VIOLENTE
CARICHE CONTRO LO SPEZZONE DI LOTTA CONTRO LA MORATTI
Venerdi 26 marzo, sciopero generale, finalmente, anche se solo
di 4 ore. L'Università però sciopera tutto il
giorno, per protestare non solo contro la riforma delle pensioni,
ma anche contro la riforma - o meglio: le riforme - Moratti,
che vogliono consegnare irreparabilmente la scuola e l'Università
alla mortifera logica del mercato e precarizzare a oltranza.
Studenti, ma anche docenti, precari e non, si ritrovano in p.zza
Arbarello, ma... sorpresa! (si fa per dire). La polizia, assiepata
in modo da bloccare l'accesso a via Cernaia, decide che non
siamo degni di unirci al resto del corteo. Sembra che siano
i diessini-cgiellini a non gradire la nostra presenza. Quando
gli studenti e i docenti che reggono lo striscione tentano di
oltrepassare lo sbarramento, senza ricorrere ad alcuna violenza,
i celerini si scatenano: giù manganellate! E a più
riprese, per giunta. Risultato: una ricercatrice di Scienze
giuridiche colpita mentre tenta di srotolare uno striscione,
due studenti finiti all'ospedale, diversi contusi, che concludono
la manifestazione con un bel po' di ghiaccio sulla testa.
La morale è sempre la stessa: non solo ti fottono, ma
guai a te se ti incazzi. Quanto alla CGIL... Dopo aver sentito
l'abominevole intervento di tal Garbarino (SNUR-CGIL) durante
l'occupazione simbolica del Rettorato, una ventina di giorni
fa, non mi stupisco più di niente: normalizzazione a
oltranza, ecco la linea! (anche se, per fortuna, non tutta la
CGIL la pensa così).
Monica Quirico
Oggi, 26 marzo, giorno dello sciopero generale contro la riforma
delle pensioni, siamo scesi in piazza insieme allo spezzone
sociale composto dagli studenti e alle studentesse universitarie
e medie, al comitato di lotta contro il ddl Moratti, ai ricercatori
e alle ricercatrici di scienze mfn, per dire no alla riforma
Moratti, alla mercificazione di scuola e università,
alla precarizzazione del lavoro e del diritto allo studio.
Arrivati in Piazza Arbarello, da dove il nostro spezzone avrebbe
dovuti immettersi nel corteo, un ingente cordone di polizia
in assetto antisommossa, sostenendo di eseguire le direttive
della CGIL, si è frapposto fra noi e la manifestazione
sindacale, impedendo qualsiasi comunicazione con chi stava già
sfilando e negandoci di fatto il diritto di manifestare, nonostante
i Cobas si fossero resi disponibili ad accoglierci davanti a
loro.
Alle nostre pressioni, mentre i manifestanti alle spalle della
polizia urlavano di farci passare, sono partite numerose, violente
cariche: il bilancio è di numerosi contusi, di cui alcuni
hanno dovuto ricorrere a cure mediche.
Ci pare inspiegabile il tentativo di dividere gli spezzoni
sociali, di separare studenti e studentesse e precari delluniversità
dai lavoratori e dalle lavoratrici, possiamo leggerlo solo come
una chiara manovra maldestra ed inefficace- per fermare
lunità delle lotte, per non permettere la ricomposizione
sociale fra chi stava rivendicando il diritto ad una pensione
dignitosa e chi stava rivendicando il diritto allo studio, ad
un lavoro stabile, ad ununiversità ed una scuola
libera.
Vogliamo sapere se, oltre al governo e alla questura, dobbiamo
ringraziare qualcun altro: i sindacati, ed in particolare
la CGIL che vanta di stare col movimento, i partiti che hanno
sfilato stamattina, chiariscano la propria posizione sullatteggiamento
della polizia e sulle affermazioni della questura che attribuisce
loro le responsabilità dei fatti.
Forse che, dopo la solidarietà di Pisanu a Fassino per
la contestazione il 20 marzo a Roma, i DS sono diventati i protetti
del ministro degli interni e della polizia, a scapito della
costruzione di un movimento di opposizione sociale forte ed
in grado di incidere? Forse è questo il motivo di tanto
spiegamento di forze?
Vogliamo la verità e la vogliamo prima della grande
manifestazione del primo maggio.
Chiediamo le dimissioni dei vertici della questura, che ad
un anno di distanza dalle cariche del 29 marzo 2003 contro i/le
migranti che partecipavano al corteo contro la guerra, ancora
una volta gestiscono la piazza con cariche e repressione ingiustificata.
Collettivo Universitario Rebeldìa, LSO Mucchio Selvaggio,
CS Gabrio
Disobbedienti Torino
Oggi a Torino lo sciopero generale ha visto in piazza decine
di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Il corteo dei confederali
partiva da porta Susa e si dirigeva verso piazza castello (un
tragitto breve onde evitare rischi di flop forse). In piazza
Arbarello invece si sono concentrati gli
studenti medi autorganizzati. Li sono giunti anche gli studenti
universitari delle varie falcotà in corteo dalle stesse,
i lavoratori delle università, i ricercatori precari.
A comporre uno spezzone sociale
si aggiungevano realtà dell'antagonismo sociale, lavoratori/trici
precari e espressioni della sinistra cittadina.
In piazza contro le politiche antisociali e di guerra del governo
eravamo a migliaia e man mano che il tempo passava ci siamo
resi conto che la piazza era sempre più blindata da agenti
della Questura. Il corteo di piazza Arbarello doveva confluire
in quello sindacale, dove alcuni spezzoni ci avrebbero fatto
entrare come avviene sempre, ma da subito al nostro avvicinarci
al luogo dell'ingresso nell'altro corteo, i cordoni ella polizia,
diretti da solerti funzionari, aumentano. Da subito chierati
ci bloccano dandoci come unica possibilità quellla di
lasciar sfilare tutto il corteo, e poi dopo i loro dovuti cordoni,
inserirci, aspettando ore e facendoci sfilare blindati.
Che la tensione in città fosse alta si era già
capito dall'ultimo sgombero effettuato ai danni di Mucchio Selvaggio,
che dopo qualche mese di vita stava iniziando una significativa
esperienza in città. Così ci troviamo a contatto
con le forze della questura e mentre ci compattiamo per tentare
il corteo parte la prima carica, a freddo e immotivata. Come
sempre gli indomiti agenti manganellano e si accaniscono creando
il panico tra le centiana studentesse e studenti presenti, molti
dei quali di quindicennii. Solo il ricompattarsi e la resistenza
dei compagni/e hanno bloccato la mattanza e gli agenti si sono
dovuti ricompatare per proseguire con altri due momenti di carica
prontamente fronteggiati. Dopo alcuni minuti di scontro è
stato possibile grazie alla solidarietà della piazza
e alla determinazione dei compagni entrare nel corteo, e riformato
lo spezzone sociale, dirigersi verso il rettorato e la Rai a
mostrare le nostre ragioni. Chi nel momento di scontro è
rimasto isolato è stato oggetto del solito uso di coraggio
e forzadei questurini, 3 sono i feriti all'ospedale.
Ci chiediamo come sia stato possibile quanto accaduto e se da
un lato, conosciamo il modo di operare della questura di Torino,
ci domandiamo se quello sbarramento servisse a non contestare
qualche forza politica che di questi ultimi tempi fa fatica
a stare nelle piazze.
Per la Resistenza Sociale
Network antagonista torinese