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I gip del tribunale di Genova riceveranno a giorni una serie di richieste di incidente probatorio sul G8 di luglio. Vengono dai pm titolari dei fascicoli sull'assalto alle scuole Diaz/Pertini e sulle brutalità nella caserma di Bolzaneto, che intendono mettere a confronto alcuni dei manifestanti con gli agenti e i funzionari indagati per le violenze. Le deposizioni dei no global pestati fanno credere alla probabilità di riconoscimenti quasi "a colpo sicuro", almeno per Bolzaneto dove i picchiatori erano a volto scoperto. Per ora, comunque, tutto è nelle mani del procuratore capo, Francesco Meloni. Le inchieste sulla Diaz e su Bolzaneto saranno le prime a concludersi, forse entro maggio-giugno e dunque prima che Meloni vada in pensione. I sostituti Zucca, Pinto, Miniati stanno terminando le rogatorie per sentire i tedeschi della Diaz, in Spagna hanno finito e gli italiani sono stati già ascoltati. Poi passeranno agli interrogatori degli inquisiti: sono una ventina per Bolzaneto, mentre per la Diaz sono stati iscritti i settanta del (disciolto) settimo nucleo del reparto mobile (ex celere) romano di Vincenzo Canterini, ai quali si aggiungono (o si aggiungeranno) tutti o quasi i 140 uomini della polizia presenti. Quelli delle digos e delle squadre mobili, il direttore dello Sco Gratteri e il prefetto La Barbera, allora capo dell'antiterrorismo.
Il boicottaggio di Ps e Dap. Per Bolzaneto, con i riconoscimenti faccia a faccia, i pm potrebbero aggirare lo scherzetto delle fotografie, che ha ostacolato non poco l'indagine. Quando la procura ha chiesto i ritratti di agenti, funzionari e ufficiali (v. il manifesto del 30 ottobre 2001), la polizia di stato e la polizia penitenziaria hanno consegnato istantanee impresentabili. Fotocopie dei tesserini, fototessere di dieci anni fa: "Agenti calvi hanno ritrovato chiome fluenti - ironizzava ma non troppo un addetto ai lavori - nemmeno le loro madri li riconoscerebbero". E' il più grave episodio di sabotaggio fin qui accertato, ma secondo indiscrezioni ci sarebbe di peggio: si vocifera persino di filmati in possesso di strutture della polizia e nascoste ai pm.
Indagati i dirigenti. Per la Diaz e per Bolzaneto i pm vogliono andare fino in fondo. Per la caserma gli indagati sono già una ventina, tutti con l'infamante accusa di abuso d'autorità sugli arrestati. Oltre ai cinque inquisiti per lesioni (tre della penitenziaria, compreso il medico, e due della polizia), ci sono i responsabili della ps, della penitenziaria e perfino dei Cc che si alternavano nel "comando" della caserma, trasformata in avamposto carcerario. Tra loro Alessandro Perugini, ex vice-capo della Digos di Genova, già indagato per l'orribile episodio del calcio sferrato davanti alle telecamere, in borghese a volto scoperto, a un manifestante minorenne di Ostia.
Perugini e gli altri ufficiali non risponderanno del singolo pugno, del calcio o della ginocchiata dell'agente tal dei tali, i cosiddeti "abusi dei singoli", bensì di violenze, vessazioni e umiliazioni che a Bolzaneto, emerge dai fascicoli, erano sistematiche. Secondo alcune testimonianze anche il guardasigilli Roberto Castelli, durante la nota visita a Bolzaneto la notte di venerdì 20 luglio, ha visto molte cose; da altre deposizioni, invece, sembrerebbe che la visita dell'ingegnere sia stata rapida e superficiale, troppo anche per dire - come Castelli invece ha fatto - che in quella caserma andava tutto bene.
Perquisizione o retata? Anche per la Diaz la procura non procede unicamente contro i singoli accusati di lesioni, ma anche contro i vertici: contro coloro che hanno preso le decisioni e forse presentato come una perquisizione un'operazione che, dagli atti fin qui acquisiti, sembra piuttosto a una retata, chissà perché così feroce. Guai in vista anche per i funzionari dello Sco che hanno distrutto i computer, gli hard disk degli avvocati e quanto si trovava nel media center del Gsf, nell'edificio (la Diaz) di fronte al dormitorio (la Pertini) che era oggetto dell'operazione ("ci andarono per errore" ha detto il loro capo Gratteri): l'ipotesi è perquisizione abusiva, furto e danneggiamento. Intanto, dopo il video di Indymedia, i manifestanti tedeschi hanno chiarito ogni residuo dubbio sulle responsabilità del reparto di Canterini nell'irruzione nel dormitorio. Sono stati loro ad entrare per primi, sono stati loro a picchiare; erano tutti a volto coperto tranne un funzionario che potrebbe essere Fournier, vice di Canterini. Funzionari e capisquadra della celere romana si sarebbero contraddetti, avrebbero cambiato versione più volte e avrebbero perfino attribuito ad altri poliziotti specifici pestaggi che risulterebbero, invece, opera loro. Alla mattanza presero parte anche uomini in borghese. E forse tutti, fino a Gratteri e La Barbera, dovranno rispondere del blitz nel suo insieme, del contenuto di certi verbali e di certe relazioni di servizio: sulla resistenza degli occupanti, sulla dinamica, sulle modalità e sulla fase preparativa dell'operazione. A cominciare dalla riunione abbandonata polemicamente dal prefetto Ansoino Andreassi, numero due della polizia e massima autorità a Genova. Andreassi non concordava con quanto si andava organizzando con l'assenso di De Gennaro, l'avrebbe detto anche ai pm. E quella riunione si svolgeva di pomeriggio. Non certo la sera, dopo le sassate contro le auto della ps, poi utilizzate per giustificare la cosiddetta perquisizione.
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