Gli Dei se ne vanno, gli Arrabbiati restano.

Un caldo agosto dopo Genova

25 luglio2001

Noi non siamo più gli eredi di nessuno, bisogna ricominciare tutto da capo!

Demetrio Stratos, Area 1978

Autore: Tick as a Brick

Ora, sotto l'effetto dei 40 gradi d'agosto, le mamme d'Italia fiutano l'aria malsana dello squadrismo, ne hanno paura per i loro figlioli e figliole e, come sempre le mamme saggiamente fanno, tentano di nasconderli sotto i letti. Per le mamme e i preoccupati papà democratici lo squadrismo non è arrivato. No, quello è morto con quei bravi ragazzi di Salò, giovani patrioti e figli di mamma anch'essi. Oppure c'è sempre stato, ché non lo si sapeva ? Ma questo è altra cosa. che so, militarismo. - No, no! Piuttosto… è qualcosa di diverso, di nuovo. - Chiamamolo strano !

È che a chiamarlo con il suo nome: SQUADRISMO, fenomeno politico e sociale caratterizzato dall'attività violenta di squadre d'azione, con particolare riferimento a quelle fasciste che negli anni successivi alla prima guerra mondiale operarono con la violenza e senza scrupoli contro le organizzazioni politiche avverse, FA PAURA !

Ma così è oggi. I carabinieri, nel loro nuovo e colorato cellulare, usano faccetta nera come jingle, e il Devoto Oli è diventato un libello sovversivo. Ma lo si può sempre emendare per decreto.

E le mamme d'italia, con il loro comune buonsenso, sanno cosa è meglio fare quando la polizia spara alzo zero ad una ragazzina di 15 anni, in top, che con la sua di mamma sta mangiando seitan e insalatina sotto le tende del ristorante macrobiotico a piazzale Kennedy, e le ustiona la pancia con un candelotto e intercetta l'autoambulanza che la sta venendo a salvare con un nutrito lancio di lacrimogeni nei finestrini, e insegue la sua barella di fortuna sulla spiaggia per finirla. Quando questo accade le mamme d'italia possono anche negare di vivere in un paese consegnato allo squadrismo dello stato. E aspettare, future madri coraggio, che i carabinieri, al primo casino autunnale nelle scuole, ripetano le prodezze dei loro omologhi argentini nella notte delle matite spezzate.

I carabinieri non aspettano più, questa è la fine della loro attesa, è il loro momento buono, ora, dopo aver spaccato teste, braccia e gambe, torturato e umiliato la varia umanità presente a Genova possono godersi la vacanza premio che il governo gli elargirà, e a chi ha sparato centrando il bersaglio sono già stati offerti quindici giorni a Mercogliano, amena località vicino ad Avellino, dai forzisti locali.

Sotto la generica voce carabinieri, sono ovviamente compresi tutti i garanti dell'ordine pubblico, i vertici e gli agenti della Sco, il Servizio Centrale Operativo, quelli che appunto razionalizzano l'impiego delle risorse nella lotta al crimine, tutti in prima fila nel blitz alla scuola Diaz. E i celerini, ancora oggi la bassa forza, quello che i sindacalizzati di loro definiscono il settore operaio della polizia di stato, quei giovani proletari del sud coi quali solidarizzava Pier Paolo Pasolini e che purtroppo sono ancora oggi pervasi dalla cultura della violenza, e gli sempre piace menare le mani. Nella genericità della voce rientrano a buon diritto le Guardie di Finanza, presenti anch'esse a Genova, ma soprattutto i peggio di tutti, l'elite dei secondini, il corpo scelto dei dannati kapò delle galere.

I feroci secondini sono altre vittime della miseria culturale e materiale del sistema, nelle quali la sindrome da internamento ha degenerato creando il mostro GOM, gruppo operativo mobile, ex-Scoop, da sempre picchiatori mobili e scientifici, la cui ragione sociale è far molto male, assicurare ai detenuti pericolosi il massimo orrore possibile, certi, come nel caso delle violenze nel carcere di Pianosa, in quello di Opera a Milano, o a Siracusa, di non dover rispondere a nessuno dei loro forti eccessi. Oggi i GOM, in impossibilità di scioglimento, sono truppa scelta da impiegarsi ovunque.

Ma se questo è lo squadrismo dei carabinieri, lo squadrismo del governo è altrettanto palese. Fini afferma che il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine a Genova fu impeccabile e rispondeva ad un dovere istituzionale. I ridicoli balletti a cui abbiamo assistito e assisteremo, Scajola contro De Gennaro, SCO contro GOM, Dalema contro Fini, si ridurranno ad un mesto finale, in uno sgraziato, dati i ballerini, canto del cigno dove grottescamente morirà la provata democrazia, tra gli applausi del pubblico.

