Ora, sotto l'effetto dei 40 gradi d'agosto, le mamme d'Italia
fiutano l'aria malsana dello squadrismo, ne hanno paura per i loro figlioli
e figliole e, come sempre le mamme saggiamente fanno, tentano di nasconderli
sotto i letti. Per le mamme e i preoccupati papà democratici lo squadrismo
non è arrivato. No, quello è morto con quei bravi ragazzi di Salò, giovani
patrioti e figli di mamma anch'essi. Oppure c'è sempre stato, ché non
lo si sapeva ? Ma questo è altra cosa. che so, militarismo. - No, no!
Piuttosto… è qualcosa di diverso, di nuovo. - Chiamamolo strano !
È che a chiamarlo con il suo nome: SQUADRISMO, fenomeno
politico e sociale caratterizzato dall'attività violenta di squadre d'azione,
con particolare riferimento a quelle fasciste che negli anni successivi
alla prima guerra mondiale operarono con la violenza e senza scrupoli
contro le organizzazioni politiche avverse, FA PAURA !
Ma così è oggi. I carabinieri, nel loro nuovo e colorato
cellulare, usano faccetta nera come jingle, e il Devoto Oli è diventato
un libello sovversivo. Ma lo si può sempre emendare per decreto.
E le mamme d'italia, con il loro comune buonsenso, sanno
cosa è meglio fare quando la polizia spara alzo zero ad una ragazzina
di 15 anni, in top, che con la sua di mamma sta mangiando seitan e insalatina
sotto le tende del ristorante macrobiotico a piazzale Kennedy, e le ustiona
la pancia con un candelotto e intercetta l'autoambulanza che la sta venendo
a salvare con un nutrito lancio di lacrimogeni nei finestrini, e insegue
la sua barella di fortuna sulla spiaggia per finirla. Quando questo accade
le mamme d'italia possono anche negare di vivere in un paese consegnato
allo squadrismo dello stato. E aspettare, future madri coraggio, che i
carabinieri, al primo casino autunnale nelle scuole, ripetano le prodezze
dei loro omologhi argentini nella notte delle matite spezzate.
I carabinieri non aspettano più, questa è la fine della
loro attesa, è il loro momento buono, ora, dopo aver spaccato teste, braccia
e gambe, torturato e umiliato la varia umanità presente a Genova possono
godersi la vacanza premio che il governo gli elargirà, e a chi ha sparato
centrando il bersaglio sono già stati offerti quindici giorni a Mercogliano,
amena località vicino ad Avellino, dai forzisti locali.
Sotto la generica voce carabinieri, sono ovviamente compresi
tutti i garanti dell'ordine pubblico, i vertici e gli agenti della Sco,
il Servizio Centrale Operativo, quelli che appunto razionalizzano l'impiego
delle risorse nella lotta al crimine, tutti in prima fila nel blitz alla
scuola Diaz. E i celerini, ancora oggi la bassa forza, quello che i sindacalizzati
di loro definiscono il settore operaio della polizia di stato, quei giovani
proletari del sud coi quali solidarizzava Pier Paolo Pasolini e che purtroppo
sono ancora oggi pervasi dalla cultura della violenza, e gli sempre piace
menare le mani. Nella genericità della voce rientrano a buon diritto le
Guardie di Finanza, presenti anch'esse a Genova, ma soprattutto i peggio
di tutti, l'elite dei secondini, il corpo scelto dei dannati kapò delle
galere.
I feroci secondini sono altre vittime della miseria culturale
e materiale del sistema, nelle quali la sindrome da internamento ha degenerato
creando il mostro GOM, gruppo operativo mobile, ex-Scoop, da sempre picchiatori
mobili e scientifici, la cui ragione sociale è far molto male, assicurare
ai detenuti pericolosi il massimo orrore possibile, certi, come nel caso
delle violenze nel carcere di Pianosa, in quello di Opera a Milano, o
a Siracusa, di non dover rispondere a nessuno dei loro forti eccessi.
Oggi i GOM, in impossibilità di scioglimento, sono truppa scelta da impiegarsi
ovunque.
Ma se questo è lo squadrismo dei carabinieri, lo squadrismo
del governo è altrettanto palese. Fini afferma che il comportamento tenuto
dalle forze dell'ordine a Genova fu impeccabile e rispondeva ad un dovere
istituzionale. I ridicoli balletti a cui abbiamo assistito e assisteremo,
Scajola contro De Gennaro, SCO contro GOM, Dalema contro Fini, si ridurranno
ad un mesto finale, in uno sgraziato, dati i ballerini, canto del cigno
dove grottescamente morirà la provata democrazia, tra gli applausi del
pubblico.
