Italy (the Italian Republic)
•Capo dello stato: Carlo Azeglio Ciampi
•Capo del governo: Silvio Berlusconi (ha sostituito Giuliano
Amato in giugno)
•Capitale: Roma
•Popolazione: 57,5 milioni
•Lingua ufficiale: italiano
•Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Sono pervenute ulteriori segnalazioni di uso eccessivo della
forza e maltrattamenti, talvolta assumendo forma di tortura, da parte di agenti
delle forze dell’ordine e agenti di custodia. Diversi arrestati e detenuti sono
morti in circostanze controverse. Centinaia di persone sono state vittime di
violazioni dei diritti umani nel corso di operazioni di polizia conseguenti a
manifestazioni di massa. In violazione ai propri obblighi internazionali,
l’Italia si è rifiutata di ottemperare a un mandato di cattura internazionale
emesso dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda per l’arresto di un
cittadino ruandese incriminato di genocidio e crimini contro l’umanità. Per
scontare una sentenza a 22 anni di reclusione e in attesa dei risultati di
un’istanza contro l’Italia presentato alla Commissione europea per i diritti
umani, è rimasto in carcere uno dei tre uomini condannati nel 1995, al termine
di procedimenti penali di dubbia equità, con l’accusa di aver partecipato a un
omicidio politico avvenuto nel 1972.
Contesto
Le elezioni politiche svoltesi a maggio hanno portato al potere
l’alleanza di centro-destra della Casa delle libertà, guidata da Silvio
Berlusconi. Nel nuovo governo è presente come vice primo ministro il leader del
partito di destra Alleanza nazionale, ed è stato nominato ministro responsabile
della devoluzione del potere alle regioni e delle riforme istituzionali il
leader della Lega Nord, partito contrario all’immigrazione e, in passato,
favorevole alla secessione. Il nuovo primo ministro, coinvolto in alcune
inchieste penali riguardanti i suoi vasti interessi economici, e altri membri
del governo hanno ripetutamente accusato la magistratura di avere tendenze
politiche di sinistra e di perseguire procedimenti giudiziari per motivi
politici. La tensione pubblica tra il governo e la magistratura ha avuto
un’escalation nel mese di dicembre dopo che il governo ha annunciato la propria
intenzione di varare entro sei mesi provvedimenti di larga portata nel sistema
giudiziario. Sebbene l’eccessiva lentezza e l’inefficienza del sistema
giudiziario siano state ampiamente riconosciute, sono stati espressi timori che
alcune delle riforme in progetto possano erodere la separazione costituzionale
dei poteri tra l’esecutivo e la magistratura.
Maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte di agenti delle forze
dell’ordine
Continuano a pervenire segnalazioni secondo le quali gli agenti
delle forze dell’ordine avrebbero sottoposto criminali delinquenti ad
aggressioni fisiche, impiego eccessivo della forza e insulti di matrice
razzista, insieme a segnalazioni di sparatorie, talvolta fatali, in circostanze
controverse.
*A marzo cinque giovani, di cui tre albanesi, hanno sporto
denuncia contro alcuni agenti di polizia di Pistoia e un buttafuori di una
discoteca. Essi hanno denunciato che, dopo un litigio con il buttafuori, sono
stati arrestati da alcuni agenti fuori dalla discoteca e condotti in una
stazione di polizia in cui sono stati aggrediti da almeno cinque agenti e dal
buttafuori. Uno degli arrestati ha dovuto sottoporsi a cure mediche ospedaliere
per la frattura del setto nasale, la rottura di un timpano e un testicolo
tumefatto. Gli agenti hanno sporto denuncia contro i giovani per oltraggio a
pubblico ufficiale e lesioni. Essi hanno affermato di aver arrestato i giovani
dentro la discoteca e di essere intervenuti per fermare una rissa tra i giovani
e il buttafuori all’interno della stazione di polizia. In seguito all’episodio
cinque agenti sono stati incriminati per lesioni, falso ideologico e calunnia;
uno di essi è stato incriminato anche per ingiurie e sequestro di persona. A
dicembre, dopo il patteggiamento della pena, tre agenti sono stati condannati a
periodi di reclusione tra 11 e 14 mesi, mentre due sono stati rinviati a
giudizio.