Del resto l'attuale capo della polizia De Gennaro è stato pur sempre nominato dal centrosinistra ed ora è maldestramente protetto dallo sdoganatore dei repubblichini di Salò, Luciano Violante. Del resto il 17 marzo di quest'anno, a Napoli, nel bel mezzo di un altro robusto pestaggio di dimostranti NOGLOBAL (200 feriti, presi in ospedale, pestati in caserma, 80 fermati), alle 13,30 l'allora ministro centrosinistro dell'interno Enzio Bianco pranzava a Posillipo con il suo compare tedesco, e gli uomini ai suoi ordini spingevano dimostranti nel fossato del Maschio Angioino, a manganellate e lacrimogeni.

E del resto sono propriamente cazzi amari ovunque. La democratica Francia vede il jospiniano ministro Bernard Kouchner presiedere, come il governatore ONU nel Kossovo, alla pulizia etnica dei serbi, degli ebrei e dei rom, mentre il suo paese viene condannato dalla Corte Europea di Strasburgo per tortura. È ormai provato, ad esempio, che davanti a un nuovo paria-spacciatore-nordafricano un flic francese ha tirato fuori il suo virile membro chiedendogli di succhiarlo, poi gli ha pisciato addosso, schifosa abitudine che dilaga in tutte le polizie, per minacciarlo alfine con fiamma ossidrica e siringa letale. Ma se lo squadrismo è globale, il fascismo è nazionale. Nostrum come il Mediterraneo. Noi italiani abbiamo un problema in più. Ma è questione di poco, presto ce l'avranno anche gli altri. Forse ce l'hanno già anche loro, il fascismo.

Se è vero, e lo dicono i dizionari, che il fascismo è dottrina e prassi politica fondata sulla indiscriminata affermazione di motivi nazionalistici e imperialistici, sulla presunta loro sufficienza a superare ed armonizzare conflitti economici, politici e sociali, e sull'imposizione del principio gerarchico a tutti i livelli della vita nazionale, allora il virus si è già diffuso e le risoluzioni dei Grandi del G8 ne sono buona prova.

Da noi, dove esiste una tradizione da difendere, si manifesta ancora col saluto al fascio pena il manganello, faccetta nera e bacia il duce, e in più l'esotismo di Pinochet. Oggi in Italia, almeno nella sua componente sociale meglio armata, viene fatto preciso riferimento, ancora e sempre, a quello storico movimento costituitosi in partito nel 1921 e trasformato in regime di governo dittatoriale in Italia tra il 1925 e il 1945 .

Per gli Americani e i loro democratici alleati europei si tratta, con meno folclore, di applicare, anche sulle minoranze sociali pericolose del primo mondo, una strategia di low intensity warfare, la guerra di bassa intensità sperimentata con successo dagli USA nel sud del mondo. Dalla caduta del muro di Berlino i metodi di intervento imperialistico e quelli della repressione interna pare tendono sempre più ad unificarsi. In Messico l'esercito di liberazione Zapatista è stato tra i primi ad accorgersene e ad adottare opportune misure. Ora nello stesso mirino è il movimento antiglobalizzazione.

Potrebbe essere vero che oggi il NOGLOBAL è considerato un serio pericolo perché può costituire un ponte tra le vittime delle ormai permanenti ristrutturazioni economiche del mondo capitalistico e quelle dei paesi poveri soggetti all'imperialismo. Indubbiamente a Genova questo movimento è stato di fatto omologato ad una nuova forma di terrorismo. Questa operazione era cominciata già a Seattle, prima rappresentazione anti WTO, ma su quella piazza allora c'erano anche i sindacati, AFL-CIO, indispensabili supporter dei democratici con campagna elettorale in corso. Poi c'è stata Nizza, Goteborg. Le sinistre europee hanno cominciato a storcere il naso.

