Sul G8 «soffiate» polveroni e bugie
Sul G8 «soffiate» polveroni e bugie Fuga di notizie in attesa della perizia: Giuliani sarebbe stato raggiunto «di rimbalzo» da un colpo sparato in alto. Pisapia protesta. Il perito precisa: «Queste voci non vengono da noi».
data: giugno 2002
autore: AUGUSTO BOSCHI - ALESSANDRO MANTOVANI
fonte: il manifesto
Mancano pochi giorni al deposito dell'ultima, decisiva perizia sui fatti di piazza Alimonda. E c'è qualcuno che l'attende con ansia, troppa ansia, al punto di far circolare indiscrezioni e «soffiate» che avvelenano il clima e rendono ancor più difficile il lavoro dei periti. Secondo voci diffuse ieri a Genova il proiettile che ha ucciso Carlo Giuliani avrebbe rimbalzato, prima, su qualcos'altro. E potrebbe trattarsi del famoso estintore che il ventitreenne genovese aveva raccolto un attimo prima di essere ucciso. Lo confermerebbero, nell'ordine, una traccia di vernice rossa trovata sulla pallottola e un minuscolo frammento di piombo puro rinvenuto sulla parte posteriore del passamontagna di Giuliani, in corrispondenza cioè del foro d'uscita. Di qui l'idea del colpo «di rimbalzo»: Mario Placanica, il carabiniere che ammette di aver fatto fuoco e invoca la legittima difesa, avrebbe quindi indirizzato la pallottola verso l'alto e, se Giuliani è stato colpito allo zigomo, è tutta colpa del suo estintore.

Precisa, perfetta ricostruzione. Commenta l'avvocato Umberto Pruzzo, legale di Placanica: «Se la perizia dice questo il quadro cambia radicalmente. Ci era stato contestato l'omicidio volontario, ma se si dimostra che il carabiniere ha sparato verso l'alto e il colpo è stato deviato anche l'ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa diventa insostenibile». Ma la perizia non dice questo, quando sarà depositata lo vedremo. «Queste informazioni non provengono da noi, stiamo ancora lavorando», ha spiegato ieri sera un po' seccato Paolo Romanini, il perito balistico al di sopra di qualunque sospetto nominato dal pm Silvio Franz. Romanini, il medico legale Carlo Torre e gli altri due specialisti, Pietro Benedetto e Nello Balossino, avrebbero dovuto consegnare ieri la perizia, risultato della ricostruzione sul posto ordinata dal magistrato ed eseguita il 20 aprile. Ma hanno chiesto altro tempo. In settimana - annunciano - arriveranno al pm Franz le due sintetiche risposte ai quesiti proposti, che riguardano la distanza tra la pistola e Carlo Giuliani e il campo visivo che il carabiniere Placanica aveva a disposizione dal retro della jeep.

Giuliano Giuliani, il papà di Carlo, non vuole commentare: «Tutti quelli che emettono sentenze fanno uno sport sbagliato». Claudio Gentile, il perito nominato da Giuliano Pisapia legale della famiglia Giuliani, ha tagliato corto: «Di rimbalzi non si parla proprio. C'è solo l'ipotesi che abbia sfiorato qualcosa che non necessariamente ha cambiato la traiettoria». Ma Pisapia stavolta l'ha presa male: «Mi ero imposto il più totale riserbo fino al deposito ufficiale delle consulenze. Rimango sconcertato di fronte a una fuga di notizie del tutto parziale e inesatta».

Le indiscrezioni, «rimbalzi» a parte, sono tante. I periti avrebbero infatti accertato che tra la jeep e Carlo Giuliani c'erano poco meno di tre metri: il ragazzo con l'estintore, insomma, non era quasi dentro la jeep come sembrerebbe dalle foto prese dal retro con il teleobiettivo. E non solo. A quanto si è appreso l'esame autoptico fa acqua da tutte le parti: sarebbe perfino scomparso - cioè sarebbe stato buttato via - un frammento del proiettile, che invece è ben visibile nella tac eseguita sul cadavere. Aggiunge Pisapia: «La pistola che sarebbe poi risultata in dotazione al Placanica mostra una serie di manomissioni che rendono ancora più anomala la vicenda. E la Land Rover, pur essendo sotto sequestro, è stata manomessa e modificata in alcune parti fondamentali». Gli interventi sulla pistola potrebbero spiegare la frantumazione del proiettile, quelli sulla jeep potrebbero addirittura indicare che alcune delle lesioni riportate da Placanica e dagli altri carabinieri non erano state provocate dai manifestanti: mancherebbe una maniglia metallica che prima c'era; mancherebbe sul paraurti qualsiasi «ricordo» del doppio impatto con il cassonetto che bloccò la Land Rover in piazza Alimonda.

Giuliano Giuliani insiste: «Continuo a vedere sempre la stessa foto Reuters che non dà l'idea della distanza tra mio figlio e la jeep». E a proposito di disparità di trattamento, gli avvocati del Genoa Legal Forum sono scesi in aperta polemica con la procura di Genova e con il presidente dell'ordine degli avvocati di Genova, Aurelio Dirella.

In un comunicato mettono in evidenza «l'evidente politica dei due pesi e delle due misure attuata nei confronti dei reati attribuiti ai manifestanti e agli esponenti delle forze dell'ordine». Sotto accusa il pressappochismo delle indagini nell'immediatezza, in particolare il ritardo nel sequestro dei locali della scuola Diaz e la mancata acquisizione dei filmati che la polizia prese dall'elicottero in volo sulla scuola la notte del 21 luglio. E denunciano il pericolo che la perizia del Ris sulla presunta coltellata ricevuta dall'agente Massimo Nucera all'interno della scuola, coltellata che la perizia dimostrerebbe essere una messinscena, non venga presa in considerazione dagli inquirenti. Nei confronti del presidente dell'ordine degli avvocati l'accusa è di avere avvallato il provvedimento firmato dal procuratore capo sul differimento dei colloqui con i difensori dei giovani arrestati, permettendo di fatto cha a Bolzaneto accadessero episodi di violenza e sopraffazione. I legali del Glf chiederanno chiarimenti.