Tariq   Ali

Se il 1967 vide l'Estate dell'Amore, l'anno seguente non avrebbe potuto essere più diverso. Mentre i disordini attraversavano le strade di Parigi il presidente De Gaulle fuggiva in Germania, apparentemente impotente di fronte a leader studenteschi come Daniel Cohn-Bendit- Dany il Rosso.

25.000 studenti attraversarono la Manica per manifestare davanti all'ambasciata americana a Londra, in una violenta esplosione di protesta contro la guerra in Vietnam. Alla loro testa Tariq Ali, bello e baffuto come un divo del cinema, li esortava alla rivoluzione.

Un ateo alla Catholic School

Tariq nacque nel 1944 a Lahore, città oggi in territorio pakistano, ma che all'epoca faceva parte dei possedimenti britannici in India. Frequentare una scuola cattolica non servì ad allontanarlo da un ateismo che egli condivideva con i suoi genitori comunisti.
Più tardi, frequentando il Government College, che faceva parte dell'università del Punjab, Tariq fu eletto presidente dell'Unione dei Giovani Studenti. Organizzò manifestazioni pubbliche contro la dittatura militare pakistana, e per questo fu interdetto dalla partecipazione alle attività politiche studentesche. Quando Tariq conseguì la laurea, un suo zio, futuro direttore dei servizi segreti militari pakistani, invitò i suoi genitori a mandarlo all'estero: il suo estremismo stava mettendolo in pericolo, facendogli rischiare la prigione. Così si trasferì in Inghilterra, dove continuò gli studi nel campo della politica, filosofia ed economia, presso l'Exeter College di Oxford.

A cena con Marlon Brando

Entrando a far parte della Federazione Laburista Universitaria, fu dapprima membro della commissione del Gruppo Socialista, e in seguito, a partire dal 1965, presidente della Oxford Union. Con la guerra del Vietnam nella sua fase più acuta, Tariq Ali si guadagnò una reputazione di rilievo nazionale partecipando a dibattiti accanto a personaggi come Henry Kissinger o come il Segretario agli Esteri britannico Michael Stewart. Quando uno di questi dibattiti venne trasmesso in televisione negli U.S.A., l'attore Marlon Brando invitò Tariq a cena.
"Sono stati i guerriglieri Vietcong a dare l'esempio", avrebbe scritto più tardi. "Quando hanno dimostrato che erano in grado di infliggere gravi perdite agli americani, la gente nel resto del mondo si è detta, se loro possono fare questo agli americani, possiamo farlo anche noi". Tuttavia l'antiamericanismo viscerale che aveva alimentato le sue campagne studentesche, nei tardi anni '60 cominciò a mutare in un credo più raffinato, e Tariq si trovò a pensare che un approccio politico più sistematico fosse necessario per raggiungere gli obiettivi rivoluzionari.

Marxismo e films

Abbandonato il partito laburista, Tariq abbracciò il leninismo, fino a diventare il leader dell'International Marxist Group (Gruppo Marxista Internazionale). "E' evidente per chiunque", soleva dire all'epoca, "che torneremo a vedere i Soviet dei lavoratori nell'Europa degli anni '70". Ma forse non era scritto che così fosse. Tariq Ali lasciò il Gruppo Marxista Internazionale mentre la nascente società consumistica cominciava a fagocitare l'estremismo degli anni '60 e la sinistra radicale, così frammentaria e divisa, implodeva sotto il peso dei dissensi e delle lotte interne. Da allora si è dedicato alla scrittura di libri, articoli, e commenti polemici su questioni politiche e sociali. Tutt'oggi dedito a una critica radicale, è sempre stato tra le avanguardie dei movimenti contro la guerra. Sui conflitti in Iraq, Afghanistan e Serbia, Tariq non ha mai mancato di far sentire la sua voce. E' anche un apprezzato autore di programmi radiotelevisivi, attento osservatore dei Paesi in via di sviluppo con il suo Bandung File, trasmesso sul Channel Four. Ha collaborato con Howard Brenton per la realizzazione di opere teatrali, e con Derek Jarman per la realizzazione di un film sulla vita del filosofo Wittgenstein.
Tariq Ali è sempre stato, e certo resterà, un dissenziente. "Il modo in cui il capitalismo funziona", dice oggi, "è sempre più autoritario, concepito non per cancellare, forse, ma per marginalizzare le voci che dissentono".
Alle soglie dei 60 anni la sua fiamma forse non è più ardente come un tempo, ma senza dubbio non si è ancora spenta.

tradotto il 3 febbraio 2004 da: Massimiliano
fonte: www.bbc.co.uk