Del resto l'attuale capo della polizia De Gennaro è stato
pur sempre nominato dal centrosinistra ed ora è maldestramente protetto
dallo sdoganatore dei repubblichini di Salò, Luciano Violante. Del resto
il 17 marzo di quest'anno, a Napoli, nel bel mezzo di un altro robusto
pestaggio di dimostranti NOGLOBAL (200 feriti, presi in ospedale, pestati
in caserma, 80 fermati), alle 13,30 l'allora ministro centrosinistro dell'interno
Enzio Bianco pranzava a Posillipo con il suo compare tedesco, e gli uomini
ai suoi ordini spingevano dimostranti nel fossato del Maschio Angioino,
a manganellate e lacrimogeni.
E del resto sono propriamente cazzi amari ovunque. La democratica
Francia vede il jospiniano ministro Bernard Kouchner presiedere, come
il governatore ONU nel Kossovo, alla pulizia etnica dei serbi, degli ebrei
e dei rom, mentre il suo paese viene condannato dalla Corte Europea di
Strasburgo per tortura. È ormai provato, ad esempio, che davanti a un
nuovo paria-spacciatore-nordafricano un flic francese ha tirato fuori
il suo virile membro chiedendogli di succhiarlo, poi gli ha pisciato addosso,
schifosa abitudine che dilaga in tutte le polizie, per minacciarlo alfine
con fiamma ossidrica e siringa letale. Ma se lo squadrismo è globale,
il fascismo è nazionale. Nostrum come il Mediterraneo. Noi italiani abbiamo
un problema in più. Ma è questione di poco, presto ce l'avranno anche
gli altri. Forse ce l'hanno già anche loro, il fascismo.
Se è vero, e lo dicono i dizionari, che il fascismo è dottrina
e prassi politica fondata sulla indiscriminata affermazione di motivi
nazionalistici e imperialistici, sulla presunta loro sufficienza a superare
ed armonizzare conflitti economici, politici e sociali, e sull'imposizione
del principio gerarchico a tutti i livelli della vita nazionale, allora
il virus si è già diffuso e le risoluzioni dei Grandi del G8 ne sono buona
prova.
Da noi, dove esiste una tradizione da difendere, si manifesta
ancora col saluto al fascio pena il manganello, faccetta nera e bacia
il duce, e in più l'esotismo di Pinochet. Oggi in Italia, almeno nella
sua componente sociale meglio armata, viene fatto preciso riferimento,
ancora e sempre, a quello storico movimento costituitosi in partito nel
1921 e trasformato in regime di governo dittatoriale in Italia tra il
1925 e il 1945 .
Per gli Americani e i loro democratici alleati europei
si tratta, con meno folclore, di applicare, anche sulle minoranze sociali
pericolose del primo mondo, una strategia di low intensity warfare, la
guerra di bassa intensità sperimentata con successo dagli USA nel sud
del mondo. Dalla caduta del muro di Berlino i metodi di intervento imperialistico
e quelli della repressione interna pare tendono sempre più ad unificarsi.
In Messico l'esercito di liberazione Zapatista è stato tra i primi ad
accorgersene e ad adottare opportune misure. Ora nello stesso mirino è
il movimento antiglobalizzazione.
Potrebbe essere vero che oggi il NOGLOBAL è considerato
un serio pericolo perché può costituire un ponte tra le vittime delle
ormai permanenti ristrutturazioni economiche del mondo capitalistico e
quelle dei paesi poveri soggetti all'imperialismo. Indubbiamente a Genova
questo movimento è stato di fatto omologato ad una nuova forma di terrorismo.
Questa operazione era cominciata già a Seattle, prima rappresentazione
anti WTO, ma su quella piazza allora c'erano anche i sindacati, AFL-CIO,
indispensabili supporter dei democratici con campagna elettorale in corso.
Poi c'è stata Nizza, Goteborg. Le sinistre europee hanno cominciato a
storcere il naso.
In Italia la performance di Genova è arrivata dopo le elezioni,
con le sinistre allo sbando e i sindacati spaccati in due, e con Fini
seduto ai comandi della macchina dell'ordine pubblico. E così oggi, dopo
la prova di forza di Genova, il Presidente della Repubblica è silente
ma non assente, proprio come Re Sciaboletta dopo la marcia su Roma. I
poliziotti si fanno la foto di gruppo dopo la mattanza balneare e si stampano
in proprio T-shirt ricordo del G8. Una squallida festa sta per cominciare,
ma attenzione a parlare di fascismo. È sicuramente pericoloso, soprattutto
per i sinceri democratici, costretti poi a scendere in piazza contro l'oppressore
o dover ammettere di essere scesi a patti con tutti i loro padroni, pubblici
e privati, che gli permettono di campare se solo non disturbano i lacchè
locali dei GLOBAL RULEMAKERS : WTO, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale,
e i loro Accordi Internazionali di Libero Commercio nell'americana Free
Trade Area, estensione all'emisfero del NAFTA.
