I non-luoghi del movimento
Da Cancun a Mumbay i percorsi che il Social forum mondiale si è dato per la realizzazione dei propri obiettivi....
data: 12 Novembre 2003
autore: VITTORIO AGNOLETTO

Da Cancun a Mumbay i percorsi che il Social forum mondiale si è dato per la realizzazione dei propri obiettivi. A partire dalla convocazione degli «Stati generali per un'altra Europa» e dalla convocazione, per il 20 marzo prossimo, di una manifestazione contro il modello di guerra permanente imposto dal modello neo-liberista

IIl forum sociale mondiale nasce come un non-luogo, reggendosi sull'utopia che «un altro mondo è possibile». Non è una conferenza accademica, sebbene molti studiosi vi partecipino. Non è una internazionale di partiti, sebbene dirigenti e militanti di partiti compaiono tra i delegati. Non è una confederazione di organizzazioni non governative o di sindacati, sebbene l'organizzazione materiale degli incontri sia in gran parte a loro attribuibile. La dimensione utopica del forum sociale mondiale consiste nella testimonianza attiva e fattiva che una globalizzazione diversa da quella imposta dal pensiero unico è possibile. A partire dalla prima Porto Alegre la trasformazione è stata continua e la critica al modello neo-liberista si è evoluta parallelamente al tentativo di restituire alla politica, attraverso il protagonismo dei movimenti sociali e delle altre forme di organizzazione della società, un ruolo centrale in contrapposizione al totale dominio dell'economia e della finanza internazionali. Attraverso il forum sociale europeo di Firenze, il 15 febbraio contro la guerra e con la vittoria contro il Wto a Cancun, il Fsm si è fatto soggetto politico mondiale. La costruzione di sempre maggiori spazi pubblici di confronto e di azione, la capacità di costruire un consenso in continua crescita, la caratteristica di globalità, in estensione geografica ma anche per i terreni d'azione coinvolti, rendono il Fsm (con tutte le sue articolazioni regionali, nazionali e locali) un soggetto nuovo che sfugge all'interpretazione delle categorie novecentesche e che sta elaborando, certamente con fatica, una teoria della partecipazione in un mondo destinato sempre più a essere senza confini. Nonostante i cinque assi tematici del programma ufficiale, sostanzialmente riconducibili a quelli di Firenze dello scorso anno, le due questioni trasversali che attraverseranno tutte le plenarie, i seminari e i workshop parigini sono il processo della Costituzione europea e la perdurante occupazione dell'Iraq da parte degli Stati uniti e dei suoi alleati, Italia compresa. All'Europa liberista che intende basare lo sviluppo sostenibile «su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva», elevando a dignità costituzionale il Trattato di Maastricht e il Patto di stabilità; all'Europa che alza i muri contro i migranti e che, senza assumere il ripudio della guerra, lavora invece alla costituzione dell'esercito europeo, noi opporremo un'altra Europa: quella dei popoli e della pace, che è antiliberista, contro tutti i razzismi e fa della democrazia e della partecipazione i suoi valori fondanti. Una scelta di campo che è ben simboleggiata dai luoghi che il comitato organizzatore francese ha predisposto per lo svolgimento del forum: a differenza di Firenze, gli incontri si terranno in luoghi diffusi, alla perferia di Parigi; «città mondo» intorno alla capitale dove vive gente venuta dai quattro angoli della terra che, come dice la lettera aperta degli abitanti di Saint-Denis, «soffre enormemente delle rovine del liberalismo (disoccupazione, precarietà, smantellamento dei servizi pubblici), ma che ha anche dato prova di una grande capacità di resistenza sociale». Le proposte di mobilitazione già avanzate nelle riunioni internazionali di preparazione del forum e di cui a Parigi si andranno a condividere tempi e modi di realizzazione sono un «15 febbraio sociale» e una manifestazione internazionale contro tutte le guerre. Nel primo caso si tratta di avviare un processo continentale di sensibilizzazione di tutti i cittadini e le cittadine europee sui temi trattati dalla bozza Giscard d'Estaing - e oltre - con l'obiettivo di convocare gli «Stati generali per un'altra Europa» in data 9 maggio 2004, giorno in cui sarebbe prevista la firma del trattato costituzionale in sede di conferenza intergovernativa.

Nel secondo caso si tratta di raccogliere l'invito dei movimenti pacifisti americani (sfido a rispolverare la solita stantìa accusa di anti-americanismo) affinchè, in occasione dell'anniversario dello scoppio della guerra in Iraq, il prossimo 20 marzo in tutto il mondo si torni ad esprimere con un'unica e potente voce il più radicale dissenso contro lo stato di guerra permanente impostoci dal modello neo-liberista. Ma la teoria della partecipazione, che nel breve periodo verrà arricchita e praticata dai dibattiti e dalle iniziative di cui sopra, sarebbe fine a sé stessa se non si sposasse - nel lungo periodo - con quella che Boaventura de Sousa Santos chiama teoria e pratica della traduzione. «La traduzione è il processo che consente la comprensione reciproca tra le esperienze del mondo disponibili e possibili» che la monocultura occidentale oggi rende «assenti». Grazie al lavoro di traduzione reso possibile dalla costituzione del Forum sociale mondiale, per esempio tra il concetto di diritti umani e i concetti indù e islamici di dignità umana, «la differenza viene celebrata non come fattore di frazionamento e isolamento, ma piuttosto come fattore di condivisione e solidarietà».

Da qui è nata e si è sviluppata l'idea di tenere il quarto forum sociale mondiale a Mumbay in India, un Paese di un miliardo di persone, costruito su equilibri per noi europei difficilmente comprensibili. Equilibri e questioni aperte che declinano le lotte anti-liberiste mondiali in termini di fondamentalismi comunitari e religiosi, violenze di sette, sistema delle caste e patriarcato. Un Fsm anomalo rispetto a quelli passati che nei piani del comitato organizzatore è visto come evento fondamentale per l'emersione di un movimento indiano laico e anti-liberista, non succube dell'integralismo induista di un partito al governo che, da un lato, si legittima in nome di una religione e, dall'altro, persegue dogmaticamente politiche di chiaro stampo liberista. Un Fsm che tra il 16 e il 21 gennaio 2004 costringerà tutti noi a «distrarsi» dalla contingenza europea ma che, al contempo, sono sicuro, ci riserverà una lezione indelebile lungo la strada che porta a una mondializzazione anti-liberista fondata su diritti universali e indivisibili.