Disubbidire è giusto. E possibile Torniamo nella città del G8, nel primo anniversario di quell'ingiustizia legalizzata, per ricordare il ragazzo Carlo Giuliani
data: Luglio 2002
autore: TOMMASO ULIVIERI
fonte: il manifesto

Genova per noi, che respiriamo ancora l'odore acre del fumogeno sparato e del manganello stampato sulla schiena ricordiamo la stupefazione dolorosa; per noi che vedemmo in poche ore la rabbia grigia e nera e lo scoramento come caligine mischiarsi al sangue e colare sopra la folla multicolore e festante; per noi Genova non sarà mai più solamente la città portuale e industriale, l'antica marinara, la città di Colombo e dei cantautori poeti. Per noi, la maggior parte, che partimmo illusi e tornammo delusi, ma non sconfitti, Genova significherà per sempre l'abuso di potere, l'ingiustizia legalizzata, la barbarie di governo. Come disse il premio nobel per la pace A. P. Esquivel «ciò che è legale non è sempre giusto e ciò che è giusto non è sempre legale».

A Genova si sottoscrisse questa verità col cinismo cieco di chi ha paura della diversità, di razza o di opinione, con l'arroganza bruta della forza che non sente ragione, con la menzogna di chi, spenti gli ardori di violenza, cerca di eludere la verità falsificando e inventando. Coloro che storcono il naso sentendo parlare di «disobbedienti» riflettano su questo, su quanto sia più raggelante sapere di istituzioni e forze dell'ordine che inventano aggressioni e sassaiole, approntano molotov ed escogitano spericolate traiettorie balistiche (giochetti da ragazzi, peraltro, rispetto agli «irrisolvibili» casi di bombe, aerei caduti, terrorismi e periti informatici dal suicidio impossibile che faranno la fortuna perenne degli editori di Misteri d'Italia), rispetto a qualche salutare torta in faccia o alla presa di possesso di uno dei tanti sprechi edilizi.

La storia della civiltà è stata fatta dai grandi «disobbedienti», a partire da Socrate, Gesù Cristo, San Francesco, Galileo, Bruno ecc. fino a quel H.D. Thoreau, padre della «disobbedienza civile» moderna, che già nel 1839 fu incarcerato per essersi rifiutato di finanziare la guerra di aggressione Usa contro il Messico, vizio questo, assieme a quello connesso degli «autoattentati giustificanti» che gli americani sono ben lontani dallo smettere, tantomeno ora che il crollo dell'Urss ha rotto gli argini che contenevano la loro sete di potere.

Ritorno a Genova dunque, in occasione del primo anniversario di «quei fatti», per ricordare Carlo Giuliani, ragazzo che pagò con la vita per aver alzato un estintore sopra la testa, mentre chi alzò e abbassò i manganelli sopra le nostre teste, sopra donne e ragazzini con le «mani bianche», chi ferì e umiliò, chi alzò la voce protetto dalle uniformi e dai caschi, feroce con i deboli e servo dei potenti, finora ha ricevuto solo promozioni e immunità.

Oggi più che mai, in un mondo dove i focolai di guerra coincidono in maniera imbarazzante con le vie di accesso agli irrinunciabili traffici macroeconomici, dove «popoli di troppo» insistono a voler sopravvivere; in un mondo dove le mega multinazionali dopo aver spremuto anche la buccia del limone, dopo aver millantato e rubato bilanci crollano come castelli di carta, lasciando sul lastrico milioni di piccoli risparmiatori; in un mondo dove pochi grandi mangiano come tutti i piccoli e si riuniscono fingendo paternalistiche donazioni e decidendo con quale guerra spostare la catastrofe economica; in un mondo così tornare a Genova sarà l'inizio di un appuntamento fisso dove la società civile non si stancherà mai di gridare che «Un altro mondo è possibile».

Tommaso Ulivieri è uno dei 23 querelanti trentini dopo i fatti di Genova