con la
preghiera solidale ai parenti delle vittime di un attentato terroristico che,
come ogni atto di violenza, non può ricevere mai nessun tipo di attenuante, di
giustificazione e tanto meno di approvazione. Le povere vite che aggiungono i
loro nomi alle troppe vittime che questa guerra ha già mietuto, dimostrano
dolorosamente ancora una volta che la violenza produce soltanto una violenza
più efferata anche quando ci viene presentata come la via inevitabile per la
soluzione delle crisi internazionali.
Proprio in queste stesse ore don Fabio Corazzina e don
Renato Sacco del Consiglio Nazionale di Pax Christi ripartono per l'Iraq per
testimoniare la vicinanza del movimento alla popolazione irachena e per
partecipare all'Ordinazione Episcopale di Mons. Louis Sako nuovo vescovo di
Kirkuk. Con loro vorremo conoscere da vicino i sentimenti e i bisogni più
urgenti della gente che abita il vasto territorio iracheno e promuovere un
progetto di scambi e di conoscenza verso una migliore comprensione reciproca.
D'altra parte è questa la presenza che abbiamo sempre incoraggiato esprimendo
al contempo condanna per ogni soluzione e presenza armata e ogni ricorso alla
violenza.
Preparandoci a celebrare la Giornata Mondiale della Pace,
insieme a Giovanni Paolo II è nostra ferma intenzione ribadire il valore della
nonviolenza contenuto anche nel tema che ci viene proposto: Il diritto
internazionale, una via per la pace. Piangendo la morte di tanti giovani
auspichiamo che ciascuno faccia il proposito in questa ora solenne di ritornare
a rafforzare gli strumenti del diritto internazionale.
Pax Christi Italia
Contatti: Tonio Dell'Olio - 055 2020375
Pax Christi onlus - Segreteria Nazionale
Via Quintole per Le Rose 131 50029 Tavarnuzze FI
tel: 055.2020375 - fax: 055.2020608
info@paxchristi.it - www.paxchristi.it
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Lettera di PeaceLink all'Arma dei Carabinieri -
Inviato: mercoledì 12 novembre 2003
A: CG - URP - Carabinieri;
Lettera di PeaceLink all'Arma dei Carabinieri
Siamo persone impegnate per la pace. Questo orribile
attentato ci fa sentire affratellati al dolore di quanti in questo momento
piangono o sono angosciati per la sorte dei loro cari. PeaceLink esprime
pertanto profondo cordoglio per la morte dei militari italiani.
Vi preghiamo di far giungere i nostri più sinceri
sentimenti di dolore ai familiari delle vittime. Siamo certi di interpretare le
ansie di molti familiari di militari chiedendo il ritiro dei loro parenti da
questa incauta missione.
Per l'Associazione PeaceLink prof. Alessandro Marescotti
______________________________
R: Lettera di PeaceLink all'Arma dei Carabinieri
Gentile Signor Marescotti, ringraziamo Lei e la Sua
Associazione per le espressioni di solidarietà e di vicinanza che avete voluto
inviarci.
Cordialmente
Ufficio Relazioni con il Pubblico dell'Arma dei
Carabinieri Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri Viale Romania, 45 - 00197
ROMA Tel. 06.8098.2935
www.carabinieri.it
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CGIL
Attentato a Nassyria, Epifani: profondo cordoglio alle famiglie e solidarietà all'Arma
Oggi è il momento del dolore, domani bisognerà ridiscutere del ritiro immediato delle truppe
- "La Cgil esprime sincero e profondo cordoglio alle famiglie dei Carabinieri e dei soldati morti nell'attentato terrorista a Nassyria in Iraq e solidarietà all'Arma e alle Forze Armate così duramente colpite - è quanto afferma una dichiarazione il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
Oggi è il momento del dolore per tutto il Paese e per tutte le lavoratrici e i lavoratori italiani.
Domani bisognerà tornare a discutere del senso della presenza delle truppe italiane in quel paese, del ruolo dell'Onu e di quello dell'Europa per trovare soluzione alla tragedia del Medio Oriente.
La Cgil, ieri, oggi, domani, continuerà a sostenere con convinzione la propria opinione: il ritiro immediato delle truppe italiane, ancora più tragicamente motivato e una nuova forte assunzione di responsabilità della comunità internazionale, finalizzata al ritiro dall'Iraq di tutte le truppe straniere, all'autogoverno iracheno e alla soluzione del conflitto israelo - palestinese - conclude Epifani".
