Appello del Torino Social Forum L' esperienza del Torino Social Forum è stata caratterizzata senz'altro da una fase positiva a ridosso degli avvenimenti di Genova, quando abbiamo saputo coniugare la capacità di mantenere il coinvolgimento di singoli/e e di associazioni nelle iniziative, anche di sostegno legale, sui fatti di Genova, con la costituzione di un luogo permanente di discussione e iniziativa.
data: Luglio 2002

Il Forum Sociale Genovese invita a tornare a Genova, un anno dopo perché su quelle giornate sia detta verità e fatta giustizia, per riprendere il filo di un percorso bruscamente interrotto dalle brutalità poliziesche e per recuperare lo spirito di quella straordinaria esperienza, cioè per tornare a tessere, partendo dalle specificità di ognuno e tutti insieme, la rete di relazioni che ha costituito la nostra principale forza.

Il Torino Social Forum giunge a questo appuntamento con un anno di esperienza alle spalle, con l'opportunità di riportare alla riflessione comune la nostra capacità di coniugare l'opposizione ai processi della globalizzazione neo-liberista con l'azione locale, e vi giunge nel pieno della crisi di Fiat-Auto cioè dell'impresa che ha condizionato lo sviluppo di Torino, imponendo gli interessi e il punto di vista della dinastia che la possiede, al governo locale e all'intera cittadinanza. Una crisi più grave di quella del 1980, dalle conseguenze potenzialmente devastanti e in grado di destrutturare il tes-suto sociale della città; per questo collochiamo a ridosso della mobilitazione dei metalmeccanici italiani contro gli esuberi alla FIAT la nostra riflessione sullo stato del movimento.

1. In generale, il movimento contro la globalizzazione neo-liberista si è caratterizzato, fino alle ul-time importanti manifestazioni di Siviglia e di Calgary, per una grande capacità di espansione in-ternazionale. Gli stessi due Forum Sociali Mondiali di Porto Alegre sono stati in questo senso passaggi importanti. In Italia si sono date articolazioni del movimento sul piano nazio-nale e si sono costruite reti che hanno permesso la riuscita di grandi manifestazioni: dalla marcia Perugia-Assisi al corteo del 23 marzo, solo per fare due esempi. Recentemente però le mobilitazioni nazionali mostrano una minore capacità di richiamo, mentre le strutture di movimento denunciano una minore capacità di proposta e di reale coordinamento. Si tratta di elementi sui quali è necessario riflettere dal nostro punto di vista, quello di un forum cittadino, a partire dal rapporto tra la dimen-sione locale e quella nazionale.

2. Non erano ancora spenti gli echi del massacro di Genova quando ci siamo trovati a contrastare la logica orrenda del terrore e della guerra, divenuti un dato costitutivo del nuovo ordine mon-diale; a Torino come nel resto d'Italia il movimento ha mostrato una insospettabile capacità di te-nuta e di mobilitazione che ha retto fino all'incontro con le grandi mobilitazioni contro l'attacco al welfare da parte di governo e confindustria. La convergenza coi sindacati di base prima e con la cgil poi, sul piano della generalizzazione dei diritti si è data in modo quasi scontato e comunque in base al rispetto delle reciproche autonomie: larga parte del movimento si è impegnato nel prati-care la prospettiva dello sciopero generalizzato in modo da porre in evidenza la necessità di tu-tela di tutti i lavoratori, anche quelli impiegati nelle nuove forme che emergono da un mercato del lavoro in rapida e selvaggia ridefinizione (co.co.co., interinali, falsi cooperanti, ecc…).

3. Per tutta questa fase, la rete nazionale dei Social Forum e le grandi reti nazionali (Arci, Lega ambiente, Attac, Lilliput, Cobas, Fiom, Cub, ecc…) hanno prodotto lo sforzo di costituire un coor-dinamento nazionale che non è però riuscito, nel tempo, a svolgere efficacemente il proprio ruolo. Si tratta di difficoltà collegate da un lato alla natura eterogenea del movimento e anche all'estraneità di alcune sue parti rispetto allo specifico terreno sindacale, dall'altro lato sono diffi-coltà relative anche all'opacità dei meccanismi decisionali, al riemergere di settori di ceto politico e di tendenze egemoniche. Su tutto ciò è necessario indagare in modo fortemente critico se vo-gliamo misurarci, in positivo, con le possibilità di rilancio del movimento stesso.

4. Forse ciò che non ha avuto la necessaria valorizzazione è proprio l'articolazione del mo-vimento sul piano locale. Infatti, se siamo tutti d'accordo sul fatto che il movimento contro la globalizzazione neoliberista esiste in quanto è in grado di radicarsi localmente e di impostare su questo piano la propria proposta, non siamo però stati in grado, in pratica, di porre in relazione le diverse iniziative dei forum locali, avviando un circuito virtuoso di scambio e articolazione di ver-tenzialità sociale diffusa. La domanda di partecipazione sociale che si è espressa nel proliferare dei Social Forum, soprattutto a livello periferico, non ha incontrato una risposta alla sua altezza, in grado di nutrire la capacità di mobilitazione sugli eventi nazionali e internazionali con un effet-tiva ricchezza e continuità nell'iniziativa locale.

5. L' esperienza del Torino Social Forum è stata caratterizzata senz'altro da una fase positiva a ridosso degli av-venimenti di Genova, quando abbiamo saputo coniugare la capacità di mantenere il coinvolgi-mento di singoli/e e di associazioni nelle iniziative, anche di sostegno legale, sui fatti di Genova, con la costituzione di un luogo permanente di discussione e iniziativa.

