Girotondo a Roma
Siamo andati in piazza San Giovanni perché la legge Cirami, quella sulle rogatorie, il progetto Pittelli devastano il nostro sistema giudiziario e rallentano a tal punto i processi di durata già biblica
proposto da: Giorgio Aimo
autore: Massimo Fini
fonte: micromega
data: ottobre 2002
Vorrei spiegare al lettore di Micro Mega perché uno come me, che scrive su giornali di centro-destra, che non ha nulla a che fare con l'Ulivo, che anzi rimprovera alla sinistra alcuni dei mali di cui soffre e ha sofferto il nostro paese, dall'ottuso totalitarismo culturale di cui si è resa responsabile fino a ieri a quella forma di ipersindacalismo, o meglio di pseudosindacalismo , che ha difeso, e difende, ogni sorta di occupazione, anche quella parassitaria e fannullona, a danno di disoccupati più volonterosi e meritevoli, è andato alla manifestazione di piazza San Giovanni. Non è una questione personale, di un singolo, perché in quell'immensa folla, che gremiva la piazza, discendeva per quasi tutta la lunghissima via Merulana, cara a Gadda, e premeva dalle strade circostanti , ce n'era tanta di gente come me. Perché le questioni poste dalla manifestazione del 14 settembre, come da quelle che l'hanno preceduta al Palavobis o con i cosiddetti girotondi, sono questioni prepolitiche, di assetto democratico del nostro paese, che riguardano tutti i cittadini, di sinistra, di destra, di centro o di nulla, cittadini e basta.

Ci siamo andati per ribadire il principio che tutti i cittadini italiani devono rispettare le leggi e massimamente deve farlo il presidente del Consiglio che, quale seconda autorità dello Stato, di quelle leggi pretende l'osservanza e quindi non può e non deve aggirarle, quando non gli garbano, facendone delle altre a suo esclusivo uso e consumo. La legge Cirami, la legge sulle rogatorie, la legge che ha abolito il reato di falso in bilancio, per il quale l'onorevole Berlusconi aveva quattro processi, il progetto di legge Pittelli, hanno tutte questo segno di leggi "ad hoc" e "ad personam". Ci siamo andati per ribadire il principio che tutti i cittadini debbono rispettare i tribunali della Repubblica, anche quando emettono provvedimenti a loro poco graditi, perché nel nostro ordinamento, organizzato su tre gradi di giudizio e una serie di controlli intermedi, ci sono tutte le possibilità di rimediare a eventuali errori e ingiustizie. La legge Cirami invece è fatta, sostanzialmente, per togliere di mezzo un tribunale poco gradito al presidente del Consiglio e al suo avvocato e sodale Cesare Previti.

Ci siamo andati perché questo sottrarsi dell'onorevole Berlusconi a leggi e tribunali che gli altri devono invece rispettare, vìola il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, càrdine di un sistema democratico e liberale. Marx sosteneva che, in uno Stato borghese, leggi e diritto non sono che delle sovrastrutture perché sono al servizio delle classi dominanti. I liberali hanno sempre replicato che l'uguaglianza formale dei cittadini davanti alla legge, lungi dall'essere una finzione, è il cardine di ogni democrazia. Ma se cade anche quella che Marx considerava una finzione, se si accetta che ci siano alcuni cittadini, "più uguali degli altri", che possono sottrarsi a diritti e leggi, allora crolla il càrdine della democrazia liberale e non solo si dà ragione a Marx, ma si retrocede all'epoca feudale dove c'era un diritto per i nobili e un diritto per gli altri, con la differenza che i feudatari qualche servizio alla collettività lo rendevano e questi invece non ne rendono alcuno.

