Fuoco libero nel cielo di Davos
Gli intellettuali «organici»: ci saranno Noam Chomsky e Samir Amin, Ignacio Ramonet e Luciana Castellina, Jean Ziegler e Arundhati Roy, Leonardo Boff e Adolfo Perez Esquivel Incredibili misure «di sicurezza» delle autorità elvetiche per il Wef
data: 21 Gennaio 2003
autore: SERENA TINARI
fonte: IL MANIFESTO
Una gabbia e un percorso obbligato: i manifestanti saranno costretti a passare attraverso un metal detector, mentre una telecamera riprenderà i loro volti. Sono vietate maschere, bombolette spray di colore, strumenti atti a offendere e anche a difendersi. Una ventina di agenti, assistiti da colleghi esperti in movimenti ed eversione, controlleranno il transito per individuare persone indesiderabili, che saranno perquisite in appositi container e infine respinte, «ma non arrestate». E' lo scandaloso dispositivo di sicurezza che le forze dell'ordine elvetiche si apprestano a mettere in funzione a Fideris, stazione ferroviaria a pochi chilometri da Davos. Con queste notizie, non certo confortanti, è partito ieri il conto alla rovescia per l'imminente protesta contro il World Economic Forum. Al mattino c'è stata una conferenza stampa in contemporanea a Como, a Basilea e a Ginevra. A Como un enorme passaporto di cartone dominava lo scenario, in distribuzione i facsimili di carte d'identità: al posto della foto, un'immagine di Mafalda, la personaggia cattivella che da alcuni anni è il logo della protesta anti-Wef. Militanti del centro sociale Il Molino di Lugano e del Laboratorio in movimento di Como hanno presentato l'azione prevista per venerdi 24: l'appuntamento è alle 17, per passare le frontiere in corteo e in carovana a bordo di pulman affittati per l'occasione (le prenotazioni si raccolgono al numero 338-5895662). Un'azione coordinata e su tre confini: «Per la libera circolazione delle persone, per il diritto a manifestare, contro il controllo sociale e la repressione poliziesca. Non ci fanno andare a Davos? Porteremo Davos alle frontiere!».

A Berna intanto una ventina di attivisti e attiviste, in faccia una maschera della solita ineffabile Mafalda, occupavano la sede della dogana federale al grido di «wow», (wipe out Wef, cancella il Wef).

Sul fronte istituzionale, si registrano gli allarmanti annunci governativi: lo spazio aereo sopra Davos sarà chiuso per tutta la durata del Forum ed il ministero della difesa ha ottenuto (prima volta nella storia) la licenza di sparare a ogni velivolo che lo violi. Un provvedimento che sarà adottato anche per il vertice G8 di Evian.

3500 poliziotti presidieranno l'altipiano di Davos, mentre l'esercito ha già installato laboratori per riconoscere armi chimiche, biologiche e persino nucleari. E' la «sindrome da 11 settembre», riconoscono le stesse autorità, che continuano comunque a considerare i «manifestanti violenti» il vero pericolo per il Wef. L'intero dispositivo di sicurezza costerà una tombola, almeno 13 milioni di franchi (8 milioni di euro), una cifra che non depone certo a favore del ritorno del Wef in Svizzera il prossimo anno: il vertice comincia a costare troppo, finanziariamente e in termini di immagine, al Cantone dei Grigioni e alla Confederazione.

L'Alleanza di Olten, il cartello di organizzazioni che promuove la manifestazione del 25, deciderà oggi cosa fare. Di sicuro: «o si passa tutti insieme, o nessuno: non consentiremo loro di dividerci in buoni e cattivi». In progetto ci sono dunque azioni collettive: se non sarà Davos, i manifestanti si concentreranno a Landquart, pochi chilometri prima. Manifestazioni e blocchi sono previsti a partire da domani anche in altre città svizzere e all'aeroporto di Zurigo, dove atterreranno nei prossimi giorni un migliaio di leader dell'economia, della politica, del giornalismo. Atteso al Wef anche il presidente brasiliano Lula, mentre per gli Usa potrebbe esserci Colin Powell.

Per le strade innevate dei Grigioni, invece, i manifestanti andranno a spasso insieme ad un camion per musica ed immagini. E decine e decine di mediattivisti europei racconteranno con telecamere, registratori e parole tutto quello che succederà in Svizzera dal 23 al 28 gennaio. Alla Rote Fabrik di Zurigo il Convergence center; informazioni e aggiornamenti su Indymedia.

Postato da Rosario