A proposito di quanto
scrive Stefano Lenzi sul manifesto del 5 luglio a
titolo «Una vigilia di rabbia e timori» vorrei esprimere
qualche considerazione e qualche dubbio. Non ho mai sentito,
nel Comitato, nei Social Forum, tra i compagni delle Reti e di
Rifondazione, nei centri sociali che ho visitato, esprimere
l'intenzione di fare una «celebrazione di Genova a un anno dal
G8». Lenzi probabilmente non ha letto con attenzione l'appello
del Social Forum genovese, non ha visitato il sito
www.piazzacarlogiuliani.org. E' un po' distratto, oppure
preferisce ascoltare il suono delle proprie parole. Già, io
sono solo una maestra in pensione, ma qualcuno vorrà forse
spiegarmi il significato di frasi del tipo: «...ho paura
dell'ennesima scontata condanna della criminalizzazione e
della glorificazione dell'estetica del conflitto»...Vuole
alludere ai presunti Black bloc? Vuole sostenere la tesi
governativa che fanno parte del movimento e che dal movimento
dovevano essere fermati? Ma conosce Lenzi i filmati, le
fotografie, le testimonianze sull'argomento? Vuole alludere
alla feroce orda dei disubbidienti, agli scapestrati
assalitori di camionette indifese, come Carlo, o alle
centinaia di temibili terroristi manganellati in corso Italia
il giorno seguente, ai banditi sequestrati, percossi,
violentati in una scuola e in una caserma?
E che cosa
avrebbe fatto, Lenzi, per riuscire dove, secondo lui, avrebbe
fallito miseramente il sindaco Pericu? Trovo allucinante che,
dopo piazza Fontana, il 77 bolognese, l'Italicus, Ilaria Alpi
- tanto per fare qualche esempio - dopo tutto quello che la tv
e alcuni giornali sono riusciti a raccontarci anche
quest'anno, dopo le molotov e i sassi intelligenti, qualcuno
possa ancora stupirsi della determinazione con cui si cerca di
depistare o ignorare o scaricare le responsabilità. Trovo
singolare l'affermazione secondo cui «nessuno dice nulla» a
proposito dell'operato del ministro Castelli. La denuncia
della totale inadeguatezza del personale politico di questo
governo è quotidiana: il problema semmai è quello di unire le
voci perché diventino più forti. Trovo che sia particolare la
tentazione di affibbiare al movimento ogni responsabilità; o
quella di giudicare soffocate, liquidate «differenze ed
esperienze plurali», anziché lavorare per renderle più vive e
vitali.
Il modo per fare chiarezza, per non essere
soffocati o liquidati, è continuare ad esserci. Ed è quello
che testimonierà chi sarà a Genova nei giorni dal 13 al 21,
chi parteciperà alle tante e diverse manifestazioni, prenderà
parte ai dibattiti e agli spettacoli teatrali, visiterà
attivamente le mostre; ci sarà con la voglia di dimostrare a
se stesso e agli altri che la memoria è essenziale per poter
costruire il futuro. Così, non si tratterà di una
«celebrazione» ma della serena affermazione di un diritto
condiviso. Anche in piazza Alimonda, dove nessuno vorrà
celebrare una morte, ma alzare un grido alla vita, ai tanti
diritti negati, qui e nel mondo. Venga a Genova, Lenzi.