alla riunione del Forum Sociale Genovese di mercoledi 5 giugno abbiamo
discusso un appello per invitare a tornare a Genova nel Luglio 2002, a un
anno di distanza dal vertice del G8.
Volendo costruire un momento aperto alle moltitudini espressioni del
'movimento' ve lo sottoponiamo e chiediamo una vostra gradita ed urgente
adesione telematica.
grazie
per il forum sociale genovese
antonio bruno
GENOVA : LE NOSTRE RAGIONI
Noi che nel Luglio scorso abbiamo dato vita alla straordinaria e plurale
esperienza del Genoa Social Forum rivolgiamo un appello a tutti e tutte
coloro che lo scorso anno sono venuti a Genova per manifestare il loro
dissenso contro il governo abusivo del pianeta, il G8, e le sue
politiche di morte.
A tutti e a tutte che, riconoscendosi nel patto di lavoro che dette
origine al Genoa Social Forum e nella dichiarazione d'intenti del GSF di
non recare danno alcuno a cose e persone, si sono viste negare il loro
diritto a manifestare liberamente ed hanno subito una repressione senza
precedenti nella storia della Repubblica italiana.
Ci rivolgiamo alle donne ed agli uomini che, pur non essendoci fisicamente
a Genova, c'erano con il cuore e con la mente .
A tutti e a tutte coloro che hanno avvertito il grande segnale di quei
giorni : i poveri che riprendevano la parola, gli ultimi che si rimettevano
in cammino, una nuova generazione che scopriva il gusto e l'importanza
dell'impegno politico.
Ci rivolgiamo anche a coloro che a Genova non c'erano per scelta e che
solo dopo ne hanno capito l'importanza .
Ci rivolgiamo ai registi che hanno filmato i colori e le percosse, ai
giornalisti che hanno disobbedito alla disinformazione organizzata facendo
il loro mestiere, agli uomini di cultura che hanno avvertito la tragicità
dei fatti ma anche l'inarrestabile voglia di dibattere, discutere
raddrizzare i torti enormi che si continuano a consumare e di cambiare il
mondo che tutte le persone venute e Genova condividevano.
Noi vogliamo riprendere le proposte emerse nel Public Forum che precedette
l'apertura del summit del G8.
Vi chiediamo di tornare a Genova un anno dopo, nella settimana che termina
con il 19, 20, 21 Luglio, per dire al mondo ciò che la repressione ha
voluto nascondere.
Per dire le nostre ragioni.
Voi G8, noi 6miliardi: era vero ieri lo è ancora di più oggi.
Anche i pochi impegni assunti dagli otto paesi più ricchi del mondo per la
lotta alla povertà sono rimasti lettera morta.
In questo anno gli otto governanti abusivi del pianeta si sono macchiati di
nuovi crimini contro l'umanità e risulta ancora piu' chiaramente che la
loro modalita' di potere addensa ulteriori ed imminenti guerre che
coinvolgono intere popolazioni civili..
Lo sterminio per fame e per malattie curabili, l'inaccessibilità all'acqua
potabile, lo sfruttamento inumano della forza lavoro, l'inquinamento dello
biosfera e l'avvelenamento dei mari sono proseguiti senza alcun freno.
Tutto questo viene fatto per garantire il massimo di profitto ad un gruppo
di transnazionali che incamerano nelle loro mani private ricchezze
superiori a quelle del PIL di interi continenti.
Una guerra economica, sociale e militare è stata dichiarata dagli otto
paesi più ricchi contro l'intera umanità.
Una guerra che uccide con l'arma del debito e degli aggiustamenti
strutturali, con il controllo delle proprietà intellettuale da parte delle
multinazionali e con la demolizione di ogni straccio di legislazione
sociale che sia di impedimento
alla selvaggia e libera espansione del mercato.
Una guerra che uccide con la crescita senza precedenti delle spese militari
e con la costruzione di nuovi sistemi di morte come lo scudo stellare.
Una guerra che ci hanno detto voler essere permanente, sovrana regolatrice
della dittatura del mercato, volano ricercato per superare ogni recessione
e far girare al massimo la macchina dell'ingiustizia.
A questo tipo di guerra seguono le guerre "guerreggiate" che tanti lutti
continuano a produrre tra le popolazioni.
I potenti chiusi nella loro zona rossa, isolati dal mondo insieme al loro
esercito privato, hanno avuto però paura della moltitudine di Genova.
Temevano che il tarlo di Seattle avesse scavato così a fondo da far
vacillare il loro granitico consenso.
Per questo hanno scelto la repressione.
Per questo Genova è stata violentata nel corpo e nell'anima, fino a versare
il sangue di uno dei suoi figli: Carlo Giuliani.
Non immaginavano che il nostro dolore diventasse il dolore di una parte
così vasta dell'umanità , che il nome di Carlo e di Genova varcasse gli
oceani e le montagne, narrasse dolcemente alle orecchie di chi contadino/a,
operaio/a, studente, disoccupato/a, senza casa, senza terra, senza
speranza, che la storia non è affatto chiusa e che il loro destini possono
essere riscritti con l'inchiostro della giustizia sociale, della libertà,
della pace.
Torniamo a Genova un anno dopo.
Ad abbracciare i genovesi in primo luogo, per la loro civiltà e per la loro
pazienza, anche quelli di loro che erano stati indotti ad allontanarsi da
una propaganda intimidatoria o che lo avevano scelto, perché capiscano che
la violenza stava dentro e dietro le grate e non nasceva dentro il
movimento di persone che e' sceso in piazza per un mondo migliore.
A riscoprire Genova libera da cancelli, grate, posti di blocco.
A continuare la riflessione, che e' cresciuta e lievitata in mille
iniziative durante questo anno in Italia e nel mondo.
A riflettere e a discutere sul nostro domani, sulla possibilita' di una
reale alternativa alla globalizzazione neoliberista, con una modifica
radicale dei saperi che metta al centro la formazione e la scuola come
diritti per tutte e tutti, delle produzioni e degli stili di vita, a
cominciare dal ripensamento dei consumi e dal rifiuto di utilizzare cibi
geneticamente modificati, rilanciando l'agricoltura biologica.
Ad appoggiare e rilanciare tutte le campagne che si stanno sviluppando,
come ad esempio quella contro la modifica della legge sulla produzione e il
commercio delle armi, quelle per il boicottaggio di aziende e marchi
responsabili di gravi violazioni di diritti e di attacco all'ecosistema,
quelle per gli acquisti trasparenti e per la sicurezza alimentare., quella
per la fine dell'embargo all'Iraq.
Torniamo a Genova perché le nostre ragioni sono ancora tutte presenti .
Sono ancora di più in movimento.
Il programma e' ancora in definizione, ma proponiamo alcune
caratterizzazioni per i tre giorni cruciali, su cui stiamo lavorando per
arrivare a una proposta concreta:
Venerdi 19 luglio 2002: Le ragioni dei movimenti (forum, plenarie,
dibattiti..)
Sabato 20 luglio 2002: Verita' e Giustizia sui fatti di Genova (riflessioni
e manifestazioni)
Domenica 21 luglio 2002: Riprendiamoci la vita, la citta', le piazze.
Nei giorni precedenti: iniziative decentrate in citta'
23.28 14/06/2002
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