Porto Alegre contro la guerra
Trecentomila in corteo nella città brasiliana per gridare la voglia di pace dei partecipanti al Forum. Le divergenze delle prime ore si perdono in una voglia collettiva di divertimento
data: 15 Giugno 2003
autore: A. D.
fonte: il manifesto
E'arrivato alla fine persino un raggio di sole, dopo ventiquattr'ore di diluvio, a far partire con tono e vigore il terzo Forum Sociale Mondiale, con un grande corteo di almeno trecentomila persone contro la guerra di George Bush, che ha invaso le vie del centro di Porto Alegre. Un corteo in cui l'allegria e la musicalità brasiliana hanno sommerso e travolto tutto il resto, mettendo in disparte di colpo, almeno per qualche ora, i problemi e le polemiche che stanno rendendo forse più difficile del previsto il Forum. Un corteo con mille bandiere diverse - ogni organizzazione partecipante ha portato la sua, cercando di metterla più in evidenza possibile, altro segno non tanto buono del clima interno al Forum - che hanno finito però quasi per scomparire: sia per la schiacciante preponderanza numerica degli ospiti, con il loro infinito assortimento di tamburi, maschere, palloni e pupazzi giganti, sia per la contagiosità estrema del loro modo di trasformare ogni corteo in una festa, in cui tutti devono divertirsi. Meno male che ci sono loro. Contro la guerra, dunque. E, inutile nasconderlo, contro gli Stati uniti, che in America latina non godono di grande popolarità. Bush come Hitler - anzi, peggio - in molti cartelli; e una marea di slogan contro i nemici del Sudamerica progressista, come il Fondo monetario internazionale e soprattutto l'Alca, il trattato di libero scambio che vorrebbe in pratica annettere tutto il continente agli Usa. «Lula, dì una parola chiara, fuori dall'Alca» è uno degli slogan più ricorrenti, insieme a un'infinita varietà sul tema di «Un'altra America è possibile».

Ma se il Brasile del corteo è unito dalla musica e dal ritmo dei tamburi, è anche composito ed eterogeneo nel suo aspetto: accanto a un esercito di militanti e simpatizzanti del Pt, della Cut, della Via Campesiña e di tante altre organizzazioni vicine a Lula e al suo nuovo governo, ci sono anche un gran numero di Sem Terra, che sfilano insieme a gruppi «fratelli» di altre nazioni sudamericane; e ci sono i senza casa, che poche ore prima hanno occupato un palazzo del centro (con la partecipazione di Josè Bové). Ci sono poi i ragazzi del movimento «Per la dignità nera», che in mattinata avevano inscenato una protesta antirazzista dentro il Forum e che durante il corteo mimano una spettacolare danza tradizionale africana.

Ancora, fuori dal corteo ma a fare da trait-d'union con il resto della città, ci sono migliaia e migliaia di persone (tantissime con indosso magliette del Pt o con il volto di Lula) che assistono alla manifestazione standone ai lati, in piedi o seduti ai tavolini dei caffè, spesso cantando e ballando al ritmo trascinante dei tamburi. Il concentramento iniziale del corteo, nella piazza che circonda il mercato e sulla quale affacciano le vie più affollate della città, non fa che favorire questa osmosi generale tra gente che fa gli affari suoi, gente che manifesta e gente che partecipa senza partecipare.

La testa della manifestazione, non si discute, è tutta carioca: ma nel cordone iniziale c'è la presenza di una giovane ragazza fiorentina e di una sua coetanea francese, a simboleggiare il successo del recente Forum europeo di Firenze e a propiziare il successo del prossimo Forum europeo in Francia. Anche lo striscione «Firenze città aperta», lo slogan del Forum di novembre nella città toscana, è tra i primi che sfilano. Per il resto, il simbolo non-brasiliano più diffuso in tutto il corteo è la bandiera palestinese - anche se i palestinesi stessi sono pochissimi, e pochissimi anche i delegati di altri paesi arabi o islamici.

Sparpagliate, comunque, anche le delegazioni nazionali più consistenti, a partire da quella italiana. La Cgil ha un suo striscione, vicino al quale si vede Epifani dar la mano a Casarini (per esorcizzare il preannunciato dibattito-scontro di domani); poi qua e là si vedono macchie di bandiere di Rifondazione, striscioni dei Cobas e di Legambiente, persi nella marea latinoamericana. Si vede un gruppo compatto di sindacalisti tedeschi della Ig-Metall, un altro gruppo ben visibile è quello francese di Attac; più spettacolari anche se piccoli alcuni gruppi asiatici, come i sudcoreani che improvvisano un happening per terra prima della partenza del corteo, o come i giapponesi che si presentano legati, chiedendo la liberazione di due sindacalisti arrestati a Tokyo.

Discreta, tutto sommato, la presenza della polizia: visibile soprattutto perché molti agenti sono montati a cavallo.