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L'ultima trovata sarebbe quella di uscire dall'aula. Certo è che, dal momento che la maggioranza non concederà lo stralcio del voto sulla missione in Iraq da quello sugli altri contingenti militari all'estero, i partiti del triciclo (Ds, Margherita e Sdi) non vogliono avventurarsi verso un sano e robusto no - come invece propugnano minoranza Ds, Pdci, Verdi, Rifondazione comunista, associazioni pacifiste e cattoliche, alcuni parlamentari della Margherita. Basta il risultato del voto dell'altra notte in commissione difesa della camera ad anticipare la lacerazione prossima ventura tra i parlamentari delle opposizioni, dell'Ulivo e del triciclo: astenuti gli esponenti che fanno capo al listone prodiano (con l'eccezione del no, a titolo personale, del margheritato Bedin), contrari tutti gli altri. Con tanto di dispetto da parte della Casa delle libertà, che ha manovrato i tempi parlamentari in modo che il primo voto, quello del senato, cada proprio alla vigilia della convention sulla lista unitaria ulivista del 13 e 14 febbraio al palalottomatica di Roma. L'aula di palazzo Madama discuterà infatti il decreto di finanziamento delle missioni militari italiane all'estero il prossimo 12 febbraio, tanto per dispensare altri veleni sulla kermesse prodian-dalemiana.
Forse anche per questo l'ipotesi che si sta facendo strada è proprio quella della ritirata strategica, cioè della diserzione dell'aula. All'insegna della riduzione del danno, insomma. E non è del tutto un'illazione neanche ,il fatto che in seno ai partiti impegnati nella lista unitaria si sia ragionato si affidare a portavoce unici la dichiarazione di (non) voto. Massimo D'Alema alla camera e Lamberto Dini al senato, ipotizzava ieri sera il sito di Repubblica on line scatenando la «sorpresa» del correntone con annesso «auspicio» di smentita: tanto sugli speaker che sull'annunciato voto di astensione. Conclusioni affrettate, come si sono precipitati a smentire gli uffici stampa di Ds e Margherita. Ancorché l'argomento si stato effettivamente posto all'attenzione nel corso del filo diretto sempre aperto sulla questione irachena.
Postato da Fausto
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