L'acqua di Genova , seconda puntata
Cari amici,ecco qui di seguito gli sviluppi genovesi della questione acqua e difesa dei beni comuni.
data: 22 Luglio 2003
autore: Alberto Zoratti
fonte: Alberto Zoratti
Grazie anche al vostro contributo e alle vostre e-mail di protesta eccovi allegati la risposta dell'Assessore Seggi (allegato 1) e la controreplica del suo partito di riferimento, Rifondazione Comunista (allegato 2), che con una chiara presa di posizione su Repubblica della propria segreteria regionale sconfessa l'operato di Walter Seggi.Abbiamo raggiunto un primo obiettivo: rendere evidenti e pubbliche le contraddizioni dell'amministrazione genovese su questi temi, contribuendo quindi ad un confronto che speriamo essere utile a tutti.

Credo sia un punto a favore di tutti coloro che credono nella necessità di difendere i beni comuni dalla possibile mercificazione attraverso la partecipazione e l'impegno dei cittadini.
Un caro saluto e grazie ancoraAlberto Zoratti

Allegato 1 - lettera assessorato
La lettera che segue è stata pubblicata su La Repubblica edizione di Genova di oggi 17/7/2003 In essa sono contenuti, spero chiaramente, elementi di risposta anche alle numerose e-mail che mi sono giunte sulla questione tariffe e cessione delle dighe. Questo ovviamente non esaurisce il dibattito, né annulla le legittime divergenze di opinione sul tema, ma spero che possa chiarire, un po’ meglio di quanto non sia stato finora pubblicato dai giornali, i termini della questione.A risentirci, Valter Seggi

Non voglio sottrarmi alla discussione critica sollecitata sulle pagine di Repubblica da Riccardo Petrella, segretario dei comitati nazionali per il “Contratto mondiale per l’acqua’’, il cui impegno scientifico e sociale apprezzo da tempo. Egli in sostanza sostiene che il Comune di Genova avrebbe tradito il senso della propria adesione a questo organismo, che tutela il valore pubblico del bene acqua nel mondo, perché avrebbe venduto a privati alcune dighe, aumentando indebitamente le tariffe e adeguandosi, perciò, a una logica ‘privatistica”.lo penso che le cose non stiano così. Ed è bene che lo si ripeta, in un momento in cui Genova è sede in questi giorni di confronti pubblici su temi ‘globali”. Le dighe sono state cedute a una azienda controllata al 54% dal Comune, l’Amga, che già gestisce la metà del sistema di raccolta e distribuzione idrica e in ogni caso non potrebbero per legge essere alienate a terzi privati. Non solo:conferire a una società controllata dal pubblico queste dotazioni la rafforzano nella prospettiva che - per le norme nazionali - si arrivasse a una gara per la riassegnazione del servizio, alla quale potrebbero partecipare le società effettivamente private che a Genova storicamente possiedono e gestiscono l’altra metà del servizio.

Per quanto riguarda le tariffe non si tratta - come è stato scritto - del 10 per cento sull’intero importo, ma del 10 per cento sul 30 per cento della tariffa legato allo smaltimento delle acque reflue nel sistema fognario. E’ un aumento scaglionato in 5 anni che per una famiglia con consumi medi vuol dire l0-12 euro all’anno. La decisione non è stata presa dal Cornune di Genova ma dal consorzio dei comuni della Provincia, quasi all’unanimità(98%:). Date le norme della legge finanziaria 2001 questo era l’unico modo per garantirsi sostanziosi finanziamenti nazionali da dedicare al miglioramento dell’intero sistema di depurazione. Rinunciare a questi finanziamenti pubblici (dell’ordine di 40 milioni di euro a livello regionale, di cui 26 per la prima tranche per il territorio della Provincia di Genova) avrebbe voluto dire o rinunciare a opere essenziali al territorio o tagliare altri servizi e aumentare altre tasse.

Penso, quindi, che il Comune abbia agito nel pieno interesse dei cittadini, del territorio e dell’ambiente, tenendo conto del Contesto normativo nazionale.Aggiungo che la gestione di servizi pubblici da parte di aziende con autonoma competenza industriale e gestionale sotto la regia pubblica, ha dato nel caso di Genova e di un servizio complesso come il ciclo dell’acqua, rìsultati migliori a vantaggio degli utenti.E ’ questa un’idea dell’interesse pubblico sulla quale sono pronto a confrontarmi, ritenendo che non sia affatto in contraddizione con la giusta politica sostenuta dal “Contratto

Allegato 2 - posizione di rifondazione comunista
La vendita dell'Amga delle reti idriche e non, semplicemente di "alcune dighe" come ancora insiste a sostenere l'assessore Seggi, ha provocato una ferita tra l'amministrazione genovese e le migliori culture critiche del nostro tempo che, il recente e ineccepibile richiamo alla coerenza del prof. Petrella, mette ulteriormente in evidenza. Di fronte a contestazioni tanto autorevoli sarebbe saggio soprattutto ascoltare, meditando sul primato tutt'altro che invidiabile conseguito dall'amministrazione con quella cessione e riflettendo sull'idea allora largamente sostenuta che quella fosse solo un'abile operazione finanziaria che poco o nulla avrebbe modificato nella gestione complessa e vitale del servizio idrico. Non ci soddisfa allora esserci opposti a quella vendita. Ci preoccupa l'incrinatura democratica che si è determinata. La riduzione della certezza dell'accesso all'acqua per tutti i cittadini. Avere insomma creduto che nulla comporti trasferire competenze delle assemblee elettive a società di natura privata che per scopo hanno la produzione di utile e non certo la soddisfazione di bene pubblico. I primi effetti paiono già comparire e sono stati immediatamente colti.

Il rischio di aumento tariffario era insito nelle dichiarazioni che in sede consigliare rilasciò l'amministratore delegato dell'azienda. Sostenere che qualuque gestore futuro dell'acqua dovrà comunque approvvigionarsi da Amga sottintende un surpuls che non è difficile immaginare a chi sarà imputato. Oggi temiamo possibili compromissioni occupazionali. Il suggerimento di un'intesa tra le grandi aziende dell'acqua per evitare possibili ricorsi sull'affidamento recentemente conferito nel bacino provinciale prefigura intese gestionali che non dovrebbero risolversi nelle segrete stanze di alcuni consigli d'amministrazione. Questo è il mercato, ci viene ricordato. Qualcuno suggerisce di esplorare altre strade. Stiamoli ad ascoltare.
Giacomo Conti - Segretario regionale PRC
Bruno Pastorino - Segretario provinciale PRC

Postato da Fausto