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La comparsa di un nuovo movimento, composto di tanti giovani, dopo anni di assenza di un protagonismo giovanile partecipativo e diretto, è stata salutata come una buona notizia da Giulietto Chiesa perché apre una "nuova fase di possente risveglio della politica"(1). Come era già accaduto nel '68, la contestazione odierna è nuovamente un fenomeno che attiva i giovani. Secondo una ricerca svolta tra i partecipanti alle manifestazioni di Genova il 19,8% aveva meno di 21 anni e il 50% aveva un'età compresa tra i 21 e i 29. Di questi giovani il 47,6% aveva già partecipato in passato a manifestazioni di questo tipo, mentre per il 52,4% Genova era la prima esperienza(2). Un dato, quest'ultimo, che segnala la rilevanza e l'importanza assunta dalle manifestazioni contro il G8 di Genova nel determinare la scesa in campo di strati giovanili precedentemente non interessati o scarsamente motivati in merito a questi argomenti. Un dato che stupisce e che segnala un'inversione di tendenza repentina se si pensa che in precedenza la partecipazione politica dei giovani non rilevava dati e cifre particolarmente interessanti.
Infatti i giovani, nei decenni precedenti, avevano vissuto con sofferenza e disillusione il rapporto con la politica. Diverse ricerche sociologiche evidenziavano negli anni trascorsi un progressivo distacco dei giovani dalla politica, intesa sia come valore di riferimento e sia come ambito di impegno e di partecipazione attiva. Secondo i dati rilevata da una ricerca condotta nella metà degli anni Novanta, la politica risultava essere un valore molto importante solo per il 18,2% dei giovani, contro un 40% per i quali l'importanza era nessuna o poca(3). Uguali i dati riscontrabili dalla lettura di altre inchieste. In una di queste gli atteggiamenti verso la politica misuravano i seguenti rapporti chi si considerava politicamente impegnato era il 3% del campione, chi si diceva disgustato dalla politica sfiorava il 20%(4). In questo contesto la nascita e lo sviluppo del movimento globale ha dato espressione politica alla "diffusione carsica di atteggiamenti giovanili negativi, di secessione, di interdizione, di sottrazione individuale,(5)" di allontanamento e di disgusto per le forme della politica e del suo agire.
Nel movimento, criticando il "fare" tradizionale della politica, i giovani ritrovano e riscoprono un impegno e una partecipazione che appaiono incomprensibili e impolitici a chi, inserito negli ambiti partitici e istituzionali, si è ormai abituato, per dirla con Max Weber, a vivere di politica e non per la politica. Chi si è recato a manifestare a Genova, nutriva scarsa fiducia nelle istituzioni governative, nei partiti di governo e anche in quelli di opposizione, ad eccezione di Rifondazione Comunista. Secondo i dati di un'inchiesta svolta tra quei manifestanti, il 37% dichiarava di collocarsi all'estrema sinistra, il 54% a sinistra e il 7% al centro sinistra. Solo il 9% indicava i DS come partito considerato più vicino alle loro posizioni politiche, contro un 17,9% che non indicava preferenze e un 57% che si riconosceva in Rifondazione Comunista(6). Evidentemente questi ultimi dati segnalano le difficoltà nelle quali si sono trovate le forze del centro sinistra rispetto alle manifestazioni di Genova e, in particolare, i tentennamenti e le continue inversioni di marcia operate dalla direzione dei Democratici di sinistra rispetto alla partecipazione o meno. Tuttavia non si tratta solo di un dato momentaneo, raccolto in una piazza nella quale, per tante ragioni, i DS e gli altri partiti del centro sinistra non c'erano o erano scarsamente rappresentati; esprimono malesseri più profondi che operano da tempo separando questo schieramento politico dai giovani che decidono di "fare politica", i quali non scelgono quel partito e il centro sinistra come referente. Così il movimento che contesta la globalizzazione capitalistica si presenta come l'unico soggetto in crescita, capace di coinvolgere frazioni consistenti di giovani. L'origine del malessere è precedente a Genova e risente del fatto che per troppo tempo i partiti dell'Ulivo non hanno mai criticato gli Stati Uniti, la Banca Mondiale, l'Organizzazione mondiale del commercio. Mentre i movimenti si costituivano e si mobilitavano contro le conseguenze della globalizzazione liberista, quei partiti politici, presi dal gioco di essere forze di governo, tendevano a considerare i vincoli della globalizzazione come dati inamovibili, oggettivi, tecnicamente condivisibili.
