L'inchiesta G8 resta a Genova
Imminente la richiesta di rinvio a giudizio con l'accusa di aver commesso violenze e costruito prove contro i no-global Respinta l'istanza dei poliziotti indagati per la Diaz
data: 09 Febbraio 2004
fonte: dal SECOLO XIX



La decisione è arrivata e ha confermato boati e sussurri che ormai si rincorrevano da più di una settimana. Il processo per il blitz alla scuola Diaz, il processo per la violenta irruzione che segnò l'atto finale di due giorni di scontri al G8 del 2001, resta a Genova.
No allo spostamento a Torino, ha sentenziato la procura generale della Cassazione. Innescando un meccanismo a cascata che, nel giro di pochi giorni, farà partire la richiesta di rinvio a giudizio per dirigenti, funzionari e agenti che parteciparono al blitz.
Indagati per abuso d'ufficio, lesioni aggravate, calunnia e falsità ideologica per quanto avvenne nella notte tra il 21 e 22 luglio 2001.
Non ci sono quegli indizi di reità contro il sostituto procuratore Francesco Pinto, pm della procura di Genova, di turno nei giorni del G8, che alcuni funzionari e agenti coinvolti avevano indicato per chiedere il trasferimento dell'inchiesta.
La richiesta era stata avanzata da Francesco Gratteri, capo dello Sco (Servizio centrale operativo) nei giorni del G8 e attuale numero due dell'antiterrorismo. E poi di Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Daniele Di Novi e Renzo Cerchi.
Il provvedimento della Procura generale della Corte di Cassazione, porta la firma del sostituto procuratore generale Antonio Abbate. Uno dei magistrati rimasti in corsa per l'incarico di numero uno alla procura generale di Roma.
Quattro pagine scarse. Abbate scrive che tutte le circostanze elencate dai poliziotti «non consentono di enucleare ulteriori comportamenti e concrete attività meritevoli di valutazione ai fini penali e di individuare, così, a carico del dottor Pinto elementi indizianti di oggettivo rilievo di un suo
coinvolgimento nella formazione degli atti di investigazione e, dunque, di un suo concorso nelle ipotesi accusatorie già contestate ai funzionari di polizia».
Ma quali erano, per i difensori dei poliziotti sotto inchiesta, le "colpe" di Pinto? E' una storia complessa, che affonda le radici in uno degli interrogatori più drammatici dell'inchiesta.
Davanti al pm Enrico Zucca c'è l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco
Mortola, oggi al vertice della polizia postale della Liguria. Si parla della perquisizione alla scuola Diaz e alla collocazione di due bottiglie incendiarie. Attenzione: sono le false prove con cui si giustificarono poi 93 arresti.
In realtà i due ordigni furono portati nell'istituto da due poliziotti.
Rileggiamo il passo più importante di quell'interrogatorio. Mortola spiega: «Siccome non si sapeva esattamente dove erano state trovate queste bottiglie... da come mi ha detto il dottor Ferri (dirigente della squadra mobile della Spezia, ndr), parlandone con il dottor Pinto... si è detto mettiamole... praticamente vicino all'atrio di ingresso perché era nella disponibilità di
tutti».
Spiega ancora il pg Abbate, nel provvedimento depositato ieri, che «ai pm che gli chiedevano ulteriori chiarimenti, però, Mortola allegando uno stato emotivo, di agitazione, ha immediatamente e formalmente rettificato e ritrattato le
precedenti affermazioni, dicendo che non corrispondono al vero, essendo frutto di uno sbaglio». Abbate rileva ancora che lo stesso Ferri, nel corso dell'interrogatorio «ha decisamente escluso la circostanza contestata, sostenendo di non conoscere nemmeno Pinto e di non aver mai avuto contatti quella notte con lui».
Tre gli elementi che hanno convinto il pg Abbate.
Il primo: «Il riferimento confuso a presunti contatti telefonici tra Pinto e Ferri appresi peraltro del reato».
Il secondo: «l'immediata rettifica» di Mortola delle sue affermazioni.
Terzo e ultimo: «Le categoriche smentite» di Ferri. Un quadro impalpabile. Troppo evanescente per poter solo sospettare di qualche reato commesso dal pm genovese Pinto.
M. Men.
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Le reazioni Soddisfazione in procura Avvocati dubbiosi


