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Il 2003 è stato un anno record per le esportazioni di armi italiane. I nuovi contratti autorizzati l'anno scorso dal Governo sono stati pari a 1,3 miliardi di euro, con un incremento del 40% rispetto al 2002, mentre le armi fornite sono state pari a 630 milioni di euro, con un aumento del 30% sul 2002. Sono questi alcuni dei dati più significativi contenuti nella relazione che il Governo ha trasmesso nei giorni scorsi al Parlamento sul commercio delle armi. Il documento contiene anche la lista dei paesi acquirenti, che per i nuovi contratti vede al primo posto la Grecia con commesse per quasi 250 milioni di euro per la vendita di aerei da trasporto C-27 dell'Alenia Aeronautica. Seguono Malaysia con 166 milioni, soprattutto per i contratti di siluri navali, la Cina con 127, l'Arabia Saudita con 109, la Francia con 88 milioni per radar, il Pakistan con 70, la Polonia con 49 per torrette navali, la Danimarca con 41, gli Usa e la Finlandia con 37. Fra i paesi con importi minori ci sono l'Egitto con 10, la Turchia con 8, il Messico con 7 e Israele con 3. I paesi Ue hanno assorbito armi per un valore di oltre 500 milioni, quelli asiatici per 412, l'Africa settentrionale e il Medio oriente per 200 milioni, l'America centromeridionale per 25,l'Africa subsahariana per 11 e l'Oceania per 2. La classifica per paese relativa alle armi fornite è invece la seguente: Malaysia con 91, Usa con 62, Siria con 56, Francia con 45 milioni, Egitto con 42, Abu Dhabi con 41. Con forniture di minor valore sono da segnalare India con 24, Regno unito con 22, Turchia con 20, Arabia saudita con 8, Nigeria con 4, Taiwan con 5, Israele con 1,5 e Tunisia con 1. Come in passato le armi italiane sono state vendute a regimi liberticidi, basti pensare alla Cina sottoposta a embargo Ue. L'Unione spinge per l'eliminazione dell'embargo e su questo sono d'accordo in perfetto stile bipartisan sia Berlusconi sia Prodi, mentre il Parlamento europeo si è espresso per il suo mantenimento perché la tutela dei diritti umani «resta insoddisfacente». Leggendo la lista dei nostri clienti vi sono altri paesi violatori, ad esempio Israele che è stato condannato da molte istituzioni internazionali, l'Arabia Saudita in cui le donne non possono nemmeno guidare l'auto, l'India e il Pakistan addirittura sull'orlo di una guerra nucleare, la Turchia che per questo motivo rischia di non entrare nell'Ue, Taiwan in stato di perenne tensione con la Cina, la Siria nella lista Usa degli «stati canaglia» e l'Egitto dove, secondo l'Onu, la tortura è abituale. La Relazione afferma invece il contrario: «Fra le autorizzazioni rilasciate(i nuovi contratti) oltre a non esserci alcun paese rientrante nelle categorie indicate dall'art. 1 della legge (paesi belligeranti, regimi liberticidi, ecc.) il Governo ha mantenuto una posizione di cautela verso i paesi in stato di tensione». Il Governo nel 2004 cercherà «di agevolare la presenza dell'industria nazionale nel mercato internazionale» e continuerà a lavorare per l'assistenza alle operazioni commerciali di maggiore rilevanza per il paese. L'esame delle aziende del settore, inoltre, evidenzia la prevalenza di società che hanno quale azionista di riferimento il ministero dell'Economia.
SPESE MILITARI IN AUMENTO .........
ANSA TORINO Il Governo italiano ha l' obiettivo di arrivare entro la fine della legislatura ad una spesa militare pari all' 1,5% del Pil ma ''non so se ci riusciremo''. Lo ha detto oggi a Rivalta (Torino), il ministro della Difesa Antonio Martino inaugurando il nuovo stabilimento dell' Avio. ''Attualmente - ha aggiunto - siamo all' 1,03%, ma certamente dovremo invertire la tendenza verso un aumento delle spese per la difesa vista l'instabilita' internazionale e i rischi per la sicurezza nazionale. Le difficolta' attuali risiedono anche nel rallentamento della crescita economica in scala globale, determinato dal clima di incertezza che pervade il pianeta. Per l' Italia, gravata da uno storico debito pubblico, da elevata tassazione ed elevate uscite, la mancata crescita riduce la possibilita' di investimento e rende arduo conseguire l' auspicato obiettivo di una spesa militare pari al 1,5% del Pil''. Martino ha poi detto che ''pur con tali limiti e ristrettezze l' Italia partecipa ai principali programmi di ricerca e sviluppo internazionali, essenziali per la nostra sicurezza, presente e futura''. ''Grande importanza - ha precisato - attribuiamo al programma Jsf, vero terreno di collaborazione industriale fra Stati Uniti ed Europa. L' Italia e' consapevole che solo un quadro di ampia cooperazione internazionale possa conferire il massimo di economicita' alle limitate, ma non irrilevanti, risorse che la Nazione puo' mettere sul piatto della ricerca militare in campo areonautico''.
Postato da Fausto
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