Siamo andati in piazza San Giovanni perché la legge Cirami, quella sulle rogatorie, il progetto Pittelli devastano il nostro sistema giudiziario e rallentano a tal punto i processi di durata già biblica - che è il vero problema della giustizia italiana, non la separazione delle carriere o la composizione del Csm o altre marginalità del genere - che li paralizzano del tutto. La legge Cirami sul "legittimo sospetto" ne è un paradossale esempio. Poiché non prevede una casistica precisa, ma appunto il "legittimo sospetto", che è un termine vaghissimo, qualunque imputato potrà farvi ricorso dato che il tribunale non può giudicare su se stesso, sulla propria imparzialità e serenità, messa appunto in dubbio dal "sospetto", dovrà sempre e automaticamente trasmettere gli atti alla Cassazione sospendendo il processo. E quand'anche la Cassazione, dopo mesi, ritenga immotivato il ricorso dell'imputato, questi potrà riproporlo con altra motivazione e così via, all'infinito. Facciamo un esempio concreto. Un imputato fa ricorso motivandolo col fatto che il giudice ha detto "bau". Il giudice non può obiettare: "E che c'entra il mio "bau" con la mia imparzialità e serenità?", non può cioè respingere il ricorso perché manifestamente infondato, ma deve sospendere il processo e trasmettere il ricorso alla Cassazione, che, dopo mesi lo respingerà. A quel punto l'imputato potrà ripresentare ricorso sostenendo che il giudice ha detto "miau" e questi dovrà ugualmente rimettere gli atti alla Cassazione.

Una legge folle che lo stesso governo si affretterà ad abrogare appena saranno risolti i problemi, chiamiamoli così, del presidente del Consiglio, anche se si dovrà aspettare un po' di tempo, quello necessario perché il processo a Berlusconi sia trasferito a Brescia e poi a Verona e quindi a Venezia e finalmente a Lubiana o anche più in là. Perché con i documenti svizzeri in mano ai magistrati, che provano il passaggio di denaro da Fininvest a Previti a Squillante, Berlusconi non può sperare di cavarsela davanti a nessun tribunale italiano, per compiacente che sia. Ma a Berlusconi interessa solo guadagnare tempo e la Cirami glielo consente " ad abundantiam".

Siamo andati a piazza San Giovanni perché ci lascia esterrefatti, atterriti e quasi increduli, la devastante campagna di delegittimazione della magistratura, e quindi di una istituzione cardine dello Stato di diritto, condotta dal presidente del Consiglio (che in terra di Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale, si è permesso di dire che sentenze della magistratura italiana sono state "una guerra civile", delegittimando così l'intero meccanismo democratico e quindi, implicitamente, anche se stesso che attraverso quel meccanismo è diventato capo del governo), dalle sue televisioni, dai suoi quotidiani, dai suoi settimanali, dai suoi ministri, dai suoi parlamentari, dai suoi alleati di governo. Per cui fra poco non ci sarà furfante preso con le mani nel sacco che non griderà - e non si vede perché non dovrebbe farlo, visto l'esempio che viene dall'alto - al "complotto", alla "persecuzione", all'"accanimento giudiziario". Il concetto di destra può essere declinato in vari modi, ma su un punto tutte le destre del mondo concordano: esse sono per la difesa di "law and order", della legge e delle istituzioni.

