«Processate Mortola e Perugini»
Richiesta di rinvio a giudizio per dirigenti, funzionari e agenti di polizia accusati di violenze e abusi. «Al G8 falsificarono i verbali e fecero arresti illegali» Genova. Le accuse, anche questa volta, sono durissime. Arresti illegali,violenze e abusi
data: 14 Aprile 2004
autore: Marco Menduni
fonte: http://www.ilsecoloxix.it/


Ancora, verbali “aggiustati”per giustificare le manette.
E poi calci e manganellate in faccia a un ragazzino di quindici anni.
Si conclude l’ennesima tranche d’inchiesta sui fatti del G8.
Dopo le immagini degli scontri e delle scorribande dei manifestanti violenti, proiettate nell’aula bunker l’altro giorno nel processo ai presunti black bloc italiani accusati di devastazione e saccheggio, nel mirino della procura della Repubblica torna adesso la polizia.
Il pm Francesco Cardona Albini ha depositato ieri mattina la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di sette dirigenti, funzionari e agenti.
L’episodio, stavolta, è circoscritto.
Avviene il 21 luglio 2001, il giorno successivo alla tragedia di piazza
Alimonda e alla morte di Carlo Giuliani.
Il clima, in città, è tesissimo.
Un gruppo di giovani scavalca, o comunque aggira, i container posti in via Carlo Barabino a difesa della questura.
Su quanto accade da quel momento in poi le versioni divergono.
In maniera radicale.
La polizia ha sempre sostenuto che i manifestanti avanzavano con il volto
coperto e lanciando sassi contro le forze dell’ordine.
La procura ritiene diversamente, come scrive il pm.
Gli agenti li affrontarono con rudezza «senza che vi fosse stato alcun alcun
atto di violenza o minaccia dai manifestanti,che si trovavano seduti al centro della strada».
I nomi. Nella richiesta del sostituto Albini Cardona compaiono quelli del dirigente e del numero due, all’epoca, della Digos.
Spartaco Mortola e Alessandro Perugini sono, oggi, rispettivamente il dirigente della polizia postale della Liguria e il responsabile dell’ufficio tecnico-logistico della questura.
L’elenco continua con Antonio Del Giaco, Sebastiano Pinzone, Enzo Raschellà, Luca Mantovani e Giuseppe De Rosa.
A tutti viene contestato l’abuso d’ufficio per gli arresti illegali; il falso in atto pubblico per aver sostenuto fatti mai avvenuti nei verbali; la calunnia per aver incolpato di resistenza aggravata e lesioni persone innocenti.
A De Rosa, Perugini e Pinzone vengono attribuiti anche singoli episodi di violenza.
Perugini per aver colpito Marco M., quindicenne di Ostia, a calci.
De Rosa, poi, avrebbe infierito «colpendolo con il manganello al volto».
Pinzone avrebbe poi puntato la pistola al volto di alcuni arrestati la pistola d’ordinanza urlando: «Zitti,bombaroli di m... , vi sparo in faccia».
In questo caso specifico la vicenda si ricollega, non solo idealmente, all’inchiesta sulle violenze nella caserma-carcere di Bolzaneto, dove uno dei
giovani fermati fu colpito, lungo il percorso, «da agenti della polizia penitenziaria e della polizia di Stato che lo percossero con calci e schiaffi in
testa».
Le reazioni. Gelida quella dell’avvocato Maurizio Mascia, che difende Spartaco Mortola in questa vicenda e in quella dell’irruzione nella scuola Diaz.
Mascia è sintetico: «Parleremo di queste accuse davanti al giudice».
Vittorio Pendini è il legale di Alessandro Perugini: «Ho già argomentato in una memoria difensiva.
Non scendo nei particolari della vicenda, ma nel grosso, per l’accusa base di
arresto illegale, mi sembra insussistente.
Ricordiamo la situazione: un gruppo di giovani ha superato le delimitazioni
poste a protezione della questura e stava avanzando verso l’edificio.
In quel momento tutte le forze operative erano sulle strade, per fronteggiare le violenze.
La questura stessa, dove in quel momento stava lavorando solo personale amministrativo, era un obiettivo esposto e da difendere».
Piero Franzosa difende gli altri poliziotti per i quali viene chiesto, ora, il processo: «Il clima era tesissimo e la questura era da difendere a ogni costo dagli assalti dei manifestanti.
I poliziotti hanno agito in questo senso, a mio parere correttamente.
Non ritengo assolutamente che l’arresto di persone che avevano superato le limitazioni e gli sbarramenti e avanzavano verso la questura, in quel frangente di generalizzata violenza nelle strade della città, sia da ritenere illegittimo. E, in ogni caso, mi sembra che manchi completamente l’elemento del dolo, se si
vuole ipotizzare che i poliziotti, deliberatamente e d’accordo tra di loro,
abbiano costruito una situazione di falso generalizzato per arrestare proprio
quei ragazzi e accusarli ingiustamente».




Postato da Fausto