SCIOPERO GENERALE
       
data: 26 marzo 2004
autore:vari
fonte: monica/aska/mucchio selvaggio

VIOLENTE CARICHE CONTRO LO SPEZZONE DI LOTTA CONTRO LA MORATTI

Venerdi 26 marzo, sciopero generale, finalmente, anche se solo di 4 ore. L'Università però sciopera tutto il giorno, per protestare non solo contro la riforma delle pensioni, ma anche contro la riforma - o meglio: le riforme - Moratti, che vogliono consegnare irreparabilmente la scuola e l'Università alla mortifera logica del mercato e precarizzare a oltranza.
Studenti, ma anche docenti, precari e non, si ritrovano in p.zza Arbarello, ma... sorpresa! (si fa per dire). La polizia, assiepata in modo da bloccare l'accesso a via Cernaia, decide che non siamo degni di unirci al resto del corteo. Sembra che siano i diessini-cgiellini a non gradire la nostra presenza. Quando gli studenti e i docenti che reggono lo striscione tentano di oltrepassare lo sbarramento, senza ricorrere ad alcuna violenza, i celerini si scatenano: giù manganellate! E a più riprese, per giunta. Risultato: una ricercatrice di Scienze giuridiche colpita mentre tenta di srotolare uno striscione, due studenti finiti all'ospedale, diversi contusi, che concludono la manifestazione con un bel po' di ghiaccio sulla testa.
La morale è sempre la stessa: non solo ti fottono, ma guai a te se ti incazzi. Quanto alla CGIL... Dopo aver sentito l'abominevole intervento di tal Garbarino (SNUR-CGIL) durante l'occupazione simbolica del Rettorato, una ventina di giorni fa, non mi stupisco più di niente: normalizzazione a oltranza, ecco la linea! (anche se, per fortuna, non tutta la CGIL la pensa così).

Monica Quirico



Oggi, 26 marzo, giorno dello sciopero generale contro la riforma delle pensioni, siamo scesi in piazza insieme allo spezzone sociale composto dagli studenti e alle studentesse universitarie e medie, al comitato di lotta contro il ddl Moratti, ai ricercatori e alle ricercatrici di scienze mfn, per dire no alla riforma Moratti, alla mercificazione di scuola e università, alla precarizzazione del lavoro e del diritto allo studio.

Arrivati in Piazza Arbarello, da dove il nostro spezzone avrebbe dovuti immettersi nel corteo, un ingente cordone di polizia in assetto antisommossa, sostenendo di eseguire le direttive della CGIL, si è frapposto fra noi e la manifestazione sindacale, impedendo qualsiasi comunicazione con chi stava già sfilando e negandoci di fatto il diritto di manifestare, nonostante i Cobas si fossero resi disponibili ad accoglierci davanti a loro.

Alle nostre pressioni, mentre i manifestanti alle spalle della polizia urlavano di farci passare, sono partite numerose, violente cariche: il bilancio è di numerosi contusi, di cui alcuni hanno dovuto ricorrere a cure mediche.

Ci pare inspiegabile il tentativo di dividere gli spezzoni sociali, di separare studenti e studentesse e precari dell’università dai lavoratori e dalle lavoratrici, possiamo leggerlo solo come una chiara manovra –maldestra ed inefficace- per fermare l’unità delle lotte, per non permettere la ricomposizione sociale fra chi stava rivendicando il diritto ad una pensione dignitosa e chi stava rivendicando il diritto allo studio, ad un lavoro stabile, ad un’università ed una scuola libera.

Vogliamo sapere se, oltre al governo e alla questura, dobbiamo “ringraziare” qualcun altro: i sindacati, ed in particolare la CGIL che vanta di stare col movimento, i partiti che hanno sfilato stamattina, chiariscano la propria posizione sull’atteggiamento della polizia e sulle affermazioni della questura che attribuisce loro le responsabilità dei fatti.

Forse che, dopo la solidarietà di Pisanu a Fassino per la contestazione il 20 marzo a Roma, i DS sono diventati i protetti del ministro degli interni e della polizia, a scapito della costruzione di un movimento di opposizione sociale forte ed in grado di incidere? Forse è questo il motivo di tanto spiegamento di forze?

Vogliamo la verità e la vogliamo prima della grande manifestazione del primo maggio.

Chiediamo le dimissioni dei vertici della questura, che ad un anno di distanza dalle cariche del 29 marzo 2003 contro i/le migranti che partecipavano al corteo contro la guerra, ancora una volta gestiscono la piazza con cariche e repressione ingiustificata.

Collettivo Universitario Rebeldìa, LSO Mucchio Selvaggio, CS Gabrio

Disobbedienti Torino


 

Oggi a Torino lo sciopero generale ha visto in piazza decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Il corteo dei confederali partiva da porta Susa e si dirigeva verso piazza castello (un tragitto breve onde evitare rischi di flop forse). In piazza Arbarello invece si sono concentrati gli
studenti medi autorganizzati. Li sono giunti anche gli studenti universitari delle varie falcotà in corteo dalle stesse, i lavoratori delle università, i ricercatori precari. A comporre uno spezzone sociale
si aggiungevano realtà dell'antagonismo sociale, lavoratori/trici precari e espressioni della sinistra cittadina.
In piazza contro le politiche antisociali e di guerra del governo eravamo a migliaia e man mano che il tempo passava ci siamo resi conto che la piazza era sempre più blindata da agenti della Questura. Il corteo di piazza Arbarello doveva confluire in quello sindacale, dove alcuni spezzoni ci avrebbero fatto entrare come avviene sempre, ma da subito al nostro avvicinarci al luogo dell'ingresso nell'altro corteo, i cordoni ella polizia, diretti da solerti funzionari, aumentano. Da subito chierati ci bloccano dandoci come unica possibilità quellla di lasciar sfilare tutto il corteo, e poi dopo i loro dovuti cordoni, inserirci, aspettando ore e facendoci sfilare blindati.

Che la tensione in città fosse alta si era già capito dall'ultimo sgombero effettuato ai danni di Mucchio Selvaggio, che dopo qualche mese di vita stava iniziando una significativa esperienza in città. Così ci troviamo a contatto con le forze della questura e mentre ci compattiamo per tentare il corteo parte la prima carica, a freddo e immotivata. Come sempre gli indomiti agenti manganellano e si accaniscono creando il panico tra le centiana studentesse e studenti presenti, molti dei quali di quindicennii. Solo il ricompattarsi e la resistenza dei compagni/e hanno bloccato la mattanza e gli agenti si sono dovuti ricompatare per proseguire con altri due momenti di carica prontamente fronteggiati. Dopo alcuni minuti di scontro è stato possibile grazie alla solidarietà della piazza e alla determinazione dei compagni entrare nel corteo, e riformato lo spezzone sociale, dirigersi verso il rettorato e la Rai a mostrare le nostre ragioni. Chi nel momento di scontro è rimasto isolato è stato oggetto del solito uso di “coraggio” e “forza”dei questurini, 3 sono i feriti all'ospedale. Ci chiediamo come sia stato possibile quanto accaduto e se da un lato, conosciamo il modo di operare della questura di Torino, ci domandiamo se quello sbarramento servisse a non contestare qualche forza politica che di questi ultimi tempi fa fatica a stare nelle piazze.


Per la Resistenza Sociale
Network antagonista torinese


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