Irrompe Alfredo Biondi nell'inchiesta sulla scuola Diaz. Il vicepresidente della camera, già guardasigilli nel primo governo Berlusconi, difende uno dei funzionari accusati di aver partecipato alla messinscena delle false molotov. E' il vicequestore Pietro Troiani, tirato in ballo a giugno dal collega Massimiliano Di Bernardini e adesso anche dall'agente che gli faceva da autista, Antonio Burgio: la deposizione di quest'ultimo, ora raggiunto dalle stesse accuse di falso e calunnia ipotizzate per gli altri, è finita domenica su Repubblica. Burgio ha fatto la parte del «pentito», dichiarando di aver trasportato le molotov alla Diaz su ordine di Troiani. E l'avvocato Biondi ha afferrato al volo l'occasione: «Al primo interrogatorio eravamo andati a dire le cose come stanno, ma la prossima volta il teatrino non si ripeterà. I processi - ha detto ancora - si fanno in tribunale e non con uscite clandestine di notizie, il rapporto processuale finora instaurato subirà la conseguenza di queste violazioni». Detto in modo più semplice, oggi davanti ai pm Francesco Pinto ed Enrico Zucca il dottor Troiani starà zitto, si avvarrà della facoltà di non rispondere. O almeno, è probabile che vada così. «Non ho ancora parlato con il mio assistito - diceva ieri sera Biondi - Bisogna anche tener conto della sua posizione di funzionario di polizia, ma è chiaro che collaboreremo meno». Domenica l'ennesima fuga di notizie, ieri la minaccia di Biondi. Tutto succede alla vigilia della giornata decisiva, senz'altro la più importante da quando, con la scoperta dell'imbroglio delle molotov, l'inchiesta sulla Diaz è tornata a minacciare l'intero vertice della polizia.
Stamattina al nono piano del palazzo di giustizia genovese sono invitati in sei e Troiani - con tutto il rispetto - sembra l'ultima ruota del carro. Forse è per questo che lo hanno mollato tutti: un collega come Di Bernardini, un sottoposto come Burgio e ora anche il suo ex comandante Vincenzo Canterini, che ha preso le distanze ricordando che Troiani «all'epoca del G8 non era più, da alcuni mesi, in servizio nel reparto mobile di Roma». Perché Troiani, attualmente addetto alle Fiamme oro, al G8 del luglio 2001 faceva parte del nucleo logistico coordinato da Valerio Donnini, il capo dei capi della celere (non indagato). E oggi avrà accanto personaggi di ben altro livello, investigatori di razza e perfino il capo di un servizio centrale della polizia, Francesco Gratteri. Tutti convocati a Genova per una prova che non avrebbero mai pensato di affrontare: il confronto all'americana, roba da delinquenti. E' l'unico strumento a disposizione dei pm per venire fuori dal dedalo di bugie, dichiarazioni contraddittorie e reciproche accuse emerso negli ultimi, drammatici, interrogatori.
Ci sarà Gratteri, direttore del Servizio centrale operativo (polizia criminale), uomo legatissimo al capo della polizia Gianni De Gennaro. Con lui il suo vice Gilberto Caldarozzi, già interrogato due volte. E poi l'ex dirigente della Digos genovese Spartaco Mortola, il numero due della questura di Bologna Lorenzo Murgolo e il vicequestore Di Bernardini, che ha fatto per primo il nome di Troiani. Anche se sono entrambi inquisiti per falso e calunnia, non ci saranno il prefetto Arnaldo La Barbera, capo dell'antiterrorismo all'epoca dei fatti, né Canterini. Ci saranno i funzionari che nelle ultime settimane non hanno saputo chiarire le loro posizioni. Verbali alla mano, mettendoli faccia a faccia due alla volta, i pm cercheranno di capire come stanno le cose, chi ha deciso di tirar fuori le molotov sequestrate sei ore prima e di metterle sul conto dei 93 malcapitati arrestati alla Diaz.
A quanto pare, la decisione venne presa lì, nel cortile della scuola-quartier generale del Genoa social forum. Non era premeditata. «Se avessero deciso prima, fin dalle riunioni in questura - spiega un investigatore che partecipa a questa fase dell'inchiesta su delega della procura - avrebbero fabbricato dieci o venti molotov nuove, non c'era bisogno di utilizzare proprio quelle». Invece hanno preso proprio quelle, le due bottiglie ritrovate nel pomeriggio in un giardinetto di corso Italia dal vicequestore Pasquale Guaglione, il funzionario di Gravina di Puglia (Bari) che un mese e mezzo fa ha dichiarato di riconoscerle. La decisione di truccare le carte, insomma, è arrivata quando l'operazione era iniziata e i pavimenti, le pareti e i gradini della scuola erano già sporchi di sangue. Volevano «coprire» il massacro, 62 feriti di cui alcuni gravissimi. E così hanno tirato fuori dalla jeep la busta azzurra con le due bottiglie piene di liquido infiammabile. Sono in corso accertamenti sui tabulati telefonici: forse hanno coinvolto qualcun altro, ancora più su.
Sempre in questa fase avrebbero concepito la storiella della sassaiola contro due auto della polizia, motivo ufficiale dell'irruzione: nessuno, nei mesi seguenti, riuscirà ad identificare i poliziotti che erano a bordo di quelle auto. E hanno annunciato che l'agente Massimo Nucera, uomo di Canterini, era stato accoltellato dai «delinquenti» asserragliati nella scuola: nove mesi dopo una perizia del Ris dei carabinieri stabilirà che le lacerazioni del giubbotto e del corpetto antiproiettile di Nucera sono incompatibili con l'aggressione denunciata (di qui l'accusa di falso e calunnia anche per lui, che all'inizio era stato indicato come vittima di un tentato omicidio e nemmeno indagato per le lesioni come gli altri del reparto romano).
Troiani, invece di spiegare chi ordinò di portare le molotov, forse non parlerà. Anche altri indagati potrebbero scegliere la linea dell'avvocato Biondi, e non sarebbero i primi. Gianni Luperi, numero due dell'antiterrorismo, l'ha già fatto giovedì scorso: per un funzionario di quel livello non è una gran figura, la notte della polizia non è ancora finita. E' in corso un drammatico scaricabarile, chi resterà con il cerino in mano - pardon, le molotov - rischia grosso. E i tentativi di circoscrivere le responsabilità al reparto mobile - o a Troiani che viene da lì - li vedono tutti. Ma a tremare sono i pezzi grossi. Se oggi la procura segnerà un punto anche la poltrona di De Gennaro tornerà a vacillare.