Bisognava aspettare Berlusconi e Fini per trovare una destra che è contro la legge e contro le istituzioni. Mi è parso quindi particolarmente importante il passaggio che Nanni Moretti, nel suo discorso, ha dedicato a Gianfranco Fini, quando gli ha detto, più o meno: non capisco, tanti anni di battaglie, di energie spese,tanti ideali, per poi finire a fare il "signorsì" di Berlusconi. È chiaro che Moretti non si rivolgeva a Gianfranco Fini, un povero quaraquaquà che si è accontentato di essere ammesso nel "salotto buono" della politica in vesti di comparsa, ma ai militanti e agli elettori di Alleanza nazionale.
Perché è importante quel passaggio? Perché uno dei più gravi e atavici vizi della sinistra è il suo complesso di superiorità, il suo non considerare la destra, il suo non ritenerla davvero legittimata a governare. Il che, in un'ottica liberale, di alternanza al governo, è un non senso e un'aberrazione. O se in linea teorica la sinistra italiana è disposta ad accettare che possa esistere una destra legittimata a governare, nel concreto nessuna destra lo è mai, gli An perché ex fascisti, i leghisti perché rozzi e un po' xenofobi e cos' via. La destra che va bene alla sinistra è la destra che non c'è. Ed è per questo che quando si è trovata di fronte Berlusconi, che non pone un problema politico, ma prepolitico, cioè di rispetto dei fondamenti della democrazia, la sinistra ha avuto poca credibilità nel denunciarlo, come chi ha gridato troppe volte "al lupo, al lupo" per cui quando il lupo arriva davvero nessuno ci crede più. Ora nel suo passaggio su Alleanza nazionale Nanni Moretti ha detto implicitamente questo: guardate che noi non vi contestiamo in quanto destra, avete diritto di essere come volete, pienamente legittimati a governare, poniamo qui un problema prepolitico, che riguarda voi quanto noi, che ci accomuna nella difesa del sistema democratico.

Io non conoscevo Nanni Moretti, non sono un suo fan, è un regista generazionale e io appartengo a un'altra storia, ma ciò che ha detto in piazza San Giovanni mi è piaciuto moltissimo. Perché pur facendo un discorso vibrante, passionale, valoriale - come è lui - Moretti ha cercato di spogliarsi il più possibile del suo "essere di sinistra" - e deve essergli costato non poco - per dire cose che potessero essere condivise da tutta la piazza. Alla fine mi sono avvicinato e gli ho detto: "Io non sono un tuo simpatizzante". "Lo so", ha risposto ridendo. "Ma desidero dirti che hai fatto un grande discorso, di cui dovremmo esserti grati tutti, non solo quelli che sono in piazza, ma anche quelli che non ci sono". Infine siamo andati in piazza San Giovanni perché è da mesi che sentiamo il presidente del Consiglio, i suoi ministri, i suoi parlamentari, i suoi media accusare i "girotondi" di essere "pericolosi", "antidemocratici", "disdicevoli" e, con formula inconsciamente staliniana, "di fare oggettivamente il gioco dei terroristi". Siamo quindi andati in piazza per ribadire il diritto fondamentale dei cittadini, garantito dalla Costituzione all'articolo 17, "a riunirsi pacificamente e senz'armi", come avevamo fatto al Palavobis, davanti ai palazzi di Giustizia e come abbiamo fatto a San Giovanni dove, nonostante la folla strabocchevole, non c'è stato il minimo incidente, non c'erano slogan truculenti, e quasi nemmeno slogan, c'era un clima di festa. Ma anche se fossimo stati tristi e incazzati il nostro diritto a manifestare sarebbe rimasto intatto, perché la Costituzione vuole solo, com'è sacrosanto, che non ci siano atti di violenza. Punto. Il controllo degli stati d'animo non lo avevano preteso nemmeno Stalin e Hitler. Bisognava aspettare Berlusconi, col suo sorriso da squalo, perché arrivasse anche il dovere di essere allegri.

Questo atteggiamento intimidatorio nei confronti di cittadini che si riuniscono pacificamente per manifestare le proprie opinioni è reso particolarmente grave dal fatto che il governo controlla tutte le tv nazionali. Espropriati del diritto di far sapere e valere le nostre opinioni attraverso uno strumento, così importante nella modernità, come la televisione, noi non avremmo più nemmeno quello elementare e minimale di riunirci in piazza per dire la nostra senza essere accusati di radunata più o meno sediziosa.

Quindi in definitiva, di sinistra, di destra, di centro o di nulla che fossimo, siamo andati in piazza San Giovanni per difenderci da un regime che si viene facendo ogni giorno più inquietante, onnicomprensivo e totalitario.

Disdicevole sarà Berlusconi