Il blitz notturno a volto coperto L'operazione scattata verso l'una e mezza di notte, alla vigilia delle manifestazioni solidali con gli operai Fiat. Gran quantità di carabinieri e Digos. A Cosenza il fulcro del blitz, perquisizioni a tappeto anche all'Università. Arresto «gentile» per Francesco Caruso; perquisite anche le case della fidanzata e dei familiari. Il leader dei no global napoletani aveva da tempo rotto con le organizzazioni messe sotto accusa
data: 16 Novembre 2002
autore: ANGELO MASTRANDREA
fonte: il manifesto

L'ultimo messaggio Sms risale alle 21.30 circa dell'altra sera, poche ore prima dell'arresto. Recitava pressappoco così: «Ore 5 picchetto con gli operai Fiat a Pomigliano». Firmato: l'anonimo e virtuale 4451, portavoce elettronico dei Disobbedienti del sud; destinatari: giornalisti e attivisti invitati a partecipare all'azione. Era lo stratagemma adottato dai Disobbedienti per rendere note le loro iniziative dopo la decisione della Rete No global di abolire la figura del portavoce e di sfuggire alla personalizzazione del movimento. Mai il suo autore (o uno degli autori) avrebbe pensato che poche ore dopo la Digos di Benevento sarebbe andato a prelevarlo nell'abitazione della fidanzata per trasferirlo nel carcere di massima sicurezza di Trani. Così, insieme a Francesco Caruso sono stati sequestrati lo striscione che i Disobbedienti avrebbero dovuto srotolare davanti ai cancelli della Fiat e alcuni manifesti della manifestazione nazionale contro la Bossi-Fini e i centri di detenzione temporanea per immigrati convocata a Torino per il prossimo 30 novembre. Nello stesso momento, in diverse città del Sud (Napoli, Catanzaro, Cosenza, Diamante, Lecce, Reggio Calabria, Taranto, Vibo Valentia) scattava il blitz del Ros dei carabinieri e della Digos. Uomini mascherati che hanno fatto irruzione nelle case, perquisito e sequestrato di tutto, anche libri e innocui volantini. E con perquisizioni anche nelle sedi del centro sociale Filo Rosso, all'interno dell'università di Cosenza (che è stato letteralmente smantellato, saccheggiato e sigillato) e del collettivo universitario dell'Istituto Orientale di Napoli.

Il blitz è cominciato all'1,30 di ieri mattina. Gli agenti sono andati sul sicuro, cogliendo di sorpresa gli accusati nelle proprie abitazioni. Tutti tranne Lucia Francioso, 27 anni, di Taranto, fuori casa in vacanza e subito rientrata per paura di essere considerata latitante.

«Ho ricevuto la prima telefonata all'1,40», spiega Simonetta Crisci, avvocato difensore di alcuni degli arrestati. Era il tarantino Salvatore Stasi, 48 anni. Da quel momento, notte insonne per legali, attivisti, amici e parenti degli accusati. Tra questi tre giornalisti e alcuni attivisti già picchiati nella caserma di Bolzaneto durante il G8. Come appunto Lucia Francioso, che insieme ai suoi compagni tarantini era stata prelevata dal campeggio in cui alloggiava e portata a Bolzaneto, la mattina del 21 luglio del 2001, senza aver nemmeno preso parte al corteo genovese contro il G8. In seguito, aveva denunciato le violenze subìte in caserma, identificando anche uno dei presunti torturatori, un agente tarantino.

Ma il grosso dell'operazione è avvenuto a Cosenza, con decine di perquisizioni, finanche all'interno dell'università. Anche lì l'operazione è scattata attorno all'1,30, ed è durata fino alle 8 del mattino, quando sono stati presi di mira il centro sociale Filo Rosso e il dipartimento di Sociologia dell'università, dove due degli arrestati, Anna Curcio e Antonino Campennì, lavoravano come ricercatori. Nel dipartimento sono stati sequestrati anche i computer, di proprietà dell'ateneo.

Uno degli indagati è finito in manette per via di una modica quantità di marijuana, mentre ad Antonino Campennì, 37 anni, di Parghelia (Vibo Valentia), hanno perquisito oltre che la casa propria, anche quella della fidanzata e del padre. A Cosenza risiedono anche una ventina degli indagati. Siamo riusciti a raggiungere uno di loro, Francesco: «Hanno fatto irruzione incappucciati e hanno sequestrato computer, cd, libri che facevano riferimento a Genova. Tutta roba che si può trovare in qualsiasi abitazione. Ad alcuni di noi hanno addirittura sfondato le porte di casa, mentre il centro sociale Filo Rosso, all'interno dell'università, è invece stato saccheggiato e sigillato, di modo che non possiamo nemmeno entrare per vedere cosa è stato portato via».

