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Blindate città svizzere e francesi sul Lemano, il cielo pieno di elicotteri, tre giorni prima del summit dei «grandi». Intanto la società civile dà vita a un Forum dove le politiche degli organismi internazionali sono sotto accusa. Primo caso, l'Africa delle promesse mancate
ANNEMASSE (Evian) «Una persona come Martin Luther King, a cui è intitolata questa sala, aveva un sogno ed ha fatto tanto. Se tutti insieme abbiamo il sogno di un altro mondo possibile, allora questo inizierà davvero a diventare realtà». Con queste parole Gaby Falchung, presidente dell'associazione francese Crid, ha aperto il «Summit per un altro mondo» della società civile, che anticipa di tre giorni il vertice ufficiale dei capi di stato e di governo dei paesi del G8 ad Evian. A dire il vero siamo lontani dalla località francese sul lago Lemano dove quest'anno gli otto leader si rifugeranno al riparo dalle proteste. Annemasse è subito dopo il confine svizzero, venendo da Ginevra verso sudest. Stamane, in attesa degli incontri dei movimenti sociali e di Attac, la città svizzera era già sorvolata da elicotteri aggressivi nonostante tutto fosse tranquillo per una festività locale. A Losanna si facevano intanto le prime prove con una marcia a favore dei migranti e «contro i muri della vergogna».
Arrivando ad Annemasse il clima cambia e si vedono i primi attivisti arrivati in città; cortei danzanti spontanei dei gruppi più radicali rendono rumorosa la placida cittadina francese, già abbandonata da diversi residenti impensieriti dagli anti-globalizzatori. Un po' fuori città sorge il villaggio intergalattico che raccoglie le varie anime dei movimenti di base, raggruppate in veri e propri quartieri dai diversi colori e seminari di approfondimento ed auto-formazione. Tutti confluiranno nella manifestazione di domenica fino al confine svizzero, congiungendosi con il troncone che arriverà da Ginevra. Quest'anno simbolicamente il confine rosso sarà varcato, ma a parecchi chilometri di distanza dal vertice ufficiale.
Alla prima giornata del Forum tiene banco il tema dello sviluppo. In mattinata Enrique Arceo, dell'Istituto argentino di studi sullo stato e la partecipazione, ricorda come i governi ricchi del G8, quando siedono al Fmi, tendano a credere che quel che va bene per loro è anche buono per i paesi in via di sviluppo. Ma ormai in America latina sembra soffiare un vento diverso, dall'Ecuador alla Bolivia, al Brasile ed anche all'Argentina. In quei paesi infatti le popolazioni locali per il 65 per cento hanno votato recentemente per candidati presidenziali che si opponevano alle politiche neoliberiste.
Forte e significativa la presenza africana al Forum, incluso un rappresentante tuareg salutato calorosamente. Ed è proprio un panel tutto africano ad aprire i lavori pomeridiani per parlare di Nepad, la nuova partnership di sviluppo per l'Africa, lanciata nel 2001 ed il cui piano di azione è stato sottoscritto dal G8 tra le montagne del Canada nel giugno 2002. Definita come innovativa per il coinvolgimento diretto sin dall'inizio di importanti governi africani (Sudafrica, Nigeria, Egitto, Algeria, Senegal) l'iniziativa mira alla promozione di pace, stabilità e gestione sostenibile delle risorse naturali nel dimenticato continente africano, tramite la ricetta poco originale di grandi infrastrutture, accesso al mercato e nuove tecnologie.
Le Ong africane denunciano senza mezzi termini che lo spirito Nepad di una maggiore partecipazione è stato tradito subito, visto che la preparazione dei documenti dell'iniziativa non è stata partecipativa. «In breve si tratta di vendere l'Africa agli investitori stranieri, come se da noi non esistesse un settore privato locale che cerca di crescere con il suo passo. Con questa liberalizzazione la povertà rischia di aumentare ancora più», stigmatizza Gaharo Doucoure, vice-presidente di Forim, l'associazione francese degli immigrati. Sembra proprio che la Nepad non impari dalle lezioni del passato, poiché non si pronuncia sul dramma del debito dei paesi africani e soprattutto non mette in discussione le condizionalità degli aggiustamenti strutturali di Banca mondiale e Fmi che hanno umiliato negli ultimi vent'anni gli africani.
«Se sbatti su un pilastro per due volte, almeno alla terza lo dovresti evitare. Ma sembra che con questo approccio la Nepad continuerà a sbatterci per altre venti volte». Così chiosa Charles Abani, carismatico direttore di Azione Aiuto Nigeria che ha presentato un rapporto dettagliato sui «Buoni pensieri del G8» che rimangono solo belle parole. Soltanto 39 miliardi di dollari cancellati ai paesi più poveri sui 150 previsti, le iniziative sull'educazione in Nigeria e Congo bloccate, mancato rispetto degli impegni sui farmaci generici contro Aids e malattie infettive in sede Wto e ben pochi fondi aggiuntivi per l'aiuto allo sviluppo. Ma alla fine il panel conclude che un'altra Nepad che appartenga davvero agli africani è possibile; nel frattempo il G8 almeno metta in pratica gli impegni già presi senza ulteriori pompose dichiarazioni di buoni pensieri.
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