In questa fase la nostra attività si è strutturata attorno alla carta d'intenti del TSF, alle attività dei gruppi di lavoro (pace e disarmo, agire locale, migranti, economie alternative, comunicazione) e alle iniziative delle diverse associazioni; abbiamo faticosamente varato la sperimentazione di una struttura di coordinamento generale il cui funzionamento deve essere oggi sottoposto a verifica. Ma il lavoro di costruzione non è stato facile.

6. Così, anche noi viviamo oggi una minore capacità di coordinamento tra le diverse anime del movimento e la nostra rete si presenta con una trama più larga mentre si riprende ad operare in modo settoriale a partire dalle specificità di ogni associazione o gruppo. Si è riavviato un tratto carsico del percorso comune, che dobbiamo invece fare riemergere recuperando l'insegnamento principale dell'esperienza del Genoa Social Forum: valorizzare ciò che unisce, fare singolarmente un passo indietro perché se ne possano fare, insieme, altri in avanti. In questo ha sicuramente pesato la sovraesposizione rispetto alle scadenze nazionali e internazio-nali mentre si stentava a valorizzare temi a forte impatto locale come l'opposizione al TAV, il con-trollo sui cantieri e sugli sponsor per le Olimpiadi del 2006, la finanza etica, il piano sanitario re-gionale, gli aumenti dei costi dei trasporti e delle mense nelle scuole pubbliche.

7. Ma il nostro bilancio presenta anche gli elementi positivi della costruzione di ambiti comuni di incontro, elaborazione, iniziativa. Così è stato contro la guerra, con la manifestazione del 6 aprile, la due giorni "Torino Alegre", l'incontro tra i Social Forum piemontesi, la campagna a favore dei migranti e contro la legge Bossi-Fini e i CPT. In parallelo abbiamo mosso i primi passi sottoponendo ad analisi critica il progetto promosso dal Comune di Torino e conosciuto come "Torino Internazio-nale". Su quella base, e in relazione al precipitare della crisi FIAT, abbiamo costruito un rapporto fruttuoso con la FIOM provinciale nel tentativo di imbastire forme di vertenzialità sociale sull'area metropolitana torinese che rispondessero alla duplice necessità di contrastare l'espulsione di ma-nodopera dall'industria dell'auto (Fiat e indotto) e di pensare un futuro per Torino libero dall'incubo del traffico privato, al riparo dalla speculazione edilizia e finanziaria.

8. La vicenda FIAT infatti, costituisce un elemento emblematico nel quale la lotta contro la globa-lizzazione delle multinazionali riguarda la concreta dimensione della vita quotidiana sul territorio metropolitano, il destino di decine di migliaia di persone e della città in cui viviamo. Il tassello che noi possiamo aggiungere alla costruzione di un altro mondo possibile, passa per la capacità di non sottovalutare, qui e ora, la necessità di intervenire con proposte alternative sui processi di deindustrializzazione e di terziarizzazione rifiutando lo scenario di cancellazione dei diritti, precarietà crescente, super-sfruttamento della manodopera immigrata e distruzione dell'ambiente che è implicito nel futuro disegnato sulla Torino delle olimpiadi, delle grandi opere, dei grandi eventi. Inoltre Il caso Fiat-Auto mette in luce l'insostenibilità del modello sociale fondato sulla centralità dell'impresa, sull'autonomia delle sue strategie industriali e finanziarie e sulla subordinazione degli organi di governo locale. Una subordinazione che ha significato, in passato consentire che le nostre città venissero colonizzate da puzzolenti automobili, nel presente condi-scendere agli appetiti degli Agnelli per ciò che riguarda metrò, passante ferroviario, olimpiadi, TAV e la destinazione d'uso delle aree industriali dismesse.

9. Così la crisi dell'auto ci interroga a tutto campo e ci impone di muovere sul piano locale: è oc-casione di ripensare il futuro della città, di ridefinire le questioni dell'inclusione sociale e dei diritti; è, infine, necessità di tutela delle identità sociali più esposte ai rischi di marginalizzazione. Ci obbliga quindi ad individuare gli interlocutori e le controparti, cui chiedere di riorganizzare completamente il sistema dei trasporti per minimizzare il trasporto delle merci e privilegiare le so-luzioni di mobilità collettiva basate su propulsori ad inquinamenti basso o nullo; di riorganizzare i cicli di produzione e di vita dei prodotti finalizzandoli alla completa riciclabilità; di avviare la ricon-versione produttiva delle industrie belliche verso scopi civili e socialmente utili con lo sviluppo di produzioni e servizi eco-compatibili ed a forte ricaduta occupazionale. Ci richiama alla necessità di sottrarre spazio ai poteri forti e a porre al centro della nostra riflessione l'importanza di pro-cessi reali di democrazia partecipata che permettono di riorganizzare società, costruire modelli di sviluppo autosostenibili (basati cioè sulle risorse presenti nel territorio), di avere peso nelle scelte di prospettiva. Ci invita, infine, a contrastare in modo organizzato la perdita di posti lavoro e la precariz-zazione selvaggia, anche rivendicando una nuova stagione di welfare municipale in forma di ser-vizi accessibili e gratuiti, forme di reddito sociale utili ad allontanare la prospettiva e il ricatto della povertà e della carità.

10. Come si vede c'è molta carne al fuoco e cominciare a sciogliere almeno alcuni dei nodi indicati non sarà per niente facile, ma se a Genova vorremo contribuire alla ripresa della discussione e dell'iniziativa, questo sarà possibile, e credibile, solo puntando su quanto noi saremo in grado di pensare e fare a Torino.


Torino, 7/7/2002
Il coordinamento del TSF