In Italia la performance di Genova è arrivata dopo le elezioni, con le sinistre allo sbando e i sindacati spaccati in due, e con Fini seduto ai comandi della macchina dell'ordine pubblico. E così oggi, dopo la prova di forza di Genova, il Presidente della Repubblica è silente ma non assente, proprio come Re Sciaboletta dopo la marcia su Roma. I poliziotti si fanno la foto di gruppo dopo la mattanza balneare e si stampano in proprio T-shirt ricordo del G8. Una squallida festa sta per cominciare, ma attenzione a parlare di fascismo. È sicuramente pericoloso, soprattutto per i sinceri democratici, costretti poi a scendere in piazza contro l'oppressore o dover ammettere di essere scesi a patti con tutti i loro padroni, pubblici e privati, che gli permettono di campare se solo non disturbano i lacchè locali dei GLOBAL RULEMAKERS : WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, e i loro Accordi Internazionali di Libero Commercio nell'americana Free Trade Area, estensione all'emisfero del NAFTA.

Per scatenare senza rischio i propri cani da guerra i reggenti globali hanno bisogno di un elemento altrettanto violento che gli distragga l'audience. E non devono nemmeno mutare il vecchio e collaudato schema di gioco che hanno sempre adottato se costretti a giocare in difesa. Così, dovendo operare in Italia, si infiltrano nelle file dei NOGLOBAL giovani tarriconi e avvenenti silvie appartenenti a vari gruppi speciali dei tutori dell'ordine, e si reclutano, al bisogno, anche i giovani neo-nazi del ricomposto arcipelagho nero. Travestire quest'ultimi non è un problema, i fasci da combattimento van bene così come sono, in versione teppa. Per gli agenti in servizio di provocazione si fa presto a provvedere. Da più mesi riviste popolari come Panorama e L'Espresso pubblicano l'identikit del giovane ribelle trendy, compreso ogni dettaglio del look di stagione. In una boutique bolognese di streetwear, già un anno fa aveva fatto mostra di se in vetrina un manichino che indossava tuta bianca, anfibi, bandana e maschera antigas. I colori preferiti ancora oggi sono il bianco e il nero.

Il modello nero è erede, seducente e inquietante, dei ninjia e dei dark-punk, arriva da Seattle, passando per N.Y. Si può giungere ad una buona approssimazione del modello ispirandosi, attaccati a una playstation, ad un eroe guerriero di un videogame d'azione. Per il modello bianco occorre solo che il funzionario con il master dia un'occhiata ai detti EspressoPanorama, o si aggiorni passando dal Carlini dove viene allestita una mostra degli optional guerreschi della tutabianca, ricordandosi solo che in questa battaglia le tute eccezionalmente non si indossano.

A questo punto si infiltrano i falsi Black Blockaders, e si posizionano strategicamente i provocatori sciolti per contribuire alla distruzione della proprietà privata, che tanto, si spera, farà incazzare gli sparagnini genovesi. E come non potrebbe.

E scatta così l'ora degli uomini neri. Quelli falsi si danno da fare come possono, di quelli veri un manipolo rappresentativo e spettacolare sfila con nere bandiere e rullanti tamburini lungo la via che più tardi vedrà cadere morto sparato Carlo Giuliani di 23anni. I più girano per la città svuotata, blindata e pattugliata per terra, per cielo e per mare. Dormono la prima notte accampati nei giardinetti della città, e nessuno li disturba. Fortuna loro, manco per controllargli i documenti. Venerdì, dopo aver asciugato i panni dalla pioggia notturna, tirate fuori le felpe nere e tagliati a strisce i materassini per imbottirsi le giunture, gli uomini neri vanno alla guerra. Spaccano qualche pompa di benzina, qualche vetrina, e s'accaniscono come sempre con i cassonetti della monnezza e le capaci campane del vetro che capovolte e incendiate fanno un bel casino per terra. Purtroppo per loro e per tutti fanno anche da apripista ai cordoni di celerini che li incalzano, c'è chi dice dirigono, verso i vari luoghi di contestazione concertati, e verso i cortei che attraversano la stretta fascia di città ancora agibile. I cordoni dei cortei, salvo poche risposte muscolari, li lasciano passare. I vari pacifisti e i tanti consapevoli dimostranti li contrastano efficacemente più con la discussione che con le liturgie da gospel degli organizzati GSF. Qualcuno suggerendogli di andarsene prima che qualche prete intraprendente gli metta le mani addosso. Qualche centinaio di giovani incazzati, in arrivo dai centri sociali come dalle tifoserie di stadio o dai rave tosti, li emula con gioiosa ribalderia, manco ponendosi il problema se sono veri bloackaders o poliziotti travestiti.

I blockaders, quelli veri ovviamente, non si fanno prendere quasi mai. La tattica da guerriglia che raramente cerca lo scontro con il nemico armato, e che pare comunque assecondata qui dalla regia poliziesca, evita loro miracolosamente arresto e botte.

