Guatemala, la strage a riflettori spenti
Rubo spazio alla guerra dell'Iraq per una non notizia, perché ormai non fanno notizia le stragi dove i riflettori restano spenti. Nessuno perde tempo a pubblicarle. 747 ragazzi con meno di 23 anni sono stati uccisi in Guatemala nel 2003. Quasi sempre uno per volta.
data: 23 Aprile 2004
autore: Maurizio Chierici
fonte: Idee per la sinistra

Corpi lasciati in bella vista sui marciapiedi o davanti ai negozi: proibito rimuoverli.
Esibizione per impaurire.
Poi arriva il carro delle immondizie e li porta via.
Nessuno chiede chi sono.
Guerra segreta delle squadre della morte, scarpe e armi della polizia, ed è il motivo che spiega come mai la polizia non abbia mai aperto un'inchiesta..
Casa Alianza, organizzazione legata alla chiesa cattolica, prova a farlo sapere a chi difende i diritti umani, eppure giornali e Tv mantengono la distrazione.
Se ne riparlerà fra dieci anni, come per il Ruanda.
IlGuatemala deve restare un posto per vacanze e affari, ma anche corridoio
della droga che dalla Colombia risale verso Nord.
Piccoli aeroporti per niente segreti gestiti direttamente dai militari; scali tecnici immersi nella foresta.
L'intero Centroamerica democratizzato dalle democrazie formali imposte dall'amministrazione Reagan-Bush padre, anni Ottanta, è attraversato dalla stessa violenza con radici sempre più robuste nella disgregazione sociale.
In Honduras i ragazzi stesi dalla polizia sono 2190 negli ultimi sei anni.
600 all'anno in Salvador; quasi mille in Nicaragua.
Sfogliando i giornali delle capitali «dove finalmente sono tornate pace e convivenza civile» di quei corpi nessuna traccia.
Solo qualche immagine raccapricciante o lo sdegno di una madre raccolto da El Diario de Hoy, in Salvador: «Davanti alla scuola di mio figlio c'è un piccolo
giardino.
Al mattino i ragazzi che lo attraversano scoprono altri ragazzi distesi sull'erba, insanguinati e senza vita.
Il municipio di Santa Ana dovrebbe raccogliere i cadaveri all'alba per non turbare la sensibilità dei nostri figli. È anche questione di igiene»……
Nemico da abbattere negli ultimi anni della guerra fredda restava il comunismo. All'improvviso diventavano comunisti vescovi e preti che stavano dalla parte dei senza niente.
Le squadre della morte hanno cominciato così.
Nel Guatemala indigeno la Chiesa cercava di rafforzare la cultura della sopravvivenza senza sconvolgere la cultura che gli indios trascinano nei secoli: la proprietà dei terreni attorno ai villaggi restava comune, raccolti divisi con saggezza contadina in contrasto con la programmazione dei neoliberisti e l'ingordigia di latifondo, multinazionali e militari.
Espropri, privatizzazioni, profughi.
I militari guatemaltechi sono forza economica di rispetto: due banche, terreni, fabbriche.
E la dottrina della Sicurezza Nazionale inventata per l' America Latina dalle
amministrazioni Johnson, Nixon e Reagan, li ha trasformati in protagonisti
messianici.
Il problema era sminuire l'influenza della Chiesa di Roma che il Concilio Vaticano II impegnava dalla parte dei poveri: più o meno l'ottanta per cento della popolazione delle cinque repubbliche delle banane.
La dottrina Rockfeller pianifica l'esportazione delle chiese protestanti,
esportazione che la destra religiosa americana estremizza con sette
pentecostali.
Proprio in Guatemala un colpo di stato consacra presidente il generale RiosMontt, primo capo di stato non cattolico nella storia dell'America Latina. Un flusso costante di denaro ne rafforza la dittatura feroce e la conquista delle sette: oggi i protestanti del Guatemala sfiorano il 40 per cento.
Legami stretti con i militari che ne assorbono l'enfasi biblica.
Le chiese sparse nelle campagne diventano «cappelle del comandante» e i teologi in divisa del «cristianesimo rinato» parlano dell'esercito come di «un padre e madre nello stesso tempo».
Cultura talmente radicata da condizionare anche i pochi presidenti democratici, come Cerezo, socialcristiano, il quale distingueva i militari in «intransigenti» e «meno intransigenti» non osando giudicare massacri «a volte necessari».
La non intransigenza prevedeva un pentimento postumo.
Così in 20 anni sono stati uccisi 210 mila contadini.



Postato da Fausto