Si determina così una lontananza con una generazione che sta riscoprendo l'impegno politico, dopo anni nei quali era prevalso l'individualismo, il disimpegno, l'apatia, lo scarso interesse per la politica e la tentazione dell'astensionismo elettorale. I dati recentemente raccolti nell'ambito di un'inchiesta condotta dal gruppo Itanes (Italian national election studies) sui risultati elettorali del 13 maggio 2001, che hanno visto l'affermazione del centro destra, consegnano una geografia del voto suddivisa anche per classi generazionali(7). Ciò che sorprende è la generazione dei 18-24-enni, quella che si è appena affacciata sulla scena della politica. Questa generazione nuovissima rompe con quella tradizione di centro destra tipica dei loro coetanei appena un po' più adulti. Soprattutto se dividiamo gli studenti dai non studenti (occupati, disoccupati) emerge un comportamento elettorale, da parte di chi è studente, propenso verso la sinistra, mentre i non studenti sono più vicini al centro destra e sono anche meno interessati alla politica.
Comune a tutti è l'ostilità verso i partiti in genere, compreso chi si interessa di politica: "non considerano i partiti come uno strumento rilevante per la partecipazione politica"(8). Sfuggono a questo giudizio negativo e godono di popolarità tra questi giovani studenti orientati a sinistra Rifondazione comunista (doppio dei suffragi rispetto alla media) e la Margherita, formazione politica che appare loro meno strutturate del "partito" Democratici di Sinistra. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di discontinuità generazionale - i ventenni di oggi esprimono una sensibilità politica diversa dai trentenni - e a una contrapposizione intergenerazionale, in quanto si verifica una frattura nel mondo dei giovanissimi a secondo della loro collocazione sociale: gli studenti esprimono orientamenti prevalentemente di sinistra i non studenti, no. Le stesse stime, relative ai partecipanti giovani alle manifestazioni di Genova esprimono questa divisione: il 49% era composto da studenti e il 26% erano diplomati o laureati(9). Questi studenti ventenni, che dimostrano affinità di orientamenti e sensibilità politiche che li avvicinano alla generazione dei 45-54enni, sono, in termini demografici, i loro figli, i "figli dei figli dei fiori, i nipotini del sessantotto"(10). Una fetta di quella generazione sembra sia riuscita a trasmettere parte della sua tensione ideologica e partecipativa alla generazione dei 18-25 anni, che è quella che ha avuto i genitori maggiormente politicizzati e, quindi, è cresciuta in un clima familiare più impegnato politicamente e più di sinistra. Anche quelli che non sono studenti ed esprimono un orientamento politico favorevole al centro destra, sono figli di quella stessa generazione ma, in questo caso, su di loro sembra riverbarsi maggiormente l'influenza della provenienza sociale e dello status professionale.
Così vicini, così lontani
L'uso della categoria di "figli dei figli dei fiori" concorre a spiegare la ragione della maggior politicizzazione a sinistra di strati di giovanissimi studenti ma non deve essere troppo generalizzata, in quanto "i nipotini del '68" sono anche la prima generazione post comunista, hanno vissuto e vivono cioè un contesto storico, sociale, relazionale e affettivo imparagonabile con quello dei loro genitori "sessantottini". Per parecchi di loro termini quali "sinistra" e "centro sinistra" hanno "un senso stanco, di cose ammuffite, di talk-show", sono concetti privi di idee e di ideali, aspetti, invece, di cui amerebbero sentir parlare.(11)
In generale, si tratta di una generazione di giovanissimi e di adolescenti che cresce in un clima storico politico nel quale il peso delle ideologie e le contrapposizioni ideologiche non sono paragonabili a quelle del Novecento. Noi siamo - afferma il cantante di un complesso, I Lùnapop, molto amato dalle adolescenti - "studenti cresciuti tra passeggiate sui colli, feste di compleanno e la musica dei Queen, degli Oasis e dei Beatles. Siamo proprio come quelli di Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (12).
