Parabole

29 dicembre 2001

Se la ricerca condotta da Paolo Macina è veritiera (naturalmente la ditta smentisce e il giornalista conferma) dovremmo cambiare lo slogan pubblicitario che recita: "Dove c'è Barilla c'è casa", accompagnato da dolci ed intime scene familiari. Al posto di tavole imbandite e visi sorridenti, dovremmo mettere facce truci e carri armati. E recitare: "Dove c'è Barilla c'è guerra"

Autore: ADRIANA ZARRI

Fonte: il Manifesto

 

Parlando della retorica patriottica, ho scritto, da qualche parte (sul manifesto?) che la patria per me (cito a memoria) non è la fanfara, l'alta uniforme col pennacchio, ma il profilo delle mie montagne, il vaso di gerani alla finestra, le mie rose e i miei gatti: insomma una patria domestica, meno bellicosa e trionfale, più quotidiana ed intima. Ora, su Tempi di fraternità, leggo sul tema, a firma di A. C., altre sapienti riflessioni: "Patria non è cantare le parole di Fratelli d'Italia, con la mano sul cuore; possedere, conservare e all'occorrenza sventolare il tricolore. Patria è pagare le tasse, non rubare allo Stato e ai cittadini, non distorcere leggi a proprio vantaggio (...)". Avremmo proprio bisogno di questo sano patriottismo, meno retorico e più onesto e concreto!

Colazioni bellicose

Se la ricerca condotta da Paolo Macina è veritiera (naturalmente la ditta smentisce e il giornalista conferma) dovremmo cambiare lo slogan pubblicitario che recita: "Dove c'è Barilla c'è casa", accompagnato da dolci ed intime scene familiari. Al posto di tavole imbandite e visi sorridenti, dovremmo mettere facce truci e carri armati. E recitare: "Dove c'è Barilla c'è guerra", poiché pare che la celebre produttrice di pasta e il collegato non meno celebre Mulino bianco (con relativi slogan ecologici) siano impegnati nella produzione di merce meno dolce, domestica e mangereccia: nello smercio di armi. Questo mette in crisi la mia colazione mattutina, fatta a base di biscotti del Mulino bianco. Non si può stare in pace neanche a tavola. Dovrò cercare un'altra marca, sperando in bene: di non mangiare, oltre ai dolci biscotti, amari sensi di colpa per connivenze occulte. E mi sovviene il versetto di un salmo: "Ab occultis meis munda me". Purificami, Signore, dagli occulti peccati della mia colazione mattutina!

Amicizia

"Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" recita un vecchio proverbio. Il beato e futuro santo Escrivà di Balaguer va a braccetto (metaforicamente ma, a suo tempo, con qualcuno, anche realmente) con Andreotti, don Verzé, Siri, Baget Bozzo, Dell'Utri, Berlusconi e chissà quanti antri del medesimo stampo. Si dice che dell'Ultri appartenga all'Opus Dei. Non abbiamo, in proposito, notizie sicure. E' però certo che "la mia formazione è legata all'Opera, e l'impronta che l'Opera lascia sugli uomini che ha formato è indelebile" (da un'intervista apparsa sulla Stampa). Dalla stessa intervista desumiamo opinioni e informazioni interessanti. Che, ad esempio, l'Opus Dei "non ha un'idea politica e prescinde dalle opinioni di ciascuno" Sarà. Si dà il caso, tuttavia, che si sia sempre schierata con i regimi di estrema destra: e non è un mistero (ma storia nota e documentata) che alcuni membri dell'Opus furono ministri del governo di Franco; mentre non mi risulta che nessuno abbia mai ricoperto cariche politiche in formazioni di sinistra.

Se fosse anche vero che l'Opus "non ha un'idea politica" essa ha comunque una prassi politica precisa. Apprendiamo poi che un sacerdote dell'Opera "aveva fatto l'università con un giovine di cui mi parlò molto bene: Silvio Berlusconi" E' così che, attraverso l'Opus, Dell'Ultri approda ad Arcore e inizia a collaborare col Cavaliere, tanto stimato dal suo amico opusdeista. E, siccome Dell'Utri è un uomo pio, nei giorni festivi va alla messa: "Quando posso vado alla messa che si celebra, ogni domenica, ad Arcore, nella cappella di villa san Martino". Evidentemente anche Berlusconi è un uomo pio; e pure il prete che si presta a celebrare nella sua cappella privata come, un tempo, si faceva per i re.