Per scatenare senza rischio i propri cani da guerra i reggenti
globali hanno bisogno di un elemento altrettanto violento che gli distragga
l'audience. E non devono nemmeno mutare il vecchio e collaudato schema
di gioco che hanno sempre adottato se costretti a giocare in difesa. Così,
dovendo operare in Italia, si infiltrano nelle file dei NOGLOBAL giovani
tarriconi e avvenenti silvie appartenenti a vari gruppi speciali dei tutori
dell'ordine, e si reclutano, al bisogno, anche i giovani neo-nazi del
ricomposto arcipelagho nero. Travestire quest'ultimi non è un problema,
i fasci da combattimento van bene così come sono, in versione teppa. Per
gli agenti in servizio di provocazione si fa presto a provvedere. Da più
mesi riviste popolari come Panorama e L'Espresso pubblicano l'identikit
del giovane ribelle trendy, compreso ogni dettaglio del look di stagione.
In una boutique bolognese di streetwear, già un anno fa aveva fatto mostra
di se in vetrina un manichino che indossava tuta bianca, anfibi, bandana
e maschera antigas. I colori preferiti ancora oggi sono il bianco e il
nero.
Il modello nero è erede, seducente e inquietante, dei ninjia
e dei dark-punk, arriva da Seattle, passando per N.Y. Si può giungere
ad una buona approssimazione del modello ispirandosi, attaccati a una
playstation, ad un eroe guerriero di un videogame d'azione. Per il modello
bianco occorre solo che il funzionario con il master dia un'occhiata ai
detti EspressoPanorama, o si aggiorni passando dal Carlini dove viene
allestita una mostra degli optional guerreschi della tutabianca, ricordandosi
solo che in questa battaglia le tute eccezionalmente non si indossano.
A questo punto si infiltrano i falsi Black Blockaders,
e si posizionano strategicamente i provocatori sciolti per contribuire
alla distruzione della proprietà privata, che tanto, si spera, farà incazzare
gli sparagnini genovesi. E come non potrebbe.
E scatta così l'ora degli uomini neri. Quelli falsi si
danno da fare come possono, di quelli veri un manipolo rappresentativo
e spettacolare sfila con nere bandiere e rullanti tamburini lungo la via
che più tardi vedrà cadere morto sparato Carlo Giuliani di 23anni. I più
girano per la città svuotata, blindata e pattugliata per terra, per cielo
e per mare. Dormono la prima notte accampati nei giardinetti della città,
e nessuno li disturba. Fortuna loro, manco per controllargli i documenti.
Venerdì, dopo aver asciugato i panni dalla pioggia notturna, tirate fuori
le felpe nere e tagliati a strisce i materassini per imbottirsi le giunture,
gli uomini neri vanno alla guerra. Spaccano qualche pompa di benzina,
qualche vetrina, e s'accaniscono come sempre con i cassonetti della monnezza
e le capaci campane del vetro che capovolte e incendiate fanno un bel
casino per terra. Purtroppo per loro e per tutti fanno anche da apripista
ai cordoni di celerini che li incalzano, c'è chi dice dirigono, verso
i vari luoghi di contestazione concertati, e verso i cortei che attraversano
la stretta fascia di città ancora agibile. I cordoni dei cortei, salvo
poche risposte muscolari, li lasciano passare. I vari pacifisti e i tanti
consapevoli dimostranti li contrastano efficacemente più con la discussione
che con le liturgie da gospel degli organizzati GSF. Qualcuno suggerendogli
di andarsene prima che qualche prete intraprendente gli metta le mani
addosso. Qualche centinaio di giovani incazzati, in arrivo dai centri
sociali come dalle tifoserie di stadio o dai rave tosti, li emula con
gioiosa ribalderia, manco ponendosi il problema se sono veri bloackaders
o poliziotti travestiti.
I blockaders, quelli veri ovviamente, non si fanno prendere
quasi mai. La tattica da guerriglia che raramente cerca lo scontro con
il nemico armato, e che pare comunque assecondata qui dalla regia poliziesca,
evita loro miracolosamente arresto e botte.