Ad Anna Curcio, ricercatrice universitaria e collaboratrice della locale Radio Ciroma, sono invece state imputate le radiocronache genovesi per il circuito di Radio Gap. Giornalisti cosentini sono anche una delle figure chiave dell'inchiesta, Francesco Cirillo, 52 anni, di Diamante e Claudio Dionesalvi, 31 anni. Il primo è un personaggio abbastanza noto negli ambienti della sinistra calabrese: giornalista del "Domani della Calabria", ex editore e titolare di una libreria, iscritto a Rifondazione comunista, è considerato più un intellettuale che un attivista «di movimento». Con lui è finito agli arresti domiciliari il figlio Emiliano, 23 anni, che era rientrato per fargli visita da Monterotondo (Roma), dove lavora da qualche tempo. La sua compagna Lidia Azzarita, 29 anni, è stata invece fermata a Napoli, dove vive, insieme al fratello Marco, portato in caserma e poi rilasciato.

E' proprio lui a raccontare la dinamica dell'arresto, avvenuto a pochi metri dalla sede dei Cobas, nei pressi di piazza del Gesù: «Sono arrivati verso l'1,30. Erano agenti del Ros, in borghese e con il passamontagna. Hanno perquisito la casa portando via libri e volantini. Poi ci hanno trasferiti in caserma, dove hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare a mia sorella», che già aveva subìto una perquisizione prima del G8 di Genova. Dionesalvi scrive invece per "Il Quotidiano di Calabria" e con Cirillo aveva partecipato, come attivista, sia alla manifestazione del 17 marzo del 2001 a Napoli contro il Global forum che al Forum sociale di Firenze. Come loro avevano fatto tutti gli arrestati, presenti anche, con la rete del Sud ribelle e la Rete no global campana, alla manifestazione contro la base Usa di Camp Darby del 6 novembre.

A quel corteo non c'erano invece i Disobbedienti e Francesco Caruso, dopo che la creazione del Laboratorio meridionale della disobbedienza sociale aveva portato a una frattura sia all'interno della Rete No global che con quella del Sud ribelle. Al punto che i Disobbedienti non avevano aderito nemmeno alla manifestazione di Camp Darby, alla quale partecipava invece la Rete No global e il movimento dei disoccupati organizzati di Acerra.

La decisione di costituire i disobbedienti del sud era scaturita da un'assemblea durante il campeggio dei Giovani comunisti a Policastro (Salerno), lo scorso settembre. Anche approfittando dell'assenza dei militanti del Sud ribelle (Cobas e centri sociali dell'area antagonista meridionale), impegnati in un presidio a Bari contro la Fiera del Levante.

E' solo così che si spiega lo stupore di Francesco Caruso, ieri notte, quando ha intravisto i nomi dei compagni d'accusa, dai quali lo divide politicamente lo strappo di Genova prima, con il Sud ribelle finito in Piazza da Novi insieme ai Cobas e il resto con i Disobbedienti allo stadio Carlini, e quello di quest'estate poi. Caruso è stato arrestato in casa della fidanzata a Fisciano, a due passi dall'Università di Salerno, dove la ragazza studia Scienza delle comunicazioni.

E' lei a raccontarci le fasi dell'arresto: «Sono arrivati verso l'1,30. Erano cinque agenti della Digos di Benevento che conosciamo molto bene. Hanno detto a Francesco `devi venire, devi venire', ma senza specificare dove e senza mostrare il mandato di cattura né i capi d'accusa. Lui si è vestito e preparato a seguirli, il clima era abbastanza disteso anche perché gli agenti ci conoscevano, e Francesco ha addirittura scherzato con loro dicendo `meglio a me che ad altri'. Si è sorpreso solo quando ha visto i nomi degli altri accusati, che ha solo frequentato in qualche assemblea. Comunque gli agenti hanno cercato di tranquillizzarlo e non hanno neppure perquisito la casa».

Quella che è stata perquisita è invece l'auto di Caruso, che solo poche ore dopo sarebbe dovuto andare a Pomigliano d'Arco. E più tardi la casa dei genitori a Benevento, che nel frattempo erano stati avvertiti. Immediatamente sono stati avvisati anche don Vitaliano della Sala, che di Caruso è molto amico, i ragazzi del centro sociale Depistaggio di Benevento e quelli dello Ska di Napoli, che si sono precipitati in Questura senza però riuscire a incontrarlo. Anzi, «non ci siamo nemmeno accorti che l'avevano portato via da lì».

Prima di finire in cella Caruso è riuscito a far chiamare il suo avvocato, il parlamentare del Prc Giovanni Russo Spena, che è anche l'ultima persona che è riuscito a sentirlo prima del trasferimento in carcere. E che spiega come, prima di riattaccare la cornetta, abbia chiesto a compagni e amici di non lasciarlo solo. In giornata, messaggi dal carcere sono arrivati tramite un cappellano, don Angelo Cassano, e il parlamentare del Prc Niki Vendola, secondo i quali tra gli arrestati quello in migliori condizioni psicologiche sarebbe proprio Caruso.