Non presta il fianco alle polemiche e commenta sereno, com'è nello stile dell'uomo.
Per il procuratore della repubblica Francesco Lalla il provvedimento che lascia a Genova il processo per il blitz alla scuola Diaz «è motivo di soddisfazione
professionale, in quanto è stato riconosciuto che si è agito nel rispetto
delle regole.
Se qualcuno non era sicuro, questa è la riprova».
Parla anche il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, che spiega: «La cosa può farci solo piacere, se c'è un posto dove deve tenersi un processo è dove si sono verificati i fatti». Più cauto uno dei protagonisti diretti della vicenda, il sostituto procuratore Francesco Pinto, che allarga le braccia e ammette: «Sono il meno indicato a fare commenti e quindi mi astengo dal farne.
Mi astengo anche da qualsiasi commento nel merito delle speculazioni compiute al
termine dell'inchiesta preliminare».
Insiste Pinto: «L'unica cosa che posso dire è che sono soddisfatto che sia stata riconosciuta la buona fede dei colleghi. E' un'affermazione della correttezza del loro operato».
Sul fronte degli avvocati, l'attenzione è invece puntata sulle frasi con cui si conclude il documento della procura della cassazione: «Si tratta di un invito ad una maggiore serenità nel confronto tra le parti».
Così Luigi Ligotti, difensore di Francesco Gratteri (ex capo dello Sco, oggi all'antiterrorismo), legge il provvedimento. «Noi - prosegue Ligotti - abbiamo sollevato una questione tecnica: a ciò sono seguiti commenti polemici e si è parlato di delegittimazione, invece tutto questo non c'era, abbiamo seguito
l'iter di legge, ci siamo mossi nell'ambito del diritto».
Ligotti precisa ancora la posizione del pool di avvocati che aveva presentato il ricorso: «Noi ritenevamo che gli approfondimenti potessero esser fatti dal giudice competente, mentre questa pronuncia dice che gli approfondimenti spettano anche all'inquirente che per primo riceve la notizia del crimine.
E' un riferimento normativo apprezzabile ma noi non lo condividiamo totalmente».
La decisione romana raccoglie anche il plauso anche del comitato "Verità e Giustizia per Genova": «La decisione mantiene l'inchiesta sui giusti binari.
Il ricorso era palesemente finalizzato a perdere tempo e ad intorbidare le acque, nella speranza di far rinviare il più possibile il processo».

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«Ma nelle parole della Cassazione c'è una
stilettata ai magistrati»


E' un richiamo alla calma. Ma anche le ultime parole del provvedimento del sostituto pg della Cassazione Antonio Abbate diventano, invece, motivo di contrasto e di opposte interpretazioni.
Scrive così, il giudice Abbate: «...lasciando da parte toni polemici e prese di posizione poco significative, come traspaiono dai documenti all'esame di questo ufficio, che non giovano certo alla ricerca della verità e ad un confronto proficuo tra i soggetti del processo...».
Così commenta l'avvocato spezzino Marco Corini: «La premessa è che la decisione di oggi rappresenta una sorta di assoluzione per insufficienza di prove del comportamento della Procura. Poi ci sono quelle parole e mi sembrano una stilettata niente male, nei confronti del modo di lavorare e argomentare dei
magistrati.
Quelle affermazioni si rivolgono chiaramente a loro, perché noi abbiamo posto una questione di diritto, loro hanno reagito eccependo tentativi di delegittimazione che proprio non esistono».
Comunque, insiste Corini, «questa è solo una fase. Noi continueremo con la nostra iniziativa, che non vuole delegittimare, ma solo ristabilire una maniera più corretta di affrontare tutta la questione di cui ci stiamo occupando».
Affermazioni rispedite a stretto giro di posta da Enrico Zucca, sostituto procuratore, nel gruppo dei magistrati che si occupa delle indagini sul blitz alla scuola Diaz: «Mi sembra evidente che il commento del sostituto pg non possa essere rivolto ai magistrati genovesi.
Basta leggere con attenzione la stessa frase dove sono contenuti quei richiami, per constatare che si conclude definendo "aleatorie e incoerenti supposizioni"
quelle poste da chi ha presentato la richiesta di spostamento del processo».
Insiste Zucca: «A me pare, soprattutto, un richiamo diligente alla calma.
A mirare al cuore del problema: che non è quello di affrontarsi in tante battaglie preliminari e procedurali, ma di arrivare alla verità.
A capire, con il contributo di tutti, perché sono stati commessi alcuni reati e chi li ha compiuti». Conclude Zucca: «Sarebbe ben strano pensare che, nello
stesso tempo in cui una così alta autorità richiama alla natura stessa del processo, possa utilizzare frasi sibilline.
Farebbe il peggiore dei danni, cioè alimenterebbe veleni. Non lo si può nemmeno
pensare. Sarebbe l'esatto contrario di quello che la pacata disamina del pg
vuole rappresentare».
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da Lavoro Repubblica

BLITZ ALLA DIAZ, L'INCHIESTA RESTA QUI
gIUDIZIO TRANCIANTE DELLA cASSAZIONE "rICHIESTA
aleatoria.