I più consapevoli si rendono conto di essere pesantemente
infiltrati e utilizzati come pretesto per attaccare il grande resto dei
NOGLOBAL. Nella notte di venerdì quasi tutto il Black Bloc scompare, alla
chetichella, gli stranieri per primi. Stranieri, ecco un buon termine
per definire i blockaders. Così vengono sentiti da quasi tutti, a Genova.
Sarà perché, come si dice di loro in Indymedia, difettano di buone P.R.
Genova diventa così, suo malgrado, un turbolento laboratorio
sociale avanzato, dove si manifesta la grande forza e l'altrettanto grande
inadeguatezza di un primo movimento di risposta globale alle globali nefandezze
del sistema.
E scopriamo essere tutti ancora molto poco abituati al
confronto con esperienze così diverse, di vita e di lotta, che momenti
come le grandi contestazioni all'indecente spettacolo del mercato umano
del nuovo millennio possono concentrare. Siamo inoltre tutti impreparati
e spesso non disposti a confrontarci con il livello di scontro militare
che dimostrano da un lato i Carabinieri, dall'altro gli Uomini Neri. E
c'è anche da dire che tutti questi duri combattenti di cazzate ne fanno
parecchie.
Dal canto loro a Genova le forze dell'ordine danno prova
di brutalità insensata e di essere infette da cultura della violenza e
pervase da sfiducia estrema nelle istituzioni democratiche, di cui non
rispettano alcun principio. Se ciò non bastasse vengono anche meno al
compito statutario che le legittima a percepire il soldo per le loro prestazioni.
Non mantengono l'ordine, creano e fomentano il disordine. Anche chi non
condivide il punto di vista del Black Bloc, secondo il quale l'abuso per
la polizia non è endemico ma inerente e la stessa esistenza della polizia
è un abuso di potere, anche questi non può non riconoscere, dalla mole
delle prove visive a carico che questo evento ha prodotto, che la gestione
militare di Genova occupata dal G8 è stata disastrosa, al punto da costringere
ora il governo di destra che l'ha diretta a destinare ad altro incarico
vicecapo della polizia, capo dell'antiterrorismo e questore della città.
Per contro i duri bloackaders omettono di adottare alcune
precauzioni che è ragionevole aspettarsi da chi sostiene di immaginare
una società dove esiste vera libertà per tutti, dove lavoro e gioco sono
condivisi da tutti e dove chi ha bisogno viene sostenuto dall'aiuto mùtuo
e volontario della sua comunità. Da chi rivendica a se il diritto di andare
dove si vuole, e l'orgoglio di spendere la maggior parte del proprio tempo
per un cambiamento della comunità, mettendone la propria vita al suo servizio.
Se le suore e i monaci neri, con radicali interessi politico
sociali, condividono quanto sostiene la loro compagna Mary Black in merito
alla loro funzione nella comunità e nel movimento, allora devono rendersi
conto che quando scelgono di agire all'interno di un grosso concentramento
di persone di diversa età, provenienza e strategia di lotta, a Genova
come a Praga, questa gente, questi dimostranti rappresentano la loro comunità.
E se sono la loro comunità, allora non è sufficiente dispiacersi per la
sensazione di pericolo o al limite per la paura del pericolo che le proprie
proteste determinano in quelli che non vogliono essere in pericolo, particolarmente
ragazzi, donne incinte e i compagni più vecchi, che si sanno essere presenti
in questa estemporanea comunità. A 400 di questi a Genova è stata rotta
la testa, volete cavarvela con il dispiacimento?
Forse occorre anche per le donne e gli uomini neri ripensare
alla collocazione e al loro ruolo all'interno di questo strano soggetto
sociale che è oggi, come sempre, l'opposizione alle mene dei padroni e
dei loro portaborse politici. E il riferimento non è alla loro strategia
militare da rivedere, anche se non proteggere le componenti più vulnerabili
del proprio schieramento è strategicamente un imperdonabile e cinico errore.
Il riferimento è piuttosto alla loro estraneità al movimento. La loro
apartheid.
L'aspetto intenzionalmente minaccioso che il Black Bloc
ostenta per spaventare il nemico poliziotto ottiene non soltanto l'effetto
di renderlo molto simile a lui, quasi a riconoscimento della rispettiva
professionalità di gladiatori, ma spaventa ben di più e comunque mantiene
a rispettosa distanza gran parte di quella comunità alla quale il Black
Bloc dice di appartenere e al servizio della quale dice di voler essere.
Poco serve a cancellare questa realtà affermare che la maschera che si
porta è indispensabile per proteggersi dalla persecuzione della legge,
quella stessa legge che la comunità invoca facendosi scortare da avvocati
con tanto di pettorina di riconoscimento. Sono queste contraddizioni ben
note a rendere impraticabile uno scenario come quello che si prospettava
da mesi per i contestatori del G8 a Genova ad azioni come quelle che il
Black Bloc definisce come proprie.