Affacciandosi al mondo relazionale più vasto svelano insicurezze e interrogativi. Speranza e insicurezza, felicità e infelicità si mescolano in un susseguirsi continuo di stati d'animo differenti sollecitati dalla certezza positiva e dallo sgomento dettato dal timore che tutto possa finire, perdersi per sempre:
c'è qualcosa di grande fra di noi
che non potrai cambiare mai
nemmeno se lo vuoi
che non puoi scordare mai
Lùnapop, Qualcosa di grande, 2000)
Le speranze sono grandiose quanto minime, prepolitiche, con grandi investimenti sugli affetti, capaci, questi ultimi, di assicurare un futuro migliore:
Cosa mi aspetto dal domani
sole in faccia o no
ma in fondo io ci spero ancora
che tu ci sia nel mio domani
[…] domani sarà un giorno migliore vedrai
(Lùnapop, Un giorno migliore, 2000)
In queste canzonette molto in voga tra adolescenti in formazione o appena maggiorenni non si parla ancora di ribellione cosciente, di rifiuti e di allontanamenti. Si elencano spesso disagi e piaceri quali si ricavano dalla vita quotidiana di uno studente medio: la scuola, la vacanza, gli amici, i compiti, la ragazza, la solitudine, il poter uscire di casa, lo spostarsi da un luogo all'altro contrapposto alla staticità della vita familiare e scolastica, la noia e la specialità. non si parla mai di ribellione, ma sempre e solo di disagi e piaceri: scuola/vacanza; così il motorino, lo scooter possono diventare il simbolo di una fuga dal mondo degli adulti, la fuga verso un'alternativa possibile assieme agli amici coetanei, cosicché "rapporti umani ed evasione" sembrano diventare parte "di una poetica che coinvolge milioni di adolescenti in un movimento che pare crescere di giorno in giorno"(13):
Vespe truccate
anni sessanta
girano in centro
sfiorando i novanta
rosse di fuoco
comincia la danza
[…] dammi una special
l'estate che avanza
dammi una vespa
e ti porto in vacanza.
Ma quant'è bello andare in giro
con le ali sotto i piedi
(Lùnapop, 50 special, 2000)
La ricerca di spazi di libertà e di indipendenza da mondo degli adulti e dalle loro regole, la sensazione del piacere di trasgredire le norme, lo scoprire che esse sembrano fatte apposta per essere violate, sono un'immagine formativa adolescenziale che conduce questa generazione alla presa di coscienza del mondo in cui sta per inserirsi; si tratta di un inserimento temuto da cui provare a sfuggire, come un'anguilla, per non farsi afferrare dai meccanismi del mercato e dell'impresa:
Come un anguilla veloce sguscio e rifuggo la fine precoce che mi hai preparato,
il mercato è già pronto, 'a padella è sul fuoco,
ma io so' comm'anguilla e pirciò cambio gioco
e mando a fa culo te e il tuo mercato
(99 Posse, L'anguilla, 2000)
Quando questi giovani scoprono che con uno scooter si può volare con "le ali sotto i piedi", che è possibile diventare un'anguilla e scivolare via liberamente in mezzo alle reti del mercato, allora mossi da uno stato di necessità sono pronti, con la mente, la pelle e il corpo ad eccedere, cioè a diventare parte della "moltitudine" del movimento:
E' lo stato di necessità
euforia ormonale congenita
questo è un caso di estrema emergenza
dionisiaca tendenza ad eccedere
(Carmen Consoli, Stato di necessità, 2000)
I luoghi di formazione di questa nuova generazione sono diversi da quelli dei primi decenni del secondo dopoguerra. Eugenio Scalfari, in un articolo comparso l'11 marzo del 2001 su "Repubblica" rinfacciava loro l' "apatia", la "noia", il disinteresse per la politica contrapponendoli, con una certa nostalgia, a quei ragazzi che "oltre a discutere di politica in famiglia ed anche a scuola, avevano i loro punti di aggregazione in luoghi eminentemente politici, quali la FGCI, le associazioni cattoliche, i movimenti studenteschi", i gruppi extraparlamentari, le porte e i cancelli delle fabbriche, le sezioni di partito. E' evidente che tutto questo non c'è più ho ha un'incidenza quasi insignificante sulla socializzazione giovanile.