I più consapevoli si rendono conto di essere pesantemente infiltrati e utilizzati come pretesto per attaccare il grande resto dei NOGLOBAL. Nella notte di venerdì quasi tutto il Black Bloc scompare, alla chetichella, gli stranieri per primi. Stranieri, ecco un buon termine per definire i blockaders. Così vengono sentiti da quasi tutti, a Genova. Sarà perché, come si dice di loro in Indymedia, difettano di buone P.R.

Genova diventa così, suo malgrado, un turbolento laboratorio sociale avanzato, dove si manifesta la grande forza e l'altrettanto grande inadeguatezza di un primo movimento di risposta globale alle globali nefandezze del sistema.

E scopriamo essere tutti ancora molto poco abituati al confronto con esperienze così diverse, di vita e di lotta, che momenti come le grandi contestazioni all'indecente spettacolo del mercato umano del nuovo millennio possono concentrare. Siamo inoltre tutti impreparati e spesso non disposti a confrontarci con il livello di scontro militare che dimostrano da un lato i Carabinieri, dall'altro gli Uomini Neri. E c'è anche da dire che tutti questi duri combattenti di cazzate ne fanno parecchie.

Dal canto loro a Genova le forze dell'ordine danno prova di brutalità insensata e di essere infette da cultura della violenza e pervase da sfiducia estrema nelle istituzioni democratiche, di cui non rispettano alcun principio. Se ciò non bastasse vengono anche meno al compito statutario che le legittima a percepire il soldo per le loro prestazioni. Non mantengono l'ordine, creano e fomentano il disordine. Anche chi non condivide il punto di vista del Black Bloc, secondo il quale l'abuso per la polizia non è endemico ma inerente e la stessa esistenza della polizia è un abuso di potere, anche questi non può non riconoscere, dalla mole delle prove visive a carico che questo evento ha prodotto, che la gestione militare di Genova occupata dal G8 è stata disastrosa, al punto da costringere ora il governo di destra che l'ha diretta a destinare ad altro incarico vicecapo della polizia, capo dell'antiterrorismo e questore della città.

Per contro i duri bloackaders omettono di adottare alcune precauzioni che è ragionevole aspettarsi da chi sostiene di immaginare una società dove esiste vera libertà per tutti, dove lavoro e gioco sono condivisi da tutti e dove chi ha bisogno viene sostenuto dall'aiuto mùtuo e volontario della sua comunità. Da chi rivendica a se il diritto di andare dove si vuole, e l'orgoglio di spendere la maggior parte del proprio tempo per un cambiamento della comunità, mettendone la propria vita al suo servizio.

Se le suore e i monaci neri, con radicali interessi politico sociali, condividono quanto sostiene la loro compagna Mary Black in merito alla loro funzione nella comunità e nel movimento, allora devono rendersi conto che quando scelgono di agire all'interno di un grosso concentramento di persone di diversa età, provenienza e strategia di lotta, a Genova come a Praga, questa gente, questi dimostranti rappresentano la loro comunità. E se sono la loro comunità, allora non è sufficiente dispiacersi per la sensazione di pericolo o al limite per la paura del pericolo che le proprie proteste determinano in quelli che non vogliono essere in pericolo, particolarmente ragazzi, donne incinte e i compagni più vecchi, che si sanno essere presenti in questa estemporanea comunità. A 400 di questi a Genova è stata rotta la testa, volete cavarvela con il dispiacimento?

Forse occorre anche per le donne e gli uomini neri ripensare alla collocazione e al loro ruolo all'interno di questo strano soggetto sociale che è oggi, come sempre, l'opposizione alle mene dei padroni e dei loro portaborse politici. E il riferimento non è alla loro strategia militare da rivedere, anche se non proteggere le componenti più vulnerabili del proprio schieramento è strategicamente un imperdonabile e cinico errore. Il riferimento è piuttosto alla loro estraneità al movimento. La loro apartheid.

L'aspetto intenzionalmente minaccioso che il Black Bloc ostenta per spaventare il nemico poliziotto ottiene non soltanto l'effetto di renderlo molto simile a lui, quasi a riconoscimento della rispettiva professionalità di gladiatori, ma spaventa ben di più e comunque mantiene a rispettosa distanza gran parte di quella comunità alla quale il Black Bloc dice di appartenere e al servizio della quale dice di voler essere. Poco serve a cancellare questa realtà affermare che la maschera che si porta è indispensabile per proteggersi dalla persecuzione della legge, quella stessa legge che la comunità invoca facendosi scortare da avvocati con tanto di pettorina di riconoscimento. Sono queste contraddizioni ben note a rendere impraticabile uno scenario come quello che si prospettava da mesi per i contestatori del G8 a Genova ad azioni come quelle che il Black Bloc definisce come proprie.