*Ad aprile tre carabinieri sono stati posti sotto indagine per
omicidio. Alcuni abitanti di Ladispoli hanno riferito di aver visto, in marzo,
salire su una vettura dei carabinieri il cittadino tunisino Edine Imed Bouabid,
immigrato illegalmente in Italia, circa 30 minuti prima che il suo cadavere
fosse rinvenuto ai bordi di un’autostrada. L’autopsia e gli esami forensi hanno
chiaramente stabilito che Edine Imed Bouabid è morto per tre colpi inferti con
un oggetto pesante che hanno provocato la frattura del cranio.
Manifestazioni
Sono pervenute denunce riguardo all’impiego di forza eccessiva
da parte delle forze dell’ordine durante dimostrazioni di massa svoltesi a
Brescia, Napoli e Genova e per aver sottoposto numerosi manifestanti, compresi
alcuni minorenni, ad aggressioni gratuite, tra cui percosse con manganelli e
detenzione arbitraria. Sono state segnalate anche altre violazioni dei diritti
umani fondamentali.
Più di 200.000 persone hanno preso parte a manifestazioni
antiglobalizzazione durante il summit dei G8, svoltosi in luglio a Genova. La
maggior parte dei dimostranti ha manifestato pacificamente, ma alcune
dimostrazioni sono degenerate in violenza causando notevoli ferite alle persone
e gravi danni alle cose. Il bilancio alla fine del summit contava centinaia di
persone ferite, più di 280 arrestati, di cui molti stranieri, e la morte di un
manifestante italiano, ucciso dai colpi sparati da un agente che prestava il suo
servizio militare nell’arma dei carabinieri.
Alcuni manifestanti, dalle intenzioni apparentemente pacifiche,
non sono stati autorizzati a entrare in Italia per raggiungere Genova, violando
così il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione.
Sono pervenuti rapporti ben documentati di aggressioni di
agenti delle forze dell’ordine ai danni di dimostranti non violenti e di
giornalisti e personale sanitario impegnati nella propria opera professionale e
chiaramente identificabili come tali. Durante un raid notturno condotto in un
edificio legalmente occupato dal Genova social forum (Gsf), l’organizzazione che
raccoglieva i vari gruppi e che coordinava le dimostrazioni, gli agenti hanno
inflitto percosse che hanno provocato ferite a circa 62 persone, alcune delle
quali sono state urgentemente ricoverate in ospedale. Decine di persone sono
state arrestate arbitrariamente e illegalmente e sono state numerose le
segnalazioni di trattamenti crudeli, inumani e degradanti a cui le forze
dell’ordine e gli agenti di custodia hanno sottoposto gli arrestati all’interno
delle strutture detentive. Sono stati sistematicamente negati ai detenuti il
diritto ad avere le famiglie
prontamente informate delle circostanze e del luogo dell’arresto e il diritto ad
accedere immediatamente all’assistenza legale e, nel caso dei cittadini
stranieri, dei funzionari consolari.
Pur avendo accolto con favore l’immediato l’avvio di un certo
numero di indagini penali per il trattamento delle persone nelle strade, durante
il raid al centro del Gsf e nelle strutture di detenzione, AI ha ritenuto che
tali indagini non sarebbero state in grado di fornire una risposta adeguata. Nel
mese di settembre un’indagine conoscitiva parlamentare sui fatti di Genova si è
conclusa tra il disaccordo e l’astio dei parlamentari che vi avevano preso
parte. Alla fine dell’anno non era ancora stata istituita alcuna commissione
d’inchiesta efficace e indipendente, come richiesto da AI.
Tortura e maltrattamenti in carcere
Nel corso dell’anno sono stati avviati o sono proseguiti
numerosi procedimenti penali per i presunti maltrattamenti, che in alcuni casi
costituirebbero tortura, e per alcuni decessi avvenuti in circostanze
controverse. In diversi casi sono perdurati gli eccessivi ritardi nel condurre a
giudizio gli agenti responsabili, contribuendo così a un apparente clima di
impunità. Il cronico sovraffollamento delle carceri è proseguito, spesso
accompagnato da segnalazioni di assistenza medica inadeguata, scarse condizioni
igieniche e altri problemi connessi, tra cui alti tassi di suicidio o di tentato
suicidio.