Altri sono oggi i luoghi del confronto e della socializzazione giovanile, primi fra tutti i concerti la discoteca, il tifo calcistico. In questi spazi collettivi si ritrovano, si frequentano tra eguali. Sono luoghi di cui da anni si riconosce l'importanza associativa e integrativa. Da sempre, ad esempio, la musica e il ballo sono elementi di socializzazione e di integrazione. I concerti e le discoteche oggi assolvono questo compito e sono diventati i luoghi dove migliaia e migliaia di giovani s'incontrano costituendo delle comunità fondate sul bisogno di evadere, di rompere la monotonia quotidiana "per vivere spazi differenti e significativi di esperienza"; il ballo nella discoteca diventa così un'aggregazione collettiva di tante componenti individuali. Il ballo, come il movimento, diventa una "stanza degli specchi", dove ognuno, individualmente o aggregato in sottogruppi, riflette e interagisce "per confondersi in nuovi modelli di identità e comunicazione"(14). Il ballo oggi produce "comunità effimere", forme di comunicazione tattile", empatiche, -si parla "toccandosi" e il corpo si muove "pensando"-, basate su "affinità momentanee"(15). Molte di queste forme di comunicazione, tipiche delle discoteche e dei concerti, si riversano poi nel modo di manifestare e di stare in piazza dei giovani rispetto agli adulti. Le manifestazioni di Genova, quando hanno potuto esprimersi tra una carica e l'altra della polizia, hanno evidenziato aspetti nuovi e sicuramente diversi dai modi di manifestare degli anni Settanta. Più che cortei, col servizio d'ordine, le file compatte dietro gli striscioni e le bandiere, ognuno col suo gruppo, partito, sezione, federazione, sindacato, consiglio di fabbrica, a Genova ci sono state manifestazioni, un insieme "disordinato" di persone, gruppi, gruppi teatrali, militanti politici, sindacali, partiti sindacati, organizzazioni che invadevano le piazze e le strade movendosi poco compatti e scarsamente inquadrati, per gruppi geografici di provenienza, per affinità linguistiche, per la curiosità di stare assieme.
Si esprime così un universo giovanile diverso rispetto a quello degli anni Settanta. Una diversità che si misura tutta prendendo ad esempio il funerale del giovane Carlo Giuliani come hanno fatto Giovanni De Luna e Aldo Cazzullo. Esso è imparagonabile con quelli politici degli anni Settanta, pieni di slogan anche cruenti, bandiere rosse, pugni chiusi e canto dell'Internazionale; sulla bara di Claudio Giuliani c'era la bandiera della Roma, un pacchetto di sigarette, delle sue poesie, assente ogni aspetto epico e retorico nel ricordo del padre (16).
I giovani che frequentano questi diversi luoghi di socializzazione sono oggi in grado di riconoscersi fra di loro ma ancora non si parlano, come ha fatto notare Giovanni De Luna cogliendo un'immagine significativa, quella dell'arrivo del treno da Genova che riportava a casa i giovani che avevano manifestato contro il G8, la mattina del 22 luglio, alla stazione di Torino Porta Nuova, mentre partivano i giovani che avevano assistito al concerto degli U2; "erano migliaia da una parte e dall'altra, sapevano gli uni degli altri: si sono incrociati, si sono guardati, non si sono parlati"(17). Così come gli studenti o viceversa i giovani lavoratori o disoccupati si riconoscono come coetanei, ma ancora non si parlano in quanto separati da una divisione di mentalità e di comportamento politico che sembra più appartenere ai genitori che a loro.
