Quanto sei falsa con te stessa! O forse ti si è atrofizzata la
memoria? Tuo padre, lo zio Edoardo, fu dirigente del Partito
d'Azione, mio padre Mario fu il basista della G.A.P. (Gioventù
Armata Partigiana) qui a Firenze. Nella cantina della sua bottega
artigiana in S. Frediano erano nascoste armi e materiale di
propaganda per tutto il tempo della Resistenza.
Mio padre come il tuo sono stati antifascisti e si sono
impegnati in prima persona per liberare la nostra Firenze e
l'Italia. E tu cosa fai oggi nel 2002? Paragoni alle ordi
nazi-fasciste che hanno distrutto e vilipeso le strade italiane,
paragoni a quelle orde le centinaia di migliaia di partecipanti al
Social Forum. Ti sei bevuta il cervello, oppure...
Tu non hai paura che venga violentata la nostra città, tu hai
paura di te stessa, del tempo che trascorre e che ti sta deturpando
il tuo bel volto di gioventù. Fa male guardarsi allo specchio e
sapere di appartenere a una famiglia longeva. Quale sarà il nostro
aspetto fra dieci anni? E fra venti? Io ne sto facendo l'esperienza:
ho solo due anni meno di te. Ma io, al contrario di te, vivo nella
realtà del presente, vivo e sono vissuto in mezzo a quella
moltitudine di giovani che vogliono costruirsi un futuro migliore.
Io fino a ieri mi sono mosso nelle manifestazioni, negli
scioperi, nei cortei di una umanità viva che non invecchierà mai,
che invece si rinnoverà di generazione in generazione. Di
conseguenza la mia generazione non è la tua. Io vivo nelle strade
della nostra Firenze, tu vivi isolata in una sfera di cristallo, in
un grattacielo di New York da dove spedisci le tue invettive contro
i cittadini del tuo Paese, della tua città con la pretesa di
illuminarli della tua saggezza.
Ti devo confessare che se la tua saggezza è poca, il tuo nome è
tanto, almeno fra le persone di una certa età. Fra i giovani che io
frequento il tuo nome è meno conosciuto, talvolta ignorato. Pochi
giorni fa comunque mi è capitato un caso sorprendente. Un giovane
che fa il secondo anno di lettere, dopo avermi conosciuto, ha
esclamato rimanendo a bocca aperta: "Davvero? Tu sei il cugino di
Oriana Fallaci? Cugino cugino??". A quel "Cugino cugino" io mi sono
sentito gonfiare il petto, alzarmi le spalle, crescere...
crescere... fino a battere la testa nel soffitto della stanza.
Ci pensi Oriana? Io esistevo, avevo la soddisfazione di
esistere, secondo quel giovane, solo perché ero tuo cugino. Ci
pensi, Oriana? Io, a questa quasi veneranda età, stavo accanto a
lui, chiuso in quella stanza, in mezzo a gente comune, per discutere
la situazione attuale della scuola. Io, proprio io, il cugino di
Oriana Fallaci. Cosa da non credere. Scommetto che quel giovane
studente, una volta arrivato a casa, ha dato la lieta notizia ai
familiari. "Ho conosciuto il cugino di Oriana Fallaci!". "Davvero!
Racconta... racconta...".
Ma quel giovane non ha nulla da raccontare della nostra
conversazione, perché io ho tagliato corto su di te. E su di me lui
non conosce niente, fuorché il nome e il cognome. Non sa che le mie
dita hanno stretto una penna per più di cinquanta anni ed hanno
composto versi, poesie, addirittura un...
Perché ti parlo di me? A te cosa importa? Voglio solo che tu
sappia che tuo cugino, il figlio di tuo zio Mario, è sempre rimasto
dalla parte degli ultimi (come ha scritto tua sorella Neera), si è
messo in mezzo a loro. Per loro ha scritto poesia su carta da pacchi
che è stata attaccata ale pareti delle Case del Popolo. Per loro e
specialmente per gli immigrati senegalesi ha letto poesia al
megafono durante lo sciopero della fame portato avanti per vari
giorni in Piazza del Duomo.
Neera, la compianta tua sorella, ha scritto: Don MIlani - Dalla
parte degli ultimi. Spero che tu un giorno non arrivi a scrivere:
Berlusconi - Dalla parte dei primi.
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