*A febbraio dieci tra agenti di custodia e sanitari in servizio
nel carcere di Potenza sono stati iscritti nel registro degli indagati in
relazione a possibili accuse di lesioni gravi e gravissime e falsa
certificazione medica. Nell’agosto 2000 era stata avviata un’indagine penale
dopo che Tbina Ama, un detenuto tunisino, era salito sul tetto del carcere per
protestare contro un pestaggio di cui, a suo dire, era stato vittima il giorno
precedente a opera di alcune guardie carcerarie. Un esame forense effettuato su
richiesta della Procura aveva concluso che le ferite sul suo corpo erano
coerenti con quanto aveva denunciato. Tbina Ama si è suicidato nel maggio
2001.
*A ottobre il giudice per l’udienza preliminare ha iniziato a
esaminare la richiesta del sostituto procuratore per il rinvio a giudizio di 95
persone a seguito dell’inchiesta penale sulle denunce secondo le quali oltre 40
detenuti del carcere di Sassari, sarebbero stati maltrattati. Il 3 aprile 2000
sarebbero stati sottoposti a trattamenti crudeli, inumani o degradanti, in
alcuni casi configurantisi come tortura, da parte di decine di agenti di
custodia in servizio in varie istituzioni penali sarde. Tra gli accusati
figuravano anche l’ex direttrice del carcere di Sassari, l’ex provveditore
regionale per gli istituti di pena della Sardegna, vari medici in servizio nelle
prigioni di Sassari, Macomer e Oristano, nonché i direttori delle carceri di
queste ultime due città.
Giurisdizione universale per i crimini contro l’umanità
A luglio la procuratrice capo del Tribunale penale
internazionale per il Ruanda (Tpir) ha espresso il proprio sconcerto per il
rifiuto dell’Italia di ottemperare a un ordine di cattura internazionale per
l’arresto di un cittadino ruandese residente in Italia. Il rifiuto è stato
motivato con l’assenza, nella normativa interna italiana, di principi legali per
effettuare tale arresto. Il cittadino ruandese era stato incriminato dal Tpir
con l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità e il suo arresto era stato
richiesto come misura preliminare per il successivo trasferimento presso il
tribunale stesso. AI ha chiesto all’Italia di adempiere immediatamente ai propri
obblighi internazionali e di garantire che ogni persona responsabile di gravi
violazioni dei diritti umani sia condotta in giudizio. A fine anno, un disegno
di legge sulla cooperazione con il Tpir, presentato dal governo ad agosto, era
ancora in attesa dell’approvazione del parlamento.
A febbraio la Corte Suprema di Cassazione ha annullato un
verdetto della Corte d’Appello di Roma, emesso nel settembre 2000, con cui si
ordinava il rilascio dell’ex ufficiale dell’esercito argentino Jorge Olivera.
Egli era stato arrestato a Roma nell’agosto 2000 in seguito a un ordine di
cattura internazionale emesso dalla Francia per il sequestro aggravato da
torture di una cittadina francese, avvenuto nel 1976 in Argentina durante il
governo della giunta militare. Quando la Corte d’Appello ha ordinato il rilascio
di Jorge Olivera, motivandolo con la prescrizione per i reati di cui era
accusato, l’esame della richiesta di estradizione francese era ancora in corso.
Jorge Olivera è tornato immediatamente in Argentina.
Altri cinque militari argentini sono stati oggetto di indagine
per il sequestro e l’omicidio di tre cittadini italiani avvenuto in un centro di
detenzione segreto in Argentina durante il periodo del governo militare. Nel
mese di giugno la magistratura italiana ha presentato, senza esito, una
richiesta di estradizione dall’Argentina per uno degli ufficiali. Sono
proseguite ulteriori inchieste penali in merito a denunce di violazioni dei
diritti umani commesse contro cittadini italiani in seguito alla passata
collaborazione tra le forze di sicurezza argentine e quelle di vari altri paesi
sudamericani.
Rapporti di Amnesty International
Italy:
Letters to the Italian government concerning the G8 policing operation (AI
Index: EUR 30/008/2001)
Italy: G8
Genoa policing operation of July 2001 – a summary of concerns (AI Index: EUR
30/012/2001)
Concerns in
Europe, January-June 2001: Italy (AI Index: EUR 01/003/2001)