Escursus storico su Genova

26 settembre 2001

Una quarantina di anni sono passati dai fatti, che in questa pagina brevemente riprendiamo. Genova 1960 e Torino 1962, ma a rileggere oggi i quotidiani del tempo se ne potrebbe dubitare. La descrizione di quasi gli stessi fatti, ma soprattutto lo stesso modo di rappresentare i giovani che, oggi come allora, si sono scontrati ripetutamente con la polizia. La stessa criminalizzazione, la stessa denigrazione, lo stesso scandalizzarsi per le vetrine infrante, le auto rovesciate e bruciate, gli atti di rivolta contro la proprietà e la polizia.

 

Autore : OPERAI CONTRO

V.FALCK 44 20099 SESTO S GIOVANNI (MI) OPERAI@NET

I giovani degli anni ’60, operai stanchi di essere sfruttati nella fabbriche, stanchi delle angherie quotidianamente ricevute dentro e fuori i cancelli delle fabbriche, si confrontarono per giorni con la polizia nelle piazze De Ferrari a Genova e Statuto a Torino. I giovani di Genova 2001, nipoti ideali di quelli del ’60, allo stesso modo hanno sfogato la loro rabbia che covava sotto le ceneri.

“Sanguinosi tumulti”, “violenze e rivolte”, nella storia ci sono sempre stati. Gli oppressi della società, i più decisi di questi, periodicamente nella storia, quando la misura è colma, si sono fatti portavoce di questa oppressione con lo sfogo violento della loro rabbia.

Ai sostenitori di questa società, è ovvio, questo sfogo non va proprio giù. Va quindi immediatamente criminalizzato, denigrato. Gli individui che saltano lo steccato della protesta pacifica ed inutile devono essere additati a tutti come semplici delinquenti senza ragione, teddy boys, scamiciati, giovinastri muscolosi, meridionali …. Black Block.

Altrimenti viene meno la certezza che la società non possa veramente essere rivoltata da cima a fondo, che gli oppressi, arrivati al limite della sopportazione, possano fare il conto una volta per tutte con i loro oppressori.


Il 26 marzo 1960 Tambroni forma il governo monocolore DC con l’appoggio esterno del MSI, Dopo un mese il governo è costretto a chiedere la fiducia per spaccature interne alla DC. Ancora una volta il MSI corre in aiuto e la fiducia viene confermata.

Per riconoscenza la DC concede al MSI un congresso a Genova, città storica dell’antifascismo. La presidenza viene offerta a Basile, prefetto di Genova, mai dismesso dal suo incarico dal dopoguerra e sospettato di aver torturato i partigiani durante la guerra.

Tutto ciò fa accendere la miccia e si organizzano manifestazioni appoggiate oltre che da PCI e PSI anche da quei partiti esclusi dal patto DC-MSI, quali PRI, PSDI.

I giornali dell’epoca parlano di un clima da guerra civile, la tensione diviene molto alta.

La camera del lavoro proclama uno sciopero generale il 30 giugno 1960; centomila persone scendono in piazza a Genova e ci sono i primi scontri con la polizia, 83 i feriti. Il 4 luglio a Licata il primo morto. Il 6 luglio la polizia carica i manifestanti a Roma, nelle città c’è un clima di guerra. Per protesta la camera del lavoro proclama uno sciopero a Reggio Emilia, i cosiddetti sindacati liberi cercano di boicottarlo. Gli scontri in piazza sono durissimi: i morti sono cinque.

L’8 luglio la CGIL indice uno sciopero generale in tutta Italia. A Palermo e a Catania altri scontri, altri quattro morti.

Bilancio finale, 10 morti e centinaia di feriti. Il monocolore di Tambroni non regge più.

40 anni ci separano da quella data: allora PCI e PSI sostenevano lo sciopero, ma prendevano le distanze dall’ala più determinata dei manifestanti, bollandoli “teppaglia” e “Teddy boss”. Ora lo stesso fanno Rifondazione e soci, che condannano chi alle manifestazione non si limita a sfilare come in processione, anche se la polizia ti massacra, come a Genova luglio 2001.



1960 – Piazza De Ferrari Genova

Corriere della Sera 1/7/60: Che l’azione fosse preordinata - ha detto il questore – lo dimostra il fatto che i dimostranti hanno lanciato contro i tutori dell’ordine bottiglie e barattoli di benzina e che la maggior parte di loro era munita di corpi contundenti. …. Gli accordi con la questura erano precisi: non sarebbero stati tenuti discorsi e dopo l’omaggio ai martiri, l’assembramento si sarebbe sciolto. …

La via XX Settembre era gremita, si trattava, per lo più, di operai arrivati dalla banlieu industriale di Cornigliano, di Voltri, di Sestri Ponente. … I più, tra i dimostranti, erano calmi: ma era facile distinguere, fra di essi, i volti di coloro che non volevano chiudere la manifestazione senza menare un po’ le mani. Erano di solito i più giovani: e, passando davanti ai picchetti di polizia, urlavano: “Venduti!”. …. Uno dei dirigenti della Camera del Lavoro pronunciò poche parole per invitare la folla a disperdersi. Non fu ascoltato. … I più assennati se ne andavano: ma gli altri si riscaldavano sempre più, cedevano – ma in molti di essi sembrava di ravvisare un proposito determinato, non la tentazione stolta del momento –al desiderio di misurarsi con la polizia. …

