OSSERVATORIO DI LIBERTA'
Ancora sullo sfondo la giornata di preghiera di Assisi. Molte presenze, ma anche qualche assenza che poteva essere evitata. Intanto, parte una offensiva politica e forse militare contro gli immigrati. Il frate povero di Assisi guarderebbe sconcertato.
proposto da: Giorgio Aimo
autore: Domenico Maselli
fonte:"le rubriche" di "confronti"
I dubbi di san Francesco
Non si può negare che la preghiera di Assisi voluta da papa abbia esercitato una particolare attrazione. L'idea di sostituire la preghiera alla guerra è, senza dubbio positiva e lo è anche il fatto che si sia voluto evitare qualsiasi sincretismo differenziando luoghi e liturgie, pur nella unità d'intenti. Sono indicativi i richiami a Francesco d'Assisi (che, nel Medioevo, aveva sfidato il clima delle crociate per aprire un dialogo diretto con il Sultano) ed a Roncalli (che si era recato ad Assisi prima di inaugurare il Concilio che avrebbe fatto da sfondo al suo disperato grido alla pace). Eppure anche ad Assisi c'era qualche neo. Perché erano presenti solo 12 religioni. I Testimoni di Geova avevano rifiutato l'invito o non erano stati invitati? Lo stesso dicasi per i Mormoni, che in questi giorni ospitano le Olimpiadi Invernali. Perché non c'erano i Bahai, così attenti al problema della pace e che hanno pagato, all'intolleranza dei discepoli di Komeini, un tributo di sofferenze e di sangue? Perché non c'è stata una citazione alla tragedia del Falun Gon cinese? È innegabile, comunque, che nonostante i limiti, si sia trattato di un evento che apriva alla speranza.

Ma, ahimè, come doveva essere brusco il risveglio! Pochi giorni dopo, siamo ritornati indietro di 100 anni, quando il papa ha invitato avvocati e giudici all'obiezione di coscienza contro una legge dello Stato, quella sul divorzio, approvata da oltre il 60% di italiani. D'altra parte,mentre si invitava all'obiezione di coscienza, si legittimava l'annullamento rotale, non certo esente da giustificate perplessità. Con grande impudenza, pochi giorni dopo, la stessa autorità spirituale si rivolgeva ai legislatori perché riconoscessero all'embrione, lo status di persona.

Non si può, con criterio quanto meno arbitrario, invitare i cittadini a disattendere una legge dello Stato per poi chiedere, allo stesso, di piegarsi alla volontà della Chiesa. Nessuno vieta al papa di Roma, come a qualsiasi altro capo religioso, il diritto di invitare i fedeli ad una condotta consona alla propria fede, ma, fino a prova contraria, siamo ancora in uno Stato laico. O no?!

Il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri, sull'immissione in ruolo di circa 20.000 professori di religione, autorizza il nostro interrogativo.
È certamente giusto che un lavoratore sia assicurato circa il proprio futuro, ma ciò non può avvenire per scorciatoie, a danno dei diritti altrui ed in spregio alle norme statali.

La nomina e la revoca degli insegnanti di religione appartengono, per norma concordataria, agli ordini diocesani. Al primo punto si tenta di ovviare con un esame che accerti la conoscenza delle norme giuridiche riguardanti la scuola. Al secondo, si risponde facendo passare l'insegnante revocato su altra cattedra per cui abbia il titolo di studio o, in mancanza di questa condizione, nei ruoli di segreteria, prendendo il posto ad altri aventi diritto. Tra l'altro mi chiedo se esista coerenza, per la commissione preposta alla deontologia degli insegnanti, se una persona che non abbia più i requisiti per insegnare religione ne abbia poi per insegnare altro, magari agli stessi scolari! Inoltre, come si concilia la creazione di un ruolo di insegnante di religione con la non obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica e con la laicità della scuola?

Intanto non si hanno notizie sulle Intese già firmate dal Governo della Repubblica nel '99 con Buddisti e Testimoni di Geova. Forse i patti non vincolano i successori? Ciò è tanto più grave in quanto l'ultima parola spetterebbe sempre al Parlamento che attende di discutere i testi in questione. Intanto il nostro Governo procede spedito in un atteggiamento di intolleranza nei confronti dei rifugiati e degli immigrati.

Il nuovo disegno di legge sull'immigrazione, prevede alcuni articoli sul diritto d'asilo, ma di fatto si tratta di norme restrittive e che limitano le libertà. Un ministro della Repubblica ha chiesto di cannoneggiare le navi che portano clandestini e non si è levato, da parte del Governo e della sua maggioranza, un coro di protesta. A nessuno è venuto in mente che si dovrebbe distinguere tra immigrati clandestini e rifugiati. Mi riferisco a Curdi e Tamil che fuggono da un vero e proprio genocidio. Sarebbe inumano rispondere cannoneggiando a questo sacrosanto "diritto alla vita". Come si intende onorare la Convenzione di Ginevra sul diritto d'asilo? È stato ufficialmente dichiarato che a Genova si dovevano proteggere gli uomini più potenti del mondo. E i deboli, gli umili, i poveri: chi li difende? A chi e a che cosa serve, dunque, l'esempio di Francesco d'Assisi?

Solo per coprire le nostre vergogne?