Rifiuti:la cattiva gestione provoca l'emergenza - Il Movimento in piazza contro gli inceneritori, per la difesa dei beni comuni e contro la privatizzazione
Assessori e capi di Partito continuano a sostenere che gli inceneritori non sono impianti inquinanti, che qui o lì, a Vienna piuttosto che a Montecarlo sono installati nel centro della Città, che ormai le tecnologie sono sicure, che…bla, bla, bla!
data: 20 Maggio 2003
autore: Graziella Silipo

A Torino come a Napoli ma come in tante altre Città d'Italia, il problema della cattiva gestione dei rifiuti e della pretesa di soluzioni esclusivamente di tipo impiantistico per rimuovere il problema, bruciandolo, sta diventando oggetto di quotidiano dibattito politico e sociale e finalmente entra anche nel dibattito e nell'agenda del Movimento.

La Provincia di Torino due anni fa ha iniziato un percorso "democratico e partecipato" per definire i criteri di selezione di 17 siti individuati come possibili sede dell'inceneritore. Sono stati chiamati al tavolo sindaci, presidenti di circoscrizioni, comitati; è stata stilata una classifica, da cui tutti stanno arretrando e non si convincono che quel percorso tanto democratico ha un vizio alla fonte: decidere solo dove e non decidere niente altro.

A Torino e nella sua Provincia, gli amministratori disattendono i Piani per la gestione dei rifiuti e di conseguenza la legge nazionale, e addebitano all'inciviltà, al poco senso di responsabilità delle cittadine e dei cittadini, le pessime percentuali di raccolta differenziata raggiunta (meno del 20% in più della metà dei Comuni della Provincia, Torino un po' di più a Torino, mentre l'impegno assunto nei piani di Torino e della Provincia al 2003 è del 50%! ).
Omettono accuratamente di dire che sulla prevenzione e riduzione dei rifiuti non è stato fatto niente; che i cassonetti per la raccolta differenziata non sono posizionati in tutte le Circoscrizioni (figuriamoci poi parlare di raccolta domiciliare!) e là dove c'erano le poche campane per la raccolta di vetro compaiono delle strisce blu che rendono certamente di più (parcheggi a pagamento); che i bidoncini per la raccolta dell'organico sono rari e sparsi; che l'impianto di compostaggio non funziona; che gli ecocentri non sono mai decollati; che l'azienda di igiene urbana si comporta come una azienda privata che ha come unico e solo scopo quello di candidarsi a gestire l'inceneritore, vero produttore di profitto; che il riuso e il riciclaggio sono solo punti di un piano di gestione complessiva, mai sviluppati e mai considerati.

Da qualche mese Sindaco e Presidente della Provincia sono passati alle minacce: "se non si trova il sito per l'inceneritore saremo in emergenza, costretti a portare i rifiuti in Germania e dovremo triplicarvi la tassa rifiuti".
Anche in questo caso omettono di dire che la Legge Regionale prevede penalità per ogni punto mancante al 35% di RD alla fine del 2003, penalità che saranno addossate alle cittadine e ai cittadini per le inadempienze delle amministrazioni pubbliche e delle proprie aziende.

Assessori e capi di Partito continuano a sostenere che gli inceneritori non sono impianti inquinanti, che qui o lì, a Vienna piuttosto che a Montecarlo sono installati nel centro della Città, che ormai le tecnologie sono sicure, che…bla, bla, bla!

Per fortuna anche i Comitati di lotta hanno preso coscienza che non si può uscire da questa situazione facendo la difesa stretta e solo territoriale del proprio quartiere, che bisogna allargare il consenso e chiedere conto alle Giunte dei mancati adempimenti; si sono convinti che solo "lo facciano da un'altra parte" mette solo tutte e tutti gli uni contro gli altri.

A Torino c'è stata sabatio 17 maggio una mobilitazione contro gli inceneritori, a cui hanno aderito Comitati, Associazioni, Partiti, Fori Sociali, per ribadire il NO agli impianti, per chiedere che si attuino i piani di gestione dei rifiuti, per rivendicare il diritto alla salute e all'ambiente per tutte e tutti, per difendere e promuovere l'occupazione che tanto si svilupperebbe se si sviluppassero la riduzione, la raccolta diffenziata, il riuso e il riciclaggio.

La mobilitazione di sabato pomeriggio è stato uno degli appuntamenti del Comitato Torinese della Campagna italiana "Questo mondo non è in vendita" nelle due giornate nazionali di difesa dei beni comuni e contro le privatizzazioni.
Perché i rifiuti fanno parte dei danni che un modello di sviluppo capitalistico e globalizzato produce sull'ambiente, sulla natura e sulle persone; perché sono il prodotto di un modello e di un sistema di consumi ingiustificati da parte dei ricchi e dei potenti ai danni dei più poveri; perché fanno parte di quella cultura dell'"usa e getta" che vale per i materiali ma anche per le persone (lavoratori precari, interinali, collaboratori, senza tutele, senza diritti, da usare e buttare a seconda degli interessi e dei bisogni).
Perché per noi la battaglia contro la precarietà, la disoccupazione, le privatizzazioni, per i diritti fanno parte della battaglia per un mondo che valorizzi le persone e le risorse; perché non ci sono diritti sociali, del lavoro che possano escludere i diritti naturali, la difesa dei beni comuni, perché non c'è rispetto per le persone se non c'è rispetto per l'ambiente e per le risorse.
Perché noi vogliamo avere energia dal sole e dal vento e non dalla combustione dei rifiuti.
Siamo contro gli inceneritori, contro il WTO e contro il GATS.


Postato da Graziella