English abstract
Translated by Il Ferro Rosso
1. The first part of the text refers to the mamme, the well-known
Italian mothers, who are now aware of the presence of violence in the
state. Their reaction is naturally one of fear, but as a result they try
to play down importance of violence by minimize its horror, thinking that
in this way they will protect their sons and daughters. What they do not
realize is that they are behaving like the mothers in Argentina, 30 years
ago, who refused at first to believe that their sons were for ever desaparecidos.
Instead it is important that they recognize that the violence does exist
and that with the coming autumn, and the conflicts that there will be
in society and in the school, the response of the part of the state will
be an escalation of violence. Only if the violence is publicly denounced
now it might be possible have an hope not to cry tomorrow others deaths
and beaten people.
2. It is also important to call this kind of violence by
its real name: squadrismo. This, according to a dictionary, is a political
and social phenomenon characterized by the violent activity of actions
squads which operated with violence and without scruples against opposition
political organizations in Italy in the years following WW1. In other
words, there were many masked armed squads in actions in Genoa, and the
state was responsible for most of them.
3. Another important point to recognize is that the police,
which were not only violent but also infiltrated by fascist ideas, are
protected by the government. This would be seen in Genoa where the right-wing
deputy prime minister Mr. Fini spent six hours in police departments superintending
their dirty job. Even the President of the Republic preferred to make
no comment on the violence that had occurred, saying only that he was
silent but not absent. But the left-wing opposition is also responsible.
The heads of the police forces in action in Genoa were nominated by them
when they were in power. And also on 17 March in Naples this year, before
the centre-right government had replaced the centre-left, there was similar
repression by the police. It was less evident than in Genoa because there
were fewer demonstrators ( 200 wounded, many of them beaten up in the
police station, 80 arrested ). What's more the function of the police
should be to keep law and order. This they failed to do in Genoa like
in Naples: instead they fostered violence.
4. This violence connected with liberal fascist ideas is
not only an Italian phenomenon. The U.S. strategy of low intensity warfare,
imperialistic intervention by means of internal repression, used typically
in the third world, can be seen to be escalating. In Mexico, Marcos realized
that force was necessary to oppose this internal repression used to facilitate
imperialistic intervention.
5. Why is NOGLOBAL considered a danger? Why are boy scouts
and bird-watchers considered similar to terrorists? It may be true that
this is because it may create a bridge between victims of the now permanent
economic reconstruction of the capitalist world and these of the poor
countries subjected to imperialism. At Seattle the trade unions were present
but since then the left has dissociated itself from the movement. In fact
the trade unionist are not so much interested in promoting equality with
the developing countries as in protecting the salaries of the workers
of the post-industrialist world.
6. A further point concerns the Black Bloc. In the first
place it was too easy for the police to act as clones provocateurs, identically
dressed and masked, to further augment the violence for which that Black
Bloc was then held responsible.
A last point is that Mary Black says that BB are thinking
and caring folks who ... could be compared with nuns, monks and others
who live their lives in service to the community. Yet their actions are
antagonistic to the community. With their army clothes, intentionally
menacing, it is not the police they frighten but the others demonstrators.
Their solidarity is limited to their own small group, they alienate themselves
from the others. They create a war like atmosphere for which the majority
of demonstrators strongly disapprove and for which these are completely
unprepared and untrained. Thus blockaders go unharmed while the others
suffer the consequences. Although it may be true, as they claim, that
smashing shop windows is nothing compared to the daily exploitation and
violence of the global market, it is also true that their soft violence
serves to justify the police hard violence against others opponents to
the global rule makers. Mary says that destroying property of corporations
and creating road blocks are common tactics of a Black Bloc. In fact in
Genoa we sows only the spectacular appearances of that stuff. The road
blocks did'nt blocked anyone, and the corporations' property were so symbolic
destroyed! Black blockaders and the other organised self-defence groups
present in Genoa like Rifondazione Comunista, Tute Bianche and so on,
were not real self-defence formations using the force to protect demonstrators
when police, ruled by politicians at the power, were successful in portray
the situation out of control. Their war tactics requires to be rethought.
The same we can say for the proclaimed ideas that violent actions by the
blockaders are necessary to bring the media out. If that is the target,
and sure it's one of, it's necessary to develop new praxis of culture
jamming, old, good actions of guerrilla-comunication, fakes, advertisement-busting,
billboard banditry, sniping, happenings, subversive graffiti and hijacking
just to keep pressure on this new fascist form of mass control.