In piazza De Ferrari sostavano cinque camionette della “Celere” . Furono presto circondate da una schiera di persone vocianti … e insultavano gli agenti. La massa degli esagitati cominciò a stringersi attorno alle camionette, serrandole sempre più da presso. …. Caddero i primi lacrimogeni, la piazza fu ben presto avvolta in una caligine che attossicava i polmoni e arrossava gli occhi. …

I tavolini, le sedie, i vasi da fiori del bar della Borsa furono buttati in mezzo alla via a formare un embrione di barricata: giovanotti muscolosi si applicarono a divellere da terra cassette di immondizia, a staccare dalle pareti di un portico dei riquadri con i programmi dei cinematografi, a spaccare i cavalletti che recingevano un piccolo cantiere in Piazza De Ferrari. Nelle mani dei manifestanti comparvero, stranamente, bombe lacrimogene. La piazza era un campo di battaglia, nella nube dei gas si intravedevano le camionette, gli idranti e l’onda attaccante e poi precipitosamente fuggente dei “rivoluzionari”.

La sassaiola contro la polizia era incessante. Un agente fu buttato nella fontana di Piazza De Ferrari, altri vennero colpiti in pieno viso dalle pietre, andarono sanguinanti a medicarsi; alcuni dimostranti, catturati, venivano issati rudemente, fra una gragnola di ceffoni, sulle jeeps. Una camionetta travolse un giovane che fu trascinato via malconcio. … Si verificò uno scontro di jeeps e una di esse, accerchiata, finì sotto un portico, dovette essere abbandonata dall’equipaggio, prese fuoco e a lungo bruciò. Due altre camionette subirono la stessa sorte; alla fine rimanevano di esse, solo le carcasse fumanti. …. I violenti avevano i loro fortilizi nei “Carrugi” …. In quel dedalo la polizia non poteva penetrare: scacciava i facinorosi nei loro rifugi con delle salve di bombe lacrimogene, ma subito dopo li vedeva rispuntare dagli scuri budelli, affacciarsi impugnando spranghe e sassi, riprendere l’offensiva. Ma gli assalitori volevano avere a tutti i costi, la loro barricata. Quattro o cinque malcapitate vetture furono spinte a braccia a sbarrare una delle strade che sboccava in Piazza De Ferrari …

Una automobile verdolina attraversò la Piazza, recava a bordo degli esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani arrivati per incitare alla calma. La missione pacificatrice non era agevole, …. Qualche volenteroso arrestava, con vigorose manate, gli slanci dei teppisti più pericolosi cui rincresceva di smettere la gazzarra. … Lentamente anche la schiera degli irriducibili si sgretolò, la piazza divenne quasi deserta. … Arrivò il prefetto Pianese. “Quali sono le sue previsioni?” – gli chiesi. “L’ordine – ripose- è stato ristabilito …”



Corriere della Sera 2/7/60: I sanguinosi tumulti di Genova. Il congresso del MSI non si farà.

… Due soli tra i ricoverati risultano seriamente feriti: l’agente Emanuele Rimando, che ha avuto la mascella fratturata da una sassata e l’agente Luigi Colonna, la cui bocca è stata squarciata dal gancio impugnato da un portuale (uno di quei grossi ganci che vengono usati per afferrare e trascinare grossi colli).

… All’alba una pattuglia è piombata nell’abitazione dell’oste Silvio Natalini, di 33 anni e lo ha condotto in guardina. …. Le indagini hanno appurato che l’osteria era uno dei centri di raccolta dei rivoltosi . Lì venivano distribuiti ad essi, in gran numero, delle bottiglie che furono lanciate contro gli agenti.



1962 – Piazza Statuto, Torino

Gli scontri di Piazza Statuto partirono da degli scioperi squisitamente sindacali che velocemente si trasformarono in qualcosa di più. In ballo c’era, come oggi, il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. La UIL firmò con la Fiat un accordo separato e lo sciopero del 7 luglio del 1962 si trasformò in una manifestazione che dai cancelli della Fiat, dove la rabbia era già esplosa contro impiegati, crumiri e dirigenti Fiat, si diresse verso Piazza Statuto, sede della UIL.

La manifestazione sfuggì di mano a sindacalisti e dirigenti del PCI che inutilmente cercarono di evitare lo sviluppo rabbioso e più volte si impegnarono in prima persona durante gli scontri per riportare la pace sociale, tra questi spicca il segretario della Camera del Lavoro Garavini. Ne seguirono tre giorni di scontri con la polizia e l’ordine alla fine venne riportato grazie al fermo di 1141 persone e l’arresto di un centinaio di questi. Un giudice alla fine, con un processo per direttissima, si prese la vendetta dei borghesi perbenisti e condannò “gli scamiciati” con condanne pesantissime fino a un anno e mezzo di galera.