MASSIMO CALANDRI
"Sulla base delle aleatorie e incoerenti supposizioni rappresentate
dai richiedenti non si ravvisano nella fattispecie le condizioni per
dar luogo ad una traslazione processuale" così conclude Mino Abbate
procuratore aggiunto presso la cassazione, bocciando la domanda degli
avvocati dei super-poliziotti.
L'inchiesta sul blitz alla scuola Diaz, avvenuto l'ultima notte del G8, resta nel
capoluogo ligure e se tirano un sospiro di sollievo quelli del Comitato Verità e Giustizia per Genova "E' fallito un tentativo di fuga" i legali degli indagati
non si arrendono "Questa e' un'assoluzione per insufficienza di prove" commenta Marco Corini che tra gli altri difende Gilberto Calderozzi e Filippo Ferri.
"Ma non e' finita. Abbiamo i serbo ben altre sorprese: e' stato solo il riscaldamento, il match deve ancora iniziare."
Tutto suggerisce che la Procura genovese sia ben lieta di affrontarlo questo benedetto match ma in un'aula di tribunale durante un confronto processuale inevitabilmente leale.
Al contrario, l'ombra della Curami sembra allungarsi pesantemente sul procedimento e prima del legittimo sospetto che come minimo allunghera' di almeno altri 6 mesi l'inizio dell'atteso incontro, si suppongono nuove iniziative per difendersi non nel ma dal processo.
"Roba di grande spessore - insiste Corini - stiamo valutando il lavoro fatto
dalla Procura durante le indagini preliminari ci sara' da divertirsi."
La cosa e' 2 volte sorprendente perche' anche nel recente passato gli accusati
avevano parlato di regolarità delle indagini sottolineando solo quella contraddizione di natura tecnica sollevata ufficialmente.
Nelle 4 pagine con cui Abbate motiva il suo rifiuto alla domanda di trasferimento dell'inchiesta non c'e' solo un giudizio tranciante - se non vi bastano l'aggettivo "aleatorio" "incoerente" - circa le supposizioni avanzate dai funzionari ed agenti.
Il magistrato della Cassazione sembra prendersela sempre con i ricorrenti (ma dal parere non sembrano esclusi neanche i pm) quando chiede di abbassare i toni "Toni polemici e prese di posizione poco significative non giovano certo alla ricerca della verità e ad un confronto pubblico tra i soggetti del processo.
" Se c'e' qualcosa che da qualche tempo inquina i procedimenti questo e' sicuramente il velenoso sospetto di cui sono prodighi tutti coloro che alle
fisiologiche conseguenze delle indagini - in questo caso il processo - vogliono disperatamente sottrarsi.
Una riflessione condivisa da Giuseppe Gallo che a Genova difende il capo dell'antiterrorismo Francesco Gratteri "Io nel documento della cassazione ho letto soprattutto un invito alla prudenza e alla calma.
Aspettiamo il processo come terreno di confronto e se dovessero emergere eventuali incompatibilità ci regoleremo di conseguenza."
Per quale motivo l'inchiesta sul blitz della Diaz che vede indagate 30 persone avrebbe dovuto trasferirsi a Torino? per un presunto coinvolgimento personale di Francesco Pinto, pm del pool G8 tirato in ballo da Spartaco Mortola nel corso di un interrogatorio reso al sostituto procuratore Enrico Zucca.
In realtà Mortola - che nel luglio 2001 era capo della Digos del capoluogo
ligure -a aveva semplicemente "sparacchiato" una serie di affermazioni nelle quali era più volte inciampato salvo poi ritrattarle definitivamente.
In sostanza le 2 molotov - quelle maledette molotov prova fasulla rispolverata ad hoc per incastrare i 93 noglobal innocenti - furono messe li' anche su consiglio di Pinto il magistrato di turno quella notte. "Me lo disse un collega, Filippo Ferri, che parlo' con lui al telefono".
Perche' sparacchio’ Mortola? Perche' quella sarebbe stata una perfetta quanto clamorosa ammissione di colpevolezza e cioè: abbiamo preparato la trappola pur sempre con la complicità del pm, ma di falsificazione vera e propria si tratta.
Siamo colpevoli, appunto.
Invece Mortola si rimangiò tutto a tempo di record, spiegando di essere confuso, emozionato. "Non ci faccia caso dottore" implorò.
Una tale figuraccia che il suo legale chiese di non verbalizzare, ma tanto era gia tutto registrato.
E però secondo alcuni avvocati Zucca avrebbe dovuto fermare tutto.
Trasmettere gli atti ad un'altra Procura quella di Torino; sia nel caso che fosse
plausibile l'accusa di complicita' rivolta a Pinto sia in quello in cui la calunnia di Mortola fosse evidente.
Invece i pm hanno continuato come se nulla fosse.
Giustamente, ribadisce oggi la Cassazione, ricordando tra l'altro che "Ferri ha escluso la circostanza contestata, sostenendo di non conoscere nemmeno Pinto e di non avere avuto contatti con lui quella notte."



Postato da Fausto