GENOVA : LE NOSTRE RAGIONI
data: 14 giugno 2002
autore:Forum Sociale Genovese
fonte:
alla riunione del Forum Sociale Genovese di mercoledi 5 giugno abbiamo discusso un appello per invitare a tornare a Genova nel Luglio 2002, a un anno di distanza dal vertice del G8.
Volendo costruire un momento aperto alle moltitudini espressioni del 'movimento' ve lo sottoponiamo e chiediamo una vostra gradita ed urgente adesione telematica.

grazie
per il forum sociale genovese
antonio bruno

GENOVA : LE NOSTRE RAGIONI

Noi che nel Luglio scorso abbiamo dato vita alla straordinaria e plurale esperienza del Genoa Social Forum rivolgiamo un appello a tutti e tutte coloro che lo scorso anno sono venuti a Genova per manifestare il loro dissenso contro il governo abusivo del pianeta, il G8, e le sue politiche di morte.

A tutti e a tutte che, riconoscendosi nel patto di lavoro che dette origine al Genoa Social Forum e nella dichiarazione d'intenti del GSF di non recare danno alcuno a cose e persone, si sono viste negare il loro diritto a manifestare liberamente ed hanno subito una repressione senza precedenti nella storia della Repubblica italiana. Ci rivolgiamo alle donne ed agli uomini che, pur non essendoci fisicamente a Genova, c'erano con il cuore e con la mente . A tutti e a tutte coloro che hanno avvertito il grande segnale di quei giorni : i poveri che riprendevano la parola, gli ultimi che si rimettevano in cammino, una nuova generazione che scopriva il gusto e l'importanza dell'impegno politico.

Ci rivolgiamo anche a coloro che a Genova non c'erano per scelta e che solo dopo ne hanno capito l'importanza . Ci rivolgiamo ai registi che hanno filmato i colori e le percosse, ai giornalisti che hanno disobbedito alla disinformazione organizzata facendo il loro mestiere, agli uomini di cultura che hanno avvertito la tragicità dei fatti ma anche l'inarrestabile voglia di dibattere, discutere raddrizzare i torti enormi che si continuano a consumare e di cambiare il mondo che tutte le persone venute e Genova condividevano. Noi vogliamo riprendere le proposte emerse nel Public Forum che precedette l'apertura del summit del G8.

Vi chiediamo di tornare a Genova un anno dopo, nella settimana che termina con il 19, 20, 21 Luglio, per dire al mondo ciò che la repressione ha voluto nascondere.

Per dire le nostre ragioni.
Voi G8, noi 6miliardi: era vero ieri lo è ancora di più oggi. Anche i pochi impegni assunti dagli otto paesi più ricchi del mondo per la lotta alla povertà sono rimasti lettera morta. In questo anno gli otto governanti abusivi del pianeta si sono macchiati di nuovi crimini contro l'umanità e risulta ancora piu' chiaramente che la loro modalita' di potere addensa ulteriori ed imminenti guerre che coinvolgono intere popolazioni civili..

Lo sterminio per fame e per malattie curabili, l'inaccessibilità all'acqua potabile, lo sfruttamento inumano della forza lavoro, l'inquinamento dello biosfera e l'avvelenamento dei mari sono proseguiti senza alcun freno. Tutto questo viene fatto per garantire il massimo di profitto ad un gruppo di transnazionali che incamerano nelle loro mani private ricchezze superiori a quelle del PIL di interi continenti. Una guerra economica, sociale e militare è stata dichiarata dagli otto paesi più ricchi contro l'intera umanità. Una guerra che uccide con l'arma del debito e degli aggiustamenti strutturali, con il controllo delle proprietà intellettuale da parte delle multinazionali e con la demolizione di ogni straccio di legislazione sociale che sia di impedimento alla selvaggia e libera espansione del mercato.

Una guerra che uccide con la crescita senza precedenti delle spese militari e con la costruzione di nuovi sistemi di morte come lo scudo stellare. Una guerra che ci hanno detto voler essere permanente, sovrana regolatrice della dittatura del mercato, volano ricercato per superare ogni recessione e far girare al massimo la macchina dell'ingiustizia. A questo tipo di guerra seguono le guerre "guerreggiate" che tanti lutti continuano a produrre tra le popolazioni.

I potenti chiusi nella loro zona rossa, isolati dal mondo insieme al loro esercito privato, hanno avuto però paura della moltitudine di Genova. Temevano che il tarlo di Seattle avesse scavato così a fondo da far vacillare il loro granitico consenso. Per questo hanno scelto la repressione. Per questo Genova è stata violentata nel corpo e nell'anima, fino a versare il sangue di uno dei suoi figli: Carlo Giuliani.

Non immaginavano che il nostro dolore diventasse il dolore di una parte così vasta dell'umanità , che il nome di Carlo e di Genova varcasse gli oceani e le montagne, narrasse dolcemente alle orecchie di chi contadino/a, operaio/a, studente, disoccupato/a, senza casa, senza terra, senza speranza, che la storia non è affatto chiusa e che il loro destini possono essere riscritti con l'inchiostro della giustizia sociale, della libertà, della pace.

Torniamo a Genova un anno dopo.

Ad abbracciare i genovesi in primo luogo, per la loro civiltà e per la loro pazienza, anche quelli di loro che erano stati indotti ad allontanarsi da una propaganda intimidatoria o che lo avevano scelto, perché capiscano che la violenza stava dentro e dietro le grate e non nasceva dentro il movimento di persone che e' sceso in piazza per un mondo migliore. A riscoprire Genova libera da cancelli, grate, posti di blocco. A continuare la riflessione, che e' cresciuta e lievitata in mille iniziative durante questo anno in Italia e nel mondo.

A riflettere e a discutere sul nostro domani, sulla possibilita' di una reale alternativa alla globalizzazione neoliberista, con una modifica radicale dei saperi che metta al centro la formazione e la scuola come diritti per tutte e tutti, delle produzioni e degli stili di vita, a cominciare dal ripensamento dei consumi e dal rifiuto di utilizzare cibi geneticamente modificati, rilanciando l'agricoltura biologica.

Ad appoggiare e rilanciare tutte le campagne che si stanno sviluppando, come ad esempio quella contro la modifica della legge sulla produzione e il commercio delle armi, quelle per il boicottaggio di aziende e marchi responsabili di gravi violazioni di diritti e di attacco all'ecosistema, quelle per gli acquisti trasparenti e per la sicurezza alimentare., quella per la fine dell'embargo all'Iraq.

Torniamo a Genova perché le nostre ragioni sono ancora tutte presenti . Sono ancora di più in movimento.

Il programma e' ancora in definizione, ma proponiamo alcune caratterizzazioni per i tre giorni cruciali, su cui stiamo lavorando per arrivare a una proposta concreta:

Venerdi 19 luglio 2002: Le ragioni dei movimenti (forum, plenarie, dibattiti..)

Sabato 20 luglio 2002: Verita' e Giustizia sui fatti di Genova (riflessioni e manifestazioni)

Domenica 21 luglio 2002: Riprendiamoci la vita, la citta', le piazze. Nei giorni precedenti: iniziative decentrate in citta'

23.28 14/06/2002