Questi gli stralci presi dai giornali del tempo.

Corriere della Sera 9/7/62: Lo sciopero era totale. Si poteva prevedere che i manifestanti se ne tornassero a casa. Ma si sa che queste occasioni sembrano fatte apposta per sollevare, in certi individui, una spinta rivoluzionaria, un fondo di ribellione profonda. L’epilogo pacifico di una dimostrazione li delude. Cercano altri motivi di fermento e di violenza. Alcune migliaia di persone si avviarono così verso la sede della UIL in piazza Statuto. …. Un campo di battaglia ideale per dei violenti, con numerose vie di ritirata. …. Erano passate ore, si era fatto buio. … Il numero dei dimostranti [si] era ridotto, ma erano rimasti i più violenti. Si scorgevano gli stessi visi giovanissimi, le stesse magliette a righe, gli stessi blue jeans visti ai cancelli della Fiat. Qualcuno cominciò a rompere il selciato di porfido, volarono i primi cubetti. A mezzanotte si scatenarono ondate di teppismo vero e proprio. Con un’abilità sconcertante e con una rapidità stupefacente, i dimostranti divelsero paline segnaletiche, cartelloni pubblicitari con intelaiature di metallo, la sassaiola si rinnovò e fu rivolta soprattutto contro i lampioni. Fu persino formata, col materiale raccolto, una barricata che ebbe breve vita.

La polizia agiva con energia. Venivano sparati decine di candelotti fumogeni che disperdevano solo per pochi minuti i violenti, li cacciavano nelle strade laterali dalle quali riemergevano dopo poco. In massicce ondate vennero scaraventati contro gli autocarri della polizia molti giovinastri … funzionari e agenti di polizia hanno pagato dolorosamente …. Il dottor Farri al quale un pugno ha quasi fracassato la mascella, il dottor Valerio colpito da due pietre allo stomaco, il brigadiere Sgarra arpionato con un gancio alla coscia …
La continua opera di pacificazione svolta dai dirigenti sindacali non ha sortito nessun effetto in quanto i facinorosi hanno più volte posto in difficoltà l’incolumità fisica dei dirigenti del sindacato.

Corriere della Sera 10/7/62: Gli episodi di violenza … si sono rinnovati oggi [il 9 luglio, ndr] in giornata e soprattutto stasera. …. Drappelletti di giovinastri – molti tra essi sono immigrati delle ultime leve , vestono magliette a vivaci colori, pantaloni logori, vecchie scarpe, e urlano incompostamente – corrono verso il centro della piazza e poi fuggono ad ogni lancio di candelotti in un flusso e riflusso incessante. Molti si disperdono nelle strade laterali e lì sfogano il loro bisogno di vandalismo e di distruzione. … E’ l’occasione che, evidentemente, parecchia gente attendeva per dare sfogo a un rancore inqualificabile e inespresso. … Camioncini con altoparlanti delle organizzazioni sindacali percorrevano la piazza esortando i lavoratori a tornarsene alle loro case. … La polizia ha fornito sui fermati qualche notizia generica: sono per lo più giovanissimi, tra i 15 e i 23 anni, in buona parte sono immigrati dal meridione (all’incirca la metà del totale) …. fra i fermati si sono contati alcuni dipendenti della Fiat e diversi operai metalmeccanici. … qualche individuo è stato sorpreso con armi da fuoco. Alcuni dimostranti hanno tentato di erigere barricate sia servendosi di vetture tranviarie sia di paline segnaletiche ed altro materiale divelto dal suolo.

La Stampa 10/7/62: Molti hanno l’aspetto di bulli di periferia, alcuni si direbbero studenti; tutti vestono nello stesso modo: una camicia di colore o una maglietta sgargiante, molte volte rossa, fuori dai calzoni, maniche rimboccate. Sono evidentemente organizzati, si ha l’impressione che siano stati istruiti alla guerriglia di Piazza, Si radunano in gruppi di dieci, venti: braccia incrociate sul petto, sostano alle fermate dei tram, sui salvagente , agli angoli delle strade. … Per tutto il giorno …. I gruppetti si sparpagliavano, gli “scamiciati” fuggivano nelle vie traverse, trovavano riparo nei portoni. …. Il buio è il grande alleato dei manifestanti. Con i ciottoli hanno rotto quasi tutti i lampioni … Rompono sistematicamente anche le vetrine dei negozi e dei bar, tentano di forzare le saracinesche. …. Non si vedono nella oscurità, si sentono le loro urla, i fischi.

La Stampa 13/7/1962: Il processo degli scamiciati. Su 36 imputati soltanto 9 indossavano la giacca, ma anche il tono di questi era da scamiciati: colletto aperto, zazzera lunga dietro la nuca, ciuffo ribelle sulla fronte. … Più della metà provengono dal Sud, i piemontesi sono 9. Nelle loro qualifiche professionali si leggono i mestieri più diversi: falegname, decoratore, manovale, riquadratore, stuccatore, meccanico.