A Genova con serenità Non una celebrazione, ma la voglia di testimoniare che la memoria è essenziale per costruire il futuro
data: Luglio 2002
autore: Haidi Giuliani
fonte: il manifesto

A proposito di quanto scrive Stefano Lenzi sul manifesto del 5 luglio a titolo «Una vigilia di rabbia e timori» vorrei esprimere qualche considerazione e qualche dubbio. Non ho mai sentito, nel Comitato, nei Social Forum, tra i compagni delle Reti e di Rifondazione, nei centri sociali che ho visitato, esprimere l'intenzione di fare una «celebrazione di Genova a un anno dal G8». Lenzi probabilmente non ha letto con attenzione l'appello del Social Forum genovese, non ha visitato il sito www.piazzacarlogiuliani.org. E' un po' distratto, oppure preferisce ascoltare il suono delle proprie parole. Già, io sono solo una maestra in pensione, ma qualcuno vorrà forse spiegarmi il significato di frasi del tipo: «...ho paura dell'ennesima scontata condanna della criminalizzazione e della glorificazione dell'estetica del conflitto»...Vuole alludere ai presunti Black bloc? Vuole sostenere la tesi governativa che fanno parte del movimento e che dal movimento dovevano essere fermati? Ma conosce Lenzi i filmati, le fotografie, le testimonianze sull'argomento? Vuole alludere alla feroce orda dei disubbidienti, agli scapestrati assalitori di camionette indifese, come Carlo, o alle centinaia di temibili terroristi manganellati in corso Italia il giorno seguente, ai banditi sequestrati, percossi, violentati in una scuola e in una caserma?

E che cosa avrebbe fatto, Lenzi, per riuscire dove, secondo lui, avrebbe fallito miseramente il sindaco Pericu? Trovo allucinante che, dopo piazza Fontana, il 77 bolognese, l'Italicus, Ilaria Alpi - tanto per fare qualche esempio - dopo tutto quello che la tv e alcuni giornali sono riusciti a raccontarci anche quest'anno, dopo le molotov e i sassi intelligenti, qualcuno possa ancora stupirsi della determinazione con cui si cerca di depistare o ignorare o scaricare le responsabilità. Trovo singolare l'affermazione secondo cui «nessuno dice nulla» a proposito dell'operato del ministro Castelli. La denuncia della totale inadeguatezza del personale politico di questo governo è quotidiana: il problema semmai è quello di unire le voci perché diventino più forti. Trovo che sia particolare la tentazione di affibbiare al movimento ogni responsabilità; o quella di giudicare soffocate, liquidate «differenze ed esperienze plurali», anziché lavorare per renderle più vive e vitali.

Il modo per fare chiarezza, per non essere soffocati o liquidati, è continuare ad esserci. Ed è quello che testimonierà chi sarà a Genova nei giorni dal 13 al 21, chi parteciperà alle tante e diverse manifestazioni, prenderà parte ai dibattiti e agli spettacoli teatrali, visiterà attivamente le mostre; ci sarà con la voglia di dimostrare a se stesso e agli altri che la memoria è essenziale per poter costruire il futuro. Così, non si tratterà di una «celebrazione» ma della serena affermazione di un diritto condiviso. Anche in piazza Alimonda, dove nessuno vorrà celebrare una morte, ma alzare un grido alla vita, ai tanti diritti negati, qui e nel mondo. Venga a Genova, Lenzi.