English abstract

Translated by Il Ferro Rosso

1. The first part of the text refers to the mamme, the well-known Italian mothers, who are now aware of the presence of violence in the state. Their reaction is naturally one of fear, but as a result they try to play down importance of violence by minimize its horror, thinking that in this way they will protect their sons and daughters. What they do not realize is that they are behaving like the mothers in Argentina, 30 years ago, who refused at first to believe that their sons were for ever desaparecidos. Instead it is important that they recognize that the violence does exist and that with the coming autumn, and the conflicts that there will be in society and in the school, the response of the part of the state will be an escalation of violence. Only if the violence is publicly denounced now it might be possible have an hope not to cry tomorrow others deaths and beaten people.

2. It is also important to call this kind of violence by its real name: squadrismo. This, according to a dictionary, is a political and social phenomenon characterized by the violent activity of actions squads which operated with violence and without scruples against opposition political organizations in Italy in the years following WW1. In other words, there were many masked armed squads in actions in Genoa, and the state was responsible for most of them.

3. Another important point to recognize is that the police, which were not only violent but also infiltrated by fascist ideas, are protected by the government. This would be seen in Genoa where the right-wing deputy prime minister Mr. Fini spent six hours in police departments superintending their dirty job. Even the President of the Republic preferred to make no comment on the violence that had occurred, saying only that he was silent but not absent. But the left-wing opposition is also responsible. The heads of the police forces in action in Genoa were nominated by them when they were in power. And also on 17 March in Naples this year, before the centre-right government had replaced the centre-left, there was similar repression by the police. It was less evident than in Genoa because there were fewer demonstrators ( 200 wounded, many of them beaten up in the police station, 80 arrested ). What's more the function of the police should be to keep law and order. This they failed to do in Genoa like in Naples: instead they fostered violence.

4. This violence connected with liberal fascist ideas is not only an Italian phenomenon. The U.S. strategy of low intensity warfare, imperialistic intervention by means of internal repression, used typically in the third world, can be seen to be escalating. In Mexico, Marcos realized that force was necessary to oppose this internal repression used to facilitate imperialistic intervention.

5. Why is NOGLOBAL considered a danger? Why are boy scouts and bird-watchers considered similar to terrorists? It may be true that this is because it may create a bridge between victims of the now permanent economic reconstruction of the capitalist world and these of the poor countries subjected to imperialism. At Seattle the trade unions were present but since then the left has dissociated itself from the movement. In fact the trade unionist are not so much interested in promoting equality with the developing countries as in protecting the salaries of the workers of the post-industrialist world.

6. A further point concerns the Black Bloc. In the first place it was too easy for the police to act as clones provocateurs, identically dressed and masked, to further augment the violence for which that Black Bloc was then held responsible.

A last point is that Mary Black says that BB are thinking and caring folks who ... could be compared with nuns, monks and others who live their lives in service to the community. Yet their actions are antagonistic to the community. With their army clothes, intentionally menacing, it is not the police they frighten but the others demonstrators. Their solidarity is limited to their own small group, they alienate themselves from the others. They create a war like atmosphere for which the majority of demonstrators strongly disapprove and for which these are completely unprepared and untrained. Thus blockaders go unharmed while the others suffer the consequences. Although it may be true, as they claim, that smashing shop windows is nothing compared to the daily exploitation and violence of the global market, it is also true that their soft violence serves to justify the police hard violence against others opponents to the global rule makers. Mary says that destroying property of corporations and creating road blocks are common tactics of a Black Bloc. In fact in Genoa we sows only the spectacular appearances of that stuff. The road blocks did'nt blocked anyone, and the corporations' property were so symbolic destroyed! Black blockaders and the other organised self-defence groups present in Genoa like Rifondazione Comunista, Tute Bianche and so on, were not real self-defence formations using the force to protect demonstrators when police, ruled by politicians at the power, were successful in portray the situation out of control. Their war tactics requires to be rethought. The same we can say for the proclaimed ideas that violent actions by the blockaders are necessary to bring the media out. If that is the target, and sure it's one of, it's necessary to develop new praxis of culture jamming, old, good actions of guerrilla-comunication, fakes, advertisement-busting, billboard banditry, sniping, happenings, subversive graffiti and hijacking just to keep pressure on this new fascist form of mass control.