Perfino il fatto che Social forum
europeo si svolga in una Fortezza in fondo non riesce a
suonare stonato. Perché il destino ha voluto che la Fortezza
da Basso di Firenze - una delle più complete cittadelle
militari del XVI secolo, fatta costruire da Alessandro dei
Medici a tempo di record nel 1534 - non fosse mai utilizzata
per la difesa di Firenze, tramandandola perciò intatta. E per
un movimento di movimenti uniti in primo luogo dal rifiuto
della guerra, la riconversione della cittadella fiorentina è
tutt'altro che una metafora. Ad essere asserragliato, anche
militarmente, in questi giorni è stato in primo luogo chi si
trovava fuori dalle mura medicee. Nei 60 mila metri quadri
della Fortezza ieri i partecipanti hanno invece superato quota
60 mila. Fino a intasare per tutta la giornata anche gli spazi
all'aperto tra assemblee volanti, voltantinaggi (l'abuso di
carta, il 30% del totale dei rifiuto registrati da
Legambiente, è una delle note dolenti), banchetti informativi,
picnic, canne, stretching. Un formicaio, ma così ordinato e
diligente che per prendere il caffè si staziona pazientemente
in «fila longobarda» (di una persona). E che oggi pomeriggio
si riverserà in città per la grande manifestazione contro una
guerra che sembra di ora in ora più imminente.
La
guerra, anzi la pace, del resto è stato per tutto il meeting
in leit motiv che ha attraversato ogni tipo di
discussione: dalla natura della costituzione europea ai
diritti sociali e civili, dall'allargamento a est alla
necessità per l'Europa di proiettarsi anche a sud. Perché la
guerra, anzi la pace, è il l'aminoacido che permette
l'iterconnessione genetica di una costellazione di sigle e
individualità che va dalle più cocciute formazioni gruppettare
all'associazionismo diffuso, dai comunisti ai cattolici,
passando per le altre religioni e i sindacati.
La
guerra, anzi il suo rifiuto, è ciò che viene maggiormente
applaudito dalle oceaniche platee che assistono alle assise.
Come quando, ieri mattina, Rossana Rossanda ha commosso
quattromila persone, in quasi totalità giovani, affermando che
«la guerra va rifiutata, mi terrorizza, ci deve terrorizzare
l'idea della guerra infinita, con uno stato che si fa egemone
e decide dove e quando muovere guerra ad altre nazioni». A
partire da questo Rossanda ha chiesto alla platea del Social
forum che dal fondo non la vedeva di «non disperdersi». E
quando ha aggiunto sussurrando «la speranza, perché l'età è
quella che è, a rivedervi ancora e spesso», è salito un
applauso di dieci minuti.
E se la pace è la scintilla
che fa muovere le 60 mila persone che si sono date
appuntamento da tutta Europa a Firenze, anche per la città che
si è chiusa fuori dalla Fortezza è man mano sempre più
difficile mantenere la diffidenza spaventata indotta da mesi
di campagna allarmistica. Tanto è vero che va sempre più
crescendo il numero dei fiorentini che vuole scendere in
piazza e che hanno risposto all'appello dei radiocronisti
mettendo a disposizione le finestre e i telefoni delle case
affacciate sul percorso per consentire i resoconti altrimenti
oscurati dal sicuro black out per sovraffolamento della rete
di telefonia mobile. Del resto, anche il grido di battaglia
dei Disobbedienti parla chiaro: «Fiorentini, venite alla
manifestazione per poter dire c'ero anch'io».
Più che i
«sicuri atti vandalici» paventati da Silvio Berlusconi, «qui
ci sono giovani che vengono da tutta Europa che pongono
domande», rileva dunque al suo arrivo il segretario generale
della Cgil Gugliemo Epifani: «C'è un dibattito in corso. E c'è
chi è interessato a dare risposte precise su temi importanti
come i diritti, la pace, la nuova Europa. Un dibattito che
dovrebbe essere seguito con grande attenzione dalle forze
sociali, politiche, dai mezzi di informazione e dal mondo
della cultura». E ci sono «forze di cui si può avere fiducia»,
aggiunge il ds Fabio Mussi. Forze che «sono in gran parte
estere ai partiti storici» e che «avranno sempre più peso
nella politica internazionale». Qui sta la sfida vera, il
lavoro che comincia da quando la Fortezza chiuderà i
battenti.
A cominciare proprio dalla pace. Perché «La
guerra è obbligatoria per il neo liberismo», osserva il leader
di Attac Italia Marco Bersani, che mette in agenda non solo il
rifiuto della guerra di per sé, ma anche la battaglia «perché
non ci sia nessun sostegno dei governi europei di quello
italiano a questa follia militare che si va a perpetuare
un'altra volta». Invece quella contro l'Iraq è «una guerra già
decisa da tempo da Bush che, ormai, sembra aver già convinto
anche Berlusconi», osserva Alex Zanotelli.
Domani a
manifestare contro la guerra non ci saranno i leader
dell'Ulivo, non Francesco Rutelli né Piero Fassino. Ci saranno
però migliaia di elettori dell'Ulivo e dei Ds, insieme alla
minoranza della Quercia schierata al gran completo. Ci sarà
Rifondazione comunista forse più di quanto non riesca a fare
quando manifesta da sola. Ci saranno i Verdi e il Pdci. Ci
sarà la Cgil che annuncia almeno 40 mila partecipanti. E
soprattutto ci saranno le associazioni e i singoli, i partiti
e le organizzazioni sindacali che hanno animato tre giorni di
Social forum europeo. Poi il movimento si darà appuntamento
per ritrovasi a Saint Denis, nella periferia di Parigi. E per
una mobilitazione europea per la pace. Mentre in Italia
l'appuntamento è già fissato da Emergency, che ha raccolto
oltre 300 mila adesioni al suo appello: «Il 10 dicembre - dice
Gino Strada - ci sarà una grande mobilitazione in tutta Italia
contro la guerra». Ci si rivede
là. |