Per quelli che hanno già scelto di scoprire l'impegno e la politica nella forma del movimento o che per ora osservano con simpatia quell'evento senza sentirsela di tuffarsi dentro, si pone il problema che hanno sempre avuto tutte le generazioni che si affacciano sulla scena pubblica, quello si ricostruirsi una memoria storica, perché sanno che solo dando un senso al passato sarà possibile intravedere il futuro. Del passato non interessa la nostalgia, non appartiene loro infatti, è cosa d'altri, vogliono prendere solo ciò che può servire per capire l'oggi e agire per cambiarlo, il resto deve diventare storia:
Voglio una terapia contro la nostalgia
[…] quello che voglio è storia
quello che cerco è una memoria
(Tre allegri ragazzi morti, Terapia contro la nostalgia, 1997)
Chi è venuto prima di loro, chi ha fatto altre esperienze e vissuto altri contesti può aiutarli, camminare al loro fianco? Si purché non pretenda che si facciano carico di tutta la memoria. La memoria non è un pacco che si consegna di generazione in generazione. Ogni generazione ha il diritto, prima di caricarsi del pacco, di aprirlo, vedere cosa c'è dentro e di buttare via cosa non è più utile. Riflettendo sull'utilità e sul danno della storia come memoria da ereditare Nietzsche osservava che una sovrabbondanza di memoria era un danno per la vita, paralizzava l'azione, annullava il futuro e induceva alla malinconia.
1) Giulietto Chiesa, G/8 Genova, Torino, Einuadi, 2001.
2) Massimiliano Andretta, Lorenzo Mosca, Il movimento "no global": chi sono i protagonisti delle giornate di Genova?, "Il Mulino", n. 5, 2001
3) Cfr. P. Donati, I. Colazzi, a cura di, Giovani e generazioni, Bologna, Il Mulino, 1997, p. 163
4) C. Buzzi, A. Cavalli, A. De Lillo, Giovani verso il Duemila, Bologna, Il Mulino, 1997
5) Alessandro Dal Lago, Sandro Mezzadra, Il movimento globale, "Il Mulino", n. 5, 2001, p. 851
6) Donatella della Porta, Herbert Reiter, Protesta no global e ordine pubblico, "Il Mulino", n. 5, 2001, p. 879.
7) Itanes, Perché ha vinto il centro-destra, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 36-37. Riprendendo i dati pubblicati nel libro citato Roberto Cartocci e Piergiorgio Corbetta, hanno scritto un saggio specifico sul comportamento elettorale dei giovani dal titolo Ventenni contro, "Il Mulino", n. 5, 2001.
8) Roberto Cartocci e Piergiorgio Corbetta, Ventenni contro, "Il Mulino", n. 5, 2001, p. 864.
9) Per questi dati cfr., Massimiliano Andretta, Lorenzo Mosca, Il movimento "no global": chi sono i protagonisti delle giornate di Genova?, "Il Mulino", n. 5, 2001
10) Itanes, Perché ha vinto il centro-destra, Bologna, Il Mulino, 2001, p.38
11) Giulietto Chiesa, L'altra metà d'Italia in cammino verso Porto Alegre, "La Stampa", 18 gennaio 2002.
12) Cesare Cremonini, citato da Roberto Freak Antoni, Mia figlia vuole sposare uno dei Lùnapop (non importa quale), Roma. Arcana, 2001, p. 7.
13) Giuseppe Palazzolo, citato da Roberto Freak Antoni, Mia figlia vuole sposare uno dei Lùnapop (non importa quale), Roma. Arcana, 2001, p. 147.
14) Maria Teresa Torti, I riti del ballo, "Aut Aut", n. 303, maggio-giugno 2001, p. 132.
15) Maria Teresa Torti, I riti del ballo, "Aut Aut", n. 303, maggio-giugno 2001, p. 137
16) Giovanni De Luna, Sulla bara un pacchetto di sigarette, "La Stampa", 19 agosto 2001, Aldo Cazzullo, Quel simbolo chiamato Giorgiana, "La Stampa", 2 agosto 2001.
17) Giovanni De Luna, Sulla bara un pacchetto di sigarette, "La Stampa", 19 agosto 2001.
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