Le immagini della FIAT FIAT 100 anni di industria ... torni a lacaverna

Fondi di solidarietà che si sono costituiti:

MIRAFIORI Unipol Banca S.p.a. Conto corrente bancario 1515 Filiale Torino 78 Abi: 3127 Cab: 01024 Intestato: Comitato Cassaintegrati Fiat


ARESE Banca Comit Filiale di Arese Conto corrente bancario 82190940114 Abi: 3069 Cab: 32448 Intestato a: Rsu Alfa Romeo Arese
TERMINI IMERESE Banco di Sicilia filiale 2900. Conto corrente 410-438641 Abi: 1020 Cab: 43640 Intestato: sostegno lotta lavoratori Fiat e indotto Termini Imerese
CASSINO Banca della Ciociaria Filiale di Piedimonte San Germano (FR) Conto corrente: 11944 Abi: 3300-1 Cab: 74510-9 Intestato al comitato cassaintegrati Fiat Cassino


Immagini e oggetti legati al mondo del lavoro, ricordi, volti e aspirazioni delle 850.000 persone che nel corso di un secolo hanno lavorato per Fiat costituiscono il tema della mostra ospitata all'Isvor di Corso Dante.

Torino
significa lavoro

L'arrivo degli emigranti alla stazione di Porta Nuova.
I primi emigranti accolti dalle fabbriche Fiat sono quelli dell'interno del Piemonte: operai che spesso fanno ogni giorno chilometri in bicicletta, pur di non lasciare del tutto le proprie case e i propri campi.
In seguito, dall'inizio degli anni '50 alla fine degli anni '60 arrivano a Torino 400.000 persone. Le grandi ondate migratorie verso quella "Torino che significa lavoro" sono scandite anche dai drammi nazionali: Caporetto, i profughi Giuliani, il Polesine. Negli anni '80 e '90, infine, non sono più le persone a emigrare a Torino, ma è Fiat a "emigrare" verso altri paesi: attualmente il Gruppo Fiat è presente nel mondo con 262 stabilimenti e con 144 Centri di Ricerca.

sogni e desideri

Le case Fiat a Torino: la cerimonia di consegna delle chiavi. Alla "stanza" delle migrazioni segue quella delle aspirazioni. Sogni e desideri di chi lavora, che mutano e si evolvono nel corso del tempo: il desiderio di integrarsi nella nuova realtà, la 600 sovraccarica per le prime ferie, la casa decorosa, magari propria, pagata con infiniti mutui sostenuti con lo straordinario in fabbrica, con il doppio lavoro fuori.

Il lavoro come lotta

 La Marcia dei quarantamilaQuesta sezione ci conduce attraverso il tempo delle lotte operaie, che da sempre hanno scandito il tempo del lavoro. Si tratta di un percorso ricco di storia e di storie, di motivazioni individuali e collettive: momenti di riscatto e di frustrazioni; di sogni, paure e orgoglio.

il posto sicuro

Melfi: un'Unità Tecnologica Elementare (UTE).
"Chi poteva entrare in Fiat era come toccare il cielo", dice un'operaia, "un miraggio" le fa eco un militante Fiom. Migliori salari, sicurezza del "posto" e grande assistenza: ecco gli elementi che caratterizzavano il "lavorare in Fiat". In questa sezione è testimoniato l'impegno Fiat nel sociale, ovvero il welfare d'impresa. Un universo complesso, che ha suscitato atteggiamenti contrastanti, a cui comunque tutti riconoscono di aver funzionato da "stanza di compensazione" delle fatiche, dell'impegno e delle inevitabili frustrazioni.

la passione

Un allievo della Scuola Allivi Fiat "Bisogna stare attenti: quando l'uomo che produce non mette la sostanza di sé nella sua opera, i risultati sono quasi sempre negativi". La frase, scritta da un appartenente all'aristocrazia operaia degli anni '20, un protagonista dell'occupazione delle fabbriche, introduce a una stanza dedicata alla passione dell'uomo per il proprio lavoro. Una passione che si esprime nell'attenzione costante, e nell'invenzione di strumenti che consentano di lavorare meglio; una passione che a volte si attenua sino a sparire, in chi svolge le mansioni più dure e ripetitive. Ma che ritroviamo ancora, in altre forme, parole e gesti, negli stabilimenti automatizzati.

la catena di montaggio

La nuova fabbrica: il computer affianca la catena di montaggio. Alle catene di montaggio del Lingotto e di Mirafiori subentrano i robot, a cui vengono demandate le lavorazioni più faticose e pericolose. All'uomo è affidato il controllo delle macchine e come a Melfi, nella fabbrica Fiat più avanzata, il lavoro intelligente del montaggio. Anni di lotte operaie, di sviluppo tecnologico, di studi psicologici e di management, di confronto e di integrazione tra modi di pensare; anni di tentativi ed errori: un percorso complesso, che è approdato a una cultura industriale più sensibile ai problemi della fatica, più attenta alle migliori condizioni ambientali.

dopolavoro

1937: il Dopolavoro Fiat alla Festa della Neve a Bardonecchia. "Fuori dalla fabbrica non distingui più neanche fisicamente l'operaio dall'impiegato, decade ogni gerarchia. Conta solo chi è il pescatore più bravo, chi scia meglio". Siamo nel regno del tempo libero: un tempo che cresce continuamente, scandito da attività individuali, svolte lontano dalla fabbrica (dal ballo alle gite fuori porta) e da attività collettive, da sempre promosse da Fiat: dai dopolavoro aperti a ogni tipo di sport (calcio, bocce, atletica, tiro alla fune) ai corsi di economia domestica (1934) e di aeromodellismo (1945); dall'istituzione della biblioteca circolante (1925) ai pellegrinaggi a Lourdes (1957). Oggi il tempo libero dei dipendenti e dei loro familiari trova spazio nei Centri di Attività Sociali Fiat, che sviluppando e coordinando l'impegno di 14 gruppi sportivi e di 10 sezioni culturali, hanno visto nel 1998 un tesseramento di oltre 60.000 persone.

imparare, crescere

La formazione aziendale all'Isvor.
Desiderio di crescere, di imparare: nella formazione aziendale, il bisogno dell'azienda di costruire i suoi quadri incontra le aspirazioni di ragazzi che si vedono offerta una possibilità di studio altrimenti negata, un'opportunità di inserimento, di sviluppo.
La Scuola allievi Fiat nasce nel 1922 e opera fino al 1933 quando Fiat rivede i propri budget in seguito alla crisi mondiale. La scuola riprende l'attività nel 1945 e resta aperta sino al 1977. Tre duri anni di scuola, con l'orario di fabbrica: otto ore al giorno. E poi la sera, quando magari il docente aveva strappato il quinterno su cui era stato mal disegnato il pezzo di meccanica, si passava buona parte della notte a ricopiare e a rifare tutto, per essere pronti il giorno dopo.
Negli anni '90, la formazione si trasforma: perno dell'attuale formazione è l'Isvor, una "colossale università aziendale", dove 260 docenti interni, 800 professionisti esterni e centinaia di "docenti manager" di Fiat coinvolgono ogni anno almeno 50.000 persone.

Fonte: Archivio Fiat su WEB