(U.S. Cgil ) Roma 12 novembre 2003
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CISL
ATTENTATO IN IRAQ: "Solidarietà e commozione"
SOLIDARIETA’ E COMMOZIONE
Roma, 12 novembre - Il Segretario Generale della CISL, Savino Pezzotta, esprime la più ferma condanna per l’attentato terroristico a Nassirya, e si associa al dolore del Paese per questo tragico evento.
Alle famiglie dei Carabinieri vittime dell’attentato va il nostro primo pensiero di solidarietà e commozione, ed è con amarezza, che ancora una volta ci stringiamo attorno all’Arma dei Carabinieri, che paga con questo sacrificio un ulteriore tributo all’impegno al servizio del Paese e per la pace.
La CISL rivolge un forte appello al Governo Italiano perché rafforzi gli strumenti di protezione dei nostri soldati in Iraq, ed utilizzi il semestre di Presidenza UE per impegnare tutta l’Europa, insieme alle più alte Istituzioni internazionali, a partire dall’ONU, per affermare la pace e la democrazia in Iraq, con l’autogoverno degli Iracheni, ed il ritiro delle truppe straniere.
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CONFEDERAZIONE COBAS
L'attentato contro le Forze Armate Italiane che ha provocato vittime anche tra i civili iracheni ci proietta una volta per tutte in un conflitto che - prima della conta giornaliera dei morti Usa - ha già provocato decine di migliaia di morti tra la popolazione irachena e dal quale solo pochi giorni fa esponenti governativi vantavano di aver lasciato fuori l'Italia.
E' una guerra che il popolo iracheno NON HA SCELTO e che sta subendo così come la subiscono altri popoli nel mondo e CONTRO LA QUALE SIAMO SCESI A DECINE DI MILIONI nelle piazze e nelle strade per chiederne la fine, in Italia, in Europa, nel Mondo.
Non siamo stati ascoltati ed ora anche il contingente italiano ha subito le drammatiche conseguenze di una politica che vuole governare il mondo con l'uso crescente della forza militare: una strategia di estrema violenza - alla quale il Governo Italiano si è accodato - programmata per espropriare i popoli della possibilità di decidere da soli del proprio destino.
All'ipocrisia di chi vorrebbe sfruttare la tristezza e il cordoglio di queste ore, parlando di Unità Nazionale a difesa delle truppe italiane inviate in Iraq e della legittimità dell'intervento militare, preferiamo la solidarietà e l'unità internazionale con quei miliardi di lavoratori e lavoratrici che hanno bandito la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
Per questo abbiamo manifestato e scioperato in primavera, per questo il rifiuto della guerra senza se e senza ma, con o senza ONU, oltre ad essere uno dei principi della Costituzione Italiana rimane il nostro obiettivo e il nostro terreno di scontro quotidiano contro chi invece vuole trasformare la barbarie in una quotidiana normalità.
Fermiamo l'intervento militare in Iraq
Immediato ritiro del contingente italiano in Iraq
No alle spese militari, Si alla casa, al lavoro, al reddito per tutti!
Roma 12 novembre 2003
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CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE
Iraq: solo con il rifiuto della guerra e il ritiro immediato dei soldati potremo evitare nuovi tragici eventi.
La morte di almeno 14 militari italiani in Iraq rende evidente a tutti quello che per mesi il governo ha cercato di nascondere con una martellante e melensa campagna sulla missione di pace: l'Italia è stata coinvolta in una guerra e questa guerra continuerà sino al ritiro delle truppe straniere dall'Iraq.
I responsabili di queste morti, coloro che hanno voluto la guerra, si affrettano oggi a piangere i morti, a manifestare la loro solidarietà alle famiglie, tentando di fuggire alle proprie responsabilità denunciando il terrorismo.
L'immagine dei soldati italiani lontani dalle situazioni a rischio che è stata utilizzata per giustificare il loro invio si dimostra essere, come sapevamo e siamo stati fra i pochi a dire, una menzogna.
Né però va consentito a nessuno di utilizzare queste morti per giustificare a posteriori le scelte del Governo.
La CUB, oggi come nei mesi passati, afferma che la guerra condotta contro l'Iraq non può che essere foriera di nuove distruzioni e di nuovi lutti, la guerra all'esterno è, nei fatti, guerra interna che riduce le libertà politiche, civili e sindacali e le risorse per la sanità, la scuola, le retribuzioni.
Solo rifiutando la guerra impostaci dal governo italiano e, in realtà dai suoi padroni statunitensi, potremo evitare nuovi eventi del genere.
La CUB, di conseguenza, intende continuare nella campagna contro la guerra e per il ritiro immediato dei soldati inviati sui diversi fronti della guerra globale che oggi sta insanguinando il pianeta.
Milano, 12 novembre 2